48 ore all’inizio del Cammino
16 settembre 2023, Foggia.
Inizia il viaggio.
C’è un po’ di ansia, timore, tensione e molta adrenalina.
Che l’avventura abbia inizio.
24 ore all’inizio del Cammino
17 settembre 2023, Roma.
Dormito poco, svegliato presto, ma insonnia da ansia… C’è ancora della tensione, ma ora che sono in aereo molta meno. In questo momento sono proprio sulle nuvole.
Arrivato in aeroporto, ho preso lo zaino dal nastro trasportatore e sono uscito carico di meraviglia. È la prima volta che volo da solo e vado in un altro Paese. All’uscita, ho realizzato solo dopo alcuni minuti di dover attivare il roaming dati e, una volta fatto, finalmente ho capito come arrivare alla cattedrale di Santander.
Sull’autobus ho chiesto all’autista se quella linea portasse fino alla chiesa. Il primo dialogo in spagnolo è stato un vero e proprio fallimento (per la lingua) ma un successo per l’obiettivo.
Sono arrivato a destinazione e ho ritirato la Credenziale del Pellegrino.
Ho fatto un piccolo giro all’interno della chiesa, ammirando il chiostro costeggiato da piccoli archi, e poi via verso l’uscita.
Mi sono seduto su una panchina appena fuori e ho iniziato a studiare la mia credenziale. Sì, ormai quella è la mia credenziale, il mio pezzo di carta che identificherà tutte le tappe e tutti i chilometri che percorrerò. Il mio “passaporto” del pellegrino.
Dopo averla compilata e letta, sono andato in ostello da Isabel che avevo chiamato poco prima. Bravissima e accogliente donna, mi dice che sono “bueno” e che si vede dagli occhi.
Mi ha regalato anche una cerveza, mi ha mostrato tutte le stanze dell’ostello, il bagno, la cucina, e mi ha spiegato quali sono le regole da rispettare per le chiavi della porta.
Con l’augurio di una buona permanenza, sono andato a fare la doccia. Una volta asciutto, sono uscito per mangiare qualcosa e mi sono fermato in un bar vista mare dove ho gustato la mia prima “frittata”, che poi scopro essere la famosa tortilla española! Mai mangiata una cosa così buona… Prosciutto, mozzarella e uova… Muy muy buena!
Finita la scorpacciata, ho fatto due passi per la città e poi sono tornato in ostello a dormire.
Giorno 1
18 settembre 2023, Santander.
Sveglia alle ore 6:00, ho dormito beatamente… Gli altri nella stanza si stanno già preparando per partire e io sono qui nel letto ad aggiornare il diario, ma ora mi preparo anch’io, oggi inizierò a camminare.
Primo giorno di Cammino e ovviamente le difficoltà sono dietro l’angolo.
La prima è stata l’emicrania oftalmica, arrivata più o meno dopo cinque chilometri percorsi. Vista offuscata, luci ai lati del campo visivo e conseguente mal di testa. Ho continuato a camminare, senza fermarmi, rallentando solamente il passo.
Dopo quindici chilometri però il mal di testa era diventato troppo fastidioso, per questo decido di fermarmi a Boo de Piélagos in un hotel chiamato CoccoA. Semplicemente stupendo. Anche qui ricevo una birra fresca offerta dal proprietario, che mi permette di lavare i vestiti gratuitamente.
Ora sto per entrare in doccia dopo aver gustato la birra ed essermi riposato.
Ho mangiato un primo con i fusilli alla bolognese. I fusilli erano scotti e praticamente era come mangiare una zuppa, ma il sugo era buonissimo. La scarpetta andava fatta.
Per secondo, della scaloppina, ma erano fette di carne di maiale impanate e fritte come cotolette. Poi caffè e via. Mentre tornavo mi sono fermato in un market e ho comprato un pettine che volutamente non ho portato da casa per comprarne uno durante il Cammino e avere un ricordo in più. Ho comprato anche quegli elastici grandi che indossano i calciatori con i capelli lunghi. Li ho sempre cercati e sono dovuto arrivare in Spagna per trovarli.
E poi ho comprato la cena: una scatoletta di tonno, un panino enorme, una bottiglia d’acqua, frutta secca e due banane, anche un succo di frutta e un deodorante, perché quello che ho portato non serve veramente a niente.
Una volta tornato mi sono sdraiato svenendo praticamente sul letto ma senza addormentarmi, perché sicuramente il litro di caffè che ho bevuto all’osteria ha lavorato bene, e ora sono sul balcone della camera a godermi questo momento piacevolmente fresco, tra un’arachide e l’altra.
Altra cosa. Ho montato un video su Instagram con la canzone Non è per sempre degli Afterhours. Un piccolo sfogo ed elogio a questa partenza.
Stasera piove molto forte. Non avrei mai immaginato di provare tanto timore per la pioggia. Il meteo domani prevede bel tempo… lo spero.
Anche se in realtà vorrei provare a camminare sotto la pioggia.
Vediamo come sarà.
25.460 passi; 26 scale; 19,2 km
Giorno 2
19 settembre 2023, Boo de Piélagos.
Sveglia alle 6:00, rimandata alle 7:00. È buio pesto e sento le gambe leggermente indolenzite. Vado a fare colazione.
Oggi sono arrivato esattamente dove volevo, Santillana del Mar, una delle tappe fondamentali del Cammino del Nord.
Ho camminato, molto, ero proprio in vena di farlo e soprattutto volevo raggiungere la meta prefissata.
Oggi ho pensato tanto a quanto sia importante sapere regolare la propria velocità, e a quanto sia importante farlo più in generale nella vita.
Per esempio, ho visto un pellegrino (il primo della giornata) superarmi con un passo molto svelto.
Io ho camminato veramente piano e in maniera calma per tutto il giorno. Sono state più le volte che ho rallentato, ma non perché non ce la facessi. Ho notato che andando piano, ho potuto fare caso a ciò che mi circondava, avvertire il fresco del mattino, ascoltare il rumore del vento tra gli alberi, sentire l’odore della terra umida, ammirare case di campagna bellissime, fare delle foto ai panorami e dedicarmi anche qualche selfie durante le soste.
Non so, ho pensato che andando veloce non sarei riuscito a fare tutto ciò. Magari mi sbaglio. Però la consapevolezza di oggi è stata quella di imparare a rallentare, di godermi la lentezza, di non affannarmi a fare le cose velocemente, e che quando mi sento affannato, basta che rallento.
Dico questo soprattutto perché durante la mia quotidianità tendo a fare tutto frettolosamente.
Devo finire tutto subito per poi stare tranquillo e senza pensieri.
Ma la verità è che non appena finisco di fare qualcosa, all’istante se ne presenta un’altra e poi un’altra ancora e così via, in loop, fino a quando non vado a dormire.
Fare le cose velocemente non significa arrivare prima al traguardo, perché poi c’è sempre altro da fare. Ma soprattutto ho capito che facevo tutto velocemente perché erano tutte cose che, in realtà, non volevo fare.
Voglio prendere come esempio un episodio, per spiegarmi meglio.
Mettiamo di dover partire in auto per il viaggio ambito da una vita.
Tutto bene fin quando si prosegue senza intoppi, ma cosa succede se si buca una ruota? O se il serbatoio di scorta inizia a perdere benzina bagnando tutti i bagagli? O ancora più semplicemente, se si sbaglia strada a un incrocio allungando di svariati chilometri?
Scommetto che immediatamente, in fretta e furia, si cercherà di risolvere quella complicazione che non ha niente a che fare con il nostro programma perfetto.
Scommetto anche che in molti casi potrebbe capitare di rovinare il proprio stato d’animo e di conseguenza condizionare quello degli altri.
Tutto perché? Perché è capitata una cosa che in realtà non si vuole affrontare.
Si desidera solamente di liberarsi di quel problema il prima possibile per tornare a viaggiare spensierati verso la meta.
E quello che ho capito è questo. Che anche quella gomma bucata, quella benzina versata sui vestiti, quella strada sbagliata, fanno e faranno parte di quel viaggio. Segnando il tuo tempo, inevitabilmente. Quel tempo che può durare minuti o ore ma che è assolutamente nostro, e non torna indietro.
Tanto vale rallentare e viverlo appieno, in tranquillità, arricchendo con un imprevisto quel fantastico viaggio in cui comunque si rispetterà il programma, anche se si arriverà in ritardo.
Noi facciamo velocemente tutto ciò che non vogliamo fare. Bisogna rallentare, senza affanno, compiere un piccolo passo alla volta e si arriverà ugualmente dove è arrivato quello che prima, per esempio, mi ha superato. «Eh, ma lui è arrivato prima». Eh, ma lui ora è in giro in questo stesso ostello a gironzolare senza pace tra le camere, alla ricerca di qualcosa da fare, mentre io sto vivendo il mio tempo a fondo, godendomi questo giardino e questo momento di scrittura con estrema calma e consapevolezza.
Rallentare.
Così si arriva lo stesso dove si vuole e si impara ad amare anche le cose che non vogliamo fare.
Ora torno a sdraiarmi sul mio bellissimo materasso a terra.
Ho riposato ma senza dormire, su quel materasso. Poi ho fatto una partita a solitario prima di addormentarmi, chiudendolo al primo colpo. Posso darmi la buona notte.
35.713 passi; 22 scale; 26,9 km
Chiara Greco (proprietario verificato)
Questo è uno di quei libri che quando finisce ti manca, ti viene quel magone.
La nostalgia quasi, di quel che eri mentre lo leggevi.
Inutile dire che me lo sono mangiato come la carbonara di Saverio in ostello.
Ringrazio questo libro e Saverio per avermi accompagnato nel suo cammino.
Ci vuole coraggio, a raccontarsi. E lui lo hai fatto con la modestia e dolcezza di pochi.
Questo libro non parla solo di sentieri, fatica e ostelli puzzolenti, ma sopratutto il farcela, il mettersi in discussione.
A nudo.
Riscrivere il proprio copione.
Poss dire che il viaggio di Saverio mi ha preso per mano. Mi ha fatto vedere coi suoi occhi di stupore bambino gli sguardi nuovi della gente, le onde infrangersi e che non fa assolutamente nulla avere il proprio passo, sbagliare strada.
Sono in molti ad avere limiti fisici tali per cui non possono accedere a tutto, ancora di più coloro che i limiti se li impongono ma, come Saverio pio di cosmo insegna in “unendo i punti” *il corpo arriva dove arriva la mente*.
E questo lo ha dimostrato.
“Unendo i punti” è un grande insegnamento, ed anche solo per questo, questo libro ha un posto nello scaffale di chiunque abbia il coraggio anche solo di domandarselo.
Toni Noar Augello
Esordio letterario davvero degno di nota: complimenti all’autore!
Saverio ci porta con sé sul Cammino di Santiago e ci fa esplorare con “intensa leggerezza” tanto il mondo meraviglioso che lo circonda quanto l’universo che ha dentro. Il libro, scritto nella forma diaristica, ha un palpito che dona vita ad ogni pagina e invita a leggerlo tutto d’un fiato. Preparate gli scarponi: vi farà venir voglia di mettervi in cammino a vostra volta, e non ci sarebbe luogo migliore per leggere qualche sua pagina durante una pausa lungo qualche sentiero!
Chapeau, Saverio!
Maria Biancofiore (proprietario verificato)
È un libro in cui è facile immedesimarsi.. è vero che il diaro narra una cosa specifica, ma il bello di questo è che le emozioni e le riflessioni fatte sono applicabili a qualsiasi contesto quotidiano. Fa riflettere e tanto.. L’ho letto in due giorni scarsi, e mi ha dato i suoi aforismi per esprimere i miei pensieri. Lo consiglio a tutti, fa emozionare, sembrava di essere a camminare con l’autore. Grazie Savé per la commozione e le emozioni che hai tirato fuori, le tue ma anche le nostre.
Andrea Cimmino (proprietario verificato)
Leggendo il libro sono riuscito a immedesimarmi pienamente nelle emozioni provate dall’autore durante tutto il cammino. Il libro é davvero ben scritto, scorre bene e il messaggio finale é qualcosa che porterò sempre con me.
Matteo Di Cosmo (proprietario verificato)
Ciao Savè, sono riuscito a leggere il tuo libro in poco tempo perché mi ha appassionato molto ed incuriosito allo stesso tempo, ti fa vivere il percorso leggendolo, commentando tutti gli aspetti del cammino, le persone e i luoghi che hai conosciuto.
780 chilometri a piedi da solo senza sapere cosa ti sarebbe accaduto ti emoziona molto,
Mi fa piacere che hai portato a termine il tuo cammino dopo tante incertezze. Mi è piaciuto molto l’idea di portare con te oggetti di amici che hai lasciato durante il cammino e anche un tuo oggetto che hai lasciato a una persona a te cara,
Consiglio di leggere il libro a chiunque voglia rappacificarsi con se stesso.
Dora Cassano (proprietario verificato)
Che dire, quando ho iniziato a leggere il libro di Saverio, mi sembrava di sentire la sua voce nella testa! Era proprio lui, con l’entusiasmo di quando eravamo bambini. Chi lo conosce, lo ritroverà alla perfezione in queste pagine. Chi non lo conosce, scoprirà l’entusiasmo genuino del lanciarsi con paura e determinazione verso ciò che non si è ma che si aspira a diventare? Cioè? Persone libere.
cereweb230
Un libro/diario che racconta il cammino di Santiago dal punto di visto personale, un viaggio ricco di emozioni intense, nuove amicizie, fatica e soddisfazioni; uno di quei libri che ti tiene incollato e ti fa venire voglia di provare sulla propria pelle. Consiglio vivamente
r.patrizio
Ciao, Saverio Pio, che avevi tante qualità genuinità, purezza d’animo, trasparenza, sei un libro aperto come si suol dire….era risaputo, ma che scrivi o meglio ti espone mettendo nero su bianco tutte le tue paure/incertezze e nello stesso tempo, coraggio e determinazione attraverso questo tuo libro autobiografico/diario, non è da tutti. Complimenti davvero per questo nuovo inizio da scrittore. La lettura del libro è molto scorrevole e tu sei stato molto coraggioso a far sapere a tutti le tue paure superate e i tuoi momenti bui ora pieni di luce.
Luigi Pio Chianese (proprietario verificato)
Questo libro è qualcosa di magico, perchè riesce perfettamente a far immedesimare il lettore nelle sfidequotidiane che si palesano ogni giorno lungo il cammino, è illuminante poichè offre spunti e punti di vista differwnti a quelli ai quali siamo abituati. Questo libro ti offre gli strumenti per prendere in mano la propria vita e per romperele catene mentani che ci autoimponiamo ogni giorno! Ho apprezzato molto la trasparenza e la sincerità con cui arrivano le emozioni, perchè ogni giorno lo scrittore si trova a fare i conti con sfideemotive e fisiche differenti, dalle più belle e semplici alle più ardue e complesse, sottolinea la fragilità umana ma ci ricorda che con la giusta determinazione tutto può essere affrontato. Libro consigliatissimo per tutti! Grazie Sav per averci reso partecipi di questo cammino!
Dario Urbano
Consiglio a chiunque di leggere questo “diario”.
Mi ha dato spunti e nuova ninfa per affrontare la quotidianità e i viaggi in particolar modo. Queste pagine trasmettono libertà, rispetto e determinazione. Grazie Sav, mi hai fatto sentire parte del Cammino.
Giulia Pompilio
Mi sono appassionata alla lettura di questo libro ,dove l’autore ha narrato al meglio questa avventura,con la descrizione di paesaggi attraversati, avventure e esperienze vissute . Difficoltà e sfide affrontare con tanta forza di volontà . Ha trasmesso davvero un mix di emozioni in ogni capitolo . Si percepisce a pieno la sua crescita personale grazie a questo cammino. Credo che per affrontare tutto questo da solo , nell’incognito di quello che poteva essere ,e succedere, fa capire quanta forza e desiderio di farcela ci ha messo. È davvero un ragazzo da ammirare da cui prendere esempio . La sua educazione nel rapportarti con i pellegrini , il senso di amicizia , il rispetto verso il prossimo e del proprio “passo” e del “cammino del prossimo” , hanno fatto capire tanto chi è e i valori che ha.
Spero che questo libro possano leggerlo piu persone possibili, ispirando molte persone a vivere questa avventura di riflessione , bellezza della natura , spiritualità e emozioni continue.