Anna e Marco
Anna come sono tante
Anna permalosa
Anna bello sguardo
Sguardo che ogni giorno perde qualcosa
Se chiude gli occhi lei lo sa
Stella di periferia
Anna con le amiche
Anna che vorrebbe andar via
Marco grosse scarpe e poca carne
Marco cuore in allarme
Con sua madre e una sorella
Poca vita, sempre quella
Se chiude gli occhi lui lo sa
Lupo di periferia
Marco col branco
Marco che vorrebbe andar via
E la luna è una palla e il cielo è un biliardo
Quante stelle nei flippers, sono più di un miliardo
Marco dentro a un bar non sa cosa farà
Poi c’è qualcuno che trova una moto e si può andare in città
Anna bello sguardo, non perde un ballo
Marco che a ballare sembra un cavallo
In un locale che è uno schifo
Poca gente che li guarda, c’è una checca che fa il tifo
Ma dimmi tu dove sarà
Dov’è la strada per le stelle
Mentre ballano
Si guardano e si scambiano la pelle e cominciano a volare
Con tre salti sono fuori dal locale
Con un’aria da commedia americana
Sta finendo anche questa settimana
Ma l’America è lontana
Dall’altra parte della luna
Che li guarda e anche se ride
A vederla mette quasi paura
E la luna, in silenzio, ora si avvicina
Con un mucchio di stelle cade per strada
Luna che cammina, luna di città
Poi passa un cane che sente qualcosa, li guarda, abbaia e se ne va
Anna avrebbe voluto morire
Marco voleva andarsene lontano
Qualcuno li ha visti tornare
Tenendosi per mano.
Sempre la stessa storia: l’ennesimo tentativo mal riuscito.
Neanche questa volta Anna e Marco erano stati capaci di regalarsi del tempo.
Quello ben speso, fatto di condivisione e ascolto, in cui la voglia di restare vince la necessità di perdersi, di abbandonare la nave.
Il bisogno era ora uno solo: fuggire.
Il tempo della possibilità a tutti i costi, il tempo del “riproviamoci” era scaduto.
Ed erano passate due settimane da quando entrambi avevano iniziato a rendersene conto.
Forse servono due settimane per scoprire una nuova possibilità, forse è il tempo necessario per sentire uno strappo per la prima volta.
Per capire che una novità è già un’abitudine.
In cui il silenzio diventa amico: come quando non inizia più a mancarti la telefonata del “come stai – che fai – a dopo”.
L’accoglienza è come la gentilezza: tutti ne abbiamo bisogno.
E soprattutto Marco sperava che le sue fragilità fossero automaticamente accolte da Anna.
Ma serviva tempo, e tempo non ne avevano più.
Perché c’era una decisione da prendere, un filo da riannodare e una vita da ricostruire.
Anzi due vite: le loro.
Vite in cui il compromesso non era più tollerabile: tutto o niente.
L’all in più rischioso: quello che non riusciva a farli andare avanti dopo quattro anni, o poco più.
E non c’era canzone che potesse aiutarli, ricordo che potesse riavvicinarli.
Era finita la voglia.
E quella scappa e non si fa riacchiappare.
Soprattutto quando non ti appassioni più all’altro.
Come quando smetti di riconoscere la persona che avevi scelto.
Quando la felicità era là, possibile sempre.
Hai presente quando arriva il silenzio dopo il caos?
Quando pensi che la frase più bella sia Non mi disturbi mai.
Quando semplicemente la leggerezza era la chiave.
La soluzione.
Anna e Marco avevano perso la soluzione.
Come un giro di giostra, in cui a un tratto tutto si inceppa e decidi di scendere.
Ma scendi per andare dove?
Cosa avrebbero trovato di diverso, via da lì?
Via da quella vita, via da quella routine, lontano da quei momenti loro, in cui anche la ricerca era vittoria: la ricerca della cura.
Dove perdono e abbandono potevano legarsi, slegarsi e riscoprirsi sempre nuovi.
Era tempo del click: in cui per la prima volta sarebbero rimasti senza parlarsi, senza scriversi, senza cercarsi – per due settimane.
Le prime due settimane in cui non c’era il noi, ma l’io.
Dove la conquista dello spazio era stata pagata con una moneta nuova, quella della dissoluzione di un’unione.
In fondo anche lo zucchero si dissolve nel caffè, e non per forza dissolversi è sbagliato.
C’è sempre la possibilità di scegliere: caffè dolce o caffè amaro?
Neanche in questo sapevano più trovare l’accordo, quei due.
Eppure c’era stato un tempo in cui l’unione era la loro cifra.
Un tempo in cui progetti e connessione erano la loro reale dimensione.
Progettare le vacanze, cucinare l’uno per l’altro e semplicemente sentire il futuro piaceva a entrambi.
Così si erano giurati di viversi: presenza, mai scontata.
Perché non contava esserci a tutti i costi: serviva solo essere guardati da chi voleva.
Anna per Marco e Marco per Anna.
Amavano crescere assieme attraverso le immagini con cui guardavano il mondo.
Ed effettivamente guardare dalla stessa parte era per loro l’unico grande spettacolo.
Lo spettacolo di cui Anna e Marco erano capaci.
Come quando decisero di mettersi assieme.
Era una di quelle sere di primavera fatte di antistaminico e starnuti.
Una primavera che però li avrebbe legati.
E che avrebbe restituito loro sensazioni, colori, immagini e profumi.
Come quello dei gelsomini che crescevano in giardino, a casa di Anna.
Fu lì che Marco decise di dichiararle il suo amore.
Nessun indugio, nessuna preoccupazione: forse proprio spinto dal profumo dei gelsomini decise di guardarla negli occhi, fissandola, per dirle “voglio te”.
“È tempo di noi.”
I gelsomini volavano nell’aria, una leggera brezza era lì per benedire quell’amore, e stava per iniziare una nuova stagione.
Quella stagione fatta di immaginazione e tensione emotiva: quella tensione che racconta l’impegno emozionale verso l’altro.
Perché legarsi a qualcuno, questo significa: esserne responsabile anche sotto il profilo emotivo.
E per Marco quella era la sua destinazione.
Tante volte e per tanto tempo aveva peregrinato in lungo e in largo.
Affetti poco autentici, o semplicemente sfortuna: perché a volte ci si disabitua all’amore e per troppo tempo Marco non ne aveva gestito le sensazioni.
Anna, il giardino di casa sua e i gelsomini: era tempo di dichiararsi.
Unirsi, legarsi a quella donna: un amore non è solo proiezione.
È anche destinazione: prima o poi, quello a cui siamo destinati arriva.
Questo pensavano quei due quando finalmente avevano deciso di darsi del tempo.
Prendersi la mano e provarci.
Un tentativo, una possibilità.
Le loro prime due settimane: quelle in cui l’amore può esplodere.
Quelle in cui l’amore può decidere di cambiarti la vita.
Ci sono storie e storie.
E poi c’è quella storia: quella che si palesa a te nelle due settimane in cui la idealizzi, in cui la vivi, in cui pensi che sia per sempre.
Eppure basta poco, bastano sensazioni e proiezioni: profumi e petali.
Quelli del gelsomino.
Quelli che ornavano il viso perlaceo della sua Anna.
Dov’era adesso?
Cosa accade quando due persone si perdono?
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