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L’Ambasciata

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Consegna prevista Febbraio 2027
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Il mondo non è finito, è stato solo diviso. Da vent’anni il Continente vive al sicuro dietro una cinta muraria che lo separa dalle Terre Esterne, dove i Ripper, creature nate da un virus, infestano le rovine dell’umanità. Quando un incidente nei laboratori rompe l’equilibrio, la sicurezza crolla. Angelica è costretta a fuggire insieme ai suoi amici verso un rifugio sicuro, l’Ambasciata. Ma il viaggio si trasforma presto in qualcosa di più pericoloso della fuga stessa. Chilometro dopo chilometro, emergono dettagli impossibili da ignorare: la verità su Angelica inizia a rivelarsi a frammenti, incrinando la fiducia del gruppo e mettendo in discussione tutto ciò che credevano di sapere. Tra loro c’è Logan, un ragazzo che ignora la propria vera natura: è un Nefilim, e il suo sangue sembra legato a qualcosa di molto più grande di quanto possa immaginare.
E Angelica questo lo sa.

Perché ho scritto questo libro?

Ho iniziato a scrivere per diletto. Immagini e personaggi astratti si affollavano nella mia mente chiedendo di trovare un posto tutto loro dove vivere e così per mettere ordine ho iniziato a scrivere fino a dare vita ad un manoscritto. Sono sempre stata un appassionata lettrice, una divoratrice di libri, dove l’insieme di quelle pagine rappresentava per me un posto felice. Avendo un libro nel cassetto ho voluto provare a trasformare quel manoscritto in un posto felice per qualcun altro.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

«È da ore che ti cerco! » sbraitò agitando le mani in aria.

Angelica guardò il suo amico in viso e nei suoi occhi lesse urgenza e pericolo. Prese il cellulare da uno dei tasconi dei pantaloni e trovò una sfilza di chiamate perse da diversi numeri, nella confusione della villa non lo aveva sentito squillare. Sbiancò nel vedere i nomi dei suoi fratelli nella lista. Alzò la testa e la situazione le venne cristallina. I Ripper erano vicini alla città.

«Stanno arrivando?» domandò deglutendo.

«Sono già qui.»

Angelica assimilò in fretta il significato di quelle parole, si passò le mani tra i capelli riflettendo. Si appoggiò al bordo della terrazza rivolgendo lo sguardo verso gli alberi. Una leggera brezza fece oscillare i rami avvolti nell’oscurità. Avvertivano la presenza di una minaccia letale.

«Da che parte arrivano?» domandò stringendo le dita sul cornicione.

«Da Sud.»

«Ok, quindi abbiamo ancora tempo. Si disperderanno nel tragitto.» pensò a voce alta.

Balthazar sospirò e strinse le labbra apprensivo. Scosse la testa.

«No, Ang. Sono diretti qui. Alla villa. Chiunque abbia organizzato la festa ha preparato un bel banchetto con luci stroboscopiche che indicano ai Ripper dove dirigersi.»

«Cosa?»

La domanda uscì come uno squittio.

«Abbiamo tracciato i percorsi e tutti gli Squartatori si sono convogliati nello stesso gruppo seguendo un’unica direzione. Quando ho capito dove si stavano dirigendo mi sono precipitato qui.»

«Le squadre di supporto militare?»

«Stanno pensando ad evacuare la città.»

«Catri è invasa?»

«Sì. Ma hanno ignorato la maggior parte delle abitazioni. È come se qualcuno gli avesse detto di venire qui e basta. »

Angelica appoggiò una mano sulla fronte. Il suo sguardo vagava senza vedere davvero le travi di legno che formavano il pavimento del terrazzo.

«Dobbiamo allontanarci.»

Angelica portò lo sguardo all’interno della cucina dove i suoi amici parlavano fitto tra di loro, probabilmente chiedendosi chi fosse il nuovo ospite. Guardò Logan e un presentimento la angustiò. Raddrizzò la schiena. Balthazar seguì la direzione dei suoi occhi.

«È lui il motivo per cui ti sei trasferita in questo posto? La tua missione?»

Accennò con un gesto a Logan. Angelica arricciò le sopracciglia e lo guardò con sospetto. Non c’era il tempo di indagare ma lui doveva aver scoperto qualcosa nei suoi precedenti mesi di assenza. Angelica non aveva rivelato a nessuno perché si trovava a Catri. Si limitò ad annuire. Balthazar inclinò il capo per studiarlo. Assottigliò le palpebre sul suo viso.

«Mi trasmette strane vibrazioni.» mormorò. «E perché ha quelle occhiaie? Si droga?»

Angelica si passò la lingua sulle labbra.

«Certo. Sono qui per controllare un tossico.» rispose ironica. «È insonne.»

Balthazar tornò a guardarla. Non aggiunse altro nei confronti di Logan ma nel suo sguardo c’era qualcosa che non le stava dicendo. Prese un respiro sollevando le spalle e rilasciò l’aria.

«Cosa si fa?»

Angelica restò in silenzio. Il suo cervello macinava strategie come stesse affrontando una maratona. Se i militari stavano facendo il giro in città dovevano aver individuato un punto di estrazione per tutti gli abitanti. La villa sorgeva a ovest. Se i Ripper si dirigevano verso di loro significava che per salvare i catrini dovevano essersi organizzati per portarli a Nord o Nord – Est. Considerando valida la supposizione che stessero seguendo le luci della festa se le persone in casa si fossero dirette dalla parte opposta avrebbero guadagnato diversi minuti per darsi alla fuga. I Ripper avrebbero impiegato del tempo prima di spostarsi in cerca di altri obbiettivi. Angelica rientrò in cucina con il viso cupo e contribuì a far spegnere i sorrisi sui volti dei suoi amici.

«Tutto ok?» chiese Aria allarmata avanzando di un passo nella sua direzione. I suoi occhi cristallini passarono da lei a Balthazar. l’espressione di Angelica era più greve di quanto pensasse.

«Mi serve un computer, in fretta.» disse senza ne anche sentire la sua voce. L’urgenza che esprimeva il suo viso fece smuovere qualcosa in Logan. Lui sbatté le palpebre e le rivolse uno sguardo titubante.

«Ne ho uno in camera.»

Angelica si mosse verso l’ingresso per raggiungere le scale che portavano al piano superiore. Attraversare il salone gremito era l’ostacolo più ostico da superare. C’era tanta, troppa gente. Se si fossero separati e la minaccia fosse giunta in quel momento non era sicura che sarebbe riuscita a raggiungerli in tempo. Doveva averli vicini.

«Venite con me.» disse in direzione del gruppo.

I suoi amici di guardarono confusi. Balthazar gli gettò un’occhiata. Girò i palmi delle mani gesticolando per fargli capire di darsi una mossa. Angelica era in testa al gruppo e, come una catena umana, riuscirono a scivolare tra gli invitati.

«Ma io dico, proprio in una situazione del genere si può pensare di organizzare una festa?» brontolò Balthazar appena emerse dalla calca.

Si scrollò le spalle da un brivido di disgusto per aver strisciato in mezzo a degli estranei sudati. Theo gli lanciò un’ occhiata infastidita.

«Quando si tratta del sudore del tuo ragazzo non ti lamenti tanto.» puntualizzò Angelica nel tentativo di trattenere un sorriso.

Balthazar arrossì vigorosamente e la fulminò con lo sguardo.

«Ash non è il mio ragazzo.» borbottò imbarazzato.

«Chi l’ha nominato?» notò Angelica trattenendo un riso.

Angelica proseguì. Salì di corsa le scale facendo scricchiolare il legno sotto i suoi passi. Svoltò a destra dirigendosi verso la camera di Logan. Spinse la maniglia aspettandosi che si aprisse ma ci sbatté contro. Era chiusa a chiave. Si voltò verso Logan con espressione interrogativa. Lo vide estrarre dalla tasca dei jeans una chiave d’ottone consumata e allungargliela. Angelica la prese. Lui infilò le mani in tasca e spostò il peso sull’altra gamba.

«Non faccio entrare estranei nella mia camera.» spiegò abbassando lo sguardo su Aria poco più avanti di lui.

Angelica sapeva bene che quando si trattava dei suoi spazi personali, Logan non faceva avvicinare nessuno, soprattutto se si trattava della sua camera da letto. Osservava quel ragazzo da anni e aveva consentito soltanto ad Aria di dormire con lui. Anche Theo, quando restava la notte, doveva accontentarsi di una delle impersonali camere per gli ospiti. Infilò la chiave nella serratura e girò. Si aprì subito e non perse tempo a soffermarsi sul caos che regnava in quella stanza. Logan la precedette verso la scrivania e accese il pc inserendo la password di accesso.

«Sembra importante.» disse lui  fermandosi accanto al tavolo.

Angelica lo ignorò. Si piegò sullo schermo e iniziò a digitare rapida sui tasti aprendo caselle e finestre a velocità super sonica. Sentiva gli occhi di Logan seguire ogni suo movimento delle dita con una calma angosciante, cercava di capire cosa stesse facendo. Alle sue spalle, Candice iniziò a fare domande a Balthazar.

«Da quanto conosci Angelica?» chiese affiancandolo con le braccia incrociate.

«Da che ho memoria lei è sempre stata nella mia vita. Le devo molto della persona che sono oggi.»»

Seppur concentrata sullo schermo, Angelica sorrise alla riconoscenza che l’amico dichiarava nei suoi confronti. Il sentimento era reciproco. Anche per lei, Balthazar era una persona importante.

«Oh, davvero? È strano che non ti abbia mai nominato.»

Candice si avvicinò a lui di un altro passo ispezionandolo.

«Non mi stupisce. Ang è molto riservata.»

Balthazar stroncò qualsiasi altra domanda sul suo conto, chiaramente infastidito da quel terzo grado e si affiancò alla scrivania per osservare lo schermo del computer. Logan non si era allontanato un attimo dalla sua posizione e iniziava a metterla a disagio. Finalmente finì di far scorrere le dita sullo schermo e poté vedere una visione complessiva della situazione in città. L’evacuazione stava andando a buon fine e diversi carri blindati si stavano muovendo rapidamente per svuotare la città ma se da una parte stavano avendo successo dall’altra stavano fallendo. La zona sud della città era già andata perduta, le poche telecamere ancora collegate alla rete elettrica mostravano alcuni soldati caduti mentre i Ripper non si risparmiavano dal banchettare. Angelica sentì lo stomaco chiudersi. Accanto a lei Logan trattene il respiro.

«Cos’è questa roba?» domandò rigido.

Angelica raddrizzò la schiena mentre chiudeva le palpebre e poteva sentire il cuore batterle in gola.

«Cos’è?» ripeté Logan alzando la voce e indicando il computer.

Alle sue spalle si radunarono anche gli altri che sbirciarono curiosi sullo schermo in cerca di risposte. Improvvisamente il silenzio divenne insopportabile. Sentiva i loro sguardi addosso e domande inespresse che aspettavano risposte. Balthazar chiuse lo schermo con un movimento secco e si affiancò a lei opponendosi a Logan. Quando riaprì gli occhi incrociò il suo sguardo da sopra la spalla ed espirò rumorosamente.

«Andiamo a Ovest, verso la costa.» decise. «Ci serve un velivolo che ci porti via da lì.»

Balthazar annuì. Sapeva già cosa fare.

«Avviso Ash.»

Al suono di quel nome Angelica sbiancò. Afferrò Balthazar per un gomito e lo trattenne.

«Lo hai portato in questo casino?» ringhiò.

«Non è che ci sia stata molta scelta.»

«È ancora sotto osservazione medica per l’incidente.» ricordò Angelica.

Si sarebbe tagliata un braccio per Balthazar se fosse stato necessario ma in quel momento lei stessa rischiava di staccargli il suo. Scelse la parola incidente al posto di missione per via della presenza dei suoi amici. Era trascorso meno di un mese da quando Ash era stato coinvolto in una spedizione nelle Terre Esterne che lo aveva quasi condotto alla morte. Sarebbe dovuto trovarsi in un letto, non a Catri con un’orda scorrazzante per la città.

«Sai com’è fatto e tu non rispondevi al cellullare.» si giustificò posando una mano sulla presa di Angelica.

Le dita delicate si posarono sul suo dorso esercitando una piccola pressione nel tentativo di allentare la mano.

«Ang, mi fai male.»

Lei lo lasciò andare di colpo alzando la mano mortificata. Non si era resa conto della forza che aveva messo nella stretta. L’ immagine del viso di Ash le apparve davanti agli occhi come un miraggio e si chiese dove fosse in quel momento.

«Chi è Ash?» domandò Candice. «Un altro misterioso amico?»

«Non ho amici misteriosi e, comunque, sì. Non sono felice di saperlo qui ma almeno con lui possiamo essere certi di lasciare la città.»

«Lasciare la città?» si intromise Theo facendo un passo avanti.

Angelica si voltò verso di loro torturandosi le mani per il nervoso.

«Parla.» intimò Logan e nel suo tono di voce avvertì una durezza che ancora non le aveva mai rivolto.

Sussultò. Il volto di Logan era una maschera indecifrabile e i suoi occhi scintillavano di collera. Aria era in piedi proprio davanti a lei e si stringeva le spalle con le mani. Theo, con la camicia ancora sbottonata, sollevava e abbassava il petto in fretta man mano che iniziava a capire cosa stava accadendo. Candice era l’unica ad apparire calma e la osservava come se si chiedesse quale sarebbe stata la sua mossa successiva. Non c’era tempo per addolcire la pillola ed essere gentili non le avrebbe regalato del tempo bonus per pianificare la fuga.

«Catri è stata invasa.»

Spiegò senza girarci troppo intorno. Vide sui visi dei ragazzi comparire e sparire diverse emozioni una dietro l’altra, confusione, incredulità, paura, panico, . . . Theo avanzò verso di lei inchiodandola sul posto. La guardava come se lo avesse appena pugnalato.

«Invasa?»

«I Ripper sono in città.»

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Sabrina Antoniol
Sabrina Antoniol (1999) vive tra le Dolomiti del Cadore, dove la natura delle montagne e il silenzio dei boschi alimentano la sua immaginazione. Appassionata lettrice, ama perdersi tra le storie e trascorrere il tempo all’aria aperta insieme ai suoi cani. La scrittura nasce dal suo amore per il fantasy e dalla volontà di dare forma a mondi sospesi tra realtà e immaginazione. Nel suo romanzo d’esordio intreccia suggestioni naturali e atmosfere magiche, raccontando un viaggio che esplora emozioni, crescita personale e legami profondi. Attraverso la sua prosa accompagna il lettore in un percorso evocativo tra paesaggi interiori ed esterni, lasciando spazio alla meraviglia.
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