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Cos’è una libreria?

Le librerie sono un posto un po’ magico, per molti lettori quasi un luogo di culto.
Ma quali sono i meccanismi che le regolano?

 

 

Prima di iniziare a lavorare nel mondo dell’editoria, per me le librerie erano un luogo magico, in cui passavo del tempo a sfogliare tutti i libri sul bancone o scovavo qualche perla rara posizionata nell’ultimo scaffale in basso, di costa. Non mi ero mai posta alcuna domanda sul loro funzionamento, sulla loro sostenibilità o sul perché quel libro così bello fosse stato posizionato in un espositore così inaccessibile.

Qualche anno di studio e di lavoro più tardi, l’illuminazione: la libreria è un negozio, quindi “funziona” proprio come tutti gli altri negozi. C’è un proprietario, ci sono dei commessi, ci sono dei clienti e dei fornitori. E, soprattutto, per rimanere aperta, la libreria deve guadagnare!

Così mi sono ricordata di quando alle elementari passavo i pomeriggi nella panetteria dei genitori della mia amichetta del cuore: spesso sua mamma era al telefono e la sentivo ordinare il latte (“Solo quello della Centrale del latte di Milano eh, i miei clienti non vogliono altro”) o i brick dell’Estathè (“I brick, mi raccomando, non le bottigliette!”) e poi, ogni tanto, veniva un signore con un catalogo lunghissimo in negozio e lei passava il pomeriggio a sfogliarlo per trovare qualche novità da proporre ai suoi clienti oppure a rifiutare gli insistenti consigli del signore dicendo che no, la merendina tuttifrutti non aveva proprio funzionato.

Ecco, il libraio fa la stessa cosa: sceglie cosa proporre ai propri clienti, in modo tale che loro siano soddisfatti e che lui guadagni a sufficienza.

Su cosa si basa per scegliere? Sui gusti dei suoi clienti. Il libraio di paese o di quartiere probabilmente li conosce uno a uno e sa che i ragazzi del civico 45 sono dei lettori instancabili di fantasy e che la signora Rossi una volta al mese vuole “un romanzo che parla d’amore, di quelli che fanno scendere la lacrimuccia”. Il libraio indipendente più grande o di catena si basa soprattutto sullo storico delle vendite pregresse scritto su un foglio excel e sugli studi di mercato dei trend futuri, ma la logica di fondo è molto simile, alla fine.

Ma come fa a scegliere se i libri pubblicati ogni anno sono così tanti? Non è semplicissimo, è vero, ma ci sono alcune “scorciatoie”. Di solito il libraio presta molta attenzione a quello che avviene nel panorama editoriale, rimane aggiornato sulle uscite, legge le recensioni sui quotidiani e sugli store online. Sembra blasfemia, lo so, ma per capire se un libro ha un potenziale di vendita è fondamentale sapere sia COME se ne parla sia QUANTO, e gli store online in questo senso sono delle fonti di informazione importantissime. In secondo luogo cerca di assecondare le richieste dei clienti abituali: capita a volte che il passaparola su un libro “sfugga di mano” e che il libraio riceva diversi ordine di un titolo che non aveva selezionato in prima istanza. Può quindi correggere il tiro e ordinarne qualche copia da esporre.

Infine, anche nel caso delle librerie, esiste una figura, chiamata PROMOTORE, il cui compito è proprio di andare di libreria in libreria a far sfogliare il catalogo o suggerire lui stesso al libraio le novità di quel periodo.

Il discorso per le librerie di catena abbiamo visto che in realtà non è molto diverso, viene solo fatto su scala più ampia. Il ragionamento alla base è il medesimo, solo che alla figura del libraio – che comunque ha ampio margine di manovra sulla scelta dei libri – si affianca la figura del BUYER, ovvero un commerciale ai piani alti dell’organizzazione che può decidere di CENTRALIZZARE un titolo, ovvero farlo acquistare ed esporre in tutte le librerie della catena.

Se la logica è il profitto, i libri cosiddetti di “nicchia” o degli esordienti sono automaticamente esclusi? Non necessariamente. Io sono fermamente convinta che biasimare una libreria (o, se è per questo, una casa editrice) perché fa scelte cosiddette “commerciali” sia sempre sbagliato, perché alla fine del mese i conti devono quadrare anche per chi vende cultura. È però possibile affiancare ai titoli dei grandi nomi, dalle vendite certe, nuove proposte letterarie più di nicchia, ma molto valide.

Giulia Corazza
Milanese doc da circa 30 anni, mi sono laureata in Scienze politiche, perché volevo scrivere dell’attualità, e in Editoria perché, alla fine, ho preferito leggere e lavorare con la finzione, in tutte le sue romanzesche forme.
Ho vissuto a Milano e Genova, la mia seconda casa, e da quasi tre anni lavoro come editor a bookabook.
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