Anna vive a Firenze, circondata da tutto ciò che dovrebbe renderla felice; eppure, dietro quell’equilibrio apparente si nasconde un vuoto che negli anni è diventato sempre più difficile ignorare.
Quando il passato torna a cercarla nelle vesti del suo primo amore, Anna è costretta a confrontarsi con tutto ciò che ha taciuto a se stessa: desideri rimasti sospesi, verità mai pronunciate, scelte compiute per paura e non per felicità.
Tra Firenze e la Puglia della sua giovinezza, tra ricordi che bruciano ancora e legami che sembrano sfidare il tempo, si apre un viaggio di riscoperta che coinvolge non solo l’amore, ma anche l’identità, la libertà di essere se stessi e il coraggio di smettere di vivere secondo le aspettative degli altri.
1. Riflessioni e rivelazioni
Anna si svegliò di colpo. Il cuore le martellava nel petto, il respiro affannato. Le lenzuola, umide, le si attorcigliavano intorno alle gambe. Un sudore freddo le colava lungo la schiena. Nella penombra della stanza, il soffitto le sembrava lontano, sfocato, come se appartenesse a un altro tempo.
Ancora quel sogno. Sempre lo stesso.
Un uomo senza volto. Una voce profonda. Un tocco sicuro. Un profumo che conosceva bene: salsedine.
Non era paura. Era desiderio.
Quel desiderio che la lasciava sospesa ogni volta, a metà tra l’eccitazione e il rimpianto. Ogni notte quell’ombra le ricordava tutto ciò che le mancava.
Tutto ciò che forse non avrebbe mai più avuto.
Accanto a lei, Alex si mosse nel sonno. Mugugnò qualcosa e si voltò, immerso ancora nel torpore.
«Stai bene?» mormorò, con voce impastata.
Anna chiuse gli occhi per un istante.
«Sì.»
Non poteva dirgli la verità. Non poteva spiegargli che quello non era un incubo, ma un sogno.
Un desiderio vivo. Bruciante.
Si alzò lentamente, cercando di non svegliarlo. Alex si rigirò, sbuffò e si riaddormentò. Il pavimento era freddo sotto i piedi nudi.
Attraversò la stanza e si fermò davanti alla finestra.
Firenze dormiva, immersa nel chiarore lattiginoso dei lampioni.
Aveva quel fascino malinconico che solo le città antiche possiedono, come un dipinto dimenticato da un artista che non ha avuto il coraggio di finirlo.
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Ventitré anni di matrimonio. Due figli ormai adulti. Una casa grande. Silenziosa. Perfetta agli occhi degli altri. Eppure, ogni notte, Anna si svegliava con lo stesso senso di vuoto.
Alex non la toccava più da anni. Non per disinteresse, né per stanchezza.
Lei conosceva la verità. Ma non aveva mai avuto il coraggio di guardarla in faccia. Il loro era un matrimonio ordinato. Funzionava. Almeno in apparenza.
Ma dentro, le fondamenta erano crollate da tempo.
Sospirò, poggiando la fronte contro il vetro. Freddo. Come il suo presente.
Poi, un suono inaspettato.
Il telefono vibrò sul comodino.
Si voltò di scatto. Le due di notte. Chi poteva essere?
Lo afferrò e guardò lo schermo. Un nome.
Un uomo che non vedeva da anni.
L’ultima volta era stata nell’estate del 1998. Ivan Giordano.
Il cuore le balzò in petto. Com’è adesso?
Come un’ondata, le tornò alla mente un’estate lontana. Lei e Ivan, nascosti tra le dune di sabbia a Piri Piri.
Il loro primo bacio.
Il sale sulle labbra.
Il calore del sole sulla pelle.
E quegli occhi blu che la scrutavano come se la vedessero davvero.
Esitò un attimo. Poi rispose.
«Pronto?»
Dall’altro capo, una pausa. Poi quella voce. Profonda. Leggermente roca.
«Non riuscivo a dormire.»
Anna sorrise, anche se lui non poteva vederla.
«Nemmeno io.»
Silenzio. Ma non era vuoto. Era un silenzio carico.
Pieno di tutto ciò che non si erano mai detti.
«Voglio vederti» disse lui infine.
Anna abbassò lo sguardo. Lo aveva sempre saputo.
Prima o poi quella chiamata sarebbe arrivata.
Chiuse gli occhi, sentendo il cuore battere troppo forte. Poi sussurrò, con un filo di voce: «Anch’io».
Una pausa. Poi Anna chiese, con voce tremante: «Dove sei?».
La risposta arrivò limpida, quasi un invito: «A Firenze. Raggiungimi».
La linea rimase aperta.
Anna non rispose subito.
Guardò il letto alle sue spalle.
Alex dormiva ancora, immobile, ignaro di quella telefonata arrivata dal passato.
Ventitré anni.
Ventitré anni di cene, bollette, compleanni, vacanze, figli da crescere, problemi da risolvere.
Ventitré anni che non potevano essere cancellati da una sola notte.
«Ivan…» La sua voce tremò. «Forse non dovremmo farlo.»
Dall’altra parte non arrivò nessuna pressione.
Nessuna richiesta. Nessuna promessa. Solo silenzio.
«Se non vuoi venire, non venire» disse lui infine.
«Non ti chiamerò più.»
Quelle parole la colpirono più di qualsiasi supplica.
Perché improvvisamente capì che quella non era una scelta tra due uomini.
Era una scelta tra continuare a nascondersi o guardare finalmente in faccia la propria vita.
Chiuse la chiamata e restò immobile davanti alla finestra.
Cinque minuti. Dieci. Forse quindici.
Poi tornò in camera. Guardò Alex dormire.
Provò a sentire qualcosa. Rabbia. Tenerezza. Desiderio. Qualsiasi cosa.
Ma trovò soltanto silenzio.
Fu allora che prese le chiavi della macchina e uscì di casa.
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