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Quattro anni fa mi capitò di andare a far visita a degli amici in una casa in campagna nei pressi di Firenze. Una bella villa di inizio Novecento, rimodernata. Ricordo che la sensazione immediata che ebbi fu che quelle mura mi facessero l’occhiolino e che volessero sussurrarmi che di storie da raccontare ne avevano tante. […]

 

 

Quattro anni fa mi capitò di andare a far visita a degli amici in una casa in campagna nei pressi di Firenze. Una bella villa di inizio Novecento, rimodernata. Ricordo che la sensazione immediata che ebbi fu che quelle mura mi facessero l’occhiolino e che volessero sussurrarmi che di storie da raccontare ne avevano tante. Fu così che decisi di scrivere una storia ambientata in una casa come quella. Ma l’idea iniziale era completamente diversa dal romanzo che ne è scaturito poi.


Ecco, questa è la magia della scrittura. Quando trova un qualsiasi pretesto per salpare, Lei parte. E la rotta che percorrerà non mi è chiara, a volte anche fino a dopo aver scritto l’ultima parola. Spesso mi ostino a cercare approdi che non fanno parte del viaggio. Remo con foga contro la corrente ma la fatica non mi lascia nessuna soddisfazione e allora capisco che non è quella la direzione.


Nel mio rapporto con la scrittura sento che è vera una frase che un amico mi ha detto: “fidati dell’emergere”. Fidati del fluire, aggiungo io. Allora nascerà davvero una storia impastata di quello che sono, che avrà da dire qualcosa, forse non a tutti ma sicuramente a me stesso.


Fidati dell’emergere. Fidati del fluire. Credo che questa sia la vita. E la scrittura è vita.

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