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Ciao mamma, vado a fare lo scrittore

Laureatevi in Ingegneria/Giurisprudenza/Architettura/Medicina, magari nel giusto tempo e con una media invidiabile, tornate a casa. Nel bel mezzo dei saluti e degli abbracci calorosi guardate vostra madre, felice come una pasqua, neanche fosse lei quella che si è laureata, e, con lo stesso tono che usate per chiedere un secondo piatto di pasta, ditele: “Oh, mamma senti io lascio l’Università e non faccio il Master: vado a fare lo scrittore”.

 

 

Ciao mamma, vado a fare lo scrittore

Episodio 1: il primo timido tentativo.

Laureatevi in Ingegneria/Giurisprudenza/Architettura/Medicina, magari nel giusto tempo e con una media invidiabile, tornate a casa, ovviamente dei vostri genitori, e accomodatevi sul divano mentre amici e parenti sono in processione per omaggiarvi con le famose buste piene di contanti, che quasi vi fanno sentire in colpa, e toccarvi la corona d’alloro. Nel bel mezzo dei saluti e degli abbracci calorosi guardate vostra madre, felice come una pasqua, neanche fosse lei quella che si è laureata, e, con lo stesso tono che usate per chiedere un secondo piatto di pasta, ditele:

Oh, mamma senti io lascio l’Università e non faccio il Master: vado a fare lo scrittore.

Esplosione atomica. O silenzio cosmico, se abitate da Roma in su: lo sgomento è lo stesso, il modo di manifestarsi però è diametralmente opposto.

C’è la zia anziana che sviene, i vostri amici che vi guardano come se aveste annunciato di diventare astemio, le vostre amiche che vi guardano improvvisamente innamorate di voi, immaginandovi chini alla scrivania, sommersi tra le carte e con l’aria sofferente del poeta, anche se nella realtà non è esattamente così. C’è vostro padre, che si era tenuto pacificamente in disparte fino a quel momento, che è passato dall’essere così orgoglioso di voi al mood vieni qua che ti sbatto la testa contro il muro finché questa strana idea non ne esce. Ma il problema più grosso è vostra madre. Le sue ipotetiche reazioni oscillano dal silenzio assordante con occhi di vetro e bocca semi aperta sino alle urla disperate con le mani che strappano i capelli e la bocca che sembra uscita da un quadro di Munch.

E allora vi consiglio di ridere. Una risata palesemente, e comprensibilmente, nervosa che spegnerà le proteste, farà tirare un sospiro di sollievo ai vostri amici e farà alzare un coro di ma io tanto lo sapevo che stava scherzando.

Voi ingoiate la saliva in eccesso che si è prodotta ai lati della vostra bocca e buttate giù tutte le battutine di scherno, tutte le insinuazioni sulla vostra presunta pazzia, tutte quelle frasi del tipo saresti stato proprio scemo, che assurdità questa storia della scrittura, ma perché uno nella vita può voler fare lo scrittore?, ti pare che uno intelligente come te si metta a fare una cosa del genere?.

Respirate profondamente, ma senza darlo a vedere, magari fingete un piccolo attacco d’asma.

Sorridete a denti larghi, dandolo a vedere.

Abbracciate vostra madre, che vi sussurrerà di aver attentato alla sua salute con questo scherzo del cavolo.

Guardate le vostre amiche, che saranno tornate a guardavi come lo sfigato ingegnere del cavolo, e date il cinque ai vostri amici, avvocati, medici, dottori e dottorucci.

E rimandate la notizia a un momento di maggiore intimità, tipo quando siete in bagno e vostra madre entra per lavarsi un attimo le mani. Tutto sommato dovete ancora festeggiare la vostra laurea: litri di alcool, un bel falò con gli appunti degli ultimi esami, qualche parente ritardatario con busta, di solito maggiorata di una mora del 13% causa ritardo alla consegna, e poi qualche giorno ancora di vacanza. Vi siete appena laureati, veramente vi sembra il momento di dire una cosa del genere? Festeggiate, cretini! Ricordate che per la scrittura ci son sempre le notti insonni!

E auguri per la laurea, dottori!

Fine primo episodio – se non vi avrà ucciso vostro padre o se non sarete all’ospedale ai piedi del letto di vostra madre infartuata, ci vedremo prossimamente. Tanto prima o poi glielo dovrete dire, seriamente intendo. Volete davvero fare gli ingegneri, avvocati o dottori a tempo pieno? A chi volete darla a bere.

Francesco Spiedo
Francesco Spiedo, sangiorgese classe ’92, istruttore di Kung-Fu e laureato in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio. Ha pubblicato racconti sparsi e romanzi misti, ama la definizione scrittore emergente e guai a chiamarlo esordiente. Frequenta il corso annuale a Belleville – La scuola con la speranza di entrare nella vecchia e cara Repubblica delle Lettere. Nel frattempo scrive per la testata giornalistica online Libero Pensiero, occupandosi principalmente di ambiente, e collabora con Bookabook, senza apparenti meriti letterari.
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