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Il lavoro rubato

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Consegna prevista Ottobre 2026

Salvatore Nigro è un giovane che trova il modo di valorizzare la sua laurea in lettere insegnando italiano all’interno di un Centro per immigrati. Tuttavia il personale femminile interno al Centro suscita in lui un interesse che va ben oltre la sua passione per la lingua e lo porta ad incrementare in modo esponenziale le sue ore di volontariato. Ma è Pasquale Balestra, un operatore neoassunto, particolarmente eccentrico, che richiama in modo particolare la sua attenzione e, indirettamente, lo porta a scoprire tutta una serie di dinamiche, non proprio virtuose, che regolano il sistema dell’accoglienza. I principi etici e valoriali di Salvatore, oltre ad una particolare affezione per la psicologa del Centro, lo spingono a portare avanti una battaglia per combattere questo sistema. Ci riuscirà?

Perché ho scritto questo libro?

Grazie al mio lavoro ho avuto l’opportunità di fare esperienza diretta di immigrazione. I dibattiti pubblici che in genere contrappongono una posizione contraria all’accoglienza, spesso giudicata razzista, ad una favorevole, senza mai denunciare quanto spesso il fenomeno si sia cavalcato per lucrare risorse pubbliche e creare improbabili serbatoi occupazionali, mi hanno sempre suscitato un certo fastidio. Questo libro è l’esercizio con cui ho provato a colmare questo fastidio negli anni.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Sulla porta degli uffici Sabrina, assistente sociale non proprio bellissima ma il cui giro seno era caratteristica sufficiente a richiamare lattenzione maschile, li informò che avrebbero dovuto attendere la chiamata del Direttore.

Quando dopo qualche minuto affacciandosi sulla porta chiamò, nel rispetto del più rigoroso ordine alfabetico, Àncora!, non credo si aspettasse in risposta un Accidentiche sfortuna!.

Ovviamente era Balestra che, come se Sabrina avesse comunicato il primo estratto di una lotteria a premi, manifestava, celandolo con una risata, il profondo dispiacere per non aver avuto il privilegio di conferire col Direttore per primo.

Tuttavia ci mise pochissimo a superare il rammarico e, mentre attendeva il suo turno, riemil tempo chiedendo agli altri colleghi in attesa nome, cognome, paese di provenienza, esperienze lavorative e quanto altro lo potesse aiutare a trovare con ciascuno di loro un legame di qualsiasi tipo: una lontana parentela, una conoscenza in comune o qualsiasi altra cosa che gli consentisse di rafforzare o superare il vincolo creato dal rapporto di lavoro che, non essendo esclusivo, non gli garantiva quellascendente che avvertiva di dover avere sullaltro nelle sue relazioni.

Balestra!”

Presente!”

La chiamata di Sabrina lo richiamò all‘ordine e con un atteggiamento tronfio si diresse verso la porta della Direzione, quasi ne dovesse uscire pluridecorato per chissà quali motivi essendo quel colloquio una semplice formalità dovuta alla neoassunzione.

Non ho idea di cosa si siano potuti dire ma è certo che qualsiasi cosa sia stata detta dietro quella porta abbia portato il Direttore ad avvertire la necessità di mettere subito dei paletti e riportare Balestra sul piano della realtà e, principalmente, ai reali contenuti del suo mansionario. Infatti, sebbene latteggiamento tronfio fosse quello dellentrata, lincedere era decisamente rivolto verso la ramazza poggiata a pochi metri: la raccolse e si portò sul fondo del piazzale. Da lì cominciò a spazzarlo.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Francesco Parisi
Ho 48 anni e risiedo a San Vito dei Normanni. Dopo la laurea in Lettere Moderne, conseguita nel 2001, mi sono ritrovato a scegliere tra l’insegnamento e l’impegno sociale portato avanti nella Diocesi di Brindisi-Ostuni. Complice la scelta di non “emigrare” ho preferito portare avanti il mio impegno. Nel 2003-2004 ho partecipato ad un master di alta formazione grazie al quale ho potuto acquisire le competenze adeguate per diventare un vero e proprio project manager.
Nel 2005 mi è stato affidato il coordinamento del Progetto Eridano, formazione residenziale rivolta a ragazzi con disabilità, e nel 2006 nell’ambito del progetto è nata l’omonima cooperativa che dirigo fin dalla nascita e che ha avuto fin da subito l’obiettivo di realizzare a Brindisi una comunità per ospitare ragazzi con disabilità privi di riferimento familiare. Oggi la cooperativa ha 30 dipendenti e diversi servizi attivi.
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