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Leggere un Buon Libro

Più che una recensione la gentilissima Caterina Maestri ha fatto una vera intervista a me e Silvia! Potete leggere l’articolo anche a questo link! Buona lettura! “Il post di oggi è dedicato ad una coppia di artisti davvero speciali e piuttosto insoliti. Due fratelli, Mario e Silvia Struglia che hanno collaborato ciascuno a suo modo, […]

 

 

Più che una recensione la gentilissima Caterina Maestri ha fatto una vera intervista a me e Silvia! Potete leggere l’articolo anche a questo link!

Buona lettura!

“Il post di oggi è dedicato ad una coppia di artisti davvero speciali e piuttosto insoliti.
Due fratelli, Mario e Silvia Struglia che hanno collaborato ciascuno a suo modo, alla creazione di uno stesso pezzetto di arte, l’uno scrivendo e l’altra dipingendo.

I fatti si sono svolti così: Mario mi ha contattata per chiedermi una recensione sulle favole che ha scritto e che vorrebbe pubblicare usando la formula del crowdfounding. Esistono infatti alcune piattaforme come Bookabook che permettono agli autori di raccogliere consensi online per finanziare la pubblicazione del loro libro. Se date un’occhiata troverete anche l’opera di cui stiamo parlando, che si intitola “Favole piccole e foglie di vernice”.

Le favole che ha scritto Mario sono brevi racconti direi quasi onirici, alcuni molto dolci come il racconto intitolato *Respiro mentre altri sono più surreali, tutti comunque compongono un mosaico di lettura diverso dal solito.
Come dice l’autore stesso la bellezza e l’orrore che sono custodite da piccole storie, a volte si svelano al testimone più impensato: un pellicano, un crocifisso abbandonato, un leone decaduto.
Sono quindici storie di come la meraviglia si nasconda nelle piccole cose.

Come sia nata la collaborazione tra Mario e sua sorella Silvia che dipinge quadri astratti, ce lo facciamo spiegare direttamente da loro.

Le favole sono state scritto in un lungo arco di anni. Non era un progetto organico. Semplicemente quando ne ho scritte 10 mi sono fermato.
L’idea mi è venuta scoprendo Bookabook. Già da un pò ragionavo su un progetto in cui la storia ispirasse dei quadri e poi scomparisse, lasciando solo i quadri a raccontarla.
Guardando il portale e le campagne di crowdfunding ho pensato alle possibilità visive delle mie storie, che si sposavano benissimo con lo stile di Silvia.

Silvia dipinge in maniera molto istintiva e veloce, fissando momenti e sensazioni fuggenti, e questo si sposa benissimo con storie fantastiche al senso di meraviglia e di epifania che alla base di tutti i racconti. Così ne ho scritte altre 5 perchè diventassero quadri.

In effetti sono molto curiosa anche di sentire la voce di Silvia riguardo a questa particolarissima esperienza, ma per ora andiamo con ordine….e continuiamo a scoprire altri particolare riguardo alla raccolta di favole.

Come è nata Mario, l’idea del crowdfunding per il tuo libro?
Ho scoperto Bookabook, mi sono studiato come funzionava e mi sono piaciuti subito.
Lavoro nell’ambito della produzione, e la loro formula mi è parsa subito intelligente e innovativa. E, elemento non trascurabile, anche rispettosa dello scrittore e delle sue ambizioni.
Quindi più che scegliere la formula del crowdfunding, che avrei potuto fare anche con altre piattaforme, volevo provare a farlo con loro, anche per essere affiancato da chi è del ramo.
Non tutti sanno fare tutto.

Qualche favola ha connotazioni autobiografiche ?
Un qualcosina c’è in tutte. Sicuramente “Respiro”, che racconta l’evoluzione negli anni del rapporto padre/figlio di due balene, non può che essere personale.
Il più autobiografico di tutti è sicuramente “Bruno”. Bruno è il nome immaginario che ho dato al pulmino che guidava il padre di un mio amico con cui andavo a scuola.
In questa storia, in cui il pulmino osserva i bambini e i ragazzi del liceo, i loro volti e i bigliettini che si lanciano, ho nascosto molti ricordi.
Lo saprete in pochi, dato che “Bruno” è una delle favole dipinte da Silvia, ma ci sono.

Il libro si apre con un bellissimo haiku di Basho, questi brevi versi hanno forse un significato particolare per te ?
Secondo me se i poeti che hanno scritto haiku avessero avuto una Leica sarebbero diventati tutti fotografi. L’haiku è l’antenato della fotografia, della fotografia intesa come arte.
Provo a raccogliere immagini, momenti, rivelazioni. E l’haiku di Basho, con la sua descrizione perfetta e completa di un’alba, anticipa con quelle pochissime righe il senso di immediata meraviglia per qualcosa in realtà comune e semplice, che per un istante ci si rivela come enorme e meraviglioso, che volevo dare con le mie storie.

Volevo anche chiederti Mario, se con le tue favole vuoi lanciare qualche messaggio…
Messaggi non ne ho da dare. Non ho granchè da insegnare. Alla fine si scrive per sè stessi, o almeno io faccio così. Perchè mi piace creare storie.
Più che dare un messaggio volevo trasmettere qualcosa. Volevo trasmettere delle sensazioni, delle suggestioni. Tentare di immedesimarmi, e poi immedesimare il lettore, calarlo completamente in un’esperienza e un punto di vista che magari non aveva considerato.
Volevo trasmettere il senso dell’epifania, di quelle piccole rivelazioni che a volte si svelano quasi da sole, nel momento meno aspettato, e scatenate magari dall’evento e l’esperienza più semplice.
Mi piace molto il concetto di epifania, la ricerco spesso, e se volevo trasmettere qualcosa era questo.

Ora vorrei dare per un momento la parola anche a Silvia, per conoscerla meglio e soprattutto per conoscere i segreti della sua arte.

Silvia, come sei riuscita a dipingere le favole….

Per ogni favola, la faccenda si è svolta più o meno così:
L’ho letta / Ho estratto il concetto, il messaggio a mio parere più importante, tentato di ottenerne una sorta di distillato in testa / Ho avviato la registrazione della favola / Ho iniziato a dipingere nella maniera più spontanea possibile, restituendola su carta, mentre la ascoltavo.
Per produrre qualcosa che funzioni devo entrare nella storia, sentirla…è essenziale che la senta, che possegga il suo messaggio. Averla metabolizzata aiuta a sintetizzarla in pochi tratti, più sono rapidi più funzionano, e se escono mentre ascolto ciò che rappresento, posseggono un vigore speciale, perché provengono direttamente da quelle parole.

…e quali emozioni ti hanno trasmesso??
A volte, le prove sono più di una, metto su la favola, inizio a dipingere ”a ruota” cambiando fogli, rimettendo la registrazione, e ad un certo punto, raggiunta la ”libertà” ideale, esce la sintesi.

Ruya ne è un esempio, pochissimi gesti, davvero pochi, con lo spirito ero completamente immersa in quel senso di rottura, dolorosa perdita, e liberazione verso un minaccioso ed entusiasmante naufragio.
Ho provato dolore ( come un taglio, un’apertura, un’interruzione che fa male), senso di colpa, paura, euforia e liberazione. Fortissime.
Urgenti queste emozioni sono precipitate sulla carta.

Con Teleru ho sentito la foschia del ricordo, dell’eco,la nebbia di qualcosa che si cerca di ricostruire. Ho sentito le forza della voragine tra le torri come una violenza in realtà, ma al tempo stesso la vita rigurgitante da quei grovigli sotterranei mi ha fatto girare la testa. Ho provato commozione per quanta vita, effettivamente, rimanga dopo… dopo tutto. Rimane, e gli oggetti parlano, proiettano, suggeriscono, hanno vissuto anche loro quei momenti condivisi. Rimane tanta forza.
Ho sentito forte la stanchezza di quel pilone, lo strazio dei suoi stralli e, nuovamente, la rottura, sfinito. Poi ho sentito la fine.

Teleru l’ho vissuto come una parentesi, una visita appunto, sulla vita di tutti i giorni, un zoom in/zoom out.
Con le ”barre nere” o le interruzioni bianche credo sempre di voler dire qualcosa. come un tentativo di circoscrivere un minimo le emozioni, un cenno di coordinata spazio temporale, che non lascia disperdere il contenuto.

Tas, il suo buio, la costrizione, il soffocamento… l’ampio repiro finale, accecante, nuovo, estraneo, terrore e incontenibile senso di onnipotenza, liberà, immenso, blu.

Bruno, la dolcezza di quella routine contenuta, che evolve e passa. Piccole vite, piene di umori e fantasie, dentro questo borbottante, saggio scatolotto forato. Ho sentito il giallo tenue della luce mattutina, che si deve ancora formare, i colori dell’infanzia, nostalgia.

Vorrei ancora chiedere a Silvia quale stile e quale tecnica artistica ha usato per i suoi quadri…

Per quanto concerne stile e tecnica, sono quasi sempre gli stessi, a meno che non voglia produrre qualcosa di più riflessivo, in matita o bic.
Utilizzo gli acrilici e, benché possa sembrare una scelta non troppo strategica, la carta. Sono molto affezionata alla carta, ancora troppo per distaccarmene. Ho un debole per la sua fragilità, mi piace perfino quando si deteriora, ed è un materiale che si utilizza per gli schizzi, per le cose veloci, io miro a quadri immediati, che si colgano subito o, per lo meno, che a colpo d’occhio, immediatamente trasmettano qualcosa, almeno una sensazione o impressione. Ed è tutto legato al momento in cui compongo, sono discretamente gelosa e protettiva rispetto a questo. Non voglio contaminare ”quel” momento e l’ energia che gli risponde e corrisponde.

Parlo spesso di ”istantanee di una storia” perché la mia idea è quella di bloccare, fotografare un processo. Mi occorre un supporto non troppo artefatto o pensato.. la carta la trovo perfetta, seppur implichi qualche complicazione al momento eventuale in cui l’opera debba esser resa fruibile.

Le interruzioni bianche o nere anche sono un altro elemento che spesso utilizzo. Ho accennato prima che, forse, il loro ruolo è lo stesso di un punto, di una virgola, di una fine, di un’interruzione o di una cornice. Dipende da cosa voglio dire. Danno un suggerimento di ritmo e di spazio, che contenga e supporti il messaggio.

Infine, essenziale è la musica, praticamente non lavoro mai senza. E’ come se avessi bisogno di stimolare tutti i sensi mentre produco, spesso uso anche le dita, intingendole direttamente nel barattolo di acrilico.
La musica ( o una voce narrante, come in questo caso) costituisce una condizione quasi imprescindibile nella composizione dei miei quadri.

Spesso inizio senza sapere cosa vado a comporre… è tutto simultaneo. Quando nasce provo qualcosa di vero e bellissimo, breve ed incredibilmente intenso.

Infine …ecco due belle domandine per entrambi gli autori…

Mario, hai un sogno nel cassetto?

Mmmmm, non so. Vorrei scrivere un romanzo, compito molto diverso dai racconti.
E poi voglio scrivere una serie televisiva. Alla fine prima ancora di scrivere, mi piace costruire storie.

Silvia, hai un sogno ne cassetto per la tua arte?
Vorrei riuscire a rappresentare una persona, il suo carattere, la sua personalità, i suoi pensieri in un quadro non figurativo.
Sarebbe bello racchiudere una persona, quello che significa, in una cornice, concentrare il suo spirito in tinte di colore, tipo ”essenza”…

Un quadro pregno di sensazioni, distillato di emozioni di pancia, ma consapevoli. Anche se non so dove sto andando, il mio inconscio ne è al corrente, paradossalmente guida lui, io mi affido. E’ difficile, è simile a un naufragio in effetti, ma senza saperlo la meta ”ce l’ho” e mi attira come un a calamita.
Contemporaneamente vorrei fondere nel tempo più tecniche. Amo la scultura e…… chissà. Ho sicuramente qualcosa in testa, ma ancora non ne sono completamente al corrente.

Ringrazio infinitamente Mario e Silvia per la bella conversazione e vi invito a dare un’occhiata al sito di Bookabook e in particolare alla pagina degli autori, ai quali auguro sinceramente di coronare i loro sogni ..”

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