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Jazzit

I lettori di Jazzit conoscono certamente il nome di Mario Struglia; membro di MILK, l’avevamo già intervistato in occasione del progetto Homemade. Insieme a sua sorella ha presentato un nuovo lavoro, questa volta una raccolta di favole in cui la musica occupa una parte importante. L’abbiamo intervistato. Di Eugenio Mirti Mario, come è nato questo […]

 

 

I lettori di Jazzit conoscono certamente il nome di Mario Struglia; membro di MILK, l’avevamo già intervistato in occasione del progetto Homemade. Insieme a sua sorella ha presentato un nuovo lavoro, questa volta una raccolta di favole in cui la musica occupa una parte importante. L’abbiamo intervistato.

Di Eugenio Mirti

Mario, come è nato questo libro e perché?
Favole piccole e foglie di vernice è una raccolta di storie che ho scritto nell’arco di alcuni anni. Il progetto non era nato in maniera organica. Non avevo pianificato un libro, e neanche quante storie ci sarebbero state dentro. Semplicemente iniziai a scrivere storie che però avevano poi un tema comune, che è quello della rivelazione, dell’epifania, e delle emozioni che queste scoperte danno. Ho un poco il pallino di questo concetto, lo ricerco spesso, anche nella vita. Poi, essendo un appassionato del “fantastico”, di romanzi, di animazione e fumetti, ho voluto utilizzare il linguaggio della “favola” perché meglio poteva trasmettere il senso di intima meraviglia o orrore che queste rivelazioni fanno provare. Rivelazioni come scoprirsi un mostro, o che anche il rimpianto ha un valore, o che tutto ha un prezzo. Per questo ho iniziato a pensare queste favole per adulti partendo da quelle classica, usando quasi sempre un protagonista non umano come testimone dell’epifania di ogni racconto. L’ultima evoluzione è avvenuta poco tempo fa. Alcune storie, le “foglie di vernice” del titolo, verranno raccontate attraverso i quadri di mia sorella Silvia. Io scrivo la storia, lei ne fa un quadro, e poi, come per un’incisione dove viene buttata la matrice, nel libro appariranno solo i quadri a raccontare la favola nascosta dentro. Mi è sembrata un’idea interessante per trasmettere ancora di più il senso di rivelazione immediata.

A chi si rivolge? Come si può fare per averlo?
Sono favole per adulti, quindi i temi non sono affatto per bambini. A parte questo mentre scrivo non ho pensato mai al lettore, quindi non saprei dire a chi si rivolge. Posso immaginare a chi potrebbero piacere. Possono piacere alle persone curiose, quelle che amano mettersi almeno un poco in discussione, quelle pronte all’inaspettato, e quelle che hanno sete di un po’ di sana meraviglia. Per averlo si deve sostenere la campagna di crowdfunding su bookabook.it che è iniziata il 28 maggio. Se in 100 giorni raggiungeremo l’obiettivo di 200 copie cartacee o digitali allora il libro verrà ufficialmente stampato e distribuito.

Ti occupi di musica e alcune delle storie ne parlano, come hai collegato i due mondi?
Per me la musica è l’arte suprema e perfetta, completa. È contemporaneamente l’arte più astratta e concettuale di tutte, perché poi de facto materialmente non esiste, e anche la più corporea di tutte, perché è fatta di performance, di grida, sudore e muscoli dolenti. In generale influenza molto il mio modo di scrivere perché è la lente attraverso la quale osservo l’arte in generale, soprattutto per l’attenzione all’equilibrio e al bilanciamento. Una buona storia è come una grande canzone: deve essere equilibrata in base al tema e allo stile utilizzato, quindi le emozioni, dialoghi, descrizioni e ritmo devono essere ben dimensionati come strofa, ritornello e parti strumentali. Musicalmente parlando, un buona storia deve essere “arrangiata” bene. Due favole hanno degli elementi sonori e musicali preponderanti, e sono “Respiro” ed “Erasmo”. “Respiro” racconta l’evoluzione del rapporto padre/figlio vissuto da una balena. Per questo racconto avevo deciso dovesse essere molto personale, e trasmettere il più possibile il punto di vista e le emozioni della balena. Per farlo, volevo che utilizzasse solo termini e conoscenze che fossero alla sua portata, quindi tutte le comunicazioni e i dialoghi nel racconto sono descritti solo attraverso note, pause, fischi e cambi di tono. “Erasmo” invece è la storia di un vagabondo che sale sulla torre Eiffel e canta a Parigi il senso della vita attraverso un blues in Re. Il racconto è nato una notte, con un mio amico che suonava questo giro ipnotico e coinvolgente come un brano dei Pearl Jam, e da lì è partita la storia.

Come vedi il jazz italiano e la sua situazione?
Premesso che non sono un grandissimo esperto in materia, il jazz italiano penso si trovi al momento in una sorta di terra di mezzo, cosa comunissima anche ad altri stili. C’è interesse e molti musicisti validi, ma ha difficoltà nell’uscire dalla propria autoreferenzialità. Lo trovo, da ascoltatore ma anche addetto ai lavori, un po’ troppo restio a evolversi e a imparare dagli altri. Cosa piuttosto contradditoria con il concetto stesso di jazz, dato che se c’è una musica sregolata, mutevole e in grado di superare gli stilemi classici questa è (o dovrebbe essere) proprio il jazz. Oggi più che mai è importante l’identità forte e immediata di un progetto artistico, dal pop all’elettronica. Invece vedo e sento una continua produzione di progetti che non tanto di nuovo, ma di identitario hanno molto poco. Dischi in cui magari posso sentire esecuzioni più o meno fatte bene, ma spesso privi di identità. Oggi più che mai servirebbero progetti dove emergano identità particolari e impattanti, e invece ti trovi con l’ennesimo disco dedicato alla rilettura di Bill Evans. Ha senso questo? Io penso sia importante imparare e declinare nel jazz quello che avviene anche in altri generi e progetti, musicali e non, per rendere un progetto forte e riconoscibile. Per fare un esempio io analizzerei e prenderei spunto dal cinema italiano. In questi anni sono stati prodotti film e serie che riuscivano mirabilmente a essere profondi, di alto livello, fortemente caratteristici, che sono riusciti così ad arrivare anche al grande pubblico. La gente vuole emozioni, e il jazz secondo me ultimamente ne è un po’ privo. Ma ripeto, non sono un espertissimo.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Probabilmente, quando Favole piccole e foglie di vernice sarà pubblicato e avviato, mi concentrerò seriamente su un romanzo di guerra che sto pianificando da molto tempo. Forse pubblicherò un libro con le mie poesie, e contemporaneamente sono molto affascinato dalla sceneggiatura e scrittura di soggetti per serie e film. Sono molto affascinato dalla scrittura per immagini e ho qualche idea in testa. Sempre lavoro permettendo.

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