Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

Due settimane

Svuota
Quantità

Due settimane, il tempo minimo per perdersi e, forse, per ritrovarsi.

Dopo la fine della sua storia con Anna, Marco rimane sospeso tra il bisogno di capire e l’urgenza di lasciar andare. Quattordici giorni diventano così un territorio nuovo, un cammino interiore fatto di silenzi, ricordi, domande che bruciano e risposte che arrivano piano, come profumo nell’aria. In questo lasso di tempo, la ricerca di dieci piccoli fiori di gelsomino al giorno – fragili, luminosi, effimeri – diventa il rituale che segna il ritmo della rinascita.

Anna e Marco

Anna come sono tante

Anna permalosa

Anna bello sguardo

Sguardo che ogni giorno perde qualcosa

Se chiude gli occhi lei lo sa

Stella di periferia

Anna con le amiche

Anna che vorrebbe andar via

Marco grosse scarpe e poca carne

Marco cuore in allarme

Con sua madre e una sorella

Poca vita, sempre quella

Se chiude gli occhi lui lo sa

Lupo di periferia

Marco col branco

Marco che vorrebbe andar via

E la luna è una palla e il cielo è un biliardo

Quante stelle nei flippers, sono più di un miliardo

Marco dentro a un bar non sa cosa farà

Poi c’è qualcuno che trova una moto e si può andare in città

Anna bello sguardo, non perde un ballo

Marco che a ballare sembra un cavallo

In un locale che è uno schifo

Poca gente che li guarda, c’è una checca che fa il tifo

Ma dimmi tu dove sarà

Dov’è la strada per le stelle

Mentre ballano

Si guardano e si scambiano la pelle e cominciano a volare

Con tre salti sono fuori dal locale

Con un’aria da commedia americana

Sta finendo anche questa settimana

Ma l’America è lontana

Dall’altra parte della luna

Che li guarda e anche se ride

A vederla mette quasi paura

E la luna, in silenzio, ora si avvicina

Con un mucchio di stelle cade per strada

Luna che cammina, luna di città

Poi passa un cane che sente qualcosa, li guarda, abbaia e se ne va

Anna avrebbe voluto morire

Marco voleva andarsene lontano

Qualcuno li ha visti tornare

Tenendosi per mano.

Sempre la stessa storia: l’ennesimo tentativo mal riuscito.

Neanche questa volta Anna e Marco erano stati capaci di regalarsi del tempo.

Quello ben speso, fatto di condivisione e ascolto, in cui la voglia di restare vince la necessità di perdersi, di abbandonare la nave.

Il bisogno era ora uno solo: fuggire.

Il tempo della possibilità a tutti i costi, il tempo del “riproviamoci” era scaduto.

Ed erano passate due settimane da quando entrambi avevano iniziato a rendersene conto.

Forse servono due settimane per scoprire una nuova possibilità, forse è il tempo necessario per sentire uno strappo per la prima volta.

Per capire che una novità è già un’abitudine.

In cui il silenzio diventa amico: come quando non inizia più a mancarti la telefonata del “come stai – che fai – a dopo”.

L’accoglienza è come la gentilezza: tutti ne abbiamo bisogno.

E soprattutto Marco sperava che le sue fragilità fossero automaticamente accolte da Anna.

Ma serviva tempo, e tempo non ne avevano più.

Perché c’era una decisione da prendere, un filo da riannodare e una vita da ricostruire.

Anzi due vite: le loro.

Vite in cui il compromesso non era più tollerabile: tutto o niente.

L’all in più rischioso: quello che non riusciva a farli andare avanti dopo quattro anni, o poco più.

E non c’era canzone che potesse aiutarli, ricordo che potesse riavvicinarli.

Era finita la voglia.

E quella scappa e non si fa riacchiappare.

Soprattutto quando non ti appassioni più all’altro.

Come quando smetti di riconoscere la persona che avevi scelto.

Quando la felicità era là, possibile sempre.

Hai presente quando arriva il silenzio dopo il caos?

Quando pensi che la frase più bella sia Non mi disturbi mai.

Quando semplicemente la leggerezza era la chiave.

La soluzione.

Anna e Marco avevano perso la soluzione.

Come un giro di giostra, in cui a un tratto tutto si inceppa e decidi di scendere.

Ma scendi per andare dove?

Cosa avrebbero trovato di diverso, via da lì?

Via da quella vita, via da quella routine, lontano da quei momenti loro, in cui anche la ricerca era vittoria: la ricerca della cura.

Dove perdono e abbandono potevano legarsi, slegarsi e riscoprirsi sempre nuovi.

Era tempo del click: in cui per la prima volta sarebbero rimasti senza parlarsi, senza scriversi, senza cercarsi – per due settimane.

Le prime due settimane in cui non c’era il noi, ma l’io.

Dove la conquista dello spazio era stata pagata con una moneta nuova, quella della dissoluzione di un’unione.

In fondo anche lo zucchero si dissolve nel caffè, e non per forza dissolversi è sbagliato.

C’è sempre la possibilità di scegliere: caffè dolce o caffè amaro?

Neanche in questo sapevano più trovare l’accordo, quei due.

Eppure c’era stato un tempo in cui l’unione era la loro cifra.

Un tempo in cui progetti e connessione erano la loro reale dimensione.

Progettare le vacanze, cucinare l’uno per l’altro e semplicemente sentire il futuro piaceva a entrambi.

Così si erano giurati di viversi: presenza, mai scontata.

Perché non contava esserci a tutti i costi: serviva solo essere guardati da chi voleva.

Anna per Marco e Marco per Anna.

Amavano crescere assieme attraverso le immagini con cui guardavano il mondo.

Ed effettivamente guardare dalla stessa parte era per loro l’unico grande spettacolo.

Lo spettacolo di cui Anna e Marco erano capaci.

Come quando decisero di mettersi assieme.

Era una di quelle sere di primavera fatte di antistaminico e starnuti.

Una primavera che però li avrebbe legati.

E che avrebbe restituito loro sensazioni, colori, immagini e profumi.

Come quello dei gelsomini che crescevano in giardino, a casa di Anna.

Fu lì che Marco decise di dichiararle il suo amore.

Nessun indugio, nessuna preoccupazione: forse proprio spinto dal profumo dei gelsomini decise di guardarla negli occhi, fissandola, per dirle “voglio te”.

“È tempo di noi.”

I gelsomini volavano nell’aria, una leggera brezza era lì per benedire quell’amore, e stava per iniziare una nuova stagione.

Quella stagione fatta di immaginazione e tensione emotiva: quella tensione che racconta l’impegno emozionale verso l’altro.

Perché legarsi a qualcuno, questo significa: esserne responsabile anche sotto il profilo emotivo.

E per Marco quella era la sua destinazione.

Tante volte e per tanto tempo aveva peregrinato in lungo e in largo.

Affetti poco autentici, o semplicemente sfortuna: perché a volte ci si disabitua all’amore e per troppo tempo Marco non ne aveva gestito le sensazioni.

Anna, il giardino di casa sua e i gelsomini: era tempo di dichiararsi.

Unirsi, legarsi a quella donna: un amore non è solo proiezione.

È anche destinazione: prima o poi, quello a cui siamo destinati arriva.

Questo pensavano quei due quando finalmente avevano deciso di darsi del tempo.

Prendersi la mano e provarci.

Un tentativo, una possibilità.

Le loro prime due settimane: quelle in cui l’amore può esplodere.

Quelle in cui l’amore può decidere di cambiarti la vita.

Ci sono storie e storie.

E poi c’è quella storia: quella che si palesa a te nelle due settimane in cui la idealizzi, in cui la vivi, in cui pensi che sia per sempre.

Eppure basta poco, bastano sensazioni e proiezioni: profumi e petali.

Quelli del gelsomino.

Quelli che ornavano il viso perlaceo della sua Anna.

Dov’era adesso?

Cosa accade quando due persone si perdono?

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Due settimane”

Condividi
Tweet
WhatsApp
Massimiliano Vitrano
È nato a Palermo nel 1983. Laureato in Economia, lavora in banca. Scrive per alcune riviste specialistiche di Finanza e Factoring, collabora come docente con l’Università di Catania e l’Università di Palermo e trova sempre tempo per crossfit e pilates. Cesare, il suo cocker biondo, è il suo lettore più critico. “Due settimane” è il suo terzo romanzo, dopo “Per-donare” (bookabook, 2023) e “La famiglia Stella” (bookabook, 2024).
Massimiliano Vitrano on FacebookMassimiliano Vitrano on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors