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In Lo scrigno di Irene il tema dello straniero è ricorrente… come il sogno di una nave da crociera che si trasforma in nave accogliente e la capitana non finisce in prigione, ma il viaggio non è meno pesante… «A un certo punto decidevamo di scappare via e non eravamo gli unici. Le navi da […]

 

 

In Lo scrigno di Irene il tema dello straniero è ricorrente… come il sogno di una nave da crociera che si trasforma in nave accogliente e la capitana non finisce in prigione, ma il viaggio non è meno pesante…


«A un certo punto decidevamo di scappare via e non eravamo gli unici. Le navi da crociera facevano imbarcare tutti quelli che volevano fuggire».


Riccardo, intanto, scoppia a ridere emozionato: «Ire, quante volte abbiamo sognato da svegli, pensato, immaginato che le navi da crociera, invece dei barconi che affondano, raccogliessero i profughi che cercano rifugio qui da noi?»
«Eh sì! L’ho incamerato nel sogno…»


«Finiva così?», le domanda lui.


«No! No! Attraversavamo un mare agitato, in tempesta che via via si calmava. Intravedevamo una costa. Non so che paese fosse, se in Europa, in Africa, in Asia. Non si capiva. Man mano che ci avvicinavamo cambiavano tutte le nostre percezioni sensoriali. Prima eravamo costretti a sopportare una grande puzza, poi un profumo inebriante che ci stordiva. Anche i colori erano tutti molto più accesi e la luce forte. Ricordo che tu ti arrabbiavi perché non avevi portato con te gli occhiali da sole. Il comandante che guidava la nave, d’un tratto si fermava e ci avvertiva che prima di scendere dovevamo prepararci all’approdo. Le persone di quell’isola vivevano seminude e dovevamo adeguarci anche noi. Ci dava delle foglie di fico, giusto per nascondere le nostre parti intime».

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