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“Ti voglio quando ti torturi le dita, ti strappi le pellicine e ti lamenti se sanguinano, ti voglio quando hai freddo e vuoi tornare a casa, quando parli troppo di cose che interessano solo a te e che solo tu puoi capire. Ti voglio quando lasci tutte le luci accese e poi ti arrabbi se […]

“Ti voglio quando ti torturi le dita, ti strappi le pellicine e ti lamenti se sanguinano, ti voglio quando hai freddo e vuoi tornare a casa, quando parli troppo di cose che interessano solo a te e che solo tu puoi capire. Ti voglio quando lasci tutte le luci accese e poi ti arrabbi se prendo l’ascensore per fare solo un piano. Ti voglio quando piove e non hai l’ombrello e guardi male tutti quelli che ce l’hanno. Ti voglio quando non dormi se non sei al buio totale e se non c’è il massimo silenzio e poi ti addormenti in macchina con la radio accesa. Voglio te con lo smalto rovinato e la mia felpa arancione che ti va grande, con le tue otto ore di sonno, con il tuo bicchiere d’acqua prima di dormire, prima di uscire, prima di fumare. Voglio anche la tua inaffidabilità. Voglio te, cazzo. Te. Ma tu chissà dove sei ora, chissà con chi, chissà se ti sarà mai venuto in mente che c’è un pazzo che ti ama ogni giorno.”
Un estratto di una delle 20 pagine di 20 righe che Mario dedica a Virginia.

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