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Aggiornamento

Non ci speravo più e invece ce l’abbiamo fatta e non mi sono ancora ripresa! Avevo mille e una motivazioni per giustificare il fatto di non aver raggiunto il traguardo della pubblicazione, tra cui l’uscita di un altro romanzo edito da Agenzia X dal titolo ‘I mortificatori’, un doppio trasloco carpiato, il lavoro e la […]

Non ci speravo più e invece ce l’abbiamo fatta e non mi sono ancora ripresa! Avevo mille e una motivazioni per giustificare il fatto di non aver raggiunto il traguardo della pubblicazione, tra cui l’uscita di un altro romanzo edito da Agenzia X dal titolo ‘I mortificatori’, un doppio trasloco carpiato, il lavoro e la famiglia e i gatti e i cani e l’orto e…

Scuse. Tante, tantissime scuse che mi racconto perché, in fin dei conti, questa cosa di scrivere mi mette una fifa blu. E rileggendo “Brucia la vecchia”, questo mio perenne auto-sabotaggio emerge come un urlo in ognuno dei personaggi, soprattutto dentro alla vera protagonista della storia: Alice Malatesta, la poetessa, che ho deciso di far morire male!

Adesso che verrà pubblicato, e voi lo leggerete, dovrò fare i conti anche con questa parte di me. Ho scritto questo libro una decina di anni fa, quando ancora scrivevo per liberarmi delle brutte robe che mi frullavano nella testa, nel cuore e nella pancia. Col tempo, soprattutto grazie a un bellissimo libro (“On writing: il mestiere di scrivere” di Stephen King) e al lavoro che faccio, ho imparato ad addomesticare la scrittura. Da sfogo emotivo è diventato qualcosa che mi diverte fare. Ma qual è la storia di “Brucia la vecchia”?

È nel 2009 che ho scritto la parola “fine” alla prima versione del romanzo. Da allora ho avuto a che fare con numerosi editori, agenti e neo-mecenati che mi hanno proposto di tagliare di qua, modificare di là, riscrivere e rielaborare per rendere la mia storia più pubblicabile, vendibile o attrattiva. La cosa però non è mai andata a buon fine. Perché insisto? Perché credo in questa storia e nel mio lavoro. Ho deciso – e ne sono contenta – di usare una piattaforma di crowdpublishing per sperimentare quella che da molti viene considerata una legittimazione dal basso, anche se io preferisco parlare di orizzontalità. Nulla di nuovo rispetto alla scena punk in cui il D.I.Y. (do it yourself o autoproduzione) è consuetudine. È normale produrre dischi, fanzine e persino film cercando co-produttori tra musicisti e appassionati di musica o amici e “anime affini” che scelgono di investire piccole cifre per sostenere e supportare un progetto.

Così come avete fatto voi e per cui ve ne sono infinitamente grata (un po’ meno la Valeria auto-sabotatrice e inquieta). Tutto questo per dirvi grazie e per farvi sbirciare nel giga-abisso di degenero e cose irrisolte che c’è, molto spesso, dietro a un libro.

Sarà possibile ordinare il mio romanzo fino al 28 maggio. Nel frattempo stiamo lavorando per farlo diventare un libro a tutti gli effetti. Portate pazienza. Arriverà. Per restare aggiornati potete mettere un “mi piace” sulla pagina Facebook dedicata al romanzo qui 

lettura su un tronco nel bosco

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