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Aggiornamento

Una di voi mi ha detto: “Scrivi? Non lo sapevo…”. Da sempre, ho risposto. Questo libro, per esempio, ha più di dieci anni di vita. Ci ho lavorato sopra tanto e poi l’ho messo via. Sono arrivati cataclismi personali e collettivi. “tempi instabili, sì. paura, paura e ancora paura. terrorismo e terrore. dalla terra e […]

Una di voi mi ha detto: “Scrivi? Non lo sapevo…”. Da sempre, ho risposto. Questo libro, per esempio, ha più di dieci anni di vita. Ci ho lavorato sopra tanto e poi l’ho messo via. Sono arrivati cataclismi personali e collettivi.

“tempi instabili, sì. paura, paura e ancora paura. terrorismo e terrore. dalla terra e dal cielo. rabbia.

approssimazione, due pesi e due misure, da una parte e dall’altra. ce n’è per tutti, ed eccomi qui a bermene un po’ anch’io, di quest’odio che spacca il mondo in due”.

Recentemente, però, ho sentito il bisogno di ritirarlo fuori dal cassetto per dirmi che bisogna continuare a cercare quello che ci accomuna. E dargli spazio, per quanto difficile e nonostante i cataclismi personali e collettivi.

“eppure non ci voglio cascare in questa storia che è nell’aria e mi puzza di marcio. e di morte che fa comodo a molti”.

Oggi sono contenta di averlo fatto. Mi ha ricordato chi sono.

Questo 36% è un bonus, una bella notizia della quale vi ringrazio.

Poi di belle notizie ne è arrivata un’altra, dai giornali e dai messaggi di amici che c’erano: quel mosaico di nomi dal mondo che si sono ritrovati a dire di sì al mondo che si sLega e sta insieme. Gli studenti italiani dai nomi arabi, il pallavolista azzurro dal nome slavo, nomi italiani tout-court che tanti altri nomi hanno chiamato a raccolta…

Il mondo in piazza. In una piazza italiana. Bellissimo! C’è sempre bisogno di belle notizie.

“troveremmo fondamenta comuni se la piantassimo di aspettarci di vedere la nostra immagine immutata e immutabile riflessa in ogni cosa, ovunque volgiamo lo sguardo. niente ce la può portare via se davvero la vogliamo preservare”.

Io oggi, di belle notizie, me ne metto in saccoccia due. Grazie a voi che avete sostenuto “Interni di una tempesta” (che è anche il mio contributo a quella piazza) e a tutti quelli che in piazza c’erano fisicamente. So che alcuni hanno fatto entrambe le cose.

PS: Continuate a farvi sentire, su entrambi i fronti. Le belle notizie possono sempre diventare più belle.

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