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“Paolo scese nella rimessa. Si fermò due passi oltre la porta. C’era un’umidità penetrante e la luce gialla e corposa della lampadina appesa al soffitto, faceva sembrare la stanza la stiva di una nave. Sara era un fascio di nervi e se Paolo fosse rimasto in salotto, lo avrebbe assalito accusandolo di essere la solita […]

 

 

“Paolo scese nella rimessa.


Si fermò due passi oltre la porta. C’era un’umidità penetrante e la luce gialla e corposa della lampadina appesa al soffitto, faceva sembrare la stanza la stiva di una nave.


Sara era un fascio di nervi e se Paolo fosse rimasto in salotto, lo avrebbe assalito accusandolo di essere la solita silenziosa e impenetrabile mummia. La faceva impazzire l’idea che in quei momenti nulla sembrasse scalfirlo. La collera saliva e spesso gli diceva cose di cui poi si pentiva.


Quella sera prometteva di essere uno di quei momenti.


Paolo era stanco e non aveva voglia di mettersi a lavorare. La prima cosa verso cui rivolse lo sguardo fu la cassapanca.


Nel punto dove si era seduto la prima volta, si era creata una breccia. I due lembi del legno spaccato sembravano due frecce rivolte verso l’interno. Un invito.


Un secondo più tardi vi era inginocchiato davanti.


Prese la scatola più in alto e la poggiò da un lato. Ne aveva già esaminato il contenuto la volta precedente. Sollevò la seconda e la tirò fuori. Si mise a sedere per terra appoggiando la schiena alla cassapanca.


Aprì il coperchio e uno sbuffo di polvere gli pizzicò il naso tanto da farlo starnutire. Con la mano ripulì la superficie dell’album. Era di pelle, ormai avvizzita, e con una linea do-rata che la incorniciava. Paolo l’aprì.


Già dalla prima pagina Paolo comprese che quelle foto ave-vano un valore affettivo maggiore per chi le aveva raccolte. La disposizione delle foto era stata curata attentamente. Non ce n’erano più di tre per pagina e non c’era traccia di piccoli fotogrammi sbiaditi, come nell’altro album.


Anche i soggetti erano diversi.


Persone.


Nelle prime pagine erano singoli ritratti fotografici.


Una donna e un bambino, immortalati in pose molto simili, di tre quarti e lo sguardo diretto lontano dall’obiettivo.


Avevano un’espressione del volto molto seria.


Paolo sostò solo qualche secondo a osservarne uno in parti-colare. Il volto della donna era di una bellezza difficile da definire. Perché non era perfettamente disegnato in linea-menti morbidi e armoniosi. Le labbra erano fini, il naso leg-germente arcuato, la fronte spaziosa, eppure Paolo non poteva staccare gli occhi. Lo sguardo della donna era magnetico e fascinoso. Comunicava sicurezza e mistero. Paolo ne fu rapito. Si perse a esaminare i dettagli di quel volto.


Solo dopo diversi minuti voltò la pagina e quello che vide gli procurò un lungo brivido.


Insieme alla donna e al bambino c’era un uomo. Paolo era si-curo di conoscerlo.


Aveva uno sguardo marziale accentuato da lineamenti aguzzi. Impettito nel suo vestito migliore, con due baffetti accennati e i capelli impomatati pettinati all’indietro di cui si vede-vano le punte affacciarsi all’altezza del collo.


Era l’uomo del sogno.


Paolo sfogliò freneticamente le altre pagine.


C’erano altre foto della coppia, da soli o insieme con un bambino piccolo. Poi, nelle pagine seguenti, altre foto, sta-volta scattate in momenti di vita quotidiana.


Gli sguardi non erano mai banali. I volti erano sempre tesi e irrigiditi. Incutevano rispetto.


Paolo guardò le foto con un’ansia crescente e nello stesso tempo un’urgenza da soddisfare. Fu risucchiato dentro quelle immagini bicromatiche. Stanze di un’altra epoca facevano da sfondo ai volti dell’uomo e della donna.


La famiglia che aveva abitato quella casa. I ricchi possidenti che avevano dominato su quelle terre.


Paolo sfogliò un’altra pagina e la mano si paralizzò a metà.


C’era un’unica foto, posta al centro.


L’uomo, la donna e un bambino, dalla faccia appuntita, gli occhi vispi e i capelli mossi sulla fronte. Somigliava incredibilmente a Niccolò.


Pietro.”




E’ il primo momento in cui Paolo si rende conto che c’è molto di più di semplici coincidenze a collegare la sua vita con quanto avvenuto nella villa molti anni prima. Comincia così il suo lungo ondeggiare tra paura e morbosa attrazione, tra razionalità e istinto. A cosa è giusto dare ascolto? Esiste una regola? Cosa è vero e cosa no? Quando fronteggiamo dei dilemmi succede di ritrovarsi su un pendolo che oscilla e porta vicino ad un lato tanto da far credere che sia quello giusto ma poi la forza spinge dalla parte opposta che appare d’un tratto molto più attraente di quanto pensavamo. Oscilliamo da una parte all’altra senza capirci più niente e ci vuole tempo a volte per capire che la cosa giusta da fare è scendere dal pendolo e fare silenzio dentro di sé.

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