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Consegna prevista Giugno 2027
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Cosa succede se il codice sorgente che regola la gravità e la stabilità dell’universo non è una complessa equazione interstellare, ma si basa sulla geometria dei muretti a secco siciliani dell’Ottocento? Quando la Terra 1 entra in una fase di smantellamento burocratico e un’I.A. impazzita rischia di formattare il pianeta, toccherà a Clara – un irriducibile amante dell’ozio –, a una bislacca famiglia ligure e a un alieno di nome Fabrizio intraprendere un viaggio spaziale surreale per salvare la linea temporale della galassia. E per farlo, avranno come unica arma i vecchi diari di cantiere del bisnonno capomastro.

Perché ho scritto questo libro?

Dopo aver scritto storie serie e a volte disturbanti ho sentito l’esigenza di sperimentare la fantascienza ma con approccio comico

ANTEPRIMA NON EDITATA

L’ozio, il cotechino e un trauma 

matrimoniale 

Era un fresco sabato di settembre e Clara era rimasta tutto il giorno a letto a vegetare ; dopo tutta la  settimana trascorsa a lavorare, cucinare e stare dietro a tutte le originali bizzarrie della sua famiglia, si  trovava finalmente sola a casa. Il sole era alto nel  cielo e la temperatura era perfetta, calda ma  ventilata, ideale per uscire e godersi la vita  all’aperto, togliendosi di dosso l’odore di chiuso  dell’ufficio e di sudore degli avventori dei mezzi  pubblici. 

 Clara lo avrebbe fatto molto volentieri se solo non  fosse stata un’irriducibile amante dell’ozio ; era  talmente svogliata che era la televisione a guardare  lei, e non il contrario. 

Dopo 7 ore e 35 minuti in posizione supina, 2 ore e  15 minuti su un fianco e due pause per andare in  bagno e mangiare schifezze direttamente dal  frigorifero, un fastidioso senso di colpa la convinse  ad alzarsi. 

 Erano tante le passioni di Clara che non portava  avanti per mancanza di tempo ; in realtà, almeno due giorni a settimana avrebbe potuto cimentarsi nei suoi progetti ma, come dicevamo, l’ozio era così  invitante, accogliente… un abbraccio caldo al gusto  di Nutella e patatine al formaggio. 

Continua a leggere

Continua a leggere

Quel giorno però era diverso. Qualcosa in lei la  convinse ad attivarsi all’alba delle 16:56 del  pomeriggio, e decise che era giunto il momento di  iniziare a scrivere un nuovo romanzo.  

Le avevano già pubblicato un libro di fantascienza  che aveva riscosso lo stesso successo di quando la  Cameo aveva lanciato il suo nuovo prodotto super di tendenza: il lecca-lecca al gusto di cotechino e  menta (venne tolto dal mercato dopo sole tre  settimane).  

Era stata inoltre finalista in un concorso di racconti  brevi dove aveva presentato un’opera della quale lei  stessa sconsigliava la lettura, perché provocava  diarrea e istinti suicidi ; l’avevano inclusa nelle  “Penne d’oro della letteratura italiana 2121” per una  poesia che aveva gli stessi effetti collaterali del  racconto lungo, oltre a istigare alla violenza nei  confronti dei miopi, degli intolleranti al lattosio e dei detentori di nani da giardino. 

 L’unico scritto allegro era una favola per bambini  che i suoi stessi figliastri si erano rifiutati di leggere,  e che agli adulti provocava il desiderio di sottoporsi  a castrazione chimica o isterectomia. 

Quindi, questa volta Clara decise che era giunto il  momento di cimentarsi con la commedia, anche  perché non voleva più sentirsi dire: «Ho letto il tuo  libro, non sapevo fossi depressa». Prese penna e  block-notes (lei scriveva rigorosamente a mano) e,  dopo aver disegnato una decina di simboli fallici e  un gatto intento a espletare le sue funzioni corporali, era pronta per stendere il suo incipit grandioso, uno  di quelli che ti invoglia a continuare e a leggere tutto d’un fiato. 

 Fortunatamente per i parenti, che sarebbero stati  costretti a leggere per primi la nuova opera, il  telefono squillò, e su quel blocco rimasero solo i  ritratti astratti di Rocco Siffredi e Fluffy il cagatore. Alla cornetta trovò sua mamma, che chiamava  direttamente da Terra 1: 

«Figghia!! Bedda!! Non sai cosa sta succedendo  qui!» 

«Ciao Ma! Belan, come sei agitata! Cosa succede?  State tutti bene? La zia è nel suo periodo tecno  dispersa in qualche rave… di nuovo?» disse Clara  preoccupata, ma non troppo, visti i trascorsi della  sua famiglia. 

«No, no, ma che dici? A parte che il rave era di  mazurka, ma no! Non guardi i telegiornali? Ci sono  stati dei bombardamenti in tutto il pianeta!» «Come sai, sono i telegiornali, nel caso, a guardare  me, ma comunque no, non so nulla! Voi state tutti  bene? Chi è che sta bombardando? Fanatici  religiosi? Russi? Americani? Terrapiattisti?» «No, sembra una cosa più estesa! I capi di stato di  tutte le nazioni negano un loro coinvolgimento!  Nessuno sa chi è il colpevole!» 

«Mamma, non sono tranquilla a sapervi lì in  pericolo. Potreste essere colpiti, o peggio,  potrebbero distruggere la cucina nuova! Dovete  assolutamente prendere il primo shuttle e venire qui  su Terra 2, dove gli unici conflitti della zona sono  stati causati dalla diatriba su quale pianeta ha la  versione migliore di Masterchef! Non di certo quelli  di Vegas3: fondono il rame, lo mettono su un  mattone e la chiamano raclette!» disse Clara  sconvolta, ma anche disgustata dal ricordo di quando aveva provato a cucinarla. 

«Figghia, non possiamo proprio. Sai che tuo padre  ha fatto l’abbonamento decennale in palestra, mica  possiamo buttare così i soldi, non lascerà mai il suo  corso di spinning! E io ho preso un impegno con l’associazione di beneficenza per dar da mangiare ai  crudisti, non posso abbandonarli così su due piedi!» «Non se ne parla, se non venite di vostra spontanea  

volontà vi vengo a prendere con la forza! Dovessi  spendere tutti i miei punti millemiglia di AliTerra, io partirò subito!» disse Clara determinata, con un velo  di minaccia che aveva usato solo per convincere un  pizzaiolo a non mettere più la panna nel pesto alla  Genovese. 

«Ma che dici? Stai tranquilla, riposati e non…» A  quel punto la linea cadde. 

Clara accese nuovamente la televisione e dovette  cambiare canale, perché solitamente era impostato  sulla rete che trasmetteva cartoni animati o film sci fi demenziali tipo “Orango a tre teste” o programmi  di cucina come “Il polpo chef che si autocuoce in  oliocottura senza soffrire, stagione 32″. Finalmente  trovò il canale che trasmetteva notizie su tutte le  colonie terrestri h 32 (su Terra 2 le giornate erano  più lunghe, le persone potevano essere più produttive e lavorare ben 16 ore al giorno). Effettivamente la giornalista sembrava molto agitata. Trasmetteva un servizio con le immagini di Terra 1  invasa da coltri di fumo, fiamme e gente che  scappava portando in salvo i propri cari e i propri  iPhone 789, facendosi selfie su sfondo infuocato e  perdendo tempo a postarli sui social con tanto di  aggiunta di canzone a tema. L’annunciatrice, dopo  aver dato i dettagli sul luogo dei bombardamenti,  lasciò di corsa lo studio urlando «Moriremo tutti!»,  nonostante la trasmissione fosse registrata su un  altro pianeta infatti poi si corresse «morirete tutti!»;  ma almeno questo conferiva drammaticità alla  questione, contrariamente ai suoi colleghi freddi e  distaccati durante i notiziari. In realtà si scoprì poi  che le si era staccata un’unghia in diretta e, presa dal  panico, era corsa subito dalla sua estetista. Clara era sconvolta. 

 Fece le valigie di corsa inserendo tutto il necessario  per un breve viaggio: vestiti, spazzolino, il pupazzo  di Perry l’ornitorinco, la rivista Focus, un gratta schiena, la foto autografata di Leonard Nimoy e una  guida su come completare al meglio l’asta del  fantacalcio interstellare. 

Qualche minuto dopo varcò la soglia suo marito  Ugo, un uomo con molto fascino, elegante, un po’  permaloso, che aveva il raro pregio di vedere il bello di ogni situazione. 

Una sera erano rientrati a casa dopo una cena con  amici e lui, contento, aveva sospirato: «Che bella serata!». In realtà avevano trascorso il loro tempo  con una coppia logorroica che li aveva  

completamente investiti con aneddoti sulla loro vita  stupenda, sul paddle e su quanto fosse fastidioso il  prolasso rettale. 

Ugo entrò sorridendo: «Tesoro, sono a casa!». Si  tolse l’orologio, la cravatta, i vestiti e proseguì nudo  per il corridoio, indossando unicamente le medaglie  vinte in estate al villaggio vacanze di Toscana2. Ne  andava molto orgoglioso; le aveva orgogliosamente  meritate ad un contest di acqua-basket sconfiggendo  Tino (5 anni), Caterina (4 anni e mezzo) e un altro  adulto bontempone che, al posto di lanciarsi in  acqua, si era buttato da un lettino abbronzante  urlando«Geronimo!». 

Mentre guardava Ugo dondolare con flemma le sue  medaglie da spiaggia, a Clara tornò alla mente, con  la nitidezza di uno schermo olografico ad alta  definizione, l’esatto motivo per cui odiava l’idea di  viaggiare nello spazio in sua compagnia. Il loro viaggio di nozze interstellare, sventatamente  programmato su Mars-Alam, era stato un trauma  neurologico collettivo. 

Mars-Alam era una colonia palesemente ispirata a Marte ma gestita da terrestri d’Egitto; anche se, a  onor del vero storico, erano stati i marziani stessi a  invadere il Nord Africa in tempi antichi per edificare i loro letti a baldacchino eterni in pietra,  comunemente noti come “piramidi”. 

Ugo era salito a bordo dello shuttle spaziale in uno  stato di terrore assoluto, inveendo contro il destino e  chiedendosi ad alta voce per quale bizzarra ragione  non avessero potuto trascorrere le vacanze nel  giardino di casa a rincorrere le galline.  

Una volta decollati e usciti dall’atmosfera, l’uomo si  era leggermente tranquillizzato. Era quasi sul punto  di ammettere che l’esperienza di volo tutto sommato  non fosse poi così male, quando ad un certo punto  

tutte le luci della cabina si spensero di colpo e il  comandante cominciò a parlare forte  

dall’altoparlante. 

Il pilota si lanciò in un lunghissimo e concitato  discorso con un tono e un volume sempre crescenti;  peccato che stesse parlando esclusivamente nella sua lingua natale, un dialetto ostico originario di qualche luna di Saturno. 

 Il povero Ugo, non comprendendo una singola  parola ma captando solo il tono d’emergenza e il  buio improvviso, andò totalmente fuori di testa e  

cominciò a urlare a squarciagola: «Siamo morti!  Siamo tutti morti, spappolati, stecchiti, macinati,  super spacciati, definitivamente defunti!» La voce del pilota gridava sempre più forte nel  trasmettitore, finché una hostess non fece il suo  ingresso nel corridoio tenendo tra gli arti pennuti  simili ad ali una coloratissima torta di compleanno  illuminata dalle candeline.  

Il passeggero della prima fila, che si scoprì poi  essere un cugino di primo grado del comandante,  spense le candeline tra i fragorosi applausi dell’intero velivolo e le luci vennero prontamente riaccese.  Subito dopo, venne opportunamente acceso anche il  defibrillatore d’emergenza che servì per rianimare  Ugo, rimasto fulminato sul sedile per lo shock. Scuotendo la testa per scacciare il ricordo di quel  resort egizio-marziano, Clara lo aggiornò sui fatti  che stavano accadendo su Terra 1 e coinvolse anche  i figliastri, di cui si era appena accorta della presenza (gli adolescenti, quando sono svogliati, hanno la  capacità di mimetizzarsi perfettamente con il divano, il letto e l’arredamento intero): 

«Dobbiamo partire e andare a prendere i nonni!» 

«Non c’abbiamo sbatti, bisogna stare chill», dissero i ragazzi all’unisono senza mai alzare lo sguardo dai  loro telefonini. 

Ugo invece sembrava preoccupato: 

«Tesoro, è molto pericoloso. I tuoi sono persone in  gamba, se non vogliono venire non puoi costringerli  e non credo sia il caso di mettere noi e i ragazzi in  pericolo!» 

«Se vado a prenderli, mia madre ti preparerà il  brasato ogni domenica», rispose Clara. 

«Il passaporto è nel secondo cassetto del comodino». Clara amava molte cose, ma non volare. I calabroni  volano, le api volano, a volte i Santi, ma non le  persone! Sono fatte per stare sdraiate, sedute,  saltuariamente in piedi, ma non in volo! Quando erano venuti su Terra 2 per motivi di lavoro, si era fatta prescrivere dei farmaci molto potenti;  aveva viaggiato meglio del solito perché durante il  viaggio pensava comunque “moriremo tutti!”, ma  con l’indifferenza con la quale avrebbe potuto  pensare “tutti abbiamo un ombelico, a volte dotato di lanetta”. 

La questione comunque era troppo importante,  quindi prese la valigia e Perry l’ornitorinco e si recò  al terminal per i voli extraterrestri: 

«Un biglietto per Terra 1, per favore». 

«Ma che, è matta?» disse la signora della  biglietteria. «Non sa cosa sta succedendo lì? Noi non voliamo su Terra 1 per motivi di sicurezza! Se però  desidera suicidarsi ci sono le cabine apposite: con 35 euro puoi scegliere l’opzione ‘dolore lancinante’, con  50 ‘tortura lenta’ e con 100 il servizio di tortura  mentale, che prevede la proiezione di ‘La La Land’ in quattro lingue diverse». 

«Io non voglio morire, voglio andare a prendere i  miei genitori! Non esiste un modo per arrivarci?»  disse Clara seccata. 

«Volendo sì. Può prendere un diretto per GinPlutonic e da lì partire con una navetta per Terra 1. Molti che, come lei, vogliono morire vanno spesso su questo  pianeta per rallegrarsi o crepare di cirrosi epatica». «Ribadisco che non voglio morire, ma le pastiglie  calmanti per due viaggi non basteranno, quindi  potrebbe accadere comunque! Va bene, mi dia il  biglietto». 

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Sara Santacroce
Sara Santacroce nasce a Genova nel febbraio del 1985, ha
esordito nel mondo dell'editoria nel 2023 con il romanzo "La cura" (Gruppo Albatros Il Filo). Da sempre attiva nel panorama letterario, è stata finalista in un concorso di racconti con l'opera lunga “Cara Eleonora non è colpa tua” e una sua poesia è stata inclusa nell'antologia “Le penne d’oro della letteratura italiana 2021”. Con questo nuovo progetto, l'autrice abbandona le atmosfere drammatiche dell'esordio per abbracciare una commedia speculativa tagliente, capace di fondere il genere sci-fi con le nevrosi quotidiane e le dinamiche della satira sociale.
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