Il documento è un romanzo politico e tecnologico che narra la storia di Altiero Cornolti, un giovane sottosegretario di Stato italiano con delega all’Informazione, Editoria, Intelligenza Artificiale e Innovazione. La vicenda si svolge tra Roma, Bruxelles, Norvegia, Danimarca, Russia e Cina e altri luoghi europei, e tratta temi complessi come la manipolazione dell’informazione, la disinformazione, le minacce alla democrazia, la geopolitica dell’Artico, e l’impatto dell’intelligenza artificiale sulle società moderne. L’attenzione è rivolta al rafforzamento della cybersecurity, alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale e alla necessità di un piano di resilienza europeo che contrasti le minacce provenienti da attori esterni e interni. Il documento presenta una trama complessa che intreccia politica, tecnologia, geopolitica e questioni sociali, offrendo una riflessione profonda sulle sfide contemporanee della democrazia e dell’informazione nell’era digitale.
Perché ho scritto questo libro?
Ho scritto questo libro perchè sono convinto che la vera guerra che stiamo combattendo sia dentro la nostra anima (appunto SOUL). La vera malattia del nostro tempo è la Solitudine che porta ad essere pessimisti, intolleranti ed a vivere nell’odio verso l’altro. La vera guerra è farci credere che la democrazia non è più lo strumento che rende liberi. L’Europa secondo alcuni deve implodere; io ritengo che debba esplodere verso gli Stati Uniti di Europa.
ANTEPTRIMA NON EDITATA
Altiero, una nuova vita
Non aveva chiuso occhio quella notte.
Altiero fissava la finestra del suo appartamento in Piazza Pitagora, nel cuore elegante di Roma. La luce fioca dei lampioni filtrava tra le tende e disegnava ombre silenziose sulle pareti color crema. Ai piedi del letto, l’abito blu a doppio petto, la cravatta rossa e i gemelli a forma di bussola, allineati con precisione maniacale, lo aspettavano come un rituale d’investitura. Il giorno successivo avrebbe giurato davanti alla Presidente del Consiglio, Maria Elena Martini, e al Segretario generale, Alessio De Franceschi, come Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega a Informazione, Editoria, Intelligenza Artificiale e Innovazione. Non aveva ancora quarant’anni, ma la sua storia era già un mosaico di esperienze globali. Dopo la laurea in Sociologia Economica aveva esplorato la finanza e l’industria, ma era la politica a nutrirgli il sangue: il luogo in cui sentiva di poter respirare. Negli ultimi anni aveva scritto per alcuni quotidiani nazionali, e quella penna l’aveva riportato vicino ai palazzi del potere.
Con Maria Elena si conoscevano da tempo. Si erano incontrati a Milano durante le elezioni comunali: lui volontario nel comitato di Veronica Sari, lei deputata e Presidente della Commissione Antimafia. Altiero ricordava ancora quella sera nel cortile del Palazzo della Ragione, le sirene delle auto di scorta, l’eleganza composta con cui Maria Elena scese e si fece largo tra la folla.
Vicino a lui, Giovanni, il suo mentore e amico di sempre, gli sussurrò:
“Diventerà Premier, vedrai.”
Aveva avuto ragione.
Pochi anni dopo, Maria Elena Martini sedeva a Palazzo Chigi e Altiero riceveva una chiamata dalla Presidenza del Consiglio — mentre era in missione in Norvegia per conto della Commissione Speciale Scudo per la Democrazia e la Cultura del Parlamento Europeo.
La Norvegia attraversava un momento fragile: il nuovo premier, Nikols Jorgensen, filo-russo, aveva legato il Paese a Mosca fino a renderlo dipendente economicamente. Le tensioni sociali e l’ombra della propaganda russa rendevano l’atmosfera tesa, quasi irreale.
Il telefono squillò.
— «Sì, pronto?»
— «Dottor Cornolti? Sono Cristina, della Presidenza del Consiglio. La Presidente Martini mi ha chiesto di metterla in linea.»
Un attimo di silenzio. Poi la voce inconfondibile di Maria Elena.
— «Ciao, Altiero, come stai?»
— «Salve Presidente. Bene, e lei?»
— «Non fare il formale, chiamami Mary, ti prego.»
Lui sorrise.
— «Dovere istituzionale… ma che piacere sentirla!»
— «Dove sei adesso?»
— «In Norvegia. Seguo per conto del Parlamento Europeo le questioni sociali legate alla crisi. Il presidente della commissione è Gabriel Attal, un caro amico.»
— «Bene. Ti volevo parlare di qualcosa di più grande. Devo vederti a Roma. Ho una proposta.»
— «Una proposta?»
— «Sì: voglio che tu diventi Sottosegretario di Stato all’Informazione, Editoria, Intelligenza Artificiale e Innovazione.»
Un lungo silenzio. Poi:
— «Cosa?!?»
Lei rise lieve:
— «Lo so, è molto. Ma se mi dici di sì, ci vediamo domani sera a Palazzo Chigi. Ti contatterà Marco, il mio capo di gabinetto.»
— «Come potrei dirle di no, Presidente?»
Chiusa la telefonata, Altiero restò immobile, la cornetta ancora in mano.
Guardò il suo riflesso nella finestra: dietro di sé non vedeva più l’appartamento norvegese, ma l’ombra del potere che lo aspettava.
Quel viaggio era appena cominciato — e non sarebbe stato soltanto politico.
2
In Norvegia con la testa a Roma
La neve cadeva sottile su Oslo, come un velo che copriva la città di silenzio.
Altiero uscì dall’università dove aveva appena incontrato il rettore per discutere del suo rapporto sulla disinformazione e sul crescente sentimento anti-europeista che stava attraversando il Paese. Avrebbe voluto scrivere subito il report e inviarlo al Parlamento Europeo, ma la mente era altrove. A Roma. Da lei. Maria Elena Martini.
Quella telefonata non smetteva di passargli nella testa. Non per l’onore, ma per il peso di quella fiducia. Si fermò davanti a una vetrina appannata che rifletteva la sua figura stanca, poi prese il telefono. Aveva bisogno di sentire Giulio, il suo compagno.
Lui era rimasto a Bruxelles, dove sedeva in Parlamento Europeo. Si erano conosciuti proprio lì: Giulio parlamentare, Altiero consulente e docente in sociologia politica. Era stato amore immediato — un incontro che aveva cambiato entrambi.
Giulio era seduto in una delle sale della Commissione Mercato Interno e Tutela dei Consumatori quando Altiero, solo pochi anni prima, lo aveva notato tra i banchi. Dopo la riunione, gli si era avvicinato con un sorriso timido:
“Le va un caffè?”
Da quel giorno non si erano più separati.
Ora vivevano tra Firenze, Bruxelles e Strasburgo, divisi tra politica e devozione reciproca. Perfino il loro gatto, Alcide, era diventato il simbolo della loro vita in equilibrio tra case e ideali.
Altiero compose il numero.
— «Amore, sei in aula?»
— «No, sono appena uscito. Dimmi tutto.»
— «Mary mi ha chiamato. Vuole che diventi Sottosegretario all’Informazione, Editoria, Intelligenza Artificiale e Innovazione.»
Un silenzio incredulo. Poi Giulio quasi gridò:
— «Come hai detto?!»
— «Hai capito bene.»
— «E quando vorresti andare?»
— «Vuole vedermi domani sera a Roma.»
— «Domani?!»
— «Sì. Prima però devo chiudere il dossier sulla Norvegia. La situazione qui è drammatica, Giulio. La Russia controlla ormai anche i mezzi d’informazione. Hanno comprato la tv nazionale attraverso un fondo legato al magnate del petrolio Arimov.»
— «Amore, non divagare. Richiama subito Gabriel, finisci il lavoro e prendi un volo. Ti raggiungo io a Roma. Con te non ci si annoia mai.»
Altiero sorrise. «Voglio solo vederti arrivare, come sempre, all’improvviso.»
Provò a chiamare Gabriel Attal, il presidente della Commissione “Scudo per la Democrazia”, ma non rispose. Gli scrisse un messaggio chiedendo di parlarsi a Bruxelles quanto prima. Poi aprì una nuova mail e scrisse a Maria Elena Martini:
“Confermo, Presidente. A domani sera.”
Non serviva aggiungere altro. Il destino aveva già preso la sua decisione.
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