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Alleria. Capitolo Primo, di Marina Manco Una giornata autunnale ci accompagna passo dopo passo attraverso i ricordi di “Madda”, Armanda Fiero, apprendista giornalista presso un giornale locale che per sbarcare il lunario arrotonda lavorando come mascherina in teatro e impartendo lezioni di greco e latino a liceali che lei definisce “casi senza speranza”. L’atmosfera è […]

Alleria. Capitolo Primo, di Marina Manco

Una giornata autunnale ci accompagna passo dopo passo attraverso i ricordi di “Madda”, Armanda Fiero, apprendista giornalista presso un giornale locale che per sbarcare il lunario arrotonda lavorando come mascherina in teatro e impartendo lezioni di greco e latino a liceali che lei definisce “casi senza speranza”.

L’atmosfera è subito evocativa, Napoli, sembra accoglierci e regalarci quell’intensità che solo le tradizioni e i sapori di una volta hanno il dono di trasmettere e proprio come tante strade che si diramano da un’unica via, incontriamo i primi volti di quei personaggi che riusciranno a trasportarci in un viaggio a ritroso nel tempo che ci permetterà di comprendere le sconfinate sfumature che caratterizzano le relazioni e i legami familiari. Proprio in virtù di queste continue alternanze temporali è come se ogni personaggio ci prendesse per mano e ci conducesse in un intimo percorso lungo il quale è possibile condividere stati emotivi, comprendere determinate scelte, sentirsi quindi parte integrante del racconto dove storia, enigmi e ricordi si intrecciano fino a costituire un’unica trama.

Così ci ritroviamo a curiosare nelle botteghe che come “l’ospedale delle bambole” o “l’arte presepiale” ci ricollegano immediatamente a quella napoletanità che il grande Eduardo De Filippo rese quotidiana e la riscopriamo attraverso il calore, il dialetto e la ricchezza di particolari che caratterizzano le figure di spicco tra cui sicuramente Naninella – Anna Esposito- , la nonna della nostra voce narrante, rappresenta il fulcro attorno al quale l’autrice delinea gli aspetti degli altri componenti della Una donna forte, saggia, anticonformista, dotata di quei particolari doni che solo le eredità generazionali possono conferire con tale intensità, sogna sventure, legge i tarocchi, ama i colori che a suo dire “sono medicina, fanno bene all’anima” custodisce segreti e dispensa consigli.

Marina Manco riesce attraverso lo sguardo di questa “donna dagli occhi verde speranza” e all’incontro della nipote con un giovane, Alessio, che presto scopriremo essere in qualche modo collegato alle vicende familiari, a stimolare la curiosità e il desiderio di scoprirne l’epilogo.

Recensione di Arianna Rizzuto

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