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Eccovi la recensione di Franco Giordano a cui va un ringraziamento speciale: L’anarchia dei punti di vista Ho letto tutto d’un fiato il libro di Massimo Algarotti “L’anarchia dei punti di vista” edito da Bookabook in giorni tristi e drammatici per il nostro Paese. Chiusi in casa, costretti a fare i conti ciascuno con le […]

Eccovi la recensione di Franco Giordano a cui va un ringraziamento speciale:

L’anarchia dei punti di vista

Ho letto tutto d’un fiato il libro di Massimo Algarotti “L’anarchia dei punti di vista” edito da Bookabook in giorni tristi e drammatici per il nostro Paese. Chiusi in casa, costretti a fare i conti ciascuno con le proprie paure, i propri egoismi, le miserie di una società dissolta in pulsioni individualistiche ci accorgiamo di avere un bisogno estremo di socialità, di relazioni umane, di sentimenti positivi. All’improvviso siamo catturati ed avvolti da una nostalgia di esperienze emotive intense che forse non abbiamo mai vissuto. Sono evaporate come nebbia al sole tutte le paure artificiali per lasciare spazio a quelle reali. I nemici immaginari (l’immigrato, lo straniero, il diverso) hanno perso rapidamente quella carica di minacciosità costruita ad arte per lasciare spazio ad un nemico vero ancorché invisibile. Angosciante perché né scienza né tecnologia sono riuscite ancora a contrastarlo efficacemente. Un virus maledetto e opportunista che si giova della globalizzazione per correre veloce, che si insinua nelle contraddizioni dei comportamenti sociali e nelle fragilità del corpo umano. Riscopriamo il bisogno di società in tempo di distanziamento sociale. Di umanità in tempo in cui gli esseri umani sono potenzialmente vettori di contagio del virus. Dopo aver vituperato con rancoroso atteggiamento verbale e financo fisico il “buonismo” sentiamo il bisogno di essere buoni. E solo ora, piano piano, emerge la nostra identità collettiva da troppo tempo imprigionata in catene spesse di rancore, astio, odio. Ma siamo ancora molto impacciati, per deficit di esperienze reali, a maneggiare questi sentimenti. Ecco allora che il libro di Algarotti può dare un aiuto a districarci in questo labirinto confuso ed indistinto di pulsioni positive. Con coraggio e con efficace capacità di racconto l’autore induce il lettore, al pari dei protagonisti del libro, a spogliarsi, passo dopo passo, di quelle corazze (un tempo le avremmo chiamate “sovrastrutture”) che ci impediscono di sentire, di relazionarci, di amare. Non c’è un filo di retorica in questo percorso narrativo. La convinta laicità dello scrittore si impasta con momenti di spiritualità profonda. Le storie dei tre personaggi maschili (Italo, Artico, Iacopo) legati tra loro da un grado diretto di parentela, ma raccontati in periodi temporali distinti, lasciano intravedere tracce di autobiografia dell’autore. Tre uomini, tre generazioni alle prese con dolori diversi descritti in diverse traiettorie di vita. La capacità di narrare le sofferenze fisiche, amorose, di rapporti famigliari lungo un arco temporale così vasto è già una eccezione lodevole nella narrativa contemporanea italiana. Come è noto viviamo in una congiuntura storica in cui il presente ha una dilatazione ipertrofica. E l’immaginazione come la vita reale riescono con grande difficoltà ad elaborare il passato e ad immaginare il futuro. Tutto l’Occidente sembra cristallizzato ossessivamente nel breve periodo, se non nell’istante. È possibile che questa capacità di descrivere un lungo periodo sia addebitabile non solo all’indubbia struttura culturale di Massimo Algarotti, ma anche alla decisiva presenza nel romanzo (e nella vita reale) di una figura femminile latinoamericana che ha letteralmente cambiato senso e direzione alla deriva fisica ed emotiva di Artico “Ogni giorno scelgo te come mia meta preferita, come mia patria, lingua e cultura”. I sentimenti non sempre sono lineari. Sono contraddittori, spuri, ma tutti meritano rispetto. Nessun pregiudizio morale. Né sulla sofferta scelta del giovane Iacopo a lungo sospeso tra due amori molto diversi l’uno dall’altro. Né sull’amore profondo di Gioia, madre di Artico, verso il figlio a cui rimprovera con astio che sconfina in rabbia l’assenza fragorosa dalla famiglia. Assenza che tanto dolore ha prodotto in Italo, padre di Artico, logorato da una grave malattia. L’anarchia dei punti di vista è una immagine fissa, una foto che Artico spiega al suo giovanissimo cugino “Pensa di essere un fotografo. Un gruppo di persone ti chiede di scattargli una foto…Poi però, se ti prendi qualche secondo, puoi fermarti e guardarli tutti, uno per uno, con calma. Noterai in ognuno di loro uno sguardo diverso”. Nella vita di ciascuno di noi capita di essere fotografati in un momento determinato. Quelle foto rifletteranno una evoluzione del tuo percorso psichico ed emotivo. La tua vita è una caleidoscopio di queste immagini. E se poi confronti le tue immagini con quelle dei tuoi cari, dei tuoi amici, constati una vera e propria varietà, una anarchia per l’appunto, di visioni, di esperienze, di punti di vista. Algarotti ci propone di non esprimere mai giudizi inappellabili legati a quel fermo immagine. Perché la vita è un percorso, le persone non sono mai solo quel momento cristallizzato. La vita è dinamica, imprevedibile. Nel cercare di raccontarvi questo libro ho dovuto fare ricorso a valutazioni, a personali opinioni, a razionalizzazioni. Nel leggerlo ho pianto. Con coraggio che merita ammirazione e che spero sia positivamente contagioso l’autore ci spiega in maniera semplice e diretta la forza dell’amore. Proveniamo sia io che lui da una cultura in cui libertà e giustizia sociale sono state due grandi stelle polari. Non saranno mai in discussione. Ma è difficile, direi impossibile, che queste due
grandi aspirazioni possano realizzarsi senza passione, senza amore. Senza un grande lavoro su se stessi. Solo così si può avere la forza e l’autorevolezza di poter scrivere a tuo figlio “Lascia che il respiro del mondo si unisca al tuo e lascia che il tuo sorriso contagi l’anima di tutte le persone che incontrerai”.

Franco Giordano

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