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Aggiornamento

Capitolo I – Genesi Così tutto ebbe inizio: Inizialmente era solo Am-Gath, Tutto e Niente. Egli era ovunque, era il tutto ma allo stesso tempo era il nulla. Nella sua immensità, ma allo stesso tempo nella sua piccolezza, prese un brandello del suo Spirito e lo lanciò nell’universo e il suo Spirito si tramutò in […]

Capitolo I – Genesi
Così tutto ebbe inizio:

Inizialmente era solo Am-Gath, Tutto e Niente.
Egli era ovunque, era il tutto ma allo stesso tempo era il nulla. Nella sua immensità, ma allo stesso tempo nella sua piccolezza, prese un brandello del suo Spirito e lo lanciò nell’universo e il suo Spirito si tramutò in luce, in fuoco e in potenza.

E fu Amronk, colui che portava la Luce, colui che portava in se il Fuoco dello spirito, della vita.

Ma da quella luce, tra le pieghe di quell’Universo, nacque in contempo Dègath, il portatore dell’Oscurità, il portatore dello Spirito delle tenebre.

Amronk e Dègath, il Tutto e il Nulla, la Luce e l’Oscurità. I due, nonostante fossero agli antipodi, l’uno esisteva perché vi era l’altro, e l’altro non poteva esistere se non grazie all’uno.
I due cominciarono a plasmare l’Universo a loro piacimento, l’uno accendendo spazi immensi dei cieli, l’altro a spegnerli e ad oscurarli subitaneamente.
Amronk, nella sua primordiale saggezza e immensità decise allora di lasciare che suo fratello, Dègath trasformasse tutto in tenebra e oscurità per poi prendere una goccia delle sue lacrime e, soffiandola nel buio profondo dell’Universo, costellò l’immensità di piccoli puntini di luce, di fuoco puro e di energia.

Dègath, vedendo l’immensità delle sue tenebre rispetto agli esigui brillii del fratello, lo lasciò fare. Continuando nella sua manifestazione di oscurità nel resto dell’Universo. Ma Amronk prese un’altra lacrima, e poi ancora una, e ancora, fino a cospargere quel manto cupo di miriadi di fiamme di luce.

Ma ognuna di quelle luci, era fuoco vivo, era pura energia, era una goccia del suo Spirito e Am-Gath, vedendo che il figlio aveva deciso di donare con il suo sacrificio una parte della sua anima, sorrise e soffiò nell’immensità un alito di tenerezza, trasformando così quelle fiammelle di calore e di luce, in qualcosa di più grande, in qualcosa prezioso, di quello che da quel giorno fu chiamato Amore.

Dègath, vedendo il Padre lieto dinnanzi a quelle inulti piccole fiammelle perse nell’immensità della sua Oscurità, cominciò a spegnere con rabbia e gelosia le creazioni del fratello ma Am-Gath, contrariato, lo fermò ammonendolo.
Ma il Dio dell’Oscurità continuò ancora, colmo dell’insoddisfazione per la benevolenza data dal Padre verso il fratello, scagliandosi con ancor più ferocia dapprima verso quelle fiamme di vita per poi gettarsi con rabbia e cattiveria verso il fratello stesso, cercando così di inghiottirlo nelle sue tenebre.
Vedendo ciò, Tutto-e-Niente, ancor più contrariato per ciò che il figlio cercava di fare, lo allontanò da tutto, pronto a distruggerlo e a consegnare il potere di tutto al Dio della Luce.

Ma Amronk, nella sua benevolenza, si inginocchiò d’innanzi al Padre, e chiese pietà per il fratello, perché lui non voleva essere il Signore di quell’Universo, anche perché ciò che egli aveva creato, era magnifico solo se vi fosse tutt’intorno l’Oscurità di Dègath.

Am-Gath accolse la preghiera del figlio, stipulando così tra essi il Patto degli Dei dove i poteri opposti dei due fratelli potevano sì distruggere l’un l’altro ma, se essi si fossero ancora scontrati, la pena sarebbe stata la distruzione di entrambi.
Dopodiché bandì da quell’Universo il figlio maligno, portatore dell’Oscurità, delle tenebre, del Male e della Morte: Dègath venne così scacciato dal cospetto del fratello, relegandolo in un regno distante e bandito, da cui solo il suo Spirito poteva fuoriuscirne affinché potesse continuare a far da contraltare alla luce di Amronk che nel frattempo diveniva ancor più risplendente e potente.

E così nacquero i due Signori del Tutto e del Nulla: Amronk, Dio della Luce e della Vita e Dègath, Dio dell’Oscurità e della Morte. Ad essi fu affidato immenso potere.
Am-Gath, vedendo che finalmente in quell’Universo vi era armonia, si ritirò nella sua grandezza e immensità, lasciando ai propri figli il dominio di Tutto e Niente.

Dopo la dipartita del Padre, Amronk si avvicinò alla fiamma più splendente nell’Universo e, cominciando a ruotare intorno ad essa il suo dito indice, la luce di quella stella cominciò a divenire sfavillante e il suo calore divenne ancor più forte e potente.
E mentre la stella ruotava, si creò una sfera di energia che cominciò ad attrarre nel suo vortice alcune delle altre stelle che poco prima il fratello aveva spento ed oscurato avvolgendole in un gelo profondo.

Il calore di quella stella su cui il Padre aveva alitato poco prima, era così potente da riuscire a scongelare il cuore di quei mondi più vicini e lentamente i ghiacci si sciolsero, tramutando quella sfera fino a poco prima di ghiaccio e morte, in una sfera di acqua, terra e vita.
Il potere della stella era notevole, immenso, tanto che il suo enorme calore cominciò a divorare i pianeti più piccoli e vicini.
Amronk così allungò la sua mano, cercando di contenere quella potenza, ma tutto l’Universo aveva necessità di essere governato e certo Egli non poteva restare per l’eternità in quel luogo.
Così, scelse con gran cura la sfera in cui fuoco e ghiaccio potevano coesistere, in cui il caldo e il freddo erano l’uno contrapposto all’altro, proprio come la sua Luce e l’Oscurità del fratello e con l’indice della mano fece girare anch’esso, di modo che il vortice che il pianeta stesso generava riuscisse a contrastare il potere della incandescente. Poi, vedendo equilibrio tra essi, afferrò alcuni di quei pianeti ormai incandescenti e prossimi alla distruzione e, dopo aver fatto la medesima cosa posizionandoli a varie distanze dal pianeta prescelto, prese due di quelle sfere tra le più piccole e ormai prive di vita alcuna, e le posò proprio attorno ad esso, come monito del vero potere della sua stella ardente.

E così la Terra, chiamata da allora Lilosan, fu creata e Amronk restò per tempo immemore a contemplare gioioso la sua creazione.

Poi si voltò e decise che il suo sguardo non poteva essere volto per sempre solo su Lilosan e così, aprendo la sua mano destra, dalla falange di ciascun dito dalla sua mano, creò le sue compagne e i suoi figli:
Eldath, la Dea della Natura, della Pace e della Tranquillità;
Sherad Alabat, la Dea delle Natura selvaggia e delle creature animali;
Senidia Graeled, il Dio della Potenza, della Terra e del Metallo;
Calion, il Dio del Tempo, del Vento e delle Acque;
Benhat, il Dio della Giustizia.

Essi dovevano essere i protettori di quel nuovo Mondo, e ciascuno di essi avrebbe dato il proprio contributo per renderlo perfetto

Ma Dègath, geloso e invidioso del fratello e di ciò che stava creando, non potendo di persona distruggere il fratello, dalla sua recondita prigione, mandò sul quel pianeta parte del suo oscuro Spirito malvagio, per distruggere ciò che Amronk aveva plasmato, e creò il primo Demone, il più potente, lo specchio del suo stesso creatore: il Kan-Haran, un essere fatto d’Ombra e Oscurità, nelle cui viscere era possibile vedere l’abisso infernale in cui il suo creatore era stato bandito, e la sua potenza era immensa, e cominciò a distruggere quel mondo che lentamente cominciava a riempirsi di vita, inghiottendo nelle tenebre tutto.

Amronk, vedendo tutta quella malvagità, in un impeto d’ira, allungò la sua mano toccando uno dei tre satelliti di quel pianeta, tramutandolo in fiamme e fuoco e lo scagliò sulla Terra contro il Demone Oscuro: il Rad-Valan, un guerriero di vampe di fuoco.

I due Spiriti cominciarono ad affrontarsi e le Fiamme e l’Oscurità brillavano e rabbuiavano quella Terra primordiale, e il primo scontro tra il Bene e il Male cominciava a consumarsi.
I due Campioni si affrontavano, si colpivano, si ferivano e intorno a loro tutto veniva distrutto. Ma le due forze si equivalevano.

Amronk allora allungò nuovamente la mano verso l’Universo e afferrò sei stelle nel suo pugno e, dopo avervi soffiato dentro, scagliò sulla terra le sfere incandescenti che, non appena ebbero toccato terra, si tramutarono in creature di luce ricolme di potere: Avenar Vandeus, Tedleghat, Ulan, Galvat, Sofira e Rivil, i sei Campioni.

Essi erano potenti ma il potere del Kan-Haran era imponente e contro di esso non avrebbero potuto nulla, ma i cinque Dei misero al loro servizio i loro poteri, donando a ciascuno di essi armi di forza smisurata:

Senidia Graeled e Calion unirono i loro poteri e cominciarono a forgiare, la Spada di Avenar Vandeus, la lancia di Tedleghat, il Martello di Galvat e l’ascia di Ulan; Alabat, forgiò un arco che donò a Sofira mentre Eldath dono a tutti loro il Potere della Preghiera grazie alla quale potessero rendere ancor più grandi le loro stesse capacità.

Ma il potere del Demone era tale da riuscire a fronteggiare anche le armi da essi create. Fu allora che Benhat forgiò, con l’aiuto di Senidia Graeled, con le sue stesse mani e con una goccia del suo sangue la Spada della Giustizia, un’arma in grado di sconfiggere persino uno degli Dei stessi. La spada fu così donata a Rivil, ed essa, gettandosi nella bocca del Demone, sacrificò la sua stessa vita per sconfiggerlo, scacciandolo nell’abisso del suo stesso creatore.

L’Oscurità fu distrutta ma i frammenti del Demone si sparsero per tutta la terra e il Male si intrise nelle fondamenta della Terra stessa, poggiando il suo seme nelle creature che da quel giorno cominciarono a nascere.

I cinque campioni sopravvissuti allo scontro, con la benedizione degli Dei, divennero i Protettori della Terra:
Avenar Vandeus e Tedleghat nelle regioni comprendenti le Terre Bianche, le isole dell’Est e le Terre d’Occidente.

Ulan e Sofira si trasferirono nella regione meridionale dell’intero globo mentre Galvat si spostò nelle Terre agli antipodi del regno di Avenar Vandeus e Tedleghat.

Il Rad-Valan si ritirò nel cuore pulsante di lava e fuoco della terra in attesa che suo padre avesse nuovamente bisogno del suo potere mentre tutto, vegetazione, animali, esseri viventi cominciavano a nascere e crescere, popolando tutte le Terre sotto la guida giusta dei cinque Protettori.

Ma il Male era sempre in agguato, sempre alla ricerca della distruzione del Bene e della Luce, e lo Spirito di Dègath raggiunse nuovamente Lilosan e, plasmando parte del suo Spirito malvagio, creò due esseri di enorme potere, due esseri rettiliformi a cui il loro Padre consegnò il governo del Regno dei morti, Voldak, il Drago nero, e del Regno degli Abissi, Gaadar, Il Drago blu.

Il loro potere era enorme e i due esseri si avventarono contro Ulan e Sofira, riuscendo a sconfiggerli prima che i loro fratelli potessero intervenire.
Quando i due Draghi del Male erano ormai prossimi ad affrontare anche Avenar Vandeus e Tedleghat, Amronk plasmò con due lacrime cadute dai suoi occhi ricolmi di dolore per la perdita dei due Elfi, due esseri tali da poter competere con i rettili malvagi, e così creò Badèg, il Drago rosso, Signore del Fuoco, e Shelorid, il Drago d’oro, Signore dei Cieli.

Ma nessuno di loro poteva essere sconfitto se non dal proprio alter ego, e proprio questo fu il motivo per cui Dègath aveva scelto di creare i due esseri, proprio per avere la possibilità di sconfiggere dapprima le creazioni del fratello e, successivamente, il fratello stesso senza che venisse infranto il Patto degli Dei.

E accanto ai suo Draghi maligni, Dègath schierò altri suoi figli, nati anch’essi dalla sua malvagità: Agàth, il Dio Serpente dell’inganno, Vesal, il Dio dell’odio, Tarath, il Dio del Dolore e Arakia, la Dea Ragno della Tortura.

Ma grazie al potere dei due Draghi, dei due Campioni e con l’intervento dei figli di Amronk, il Male fu nuovamente sconfitto e scacciato lontano dalle Terre Bianche, in quelle terre bagnate dal sangue di Ulan e Sofira che da quel giorno divennero denominate Terre Morte a Sud.

E fu così, ristabilita la pace, che gli anni trascorsero veloci, i secoli passarono l’uno dopo l’altro e le terre divennero nuovamente sempre più fertili ed abitate da numerosi popoli e regni liberi, di varie specie e morale, senza che alcuna divinità avesse più dovuto intervenire per ristabilire l’equilibrio, sempre sotto l’occhio vigile dei Campioni degli Dei, gli Elfi.

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