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Critici per caso

La ragazza con l’Europa in tasca – Lavinia Monti Con irresistibile disincanto, autoironia a fiumi e spigliata tenuta narrativa Lavinia Monti sorprende con il suo romanzo d’esordio La ragazza con l’Europa in tasca Fin da bambina acuta osservatrice, implacabile perfezionista, attenta testimone del suo ambiente e del suo tempo, già scrittrice nelle proiezioni paterne, avvia […]

La ragazza con l’Europa in tasca – Lavinia Monti

Con irresistibile disincanto, autoironia a fiumi e spigliata tenuta narrativa Lavinia Monti sorprende con il suo romanzo d’esordio La ragazza con l’Europa in tasca

Fin da bambina acuta osservatrice, implacabile perfezionista, attenta testimone del suo ambiente e del suo tempo, già scrittrice nelle proiezioni paterne, avvia una coinvolgente narrazione, senza filtri e senza sconti per nessuno, sul grow up degli Ottanta.

Modello narrativo il romanzo di formazione più recentemente denominato autofiction.
Quello non banale, che fa esclamare a chi legge tra il divertito e il commosso:
“Wow!? Ma quest* sono io?? ”
Tanto è difficile non lasciarsi prendere da sentimenti di immediata identificazione davanti alle defaillances tragicomiche che punteggiano la vita della protagonista Ludovica, stretta tra understatement familiare e consumismi modaioli, rigidi sistemi educativi e sfasciume sistemico.

Senza lasciarsi prendere dalla sopravvalutazione delle coincidenze e da interpretazioni freudiane di là da venire, con incantevole naturalezza e verve, la scrittrice affida al reeactment l’adorabile catastrofismo paterno, le sevizie del fratellino delegittimato dal regime monocratico , il disinvolto mood borgataro dei ruspanti coetanei circaseienni di Ottavia/La Storta, fra i quali l’insindacabile scelta materna, di stampo formativo calvinista, l’aveva catapultata.

L’amarezza della delegittimazione delle sue precoci argomentazioni e prese di posizione davanti all’inflessibilità materna, alle prove di socializzazione dei beni del gruppo scout cattocomunista, impegnato nel superamento della proprietà privata, attraverso la redistribuzione di pani e panini secondo incomprensibili discutibili logiche; l’inarrivabile chic delle cugine di evangelica attitudine, favoriscono nella protagonista l’affacciarsi del dubbio esistenziale di stampo chatwiniano:
” Che ci faccio qui?”, leitmotif e sottotesto dell’intera narrazione.

Dunque basta con il populismo insensato degli scout, alt al grido di dolore materno per l’abbandono dell’impegno assunto, stop alla catechesi bon ton e via coi piedi puntati verso l’iconico Mamiani, percepito come un’esperienza globale, allora quanto di più #BeverlyHills90210 ci fosse e, comunque, al netto della vulgata contemporanea, di certa tradizione culturalprogressista nonchè rivalsa agli occhi del Padre per torto precedentemente subito.

Inizia così il lungo viaggio emotivo alla scoperta delle relazioni amicali, sentimentali, favorite dal vagabondare estivo tra conoscenti #quasistalker e sfuggenti #ambiteprede, con il notorio senso di inadeguatezza adolescenziale, fomentato da amiche con la tendenza ad autoproclamarsi cheerleader.

Pragmatica osservatrice senza falsi pudori di censo e disponibilità finanziaria, cresciuta a Alcott e Austen, in regola per l’emancipazione con l’evidente assioma sull’imprescindibilità ” di una stanza tutta per sè” e del corrispettivo in euro delle famose 500 sterline l’anno, Ludovica, generazione Erasmus, brillante studentessa, vince una borsa di studio per la facoltà di Legge di Montpellier e così soddisfa la sua voglia di libertà, di impegno conoscitivo, di aspirazione ad una solida carriera, ancorchè complicata da intrighi sentimentali.

Intanto i successi universitari, apprezzati con la nota sobrietà dai famigliari e benedetti anche dalla decana nonna Giulia, figura cult, la conducono di continuo in giro per l’Europa, rafforzando in modo inversamente proporzionale preparazione professionale ed incertezza sentimentale.
Questa ultima complicata da transitori incontri e due fidanzati, entrambi dotati di indubitabile atout ma anche di scarti umorali di non sempre facile comprensione.

Sarà nella elegante quiete di Vienna, con in mano le adamantine pagine di Pavese, suo autore di riferimento, e poi nelle cosmopolite aule del prestigioso College d’Europe di Bruges ed ancora nella ritrovata Roma, di apparente scialba quotidianità ma pronta ad accoglierla con il suo rassicurante lessico famigliare, che la protagonista farà la sorprendente scoperta della sua identità.

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