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Verona Sette

“Questa storia nasce da un’esigenza viscerale. Un bisogno radicale di raccontare l’energia e la vivacità di un mondo che percepisco ribollirmi dentro ogni giorno. Un universo altro in cui ho cercato di dipingere la vita autentica e le emozioni pure, quelle che vorrei vedere sopraffare la paura e la cecità.” Sono queste le parole con […]

“Questa storia nasce da un’esigenza viscerale. Un bisogno radicale di raccontare l’energia e la vivacità di un mondo che percepisco ribollirmi dentro ogni giorno. Un universo altro in cui ho cercato di dipingere la vita autentica e le emozioni pure, quelle che vorrei vedere sopraffare la paura e la cecità.” Sono queste le parole con le quali Andrea Lobba decide di tratteggiare la realtà magmatica della propria interiorità, dove individua la radice profonda che lo ha portato alla scrittura del suo romanzo d’esordio, “Soli nudi”. Andrea è un giovane autore di appena ventun anni, nativo di Bassano del Grappa e residente a Marostica, ma trasferitosi a Verona per ragioni di studio e di sport: oltre a trovarsi infatti al terzo anno della facoltà di lettere nell’ateneo scaligero, è un nuotatore paraolimpico nella società del Verona Swimming Team. Un legame a doppio filo con la nostra città, dunque, che lo ha accolto permettendogli di coltivare sia il lato intellettuale che quello atletico, ma che soprattutto gli ha fornito – come afferma lui stesso – un bacino di immagini imprescindibili per la sua attività letteraria. L’occasione per incontrarlo ci viene proprio dalla recente uscita di “Soli nudi”, opera prima presa in custodia dalla casa editrice bookabook, che opera attraverso il crowdfunding. Sul suo sito, all’interno del profilo di Andrea, è infatti possibile preordinare il libro e contribuire così a formare un’attiva rete di lettori: una condizione essenziale per traghettarlo verso la pubblicazione e l’approdo nelle librerie. La narrazione, che ha ricevuto un’entusiastica risposta nel giro di pochi giorni, vede l’intrecciarsi delle vicende di tre giovani ragazzi all’interno della distopica comunità della Vita, dominata da un despota, il Sole, che costruisce la propria propaganda facendo leva sulle paure irrazionali della massa. Il romanzo, che pesca dalla fantascienza e si arricchisce di riferimenti alla contemporaneità, con uno speciale rilievo attribuito alla crisi climatica, nasce in realtà come racconto di formazione: ognuno dei personaggi centrali è artefice di un’evoluzione attraverso il suo rapportarsi con gli altri, e con una consapevolezza di sé che matura fra le pagine, nei dialoghi e nei silenzi. Il tenace impegno dei ragazzi sta nella forza delle loro idee, in quella “ribellione gentile” che trova il suo fulcro nella coraggiosa Joan, e che mira alla decostruzione del potere fittizio, imperniato sullo spaventoso attecchire della menzogna fra menti disabituate al pensiero critico, in quanto assuefatte alla rapidità del virtuale. Una sorta di iconoclastia intellettuale volta all’eliminazione degli idoli. E a tal proposito, Andrea rivela che “l’idea del titolo nasce da una favola di Andersen, dove un imperatore vanitoso sfila nudo per le strade della città, facendo credere al proprio popolo di essere in realtà coperto da un leggerissimo tessuto che gli stolti non sono in grado di vedere. Tutti sono disposti a credergli, sentendosi indegni di ammirare la preziosa veste, e lo applaudono con solennità, fino a quando un bambino non dice le cose come stanno. E cioè che il re è nudo. È la voce dell’ingenuità incorrotta, contro la consuetudine che schiaccia e appiattisce allo stadio di automi.” Nella chiacchierata che segue, non ci si può non ritrovare a parlare di acqua, con cui Andrea dichiara di aver sempre avuto un rapporto strettissimo, fin da piccolo: “È nella mia natura il sentirmi parte di questo elemento, protetto, quasi in uno stato di regressione prenatale. L’agenesia al femore destro che mi accompagna da sempre mi porta quasi a percepirmi più libero immerso nel blu che sulla terraferma.” E continua: “L’acqua in “Soli nudi” è importante, lo è in virtù della sua assenza, poiché è cancellata dalla desertificazione, oppure inquinata, in sostanza un lusso per i cittadini della Vita. La società è gerarchizzata, e chiusa in un’involuzione che si traduce in alienazione e indifferenza: solamente chi si trova ai vertici può permettersi di godere dei beni primari, mentre gli altri vivono in condizioni di indigenza progressivamente peggiori.” Un’istanza ecologista gridata, però, senza ricami retorici né enfasi di maniera, bensì osservando da diversi punti di vista la cruda realtà dell’ottusità politica e l’obbedienza muta di un popolo ubriacato da schermi e luci. Un’opera, in conclusione, che ha delle complessità di significati e di stile meritevoli di essere approfondite, e che potrebbero stupire se le si pensa uscite dalla penna di un ventunenne. Ma di fronte agli elogi Andrea si scherma: “Penso che la letteratura, l’arte, la scrittura mi abbiano salvato. Mi sento profondamente grato per avere la possibilità di arrivare a qualcuno e di poterne sollecitare le coscienze, nel mio piccolo. Il mio auspicio è che venga letto, e che ognuno ne tragga uno stimolo, uno sprono a dedicarsi alla ricerca della propria voce e alla sua espressione, in qualsiasi modo”.
A cura di Federico Martinelli

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