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The Painter

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Consegna prevista Dicembre 2026
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​Will Papale è un uomo spezzato. Sei anni fa, il detective ha perso la sua famiglia, strappatagli via da un serial killer che si faceva chiamare “Il Pittore”. L’assassino è svanito, ma il dolore di Will è rimasto, un fantasma silenzioso che gli ha reso la vita impossibile a New York.
​La città, però, non ha ancora finito con lui.
​Quando il magnate Thomas Fold viene trovato morto, la firma è inconfondibile: Il Pittore è tornato. E questa volta, i macabri dipinti sulla scena del crimine non sono solo un omaggio alla morte, ma un messaggio chiaro e diretto.
​Will si ritrova in un incubo personale, inseguendo un nemico che conosce i suoi segreti e anticipa ogni mossa. In questo gioco di vendetta e inganni, il Detective dovrà riaprire ferite mai curate e rischiare tutto per la verità.
​Quanto sei disposto a perdere per chiudere un conto che ti ha già portato via tutto? Un thriller incalzante sul confine sottile tra giustizia e ossessione.

Perché ho scritto questo libro?

La mia motivazione è semplice: avevo bisogno di raccontare di chi non si arrende.
​Ho scritto questo thriller per esplorare cosa significa combattere dopo aver perso tutto, come è successo a me. Quando l’unica cosa che conta è la verità, anche se fa male. Volevo esplorare quel confine sottile tra giustizia e vendetta che segna il cuore di un uomo.
​In fondo, il desiderio è sempre quello: creare un rifugio per chi legge, un luogo dove la tensione è massima, ma l’evasione dalla realtà è totale.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo 1 – Il Ritorno

New York non dormiva mai. I suoi quartieri, come un’enorme scacchiera, si muovevano in modo frenetico, ognuno con un ritmo e un’anima propria. Manhattan era il cuore pulsante della città, con i suoi grattacieli che si specchiavano nell’asfalto bagnato e la frenesia di Wall Street che sembrava non conoscere tregua.

Central Park, invece, emergeva come un’oasi di calma tra il caos, e Times Square pulsava di luce, colori e un’energia sfrenata che sembrava non esaurirsi mai.

Brooklyn, dall’altra parte del fiume, offriva un respiro diverso. I suoi viali alberati e le case basse custodivano un senso di comunità e di pace che contrastava con la tensione di Manhattan.

Più a nord, il Bronx raccontava la forza e la resilienza della città, con le sue voci vive e i suoi simboli iconici come lo Yankee Stadium, mentre il Bronx Zoo offriva una pausa inaspettata dalla frenesia urbana.

Il Queens, con la sua anima cosmopolita, era il crocevia di lingue e culture provenienti da ogni parte del mondo, mentre Staten Island, tranquilla e verde, sembrava appartenere a una dimensione separata, lontana anni luce dal trambusto del centro.

Le strade pullulavano di taxi gialli che sfrecciavano in mezzo al traffico perenne. I marciapiedi erano una sinfonia di uomini d’affari che parlavano al telefono, e di artisti di strada che cercavano di farsi notare tra la folla. L’aria era impregnata dell’odore degli hot dog caldi, del caffè fumante venduto agli angoli delle strade, dalle esalazioni delle auto e della metropolitana che si mischiavano al profumo delle bancarelle di fiori.

In quella notte di gennaio, però, la città appariva più cupa del solito. Il cielo coperto riversava una pioggia incessante sulle strade, trasformando i lampioni in fari tremolanti che riflettevano sulla superficie bagnata.

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Will rallentò leggermente l’auto e diede un’occhiata all’orologio. Erano da poco passate le ventidue, ma la stanchezza sulle sue spalle pareva quella di un’intera settimana. Aveva passato tutto il giorno in centrale, senza grandi sviluppi. Poi, quella chiamata.

Will Papale, detective del 27° distretto, guidava sotto la pioggia quando il telefono squillò.

«Sono Papale,» rispose.

«Detective, abbiamo un decesso… sospetto, dicono. Thomas J. Fold, nel suo attico. Grattacielo Fold sulla 42nd Street. Sembra un’overdose, o forse un suicidio… o altro,» disse la voce dall’altra parte.

Will sospirò. Fold. Un nome che conosceva bene, uno dei magnati della finanza più potenti della città. «Ci sono già uomini lì sul posto?» chiese.

«Sì, detective. La scena è particolare, il Capitano Rashford vuole che vada subito lì.»

«Arrivo, tra pochi minuti sarò lì.» Will chiuse la chiamata, e accelerò per arrivare il prima possibile a destinazione, con il tergicristallo che lottava contro la pioggia battente.

Mentre percorreva la 7th Avenue, Will si ritrovò a pensare a Fold. Lo aveva incrociato anni prima, durante un caso che aveva coinvolto banche e frodi finanziarie, ma alla fine il magnate ne uscì pulito. Una di quelle figure che sembravano sempre troppo potenti per cadere. Eppure ora era morto, nel suo attico. Un dettaglio che lo incuriosiva. Durante il tragitto, Will percepì che New York era ben più di una città caotica e frenetica. Ogni strada, ogni angolo, ogni volto raccontava una storia.   Ovunque guardasse, trovava frammenti di vite che si intrecciavano, creando un mosaico unico fatto di contrasti e speranze.

Era una città che non lasciava indifferenti, capace di mostrare il suo lato spietato, ma anche quello umano e vibrante. In qualunque parte girasse lo sguardo, notava una diversità di eventi, di persone e di emozioni che la rendeva unica.

Un gruppo di ragazzi correva sotto la pioggia cercando riparo tra le vetrine chiuse. Poi un uomo con un impermeabile sfilava lento, trascinando una valigia. Una donna aspettava l’autobus con le mani dentro le tasche, il viso segnato da qualcosa che sembrava più vecchio della pioggia. Tutti vivevano, si muovevano. E Will? Lui rincorreva morti.

Will Papale aveva i tratti di un uomo temprato dalla vita: capelli scuri, occhi azzurri come il ghiaccio e un viso che portava i segni di una tragedia mai dimenticata. Sei anni prima, sua moglie e suo figlio furono uccisi da un serial killer chiamato da allora Il Pittore, un assassino seriale noto per la sua teatralità e per i dipinti che lasciava sulla scena del crimine.

Quel giorno lo segnò profondamente. La vita sociale si spense, le relazioni si frantumarono come vetro sotto i piedi. Pochi amici in distretto gli rimasero vicino, come Tom Parker e Mike Foreman. E poi c’era Roger Soleman, l’avvocato e amico più caro. Forse l’unico che non aveva mai smesso di crederci, l’unico che non lo trattava come un uomo rotto.

Will, però, non si era mai ripreso davvero. Trasformò il dolore in determinazione. Ogni caso diventò una lotta personale. Ogni arresto, un piccolo tassello per cercare giustizia. Non vendetta, non del tutto, ma una forma di equilibrio e di riscatto. Era sopravvissuto al dolore facendo il proprio lavoro, perché era l’unica cosa che gli rimaneva da fare.

Il Pittore invece, un enigma, non si aveva più notizia di lui da quel giorno. Nessuno conosceva la sua vera identità, tutto ciò che si sapeva di lui era legato ai suoi crimini: omicidi orchestrati con precisione maniacale e firmati con dipinti che sembravano congelare gli ultimi istanti di vita delle vittime.

Era un maestro del controllo, un manipolatore mentale delle sue vittime. Sapeva come avvicinarsi a loro, sapeva nascondersi nell’ombra senza mai lasciare prove e indizi che potessero identificarlo, un serial killer da una mente perfetta, lucida e diabolica. Sicuramente era una persona di un certo rango, non un uomo comune, ma una persona che fosse conosciuta a molti e che riusciva a nascondere la sua crudeltà con naturalezza.

Trasformava tutti gli omicidi in una scena da palcoscenico, un’artista della morte. Era come se tra lui e le sue sfortunate vittime ci fosse sempre un rapporto di intimità.

Will ricordava bene ogni singola scena: i colori accesi dei dipinti, la postura innaturale dei cadaveri, il silenzio irreale che calava sempre in quegli appartamenti. Ogni dettaglio sembrava raccontare una storia, ma nessuna portava a lui. Solo a dolore, solo a domande senza risposta.

Quando Will Papale arrivò al grattacielo sulla 42nd Street, si prese un momento per osservarlo: era un’imponente struttura di vetro e acciaio, che sembrava sfidare la gravità e le intemperie. Le luci dell’atrio, calde e soffuse, si riflettevano sulla superficie bagnata della strada, creando un’aura di mistero.

Scese dalla macchina senza fretta. Aprì la portiera, chiuse l’impermeabile e lasciò che qualche goccia di pioggia gli scivolasse sul volto. Si avvicinò all’ingresso con passo deciso, ma dentro di sé sapeva che quella scena non sarebbe stata come le altre. La sentiva diversa. Più personale.

Entrò nell’atrio, un tempio di eleganza e freddezza: il pavimento di marmo lucido rifletteva le luci dei lampadari di cristallo, creando un effetto caleidoscopico. Le pareti, rivestite di pannelli di legno scuro, emanavano un profumo di cera e di antico. L’aria era silenziosa, si sentiva solo il leggero ronzio degli ascensori.

Will si avvicinò alla pulsantiera e selezionò l’attico. Le porte di vetro si chiusero con un sibilo, e l’ascensore iniziò la sua silenziosa ascesa. Durante la salita, Will osservò la città attraverso le pareti trasparenti. Le luci della città si estendevano a perdita d’occhio, come un mare di stelle rovesciato. Quando raggiunse l’attico, le porte si aprirono e proseguì lungo il corridoio verso l’attico di Fold. Una scena che sembrava uscita da un incubo.

Il corpo di Fold era disteso sul divano: il suo viso era contorto in una smorfia di terrore, gli occhi spalancati fissavano il vuoto, pupille dilatate. La pelle, pallida e fredda, contrastava con il lusso dei tessuti del divano, le mani inerti lungo i fianchi. Pantaloni all’altezza dei genitali bagnati.

Will rimase fermo per un attimo sulla soglia. Si prese qualche secondo prima di muoversi. Non era solo la morte di Fold a colpirlo, ma il modo in cui era stato trovato. Sembrava che qualcuno avesse voluto mettere in scena qualcosa. Non un semplice omicidio. Era quasi teatrale, pensato, ordinato nei dettagli.

«Da quanto tempo è morto?» Chiese Will a uno degli agenti presenti.

«Un paio d’ore, a quanto pare, Detective Papale.»

Will osservando minuziosamente ogni dettaglio sul corpo, percepì che qualcosa non quadrava. In base alle prime osservazioni che stava facendo, non gli sembrava che Fold fosse morto per cause naturali. Accanto a lui, un flacone di pillole vuoto e un biglietto. Will si avvicinò e raccolse il foglio, leggendo le parole scritte con cura: Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno. A meno che…

La frase era incompleta, lasciando un senso di dubbio inquietante. Posò il biglietto e continuò a osservare la stanza, finché il suo sguardo non cadde su un rigonfiamento sotto il tappeto persiano. Si chinò, sollevò il bordo e trovò un altro foglio, piegato.

Quando lo aprì, vide un dipinto che gli tolse il fiato: raffigurava un uomo con le mani sporche di denaro e un sorriso deformato dalla paura.

Le pennellate erano precise, il tratto familiare. Lo stile era lo stesso. Will lo riconobbe subito. Quel modo di dipingere lo aveva visto troppe volte, e mai in circostanze normali. Ogni volta era come se il Pittore volesse parlare attraverso quei colori. Ma con chi? Con lui?

«È lui,» disse sottovoce, stringendo il foglio con forza.

Prese il telefono e chiamò di corsa il Capitano Paul Rashford per avvisarlo, «Capitano deve venire qui subito, ho trovato qualcosa che la sconvolgerà.»

«Cosa c’è, Will?» chiese Rashford, con voce preoccupata.

«Capitano… il Pittore. È tornato. Ha lasciato un dipinto, è lui ne sono sicuro.»

Rashford non esitò un attimo.

«Arrivo immediatamente Papale, non toccare nulla.»

Appena entrò nell’appartamento, Will gli mostrò il dipinto e il biglietto.

«Capitano, è il Pittore ne sono sicuro,» ribatté Will, senza esitazione.

«Will, questo caso non è tuo. Non abbiamo prove,» rispose Rashford. «E tu sei troppo coinvolto. Non voglio che questa indagine ti distrugga.»

Il Capitano Rashford era un uomo con molta esperienza alle spalle e sapeva come risolvere i problemi, ma quella sera sembrava anche lui colpito fortemente da quella scena.

Aveva visto molte cose nella sua carriera, ma ogni volta che si nominava il Pittore, qualcosa cambiava nello sguardo dei presenti. Un silenzio pesante si creava intorno, come se anche solo pronunciare quel nome potesse richiamarlo. E ora, proprio lui, si trovava di nuovo in una scena con la sua firma.

«Nessuno lo conosce meglio di me,» insistette Will. «Non posso lasciare che se ne occupi qualcun altro.»

Rashford lo fissò a lungo, poi sospirò.

«Va bene, ma se perdi il controllo, sei fuori. Non ci saranno seconde possibilità.»

Un rumore improvviso interruppe la loro conversazione. Un tonfo breve, secco, proveniente dalla terrazza. Uscirono sotto la pioggia battente e videro un dardo nero conficcato nel pavimento di pietra. Will lo raccolse e lesse il biglietto fissato con cura: Sono tornato, Detective Papale. Preparati.

Alzò lo sguardo da quel biglietto e vide una figura sul grattacielo di fronte: immobile, avvolta in un mantello nero, con una maschera bianca che lo fissava, che non cercava fuga, ma attenzione. Voleva essere visto. Poi di scatto scappò via, sparendo nel nulla.

«È lui,» disse Will.

Rashford prese il telefono e iniziò a dare ordini concitati.

«Correte al grattacielo di fronte, c’è un uomo sospetto. Forza correte!!! Voglio posti di blocco nel raggio di due chilometri! Perquisite ogni angolo, ogni appartamento! Controllate ogni vicolo, ogni strada, abbiamo un sospettato in fuga! Nessuno deve uscire da Manhattan!» gridò, mentre lui e Will iniziarono a scendere.

Will aveva visto quel volto inespressivo troppo spesso, aveva sognato quella maschera nelle sue notti insonni, e ogni volta il terrore si faceva più profondo. Attraversarono il viale sotto la pioggia, entrarono nell’edificio di fronte controllando ogni angolo e appartamento.

Quando arrivarono sulla terrazza, di quell’uomo nessuna traccia. La terrazza era vuota. Nessun segno di passaggio. Nessuna impronta visibile. Solo l’acqua che scivolava sui gradini e i rumori ovattati della città. Così tornarono giù in strada e Will notò delle telecamere di sicurezza che sorvegliavano l’area circostante.

«Capitano, dobbiamo visionare i filmati di queste telecamere nelle ultime 24 ore. Di questo edificio, di quello di Fold e anche le telecamere all’interno dell’appartamento. Ogni dettaglio potrebbe essere importante e potremmo riuscire a trovare qualcosa che ci conduca a lui.»

Will si passò le mani tra i capelli umidi, tentando di fermare l’agitazione. Il Pittore non lasciava mai tracce evidenti, ma questa volta, per un istante, si era mostrato a lui. Perché? Perché il bisogno di essere visto?

Rashford annuì mentre osservava i palazzi intorno. La pioggia gli scendeva addosso in silenzio, ma non sembrava nemmeno accorgersene. Aveva lo sguardo fisso sulla sommità del grattacielo da cui era fuggita la figura mascherata.

«Dobbiamo trovare un errore,» disse piano, quasi a sé stesso. «Un singolo errore, uno solo.»

«Parker, voi quattro venite qui,» gridò Rashford, «tu e Stash vi occuperete di darmi un rapporto completo sui filmati delle telecamere dell’edificio di Fold e del suo appartamento, ogni singolo fotogramma deve essere analizzato. Invece Foreman e Stones, voi vi occuperete delle telecamere di questo edificio e di quelle della zona circostante. Voglio sapere ogni movimento, ogni persona e ogni veicolo sospetto che è passato di qui nelle ultime 24 ore. Domani mattina, alle 10 in punto, voglio tutto sulla mia scrivania. Forza a lavoro.»

Poi si voltò verso Will.

«Papale, tu vieni con me, dobbiamo continuare ad esaminare la scena del crimine di Fold. Ogni indizio, per quanto insignificante, potrebbe essere la chiave per capire cosa è successo e perché il Pittore, semmai fosse lui, l’abbia scelto.»

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Luca Roio
Luca Roio è un narratore che mette la fuga dalla realtà al centro di ogni sua storia. La sua missione è chiara: offrire ai lettori un invito perentorio a staccare dalla quotidianità, costruendo mondi dove la mente può viaggiare e perdersi.
​Roio ha sviluppato uno stile moderno e cristallino che mira all'immediata comprensibilità. Questa scelta stilistica gli permette di raggiungere un vasto pubblico, offrendo una narrativa che è accessibile a tutti senza mai sacrificare la profondità emotiva.
​Crede fermamente che un grande libro debba distrarre e coinvolgere a livello profondo. Dedica la sua opera a chiunque cerchi non solo una lettura, ma un vero e proprio luogo dove rifugiarsi, trovando storie sempre nuove e pienamente godibili.
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