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Aggiornamento

Le origini del romanzo “Dimmi un’ultima cosa, Fleog… come accidenti hai fatto a salire sul tetto del dormitorio?” (Terzo giorno) Vide una figura avanzare con decisione da una porticina sul lato destro. Teneva il capo leggermente chino, ciò nonostante la sua figura giganteggiava nel vasto emiciclo. Aveva i capelli corti, lisci, appena argentati. Doveva essere […]

 

Le origini del romanzo

“Dimmi un’ultima cosa, Fleog… come accidenti hai fatto a salire sul tetto del dormitorio?”

(Terzo giorno)

Vide una figura avanzare con decisione da una porticina sul lato destro. Teneva il capo leggermente chino, ciò nonostante la sua figura giganteggiava nel vasto emiciclo. Aveva i capelli corti, lisci, appena argentati. Doveva essere piuttosto avanti con gli anni, eppure il suo portamento palesava un notevole vigore.

Si fermò dietro a un podio coperto da un piccolo parapetto al centro dell’esedra. Tutti i presenti trattennero il fiato. Fleog poté finalmente osservare il volto di Sepek. I suoi occhi si muovevano tanto rapidamente quanto imprevedibilmente, dando la sensazione di controllare ogni singolo membro dell’assemblea.

(Nono giorno)

Prese un foglio bianco e una grossa penna che intinse nell’inchiostro, e cominciò vergare una lista di nomi. La cancellò, la riscrisse di nuovo, infine si decise ad abbozzare il testo.

“No…” mormorò.

Guardò attraverso l’alta vetrata e, quasi indispettito, strappò il foglio.

(Le sette porte)

Da piccolo ero fermamente convinto di poter volare. Non si trattava – come si potrebbe facilmente supporre – di un’utopia mutuata dalle varie galassie “supereroistiche”. Era, piuttosto, una personale rivisitazione della legge di gravità: sapevo che potevo restare sospeso in aria, magari aiutandomi con una breve rincorsa, librandomi per brevi tratti ma senza mai alzarmi troppo dal suolo (soffro di vertigini…).

Questa assurda idea infantile è il nocciolo attorno a cui è stato costruito il romanzo, che in estrema sintesi è la storia di un gruppo di giovani dotati di capacità fuori dal comune (per quanto possa sembrare strano, all’epoca non conoscevo gli X-Men: in ambito fumettistico leggevo quasi esclusivamente Walt Disney…). Uno di essi, per inciso, ha la facoltà di volare, seppur in maniera metaforica (dei personaggi parlerò approfonditamente in un altro post).

Legato saldamente a questo è uno spunto narrativo che risale invece alla mia “adolescenza”: un personaggio (“maestro”, scrittore, musicista, insomma “tuttologo” per vocazione) attraversa varie “storie” assumendo differenti identità. Come un vero e proprio deus ex machina, dopo aver disseminato indizi e ordito intrighi risolve infine la situazione (la mia predilezione per i “maestri” in qualsiasi ambito – dalla musica alle arti marziali – deriva forse dal fascino che hanno spesso esercitato su di me i miei insegnanti, nei vari ordini e gradi scolastici).

L’elenco degli autori che sono stati fonte di ispirazione è lungo (e potrebbe diventare anch’esso argomento per un futuro post). Oltre all’ovvio Tolkien, vorrei ricordare per il momento almeno Jules Verne (i “viaggi straordinari”) e Agatha Christie (il giallo, obviously). E ancora: la figura di Golog – uno dei “sette” – viene dal Libro di Giobbe, il labirinto di Isroch da “La biblioteca di Babele” di Borges…

Le idee dunque non mancavano: il vero scoglio era la scrittura. All’epoca ero convinto di poter scrivere storie semplici e accattivanti (nelle aule scolastiche, durante le ore di narrativa, la noia regnava sovrana…). Non tardai a capire quanto fosse difficile! Dopo essermi cimentato in racconti e romanzi brevi di ogni genere (tutti inediti), mi fermai a riflettere. Capii che dovevo procedere in modo più rigoroso. Serviva un lavoro preparatorio piuttosto meticoloso, che prendesse in considerazione tutta una serie di elementi, dalle coordinate spazio-temporali alla caratterizzazione dei personaggi. Scelsi di partire dall’idea infantile del “volo”. La figura del “maestro” ricomparve magicamente nella medesima storia.

Fu così che iniziai a scrivere il romanzo Sette apprendisti per la torre di ghiaccio.

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