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L’eco di Taranto

Secondo la teoria analitica di Jung, l’archetipo dell’ombra rappresenta il “lato oscuro” della nostra personalità, il mondo sotterraneo della nostra psiche, dove sono annidati egoismi, istinti repressi e tutto ciò che la mente cosciente rifiuta. Nella vita il nostro compito è accettare e lavorare con “la nostra ombra” per portarla in superficie in quanto se […]

Secondo la teoria analitica di Jung, l’archetipo dell’ombra rappresenta il “lato oscuro” della nostra personalità, il mondo sotterraneo della nostra psiche, dove sono annidati egoismi, istinti repressi e tutto ciò che la mente cosciente rifiuta. Nella vita il nostro compito è accettare e lavorare con “la nostra ombra” per portarla in superficie in quanto se viene lasciata nel suo universo, ci priva dell’equilibrio e ci toglie l’opportunità di essere felici. Il romanzo di Alessandra Nenna ci porta attraverso la lettura e nel naturale immedesimarsi con la protagonista a lavorare su sé stessi e perché no, magari andare a scoprire quel famoso “lato oscuro”.

La protagonista del romanzo è Nicole, una giovane barese di trentaquattro anni. Nicole ha due passioni: la fotografia e il fidanzato Ettore. Nonostante Bari sia la città dov’è nata e che le dà un senso di protezione, un evento imprevisto porterà la protagonista a lasciare la sua città per andare a Milano, dove la madre Giulia vive da anni con il nuovo compagno. Sarà la fotografia, a guidare i suoi passi e a imporle infine una scelta. Ma proprio come nel processo di sviluppo delle fotografie, per proseguire Nicole dovrà immergersi nel buio. La fotografia per Nicole, non è solo passione, ma è anche un lavoro che stenta a decollare, come se a quel piccolo passo mancasse qualcosa. La stessa autrice ci conferma che «A Nicole, manca il credere in sé stessa. Una disistima che è anche la scusa migliore per non prendere decisioni nuove, non desiderare, nell’accezione del significato che ne dà Igor Sibaldi e che ormai ho fatto mio: pensare che le stelle non abbiano in serbo per noi qualcosa di meglio».

Una storia al femminile che può essere facilmente condivisa anche dagli uomini, raccontata dall’autrice in modo fluido e coinvolgente andando a toccare argomenti come le paure, le mancanze e i timori di tornare a sbagliare che alla fine hanno un unico filo conduttore: le ferite passate. Spesso gli autori tendono ad immedesimarsi nel personaggio o crearne uno a propria immagine e somiglianza, chiedendo ad Alessandra, se si vedesse in Nicole, la stessa ha affermato: «Per molto tempo ho fatto fatica a credere in me stessa e nella riuscita di questa pubblicazione. Perché a volte, proprio come accade alla protagonista, raccontarci una triste storia passata permette di temporeggiare nelle retrovie anziché avanzare a passo deciso e compiere quel piccolo miracolo che è trasformare la nostra vita nel capolavoro che abbiamo immaginato prima di arrivare qui».

Eleonora Francescucci

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