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Consegna prevista Novembre 2026

Questo libro nasce da un bisogno profondo: fermarsi e ascoltarsi. Tra queste pagine ci sono pensieri, emozioni e momenti di vita vissuta, raccontati senza filtri. È un percorso fatto di fragilità, cadute e tentativi di rinascita, in cui la scrittura diventa rifugio e salvezza. Non è una storia perfetta, ma una storia vera, che parla di crescita, di dolore e della forza silenziosa che serve per andare avanti. Un libro per chi si sente spesso fuori posto, per chi prova tanto e fatica a dirlo, per chi cerca nelle parole un modo per sentirsi meno solo.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché avevo bisogno di dare un senso a ciò che ho vissuto. Scrivere è stato il mio modo di affrontare momenti difficili, di ascoltarmi davvero e di trasformare il dolore in qualcosa di condivisibile. Questo libro nasce dal desiderio di essere sincera e di dimostrare che anche dalle fragilità può nascere qualcosa di vero. Se anche una sola persona, leggendo, si sentirà meno sola, allora questo libro avrà trovato il suo senso.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Rinascita per l’anima

Era solo una ragazzina di 14 anni, ma il peso delle sue riflessioni era più pesante di quanto avrebbe mai potuto immaginare. Si chiedeva perché proprio a quell’età un numero così insignificante e banale, avesse iniziato a vagheggiare con l’idea di porre fine alla sua vita. Non riusciva a capacitarsi di come la desolazione avesse trovato spazio nel suo cuore così giovane. Avrebbe voluto quasi cancellare quei pensieri, far finta che non fossero mai esistiti, ma sapeva che non poteva negare la realtà dei risentimenti che l’avevano assalita. Guardava fuori dalla finestra, il cielo grigio rispecchiava il suo malessere interiore che la opprimeva. Avrebbe voluto essere come i suoi coetanei, spensierati e felici, ma dentro di sé sapeva di portare un peso che non riusciva a spiegare. Forse era la sensazione di non appartenere a nessun posto, di non essere compresa da nessuno, che la faceva sentire così sola e smarrita.

Ricordava nitidamente quelle notti insonni in cui il buio sembrava avvolgerla completamente, impedendogli di vedere qualsiasi via d’uscita. Sentiva il peso delle sue stesse insicurezze stringere il petto e soffocare ogni speranza. Avrebbe voluto poter tornare indietro nel tempo, cancellare quei momenti di debolezza e incertezza che, ma sapeva che non poteva. Doveva affrontare il passato per poter costruire un futuro diverso. Non voleva essere classificata accumuna adolescente problematica, non voleva essere giudicata per le sue paure e i suoi dubbi. Voleva solo sentire il calore di una mano che la correggesse, la voce rassicurante di qualcuno che gli dicesse che tutto sarebbe andato bene.
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Ma per troppo tempo aveva soppresso quelle emozioni, nascondendole dietro a un sorriso, finto, e la maschera dell’apparente normalità. Era ora di fare i conti con se stessa, di accettare che la fragilità fa parte dell’essere umano e chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma di coraggio. Doveva trovare la forza dentro di sé per superare quelle tenebre e lasciare che la luce della speranza la guidasse verso una nuova consapevolezza. Era il momento di abbracciare la vita con tutte le sue contraddizioni e i suoi ostacoli, sapendo che anche i momenti più bui possono essere illuminati dalla speranza. È così giorno dopo giorno, era arrivata alla consapevolezza che la strada verso la pace interiore non sarebbe stata facile, ma che ogni passo avanti l’avrebbe avvicinata un po di più alla scoperta di un nuovo equilibrio. E in quel viaggio avrebbe imparato che l’età non definisce la profondità dei pensieri, ma è la capacità di superare le proprie paure e i propri limiti che dà significato alla vita

Quella stanza

Entrò in quella stanza con il cuore in gola, gli occhi colmi di paura e la mente piena di domande senza risposta. Il dottore la guardò, scrutando ogni angolo del suo essere, e con voce carica di disperazione sussurro all’orecchio parole che l’avrebbero spezzata “Sei un caso perso. Sei cronica”

quelle parole come aghi affilati si conficcarono nella sua anima vulnerabile, alimentando una miriade di pensieri oscuri che la avvolsero, impedendole di respirare. Si sentiva persa, incapace di trovare una via d’uscita dalla malattia e dalla disperazione. Le notti divennero il suo tormento più grande, poiché quelle parole rimbombavano nella sua mente come un’eco incessante, bruciando così ogni piccola fiamma di speranza che faceva fatica a nascere nel suo cuore spezzato. Si chiese come avesse potuto affrontare quella battaglia senza fine, come avrebbe potuto trovare la forza di dirlo alla sua bambina interiore, a quella parte di sé che ancora credeva nel miracolo e nella guarigione.

Fu in quei momenti di oscurità che comprese che la sua lotta non riguardava solo se stessa, ma coinvolgeva anche quella piccola bambina che viveva nascosta dentro di sé, bisognosa di amore, e di speranza. Doveva trovare il coraggio di guardare in faccia la verità, di accettare la sua condizione e di trasformare quella fragilità in forza, in una storia che avrebbe raccontato col sorriso.

Così si avvicinò alla sua parte più vulnerabile e le sussurrò con dolcezza le parole che avrebbe voluto sentire quando era piccola “siamo in questa lotta insieme, piccola mia. Non sei sola e non sarai mai abbandonata. La strada sarà difficile, ma insieme possiamo superarla, un passo alla volta, un respiro alla volta.”

E in quel momento di condivisione e di accettazione, lei senti calore, si senti avvolta da una luce tenue, ma costante. Sapeva che le lacrime sarebbero state tante, ma sapeva anche che non era più sola, che la sua bimba interiore aveva trovato una compagna di viaggio pronta a lottare al suo fianco, fino alla fine.

La paura del coraggio

Le luci dell’ospedale illuminavano fiocamente la stanza silenziosa, mentre lei era li, abbracciata tra le morbide lenzuola bianche, il suono incessante delle macchine mediche il costante brusio del personale ospedaliero le ricordavano la sua fragilità, ma dentro di lei qualcosa era cambiato.

Capii il senso della sua forza che vibrava dentro di lei con un ritmo mai provato prima. Nonostante lo strazio dividere le amicizie e i rapporti svanire lentamente a causa della sua situazione, non si era mai sentita così determinata e viva. Ogni giorno era una sfida, tra dolori fisici e paura del futuro incerto, ma lei non mollava. Stringeva i denti, con il coraggio di una guerriera, consapevole che ogni battaglia affrontata l’avrebbe resa più forte. Le lacrime che aveva versato dietro porte chiuse erano diventate gocce di che bagnavano la sua anima, fortificandola. Guardando fuori dalla sua stanza osservava il mondo che girava indifferente mentre lei si sentiva come in una dimensione parallela. Ma in quei momenti di solitudine forzata, scopri la bellezza di guardare dentro di sé di ascoltare le proprie emozioni più profonde e di cogliere la preziosità di ogni istante, anche il più doloroso.

Non si sarebbe lasciata spegnere, si aggrappava al desiderio di vivere pienamente, nonostante le avversità. Ogni sorriso rubato, ogni raggio di sole che filtrava tra le tende, diventavano per lei promesse di un futuro migliore, di una vita che avrebbe ancora avuto tanto da offrirle. Resisteva, non mollava, era consapevole che il vero coraggio non risiedeva nella mancanza di paura, ma nel perseverare nonostante essa. E in quella stanza d’ospedale, tra quelle pareti che raccontavano storie di dolore, lei si sentiva più viva che mai, con la forza di ha imparato a non arrendersi mai.

Battito di panico

Immersa in un turbine di emozioni contrastanti, si ritrovò prigioniera dei suoi stessi pensieri nel freddo stampo di quella clinica. Il ritmo accelerato del suo cuore, quasi assordante, risuonava nelle varie vuote, amplificando la sensazione di smarrimento che l’avvolgeva. Le sue mani iniziarono a tremare in modo convulso, era un segno invocabile quindi un panico imminente che minacciava di travolgerla. Le lacrime pronte a sgorgare solcavano il suo viso, la mente la mente annebbiata, confusa, si era persa in un misto di angoscia e incertezza, il suo respiro diventava sempre più affannoso, sempre più difficile.

Si domandò, con un nodo alla gola, semmai avrebbe trovato la via d’uscita da quel tumulto di sensazioni travolgenti. Le pareti bianche della clinica la guardavano silenziose, erano indifferenti al suo tormento interiore. La paura di non riuscire a liberarsi da quel vortice da soffocava, rendendo così ogni singolo istante una lotta per la sopravvivenza.

Eppure, in quell’oscurità dove si sentiva sprofondare in lontananza C’era una flebile luce, Ehi che ne sussurro che lei sarebbe potuta emergere che la sua insistenza avrebbe potuto offrirgli una via d’uscita, un rifugio sicuro in cui ricomporre i pezzi frantumati da tempo. Con il coraggio decise di affrontare il suo panico, di fronteggiare le sue paure più oscure e profonde. Iniziò così a respirare profondamente, concentrarsi sul momento presente, e a lasciar andare il controllo per abbracciare l’incertezza con fiducia.

Nel suo volto comparve un lieve sorriso di gratitudine, anche nella disperazione più cupa, esiste una speranza che mai si spegne, un coraggio che mai si arrende. E con ogni battito del suo cuore, con ogni suo respiro profondo, si trovò a un passo dalla liberazione, rendendosi conto che era riuscita a illuminare un abisso.

Bilancia di paure e insicurezze

Quel giorno, sotto la luce accecante del reparto medico, la ragazza si avvicina con passo incerto Alla bilancia. Sentiva il peso del suo corpo sospeso nell’aria, la paura di guardare il numero che avrebbe risuonato come una sentenza. Di spalle al dispositivo, senti il suo respiro vacillare. Il dottore la guardò con uno sguardo preoccupato i lineamenti del suo volto incisi dai segni della preoccupazione. La sua voce era un sussurro carico di dispiacere. E così con il cuore serrato decise di confrontarsi con la realtà impietosa. Quando quel numero apparve il suo sguardo si offuscò. Non era solo il peso del suo corpo che veniva misurato, ma anche il peso delle sue paure e delle sue insicurezze. La sua mente era già pronta a proiettare immagini distorte, a dipingere una realtà distorta che solo lei riusciva a percepire. La sua testa era il suo peggior nemico, era capace di trasformare ogni dato oggettivo in un mostro da sconfiggere. Il dottore cerco di parlargli di rassicurarla con parole di conforto, ma lei era persa nei meandri della sua mente l’emozioni la travolgevano come onde impetuose, mentre il senso di colpa e di vergogna la avvolgeva come un manto oscuro. Quella bilancia era diventata un simbolo delle sue paure, un oggetto che dettava la sua autostima e il suo valore. Quella giornata rimase impressa nella sua memoria, come un tratto indelebile. Il riflesso sullo specchio ricordava la sua lotta interiore, il suo cammino verso l’accettazione e l’amore verso se stessa. La bilancia non era solo uno strumento di misurazione, ma era un simbolo della sua battaglia quotidiana per superare i suoi limiti e abbracciare così la sua unicità. Accettò che la bilancia non avrebbe più dettato il suo valore ma sarebbe diventata un semplice strumento senza potere sul suo spirito. Il suo peso non sarebbe stato più il suo nemico, ma solo un numero insignificante davanti alla bellezza della sua anima.

Nemico invisibile

La ragazza si sentiva intrappolata in un mondo fatto di regole rigide e di pensieri distorti. L’anoressia aveva preso il controllo della sua vita trasformando ogni pasto in un campo di battaglia e ogni riflesso in uno sguardo carico di auto disprezzo. Le sue giornate scorrevano senza un vero scopo, solo la continua lotta contro sé stessa e contro un nemico invisibile ma potente. Le sue energie erano tutte concentrate nel nascondere il proprio male, nel cercare di dimostrare al mondo un sorriso falso che nascondeva tanta sofferenza. Ma un piccolo semino, di piccola speranza, si insinuò dentro di lei. Era un piccolo spiraglio di luce che le fece capire che la sua storia poteva essere d’aiuto a qualcuno, che per combattere il mostro che la sua consumando, doveva trasformare la sua sofferenza in forza. Affrontò il mostro a testa alta, decise di non lasciargli più il controllo della sua esistenza e iniziò un lungo e faticoso percorso di guarigione, fatto di passi avanti e momenti di sconforto, ma sempre quello sguardo fisso su un obiettivo: vivere pienamente, senza più le catene dell’anoressia che la imprigionavano. E con l’impegno di chi le voleva bene, iniziò a riconquistare sé stessa scopri il piacere di un pasto condiviso con gli amici, la bellezza di un corpo sano che sazia la fame e non la reprime. Riuscì a vincere. La sua storia diventò un faro di speranza per chi, come lei, si sentiva perso in un vortice di autodistruzione. Dimostrò che si può combattere questo invisibile mostro, che si può vivere pienamente, senza più il peso della malattia sempre pronta a stritolarti l’anima. Era diventata una testimonianza vivente che anche i mostri più spaventosi possono essere sconfitti. Un invito a non arrendersi mai di fronte alle avversità e a credere sempre che ce la si può fare.

Vuoto infinito

In un gelido mattino d’inverno, la fragile ragazza si ritrovò a fissare il vuoto del frigo, mentre un insignificante brioche si risolveva tra le sue labbra. Il calore e il sapore dolce avvolgevano la sua bocca, ma dentro di lei cresceva un vuoto che nessuna quantità di cibo poteva colmare. Era come se cercasse di riempire un abisso insaziabile, con ogni morso che diventava sempre più disperato. Mentre affondava i denti su un’altra brioche, si rese conto di quante scatole vuote si stavano accumulando intorno a sé. Scatole vuote di cibo, di falsi sorrisi, di emozioni nascoste. Era sommersa da una montagna di vuoto, che sembrava mandare giù con la sua oscurità. Il senso di colpa gli schiacciava il petto rendendo ogni respiro un peso insostenibile. Si chiedeva cosa si fosse permessa di fare, in silenzio, mentre i rimorsi la travolgevano, aveva lasciato che quel bisogno frenetico di riempire quel vuoto dentro di sé la consumasse, senza nemmeno rendersene conto. Lo stomaco era pieno ma la sua anima vuota. Aveva cercato conforto nella quantità, nell’eccesso, nell’illusione che mangiare potesse colmare quel vuoto interiore. Ma adesso era consapevole che non c’era cibo al mondo abbastanza per riempire quel vuoto, che era molto più profondo di quanto avesse mai immaginato. Sentiva il cuore pesante, e decise che doveva imparare a riempire quel vuoto con qualcosa di diverso, di vero. E doveva nutrire la sua anima. Lasciò dietro di sé quelle scatole vuote e il senso di colpa che l’avevano imprigionata per troppo tempo, quel vuoto lo riempi con l’amore verso sé stessa accettando le fragilità consapevole che era degna di una vita piena e significativa. Apri così una pagina dove imparò a nutrire non solo il suo corpo ma anche il suo spirito. Una pagina piena di verità e di bellezza.

Sorrisi nel dolore

Era inverno, quando il destino condusse Irene al San Giorgio, un luogo che avrebbe imparato a considerare come il punto di svolta verso una vita piena. Le pareti della struttura sembravano stringerla in un abbraccio gelido, mentre il peso dell’incertezza si faceva sempre più pesante sulle sue spalle. Eppure, in mezzo a tutto quel buio una luce brillava intensamente: voi.

Quando i suoi occhi incrociarono i vostri senti un calore inspiegabile, come se il sole avesse improvvisamente squarciato le nuvole grigie che offuscavano il cielo. In quel momento ha capito che non era sola, e che c’era qualcuno disposto a tenderle la mano e a condividere il peso del dolore che la opprimeva. Con un semplice sorriso quei dottori quei ragazzi, hanno saputo penetrare dentro di lei facendola sentire capita. Era il loro silenzio condiviso dove hanno imparato a capirsi, senza bisogno di tante parole, lasciando che il cuore parlasse il linguaggio dell’amore e della compassione. E tra le stanze anonime avevano costruito un legame indissolubile, fatto di sguardi complici e gesti gentili, che hanno lenito le ferite invisibili che portava con sé da troppo tempo. Insieme impararono che la bellezza può nascere anche nei momenti più bui, e che l’amore può guarire anche le ferite più profonde. Grazie a quei sorrisi ha imparato che non siamo mai soli nel nostro dolore, che la condivisione allontana le tenebre e che l’empatia può trasformare persino il peso più grande in una piuma leggera. E per questo sarà sempre eternamente grata, imparò che quel raggio di luce c’è sempre stato.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Irene Raffale
Mi chiamo Irene e vivo a Roma. Sono una ragazza sensibile, con la testa spesso piena di pensieri e il cuore che sente tutto un po’ più forte. Scrivere, per me, è sempre stato un rifugio e un modo per rimettere ordine nel caos, soprattutto quando parlare diventa difficile. Amo il mare, le cose semplici e i dettagli che sanno di casa. In questo libro c’è molto di me: le fragilità, le paure, ma anche il bisogno di crescere e di raccontarmi senza filtri. Non ho la pretesa di insegnare qualcosa, ma solo di condividere parole sincere, nella speranza che chi legge possa riconoscersi e sentirsi meno solo.
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