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La Teoria della Discendenza – SHAKTI

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Consegna prevista Dicembre 2026
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Shakti, il mondo della Materia, è governato dai Daimon, i Custodi dell’Equilibrio, e contrapposto all’Ajata, regno dell’Antimateria e dei Diavoli.
Quando Simone incontra il suo Guru, intraprende lo Jnana Marga, un antico e spietato percorso di 16 prove. Dovrà farsi accettare dai Mephit e dalla sua Arma, dovrà trovare il Metallo e la Pietra Preziosa che lo proteggeranno e dovrà fondersi con il proprio Avatar.
In un universo dove la volontà può plasmare la realtà, una battaglia invisibile tra creazione e distruzione imperversa. E diventare Daimon significa scegliere.
La lotta contro Bruaich, vincitore della Prima Guerra Sacra e sovrano assoluto dei Mondi, è solo all’inizio.
Epico, filosofico e stratificato, Shakti è un Romanzo che parla di potere, responsabilità e identità. Un Romanzo visionario sulla lotta per il controllo della creazione, dove il destino non si eredita, si conquista. Perché la vera guerra non è tra luce e oscurità, ma tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto Shakti, perché l’Addestramento è una parte fondamentale e imprescindibile della vita. È il Cuore della Trasformazione. Quando anni fa, in una notte d’estate, feci quel meraviglioso sogno, seppi con certezza di avere una storia che aspettava solo di essere raccontata: tre libri, un destino, una guerra che attraversava il tempo e lo spazio. Avevo la febbre, stavo leggendo “Baudolino” e guardando “Dragon Ball”: mito, filosofia ed epica si fusero in un’unica visione, indicandomi la via.

ANTEPRIMA NON EDITATA

III

Erano trascorsi tre mesi da quando Simone se n’era andato di casa. Non sapeva esattamente per quale ragione avesse lasciato i suoi genitori, ma ogni volta che ripensava a quella scelta non riusciva a non convincersi di aver fatto la cosa giusta. Nel suo intimo covava rancore e amarezza per quanto era successo. Non capiva perché avessero continuato a tacergli la verità, prima i suoi genitori, poi i suoi fratelli. Lui che aveva sempre creduto, come gli era stato insegnato, nel valore della famiglia. “Famiglia un corno! Come si può parlare di valori forti, quando non si è neanche in grado di comunicare con la carne della tua carne?!?”

Dopo qualche giorno, trascorso con il solo obiettivo di allontanarsi dal nido, si accorse ben presto che in realtà, il suo, era un vagabondare senza meta. Non conosceva la direzione da seguire, non sapeva se e dove, ma soprattutto quando avrebbe incontrato Muzio. Quello che si augurava era che fosse il Daimon a trovare lui, d’altronde, essendoci riuscito una volta, poteva benissimo riuscirci la seconda. Ethan l’aveva lasciato con molti interrogativi e due sole certezze, il libro rosso e trovare Muzio, ma, visto che al momento del Daimon che sarebbe stato il suo Guru non se ne vedeva traccia, decise di aprire il grande libro rosso.

Richiuse il voluminoso libro e decise di ripartire dalla copertina, che aveva una rilegatura diversa da qualsiasi altra moderna. L’aveva già notata poco prima di incontrare Ethan e decise di tornare ad osservarla, per comprendere se effettivamente avesse acquisito qualche elemento di giudizio in più. Sembrava, guardandola, che l’antichità prendesse vita sotto i suoi occhi. Era rossa, di pelle, gli ricordava un po’ i libri di magia che si vedevano nei film. Era morbida e fittamente attraversata da venature che le davano un sinistro ricordo, quasi fosse appartenuta a un corpo umano. E, se tale risalto non fosse sufficientemente marcato, a completare il tutto c’era un simbolo in oro massiccio attaccato proprio nel centro. Ancora una volta per lui fu impossibile non essere attratto da tanta perfezione. Una trama intricata di rette era racchiusa da un cerchio. Studiò pazientemente quelle linee e riconobbe una croce, molti triangoli, un esagono e persino un rettangolo. Sembravano nuovamente non avere senso, eppure l’istinto gli diceva che, al contrario, rappresentavano qualcosa di ben definito. Gli tornò alla memoria quella parola “Daimon” e ritenne che, probabilmente, le due cose potessero essere collegate. Cercando di memorizzare quei tratti, decise che era giunto il momento di aprire la prima pagina. La prima pagina mostrava un albero genealogico complesso, in cui erano presenti molti nomi, eppure Simone non riusciva a decifrarne neanche uno. Riusciva solo a comprendere che l’origine della dinastia dipendeva da due persone, un uomo e una donna presumeva, e che da loro partivano dodici diramazioni, una delle quali, tuttavia, era stata interrotta con un segno netto, quasi a voler dire che quella persona fosse morta. Da ciascuna diramazione a sua volta partivano altre linee che spesso si mescolavano, creando una sorta di confusione ordinata. Perché non riusciva a leggere quei nomi? Era incuriosito da quella progenie così numerosa e avrebbe voluto comprendere meglio chi fosse l’autore di quel tomo e di quale famiglia stesse tracciando il percorso. Gli giunse quindi un’illuminazione. “E se questo libro raccontasse solo dei predestinati, come li ha definiti Ethan? Ciò spiegherebbe il perché non riesco a leggere questi caratteri e il perché gli appunti presi a margine del libro sono di lingue diverse. Forse non sono il figlio di Orel ed Eol, forse sono solo stato affidato a loro, che si prendessero cura di me fino al giorno in cui avrei preso coscienza!” Per un attimo trattenne il fiato. Non voleva credere ai suoi pensieri, eppure non gli veniva in mente altro. E per quanto riguardava i suoi fratelli? Erano anche loro dei predestinati sottratti alle loro famiglie appena nati, come lui, perché crescessero insieme? O erano dei comuni mortali che avevano avuto il compito di fargli scoprire la sua vera natura? Non riusciva ancora a capire quale fosse la verità, però più si sforzava e meno riusciva a ricordare se avesse davvero mai visto sua madre incinta.

Continua a leggere

Continua a leggere

Il ragazzo era confuso, eppure questa nuova convinzione lo faceva sentire più leggero. Riaprì il libro alla pagina in questione e cercò disperatamente di trovare il suo nome. Non riuscì a trovarlo, anzi, non riuscì neanche a distinguere se quel libro fosse sufficientemente aggiornato. Al momento decise che quel libro non era poi così utile come aveva ritenuto, o per lo meno non lo sarebbe stato fino a che non avesse incontrato Muzio per decifrarlo. Nel richiuderlo, tuttavia, la sua attenzione venne catturata da un simbolo a lui molto noto: una svastica. Era filigranata sulla pagina e, come si accorse ben presto, era impressa su tutti gli altri fogli di carta di riso. Cercò di sforzarsi di ricordare qualcosa degli insegnamenti durante la sua breve permanenza a casa del Daimon e gli venne in mente di come egli fosse in grado di comunicare con il pensiero. Perché fino ad allora non l’aveva contattato? Che gli fosse successo qualcosa? Non voleva crederci.

Nel suo cervello cominciò a prendere forma un’altra idea: perché non provare egli stesso a intercettare il suo Guru? Ma come avrebbe dovuto fare? Non ne aveva la minima idea. In casi come questi, quando aveva bisogno di rilassare la mente e riordinare i pensieri, di solito si sedeva con le gambe incrociate, esattamente come aveva fatto quando aveva scoperto il modo per aprire la Prima Porta Alchemica. Inspirò lentamente, chiuse gli occhi, espirò, li riaprì nuovamente. Ripeté quei movimenti una serie di volte, fino a che sentì che il proprio essere vibrava con una forza spaventosa. Gli sembrava che il corpo si staccasse dalla sua essenza, lo vide allontanarsi con una rapidità incredibile fino a diventare un puntino nero su uno sfondo completamente bianco. E poi successe qualcosa che non riuscì a spiegarsi. Si fermò. Esattamente come se una mano invisibile lo stesse trattenendo, impedendogli di andare oltre. Vedeva piano piano il suo corpo crescere e seppe che si stava riunendo con esso. L’impatto fu doloroso e improvviso. Sentì come se si fosse appesantito di migliaia di chilogrammi. Non capì realmente cosa fosse successo, di conseguenza non seppe se fosse riuscito, o meno, a comunicare con il pensiero. Però ebbe un fremito e sentì il cervello aprirsi in due, come se una noce di burro fosse attraversata da una lama incandescente. Urlò di dolore, o almeno così credette. In risposta al suo urlo percepì un altro segnale acuto, che però questa volta si trasformò in una parola ben chiara: “Scappa!”. Chi era che gli diceva di scappare? E di scappare da cosa? Intontito dalla forza di quei suoni cercò di riordinare le idee e si ritrovò ancora nella posizione che assumeva quando rifletteva. Guardò a destra e a sinistra ma non vide nessuno. L’attimo dopo, una confusa macchia scura si stagliava contro l’orizzonte. Una macchia che cresceva e si espandeva a vista d’occhio.

“Che cos’è? Cosa vuole da me?” Senza più pensare le gambe presero il comando del suo corpo e lo costrinsero ad alzarsi e a scappare con la massima velocità consentitagli. Scartò a destra e corse a perdifiato giù per la dolce pendenza della collina. Poi, improvviso e repentino, percepì un grido, più simile ad un latrato a dire il vero, che gli lacerò le membra. Si paralizzò all’istante. Con gli occhi sgranati vide un essere che sembrava uscire direttamente dalla penna di uno scrittore di fantascienza. Aveva il cranio completamente lucido e una postura simile a quella di un gorilla, immenso. Le cose si mettevano male. La terra cominciò a tremare e il ragazzo perse l’equilibrio. Con una velocità sorprendente lo scimmione gli fu sopra, fendendo i suoi artigli per dilaniarlo.

Fu in quel momento che accadde qualcosa di veramente sorprendente. Il libro, che aveva riposto nello zaino prima di cominciare a meditare, cominciò a pulsare di vita propria e come fosse trasportato da una forza invisibile si intromise tra la testa di Simone e l’artiglio di quell’essere. Il fendente andò a segno, ma il libro sembrò non essersi fatto un graffio. Lo scimmione fu preso alla sprovvista e questo permise a Simone di alzarsi e ricominciare a correre. Non pensò a nulla. Non pensò al libro. Solo quando fu a distanza di sicurezza si voltò. Il tomo era ancora lì, come animato da qualche magia, e continuava a tenere impegnato quel mostro. Menava fendenti rapidi e precisi e parava attacchi poderosi. Simone era assolutamente esterrefatto. Il combattimento si protrasse per diversi minuti. In giro non si vedeva un’anima viva.

Gli vennero in risposta le parole di Ethan in riferimento alla Prima Porta Alchemica: “Solamente chi era predestinato poteva vederla e tu sei un predestinato”. Pensò quindi che, forse, sarebbe stato meglio non essere un predestinato in certi casi. Eppure, il libro si stava difendendo alla grande. Cominciava a credere che ce l’avrebbe fatta sul serio. Ma poi il mostro s’infuriò. Gonfiò le guance e, spalancando la bocca, emise quella che sembrava una fiammata, ma era nera come la notte senza luna. I due fuochi s’incontrarono e il libro ebbe la peggio. Lo scimmione prese coraggio e aumentò l’intensità del suo attacco. Il bordeaux della copertina cominciò ad annerirsi e la pelle a sfrigolare con rumori sinistri. E proprio quando ormai Simone si stava preparando alla battaglia, senza sapere minimamente come difendersi, sentì un ghiaccio intenso, sconfinato, penetrare fin nelle sue ossa. Ebbe il tempo di sollevare lo sguardo, giusto il necessario per osservare un grosso lupo che piombava su di lui. Gli tornò alla memoria il suo sogno dopo l’incidente, un lupo che lo salvava da un’aquila terrificante. Solo che questa volta c’era una sorta di scimmione al posto della regina degli uccelli. Non gli interessava. In quel momento seppe solo di aver trovato ciò per cui vagava da giorni. Colui che lo avrebbe istruito. Veda.

IV

Simone credette di sognare. Non riusciva a credere che un lupo potesse fare dei balzi tanto poderosi. In men che non si dica furono lontani. Il ragazzo era felice, finalmente avrebbe cominciato il suo addestramento, avrebbe imparato le arti magiche, le arti terapeutiche, le arti del combattimento e avrebbe imparato a decifrare…in quel momento si immobilizzò terrorizzato.

“Che fine ha fatto il libro?”

“Per Sadhana non potevamo fare nulla. Era troppo tardi.”

“Chi è Sadhana? Io parlavo del libro! Dobbiamo tornare indietro!”

“Ha compiuto il suo dovere. Ha protetto un Daimon della sua stirpe. Non possiamo tornare indietro, è troppo pericoloso. Ora dobbiamo pensare a nasconderci.”

“Ma di chi stai parlando? Io mi riferivo al libro che Ethan in persona mi ha consegnato, dicendo che ci avrei trovato scritta la storia della mia dinastia. E io, alla prima occasione, l’ho perso. Ma ora intendo andare a recuperarlo!”

“Sadhana è il libro. Sarà meglio che cominci a conoscere qualche parola dell’Antica Lingua. Sadhana significa ricerca spirituale che conduce alla liberazione. È un percorso in cui si apprendono le tecniche di sforzo spirituale necessarie per liberare il Daimon presente in sé. È il Custode della Prima Porta Alchemica, uno degli step dello Jnana Marga, la via della conoscenza.”

“Ciò che ha detto il Grande Ethan – disse Muzio rimarcando l’aggettivo in riferimento al Custode della Terra – è pura verità.

Eppure, cominciare da Sadhana ha un significato ben preciso: avere chiare fin da subito le gerarchie, le usanze, le morti, le battaglie, tutto insomma. Cominciare dalla Prima Porta significa vedere le cose nella sua interezza, comprendere fin da subito quale sia il proprio posto, com’è strutturata la società, chi sono gli amici, chi i nemici. Di chi ci si possa fidare e di chi no. È come sapere fin dal principio. È come sommare ai propri anni di esistenza quelli di chi è venuto prima di te.”

“Non mi è chiara una cosa, tuttavia. L’addestramento tocca per tutti le stesse tappe, giusto? E quindi non capisco l’importanza di sapere prima, piuttosto che dopo, per esempio. Che cambiava se avessi avuto accesso a Sadhana quando ero nel pieno del mio addestramento? Anzi, probabilmente mi avrebbe aiutato di più. Senza contare che ormai per me è del tutto inutile, perché è andato perduto! Odio la Legge di Murphy…”

Il ragazzo è in gamba, ragiona velocemente…e ha centrato in pieno la questione. Innanzitutto, quelle che tu hai definito tappe si chiamano in realtà Kriyas. Ogni Kriya è un’azione che avvicina sempre di più l’essere al Daimon. Per rispondere alla tua domanda, poi, è necessario che tu comprenda dell’altro. Non fermarti alla superficie, ricordalo. Scava più a fondo. Il discorso da fare è molto più ampio: certo che tutti noi siamo passati anche attraverso la Prima Porta, ma è inevitabile che il principio determini il fine.”

“Fermi tutti un momento. Chi era quel…mostro che mi ha attaccato?”

“Il loro aspetto è anche la loro più grande forza. Sono i portatori di forze elementali che provocano annichilimento. Ne esistono tre che, combinati tra loro, danno origine a sette poteri Tamàs, legati all’Antimateria. Ciascun potere ha racchiusa al suo interno una forza devastante che i Diavoli sono in grado di manipolare e rilasciare all’occorrenza.”

“Ma ciò è terribile! E come si possono contrastare? Tu hai detto che era temibile, ma a me sembra imbattibile!” aggiunse poi in tono più leggero, come a scaricare un po’ la tensione.

“Non siamo sopravvissuti così a lungo per caso, Ragazzo – Simone tornò serio – se la razza dei Diavoli è quasi estinta è perché hanno trovato pane per i loro denti. I Daimon hanno poteri del tutto simili, però manipolano forze della creazione, che controbilanciano i poteri Tamàs, per dare equilibrio al Caos. Fai attenzione, non ho detto che siano meno devastanti, ho solo detto che sono forze di natura differente. Ogni elemento ha un’essenza propria, che può essere tipico della Materia o dell’Antimateria. I Diavoli sono i Custodi delle forze dell’Antimateria, mentre i Daimon di quelle della Materia.”

“Mi puoi raccontare cosa c’era scritto in Sadhana?” gli uscì tutto d’un fiato. Pensò di non aver esattamente scelto le parole, quanto piuttosto che esse si fossero srotolate incoraggiate dalla lingua.

“No, Ragazzo. Non te lo racconterò. Se il destino ha scelto questo per te, non posso essere io ad alterarne il volere. Il mio compito è formare un Daimon saggio, esperto, capace e soprattutto leale. Non è quello di raccontarti la storia. Quella dovrai scoprirla da te. E sono sicuro che sarà un viaggio affascinante, che però purtroppo non abbiamo tempo di fare insieme. Saprai solo il necessario per la tua sopravvivenza. E ne verrai messo al corrente solo al momento opportuno. Il tuo sarà un brancolare nel buio continuo. Se è stato questo il percorso che il fato ti ha riservato, significa che sarà il modo migliore per addestrarti. Ricorda, mai nulla capita per caso.”

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Carlo Dell'Aquila
Mi chiamo Carlo Dell’Aquila e sono nato in un paese, in provincia di Torino, che si chiama Ciriè, con un accento finale che raramente sopravvive ai moduli compilati troppo in fretta. Anche il mio cognome porta un apostrofo che i sistemi informatici tendono a ignorare. Tra accenti da rivendicare e apostrofi da correggere, mi appoggio alla forza, alla stabilità e alla semplicità del mio nome e, forse, per questi motivi ho imparato presto che le parole non sono dettagli, ma responsabilità: ogni segno deve stare al suo posto.
Sono l’Ingegnere-Scrittore, termine che ho coniato per definirmi: ingegnere per formazione e professione, scrittore per vocazione e passione. Sto costruendo la trilogia Urban Fantasy “La Teoria della Discendenza”, dove struttura e immaginazione convivono, in un universo fantastico in cui potere, elementi e destino si intrecciano, in una visione ampia e stratificata.
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