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Scusa, se sono donna

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Consegna prevista Novembre 2026
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“Scusa, se sono donna” nasce da una domanda semplice e scomoda: quanto siamo davvero libere oggi?
Viviamo in un’epoca che parla di parità, emancipazione e scelta, ma che continua a chiedere alle donne di essere forti, disponibili, impeccabili. Senza fare rumore.
Questo saggio attraversa la quotidianità femminile con uno sguardo lucido e umano: il lavoro, il corpo, il linguaggio, le aspettative sociali, la violenza di genere, il senso di colpa, il carico invisibile che molte donne portano senza che venga riconosciuto. Un saggio che vuole dare un nome a ciò che spesso viene minimizzato o taciuto.
“Scusa, se sono donna” non è solo una fotografia delle disparità esistenti, ma un invito al dialogo, alla riflessione e, soprattutto, all’azione. Un libro che parla alle donne e agli uomini, ai giovani e a chiunque voglia capire cosa significhi essere donna oggi, in una società che promette uguaglianza, ma spesso fallisce nel realizzarla.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché sentivo il bisogno di dare voce a un disagio diffuso ma spesso negato. Perché troppe volte alle donne viene detto che la parità si sta raggiungendo, mentre continuano a vivere aspettative, giudizi e carichi invisibili. Ho scritto per nominare ciò che viene culturalmente normalizzato, per trasformare esperienze personali e collettive in consapevolezza, e per smettere di chiedere scusa per ciò che siamo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

dònna s. f. [lat. dŏmĭna «signora, padrona», lat. volg. dŏmna]

Capitolo 1. La donna e il catcalling

‘Non me la ricordo la mia prima molestia. Forse ero piccola, o forse ero appena diventata donna, o forse non sapevo ancora esattamente cosa fosse. L’ho imparato con il tempo, l’ho imparato quando mia mamma mi diceva alla sera, quando uscivo con le amiche, ” copriti di più”, o quando mio papà mi ripeteva “stai attenta, e non girare da sola”. Io dicevo “si, va bene”. Con il tempo scoprendo il mondo fuori, le strade buie, le discoteche, le stazioni, gli uomini ho iniziato a comprendere che cos’è una molestia, anche perché ho capito che la stavo vivendo tutti i giorni.
Ci sono diversi modi per fare un occhiolino, esiste quello amichevole, che significa che sono d’accordo con te, esiste quello amorevole, che significa che ti voglio bene, esiste quello molesto, che significa “non so quanto ti farei” e altre sfumature di significato sessuale. Ci sono diversi modi per mandare un bacino, esiste quello amichevole, che si fa tra amici, esiste quello amorevole, che si fa tra familiari, esiste quello molesto, che si fa per attirare l’attenzione e magari pensare “non so quanto ti scoperei”. Ci sono diversi modi per suonare il clacson, esiste quello amichevole, come per dire “hey, sono io”, o quello per gli sposi “festa a volontà”, ed esiste quello molesto “ammazza che bona che è”. Ci sono diversi modi per guardare una persona, esiste quello amichevole “perché ti voglio bene”, quello amoroso “perché ti amo”, esiste quello molesto “mamma mia, ma guarda questa che figa”. Esistono diversi modi per esprimere sé stessi, per esprimere il proprio comportamento non verbale, e per esprimere la molestia verso le donne.’

In questo breve scritto viene fatto riferimento in particolar modo ad un specifico tipo di molestia: il catcalling.

Street harassment o catcalling, vuol dire in italiano ‘molestie per strada’, è una violenza svolta nei confronti delle donne. Anche se si può benissimo ampliare al mondo e genere maschile, in realtà è una pratica riconosciuta e svolta dall’uomo verso la donna. Non si tratta di apprezzamenti o complimenti, ma vere e proprie molestie sessuali svolte in un luogo pubblico, da uomini sconosciuti ed estranei, che si approcciano e vedono il corpo femminile come oggetto sessuale, e di propria proprietà, aumentando il valore o disvalore della virilità maschile imposto dalla società fin da bambini. È una pratica che è sviluppata nell’uomo più o meno dall’adolescenza fino anche all’età adulta e oltre, di fatto un anziano che guarda il fondoschiena di una ragazza e gli fa i complimenti è street harassment. È un fenomeno che non ha una vera propria origine, anche perché l’uomo ha sempre mostrato il suo dominio sulle donne, quindi non si può dire quando abbia inizio, ma si può dire invece quando si è iniziato a parlarne e ultimamente sono tante le donne che richiamano questo fenomeno. Uno dei primi Paesi a considerarlo reato è la Francia, lo stesso Presidente della Francia Emmanuel Macron d’accordo con il provvedimento legislativo in atto nel 2018, aggiunge «le donne non devono in alcun modo aver timore di andare in giro». Le multe per chi pratica molestie sessuale vanno dai 90 ai 750 euro, e se uno insiste si può ricorrere a 3000 euro, per poi arrivare a un programma di riabilitazione civica obbligatorio per chi molesta. Questo traguardo è stato raggiunto grazie alla legge voluta da Marlène Schiappa, che ha ricoperto l’incarico di Ministra per le Pari Opportunità nel governo del Primo ministro Édouard Philippe dal 2017 al 2020; lei in più ha sostenuto la differenza tra flirtare e molestare, dove flirtare è avere consenso dall’altra parte, mentre la molestia è quando non si ha il consenso sempre dall’altra parte.

Come si sente una donna vittima di molestie o catcalling?

• le donne si sentono in imbarazzo;

• spesso si avverte una minaccia;

• le orecchie e la schiena iniziano ad accaldarsi a causa della situazione;

• spesso la donna non sa come reagire di fronte ad una molestia, e se reagisce non sa come può a sua volta comportarsi il molestatore;

• di notte, la donna tende ad aumentare il passo, perché avverte più pericolo, ed evita le strade buie, soprattutto se è da sola, in questi casi di fronte ad un catcalling, inizia a tremare e avvertire molta paura. A differenza che di giorno, essendoci delle persone in un luogo pubblico, di fronte ad una molestia, si sente meno in pericolo rispetto che di notte;

• si sente a disagio come se fosse un oggetto in vetrina, osservabile e toccabile, e al quale si può dire tutto;

• molto spesso prima di uscire di casa riflette su cosa mettersi, i pensieri più diffusi possono essere: “Così sembro una poco di buono, forse sono meglio i pantaloni”, “è troppo scollato davanti” “mi si vedono troppo le curve”, e molto spesso però fortunatamente grazie all’emancipazione femminile e forse anche l’orgoglio femminile, ci si veste come si vuole, anche perché è dimostrato che una donna riceve catcalling sia in tuta da ginnastica, sia con la minigonna. Il vestiario non è l’elemento che condiziona la molestia, proprio perché come detto prima, la donna a prescindere da ciò che indossa è oggetto sessuale, è oggetto in vetrina.

Come reagire di fronte ad una molestia per strada?

• Si fa finta di niente, la donna nel tempo ha imparato molto bene a far finta di niente. Ma fortunatamente si vuole anche reagire. A volte, soprattutto in questi casi dove non si conosce il molestatore o si è in una zona buia, può apparire pericoloso poter rispondere, ma se si è in mezzo ad altra gente e ci si sente abbastanza al sicuro può capitare di rispondere.

• Risponde al “catcallinger” in modo civile, esclusivamente in un posto sicuro dove ci sono persone.

• Mantenere la calma e sapere che non è colpa della donna se ciò accade, quindi essere consapevoli della propria non responsabilità.

• Parlarne con una amica può rompere l’umiliazione interiore.

Andando più nel dettaglio, il termine catcalling, deriva dall’inglese “fischio”, infatti ricorda il suono che fanno le persone quando richiamano il loro gatto. Più specificatamente comprende fischi, richiami, suono del clacson e insulti rivolti alla passante. La molestia può capitare a qualsiasi ora del giorno, dalla mattina alla sera, su qualsiasi mezzo dalla bici all’uso della metropolitana, l’unico mezzo più sicuro è l’automobile essendo meno visibile la donna. Inizia ad essere praticato dai ragazzi durante il periodo della pubertà in su, quando quest’ultimi sono indirizzati ad entrare nel regno patriarcale. Spesso si pratica come forma di accettazione verso un gruppo, ad esempio se lo fanno gli amici, viene coinvolto anche chi non lo ha mai fatto, per non rimuovere dalla mente inconscia il senso di virilità. Per la verità è molto più praticato singolarmente, giusto per ricordare a sé stessi, da parte dell’uomo chi comanda nella vita e per la strada, rendendo la donna preda. 

Il gruppo anti-molestie statunitense Hollaback! ha condotto uno studio, in collaborazione con la Cornell University, in cui ha analizzato i dati raccolti in 22 Paesi, basandosi sull’età della prima esperienza legata a questa molestia, impatto emotivo, reazione della vittima; ed è emerso che l’84% del campione analizzato ha subito subito molestie per strada prima dei 17 anni. L’84% di 22 Paesi. Ciò che ha colpito di più questo studio è stato l’impatto emotivo delle vittime che hanno subito molestie, e le reazioni sono state frustrazione, senso di umiliazione, vergogna e rabbia.

Fortunatamente per rispondere a questo problema sono nati tanti movimenti, tra cui Catcalls of Nyc, fondato da una studentessa newyorkese nel 2016. Questo movimento raccoglie le testimonianze anonime di vittime di catcalling e le riscrive per strada con gessetti colorati. L’intento è quindi di attirare l’attenzione dei passanti e far capire quanto sia sbagliato ricevere molestie.

In Italia è nato un movimento tramite un profilo Instagram, chiamato “catcallsofnyc”, nato nel 2018, e successivamente diramato per ogni città, a dimostrazione di quanto sia diffuso il problema. Questa protesta si è intensificata a causa della morte di Ruth George, una studentessa americana, che a 19 anni è stata aggredita sessualmente e uccisa da uno sconosciuto incontrato per strada. Ruth non aveva gradito le avance dell’uomo e, rifiutandosi di parlare con lui, è stata uccisa.

Dai dati Istat 2018 sulle molestie, si stima che siano 8 milioni e 816mila (il 43,6%) le donne fra i 14 e i 65 anni che nel corso della vita hanno subito qualche forma di molestia sessuale.

Nel tempo navigando in rete, tramite i social network Instagram e Tik Tok, viene evidenziato spesso tra i ragazzi la frase:

“Capisco un uomo che dice che bel culo, ma se ti dice ciao bella, ti sta semplicemente salutando”.

Il problema è che il genere maschile, non vivendo in un corpo femminile, conservato in una società maschilista, denigrato dalle proprie capacità intellettuali ed esaltato solo per la bellezza, dietro al “ciao bella!”, non comprende che non significa quello che dice. Non è un saluto, significa esattamente tanti modi per dire “che bel culo” sotto altre parole che possono sembrare innocue come appunto “ciao bella”. Del resto la parola bella, significa che stai oggettificando il corpo della donna molestata, prendendo il corpo come un oggetto sessuale. Oppure un’altra frase molto comune scritta da uomini sotto video in cui si discute della discriminazione di genere è:

“Io però non mi comporto così, gli uomini non sono tutti uguali”.

La frase che riportata esprime il senso più alto di maschilismo nella società. Quando un uomo esprime il fatto di non essere come gli altri uomini, in primis quindi sa cosa fanno gli altri uomini, secondo il punto è che non fa niente per poter cambiare la mentalità di questi uomini, rendendosi così al loro pari. Egli riconosce che comunque è sbagliato, ma non fa niente per cambiare la situazione, come se si dicesse ‘il problema è di voi donne, non mio’, quindi più maschilista di così? Per distanziarsi da questa mentalità, si può scrivere frasi come: “Hai assolutamente ragione, ma non saprei come migliorare questa situazione”. Anche solo il fatto di mettere sé stessi in una condizione di aiuto, indipendentemente che non si riesca a risolvere il problema, è un’altra forma di educazione e di responsabilità.

Quindi di fronte a questo fenomeno ormai non più trascurabile, tramite un sondaggio dettato dalla pagina di Instagram “girlsagainstoppression” viene chiesto ciò:

“Women what would you do if men didn’t exist for 24h?”, che significa “Donne cosa fareste se gli uomini non esistessero per 24h?”

Le risposte pervenute dalle donne sono simili, e sono riportate qui sotto:

– I would take a night walk

– Go on a hike alone and not have to worry. Just want to enjoy being in nature for a bit

– Wear whatever I want without having to carry my pepper spray with me

– Walk around the beach in my bikini (without a cover or shorts) and feel 100% comfortable and safe

– Implement major laws & policies that sentence rapists & murderers to life without bail

– Sleep under the open sky and star gaze

– Feel safe

Le opposite traduzioni in ordine:

  Farei una passeggiata notturna

  Partire per un’escursione da sola senza preoccupazioni

  Indossare quello che voglio senza dover portare con me il mio spray al peperoncino

  Camminare per la spiaggia in bikini (senza copricostume o pantaloncini) e sentirsi al 100% a proprio agio e al sicuro

– Attuare le principali leggi e politiche che condannino all’ergastolo stupratori e assassini senza cauzione

– Dormire sotto il cielo aperto e guarda le stelle

– Sentirsi al sicuro

Ricapitolando un giorno senza uomini, per le donne significa sentirsi libere di esprimere sé stesse, sentirsi salve, poter fare sport nella natura senza paura, camminare di notte, niente più paura di essere stuprate.

Ma se facessimo fare lo stesso sondaggio agli uomini? Cosa direbbero nel vivere un giorno senza donne? Gli uomini hanno paura di girare per strada di notte? Si sentono minacciati dalle donne? Hanno paura di essere stuprati? Hanno paura di subire molestie sessuali giornalmente? Hanno paura di camminare da soli nella natura? Quando si vestono per uscire si fanno pensieri del tipo “così mi si vede troppo il culo, non posso mettermelo, e se qualche donna mi molestasse?”? Hanno paura di sentirsi seguiti? Hanno paura di sentirsi guardati? Si sentono oggetti in vetrina quando passa una donna? Fanno finta di chiamare al cellulare quando si trovano in una strada buia? Hanno ansia quando escono di casa? Abbassano lo sguardo per paura di incrociare determinati occhi eccitati?

Su Youtube ci sono molti video registrate da ragazze tramite una telecamera, per riprendere l’atto di molestia in strada, questi a seguire sono alcuni esempi:

In America:

https://www.youtube.com/watch?v=b1XGPvbWn0A&feature=emb_title

In Italia:

https://www.youtube.com/watch?v=ATBsED6x_a8

il suono di un clacson

uno sguardo di troppo

il salario basso o part-time

oltre tutto

A farti rimanere fiera di essere nata

donna.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Valentina Bersani
Sono Valentina Bersani, arpista e arpaterapeuta. Il mio percorso nasce dall’incontro tra musica, studi umanistici e attenzione verso il genere umano. Dopo il liceo delle scienze umane, mi sono laureata in Comunicazione e media contemporanei all’Università di Parma e in Scienze dello spettacolo all’Università di Padova con 110 e lode. Parallelamente ho studiato arpa al Conservatorio, conseguendo la laurea triennale a Piacenza e la magistrale a Parma con 110 e lode.
Ho avuto l’onore di partecipare al film 'Fuori era primavera' di Gabriele Salvatores come arpista e cantante.
La musica è anche per me strumento di cura: per questo mi sono formata come arpaterapeuta, unendo il suono al benessere. Amo il cinema, la lettura e la creazione di contenuti video. Scrivo perché credo che le storie e le riflessioni possano dare voce a ciò che spesso resta invisibile.
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