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Uomini silenziosi

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Consegna prevista Agosto 2026
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Uomini silenziosi racconta la storia di Zeno e Leonardo, due uomini che si incontrano tra silenzi, attese e ferite. Ogni gesto, ogni incontro e ogni piccolo evento della loro vita segue un ritmo proprio, una sincronicità che li trasforma. Tra dolore, cura e ascolto, imparano che il silenzio può proteggere e ferire, che i legami plasmano chi siamo, e che prendersi cura di sé e degli altri è un atto di coraggio. Questo romanzo nasce dalla convinzione che nulla succede per caso e dalla necessità di dare voce a ciò che resta nascosto. È una storia di emozioni profonde, di incontri inattesi e di una promessa da mantenere: scrivere sempre.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto Uomini silenziosi per raccontare una storia di silenzi, sincronicità e dolore, ma anche di cura e di ascolto. Ho sempre creduto che nulla succede per caso, e questo romanzo è il frutto di quella convinzione. Ogni incontro, ogni gesto sembra sospeso, in attesa. E in quell’attesa sono rimasto lì, per mantenere una promessa: scrivere sempre.

ANTEPRIMA NON EDITATA

CAPITOLO 1

PARTENZA.

[Guardai il cielo e una stella cadde.

Non so dove, come non so dove vivi tu.]

[INTRODUZIONE ZENO]

«Piacere, Leonardo.»
Sarebbe stato un modo perfetto per iniziare la nostra storia, vero Leo?
In fondo, tutte le storie d’amore cominciano con un incontro. Sono passati mesi da quella sera, eppure mi sembra ancora di sentirti respirare accanto a me.
È per questo che mi ritrovo qui, solo in camera, con una penna in mano e la Moleskine aperta — forse arrivata a me per caso, o forse l’ho attirata io, come tutte le cose che mi sono accadute fino a questo momento — a raccontare ciò che ci è accaduto. Di ciò che avvenne prima, ma anche dopo.
Sono seduto accanto alla scrivania di legno che un tempo apparteneva a mia nonna, con una caraffa d’acqua piena e un bicchiere vuoto. Davanti a me, il quadernino immacolato. Le mani tremano un po’, ma finalmente ho deciso di cominciare.
È arrivato il momento di inchiostrare tutto.
Te l’avevo promesso, Leo. E ora so che solo mantenendo quella promessa avrei potuto iniziare davvero a raccontarci. A credere nel mio sogno, che era diventato anche un po’ tuo. Per me, per te, per comprendermi. Ma soprattutto per continuare ad amarti.
Forse chi leggerà queste pagine non saprà nulla di noi. Ma basteranno poche righe, Leo, per farli entrare nella nostra storia. Per farli sentire presenti anche loro, in quel locale.

Ero entrato in quell’osteria per restare in silenzio.
E invece trovai una voce. La tua.
Ricordo ancora il mio arrivo davanti a quel posto in centro, come si ricorda un sogno che brucia ancora.
Quando entrai, mi sedetti al bancone, proprio di fronte al barman. Appoggiai la fronte sulla mano sinistra, chiusi gli occhi. La destra toccò il bancone gelido, liscio, che rifletteva la luce come uno specchio opaco. Cercai di ascoltarmi, di sentire la forza che mi aveva spinto lì.
Pensai solo a un calice di vino bianco. Come se potesse bastare.
Il locale era cupo, ma accogliente. Le luci soffuse disegnavano ombre morbide sui tavoli in legno scuro, la musica non era alta, sembrava respirare con chi era seduto.
Era diverso dalle classiche osterie friulane: nessun vociare invadente, nessun odore troppo persistente. Quel luogo aveva qualcosa di intimo, di sospeso. I divanetti in velluto sembravano appena restaurati, i dettagli curati con un gusto quasi silenzioso. Ai muri, quadri scuri e astratti rompevano l’opacità: forme geometriche, linee spezzate e cerchi imperfetti che, chissà come, riuscivano a fornire colore. Come se emettessero luce propria.
In quel contesto ovattato, anche i pensieri sembravano più chiari. Dentro di me, c’era una stanchezza che non riuscivo più a spiegare a nessuno. Ne avevo attraversate di notti vuote, Leo. Di letti che non scaldavano e mani che non sapevano accarezzare.
Avevo finito le parole, persino dentro me stesso. Poi, la tua voce tremante mi risvegliò da tutti i pensieri che volevo affogare. Fu in quell’istante che capii di aver bisogno di qualcosa di più forte da bere. Alzai lo sguardo. Le nostre iridi si incrociarono e si trattennero. Mi sembrò che anche i vestiti non bastassero a proteggermi. Per un attimo, anche l’aria cambiò odore: una fragranza acre, simile all’incenso che accendo ogni mattina per fare meditazione. Era il tuo profumo.
Mi porgesti la mano, con un gesto di pace, senza curarti dei miei uomini silenziosi. Quegli uomini che avevano lasciato il segno, ma che non avevano saputo restare.
La tua pelle era morbida. Non come la mia, che si screpolava per il vento autunnale.
Accadde in un attimo.
Le micce si accesero.
Io e te, esplosione cosmica.

[INTRODUZIONE LEONARDO]

«Zeno, Piacere.»

Scoprire il tuo nome fu davvero un piacere. Non era la prima volta che le nostre anime si incrociavano e così mi convinsi che eravamo finiti in quell’osteria per un motivo.
Quando varcai la soglia di quel luogo, a colpirmi fu la tua testa china e immobile, come in attesa di qualcuno o di qualcosa. I capelli corvini nascondevano il tuo volto, come in un gesto di autodifesa, ma dentro di me seppi che era giunto il momento di avvicinarmi. Non riuscivo a staccarti gli occhi di dosso e, a un certo punto, sentii una voce dentro sussurrare: «Ora o mai più», dandomi il coraggio di farmi avanti.
Ebbi paura di disturbare. Non volevo spezzare quell’istante, come se il tuo corpo si stesse prendendo un po’ di tempo per sé. Sembravi spaesato, immerso nei tuoi pensieri, come se stessi vivendo un sogno tutto tuo.
Cominciai a innervosirmi, senza capire bene il motivo, forse perché non avevo mai fatto una cosa del genere prima. Eppure sentii il bisogno urgente di conoscerti più da vicino.
Appoggiai le mani sul legno freddo del bancone e rimasi immobile, percependo la vibrazione dei tuoi occhi lucidi. Mi stavi scrutando, e questo non fece che aumentare il mio imbarazzo. Ma in maniera del tutto naturale, mi presentai: ti porsi la mano, sfiorando per un attimo la tua pelle secca, così consumata che si potevano scorgere dei piccoli tagli.
Nel momento in cui pronunciasti il tuo nome, i nostri occhi si incrociarono e capii quanto fossi fortunato ad essere lì con te: con i tuoi occhi nocciola, la schiena dritta e proporzionata, le gambe incrociate in un modo che solo tu potevi mantenere. Eri attraente, ma soprattutto sapevi di esserlo. E non so per quanto tempo rimasi a fissarti.
Eravamo così vicini, eppure ancora così lontani. Come due stelle silenziose.
Io e te, costellazione pericolosa.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Mirko Trevisan
Sono nato e cresciuto in Brianza, ma durante il Covid ho scelto di trasferirmi in provincia di Udine, dove vivo tutt’ora. Lavoro nella formazione professionale e sono referente cultura ed eventi per Arcigay Udine – Fur!.
Accanto al lavoro coltivo passioni semplici ma essenziali: leggere e camminare. Ho percorso un tratto della Via Francigena del Sud, esperienza che mi ha insegnato il valore del viaggio come atto di riscoperta e trasformazione.
La scrittura, però, è la mia voce più autentica: fin da bambino è stata il modo per ricomporre i frammenti dell’esperienza e dare forma alle emozioni. Uomini Silenziosi è il mio primo romanzo: nato sul blog, è cresciuto con me fino a diventare il libro maturo e consapevole che oggi finalmente trova la sua voce.
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