Il ragazzo era confuso, eppure questa nuova convinzione lo faceva sentire più leggero. Riaprì il libro alla pagina in questione e cercò disperatamente di trovare il suo nome. Non riuscì a trovarlo, anzi, non riuscì neanche a distinguere se quel libro fosse sufficientemente aggiornato. Al momento decise che quel libro non era poi così utile come aveva ritenuto, o per lo meno non lo sarebbe stato fino a che non avesse incontrato Muzio per decifrarlo. Nel richiuderlo, tuttavia, la sua attenzione venne catturata da un simbolo a lui molto noto: una svastica. Era filigranata sulla pagina e, come si accorse ben presto, era impressa su tutti gli altri fogli di carta di riso. Cercò di sforzarsi di ricordare qualcosa degli insegnamenti durante la sua breve permanenza a casa del Daimon e gli venne in mente di come egli fosse in grado di comunicare con il pensiero. Perché fino ad allora non l’aveva contattato? Che gli fosse successo qualcosa? Non voleva crederci.
Nel suo cervello cominciò a prendere forma un’altra idea: perché non provare egli stesso a intercettare il suo Guru? Ma come avrebbe dovuto fare? Non ne aveva la minima idea. In casi come questi, quando aveva bisogno di rilassare la mente e riordinare i pensieri, di solito si sedeva con le gambe incrociate, esattamente come aveva fatto quando aveva scoperto il modo per aprire la Prima Porta Alchemica. Inspirò lentamente, chiuse gli occhi, espirò, li riaprì nuovamente. Ripeté quei movimenti una serie di volte, fino a che sentì che il proprio essere vibrava con una forza spaventosa. Gli sembrava che il corpo si staccasse dalla sua essenza, lo vide allontanarsi con una rapidità incredibile fino a diventare un puntino nero su uno sfondo completamente bianco. E poi successe qualcosa che non riuscì a spiegarsi. Si fermò. Esattamente come se una mano invisibile lo stesse trattenendo, impedendogli di andare oltre. Vedeva piano piano il suo corpo crescere e seppe che si stava riunendo con esso. L’impatto fu doloroso e improvviso. Sentì come se si fosse appesantito di migliaia di chilogrammi. Non capì realmente cosa fosse successo, di conseguenza non seppe se fosse riuscito, o meno, a comunicare con il pensiero. Però ebbe un fremito e sentì il cervello aprirsi in due, come se una noce di burro fosse attraversata da una lama incandescente. Urlò di dolore, o almeno così credette. In risposta al suo urlo percepì un altro segnale acuto, che però questa volta si trasformò in una parola ben chiara: “Scappa!”. Chi era che gli diceva di scappare? E di scappare da cosa? Intontito dalla forza di quei suoni cercò di riordinare le idee e si ritrovò ancora nella posizione che assumeva quando rifletteva. Guardò a destra e a sinistra ma non vide nessuno. L’attimo dopo, una confusa macchia scura si stagliava contro l’orizzonte. Una macchia che cresceva e si espandeva a vista d’occhio.
“Che cos’è? Cosa vuole da me?” Senza più pensare le gambe presero il comando del suo corpo e lo costrinsero ad alzarsi e a scappare con la massima velocità consentitagli. Scartò a destra e corse a perdifiato giù per la dolce pendenza della collina. Poi, improvviso e repentino, percepì un grido, più simile ad un latrato a dire il vero, che gli lacerò le membra. Si paralizzò all’istante. Con gli occhi sgranati vide un essere che sembrava uscire direttamente dalla penna di uno scrittore di fantascienza. Aveva il cranio completamente lucido e una postura simile a quella di un gorilla, immenso. Le cose si mettevano male. La terra cominciò a tremare e il ragazzo perse l’equilibrio. Con una velocità sorprendente lo scimmione gli fu sopra, fendendo i suoi artigli per dilaniarlo.
Fu in quel momento che accadde qualcosa di veramente sorprendente. Il libro, che aveva riposto nello zaino prima di cominciare a meditare, cominciò a pulsare di vita propria e come fosse trasportato da una forza invisibile si intromise tra la testa di Simone e l’artiglio di quell’essere. Il fendente andò a segno, ma il libro sembrò non essersi fatto un graffio. Lo scimmione fu preso alla sprovvista e questo permise a Simone di alzarsi e ricominciare a correre. Non pensò a nulla. Non pensò al libro. Solo quando fu a distanza di sicurezza si voltò. Il tomo era ancora lì, come animato da qualche magia, e continuava a tenere impegnato quel mostro. Menava fendenti rapidi e precisi e parava attacchi poderosi. Simone era assolutamente esterrefatto. Il combattimento si protrasse per diversi minuti. In giro non si vedeva un’anima viva.
Gli vennero in risposta le parole di Ethan in riferimento alla Prima Porta Alchemica: “Solamente chi era predestinato poteva vederla e tu sei un predestinato”. Pensò quindi che, forse, sarebbe stato meglio non essere un predestinato in certi casi. Eppure, il libro si stava difendendo alla grande. Cominciava a credere che ce l’avrebbe fatta sul serio. Ma poi il mostro s’infuriò. Gonfiò le guance e, spalancando la bocca, emise quella che sembrava una fiammata, ma era nera come la notte senza luna. I due fuochi s’incontrarono e il libro ebbe la peggio. Lo scimmione prese coraggio e aumentò l’intensità del suo attacco. Il bordeaux della copertina cominciò ad annerirsi e la pelle a sfrigolare con rumori sinistri. E proprio quando ormai Simone si stava preparando alla battaglia, senza sapere minimamente come difendersi, sentì un ghiaccio intenso, sconfinato, penetrare fin nelle sue ossa. Ebbe il tempo di sollevare lo sguardo, giusto il necessario per osservare un grosso lupo che piombava su di lui. Gli tornò alla memoria il suo sogno dopo l’incidente, un lupo che lo salvava da un’aquila terrificante. Solo che questa volta c’era una sorta di scimmione al posto della regina degli uccelli. Non gli interessava. In quel momento seppe solo di aver trovato ciò per cui vagava da giorni. Colui che lo avrebbe istruito. Veda.
IV
Simone credette di sognare. Non riusciva a credere che un lupo potesse fare dei balzi tanto poderosi. In men che non si dica furono lontani. Il ragazzo era felice, finalmente avrebbe cominciato il suo addestramento, avrebbe imparato le arti magiche, le arti terapeutiche, le arti del combattimento e avrebbe imparato a decifrare…in quel momento si immobilizzò terrorizzato.
“Che fine ha fatto il libro?”
“Per Sadhana non potevamo fare nulla. Era troppo tardi.”
“Chi è Sadhana? Io parlavo del libro! Dobbiamo tornare indietro!”
“Ha compiuto il suo dovere. Ha protetto un Daimon della sua stirpe. Non possiamo tornare indietro, è troppo pericoloso. Ora dobbiamo pensare a nasconderci.”
“Ma di chi stai parlando? Io mi riferivo al libro che Ethan in persona mi ha consegnato, dicendo che ci avrei trovato scritta la storia della mia dinastia. E io, alla prima occasione, l’ho perso. Ma ora intendo andare a recuperarlo!”
“Sadhana è il libro. Sarà meglio che cominci a conoscere qualche parola dell’Antica Lingua. Sadhana significa ricerca spirituale che conduce alla liberazione. È un percorso in cui si apprendono le tecniche di sforzo spirituale necessarie per liberare il Daimon presente in sé. È il Custode della Prima Porta Alchemica, uno degli step dello Jnana Marga, la via della conoscenza.”
“Ciò che ha detto il Grande Ethan – disse Muzio rimarcando l’aggettivo in riferimento al Custode della Terra – è pura verità.
Eppure, cominciare da Sadhana ha un significato ben preciso: avere chiare fin da subito le gerarchie, le usanze, le morti, le battaglie, tutto insomma. Cominciare dalla Prima Porta significa vedere le cose nella sua interezza, comprendere fin da subito quale sia il proprio posto, com’è strutturata la società, chi sono gli amici, chi i nemici. Di chi ci si possa fidare e di chi no. È come sapere fin dal principio. È come sommare ai propri anni di esistenza quelli di chi è venuto prima di te.”
“Non mi è chiara una cosa, tuttavia. L’addestramento tocca per tutti le stesse tappe, giusto? E quindi non capisco l’importanza di sapere prima, piuttosto che dopo, per esempio. Che cambiava se avessi avuto accesso a Sadhana quando ero nel pieno del mio addestramento? Anzi, probabilmente mi avrebbe aiutato di più. Senza contare che ormai per me è del tutto inutile, perché è andato perduto! Odio la Legge di Murphy…”
“Il ragazzo è in gamba, ragiona velocemente…e ha centrato in pieno la questione. Innanzitutto, quelle che tu hai definito tappe si chiamano in realtà Kriyas. Ogni Kriya è un’azione che avvicina sempre di più l’essere al Daimon. Per rispondere alla tua domanda, poi, è necessario che tu comprenda dell’altro. Non fermarti alla superficie, ricordalo. Scava più a fondo. Il discorso da fare è molto più ampio: certo che tutti noi siamo passati anche attraverso la Prima Porta, ma è inevitabile che il principio determini il fine.”
“Fermi tutti un momento. Chi era quel…mostro che mi ha attaccato?”
“Il loro aspetto è anche la loro più grande forza. Sono i portatori di forze elementali che provocano annichilimento. Ne esistono tre che, combinati tra loro, danno origine a sette poteri Tamàs, legati all’Antimateria. Ciascun potere ha racchiusa al suo interno una forza devastante che i Diavoli sono in grado di manipolare e rilasciare all’occorrenza.”
“Ma ciò è terribile! E come si possono contrastare? Tu hai detto che era temibile, ma a me sembra imbattibile!” aggiunse poi in tono più leggero, come a scaricare un po’ la tensione.
“Non siamo sopravvissuti così a lungo per caso, Ragazzo – Simone tornò serio – se la razza dei Diavoli è quasi estinta è perché hanno trovato pane per i loro denti. I Daimon hanno poteri del tutto simili, però manipolano forze della creazione, che controbilanciano i poteri Tamàs, per dare equilibrio al Caos. Fai attenzione, non ho detto che siano meno devastanti, ho solo detto che sono forze di natura differente. Ogni elemento ha un’essenza propria, che può essere tipico della Materia o dell’Antimateria. I Diavoli sono i Custodi delle forze dell’Antimateria, mentre i Daimon di quelle della Materia.”
“Mi puoi raccontare cosa c’era scritto in Sadhana?” gli uscì tutto d’un fiato. Pensò di non aver esattamente scelto le parole, quanto piuttosto che esse si fossero srotolate incoraggiate dalla lingua.
“No, Ragazzo. Non te lo racconterò. Se il destino ha scelto questo per te, non posso essere io ad alterarne il volere. Il mio compito è formare un Daimon saggio, esperto, capace e soprattutto leale. Non è quello di raccontarti la storia. Quella dovrai scoprirla da te. E sono sicuro che sarà un viaggio affascinante, che però purtroppo non abbiamo tempo di fare insieme. Saprai solo il necessario per la tua sopravvivenza. E ne verrai messo al corrente solo al momento opportuno. Il tuo sarà un brancolare nel buio continuo. Se è stato questo il percorso che il fato ti ha riservato, significa che sarà il modo migliore per addestrarti. Ricorda, mai nulla capita per caso.”
Commenti
Ancora non ci sono recensioni.