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Che cosa fa davvero un editor?

L’editor modifica, si insinua nella struttura, ridefinisce i personaggi, ne cambia i dialoghi, talvolta l’aspetto. Li riduce a una geometrica coerenza. Taglia, cuce, incolla.
L’editor legge più volte, analizza la trama e lo stile. Squadra il testo nel suo complesso, poi mette a fuoco le singole scene ingrandendo con un invisibile microscopio su azioni e reazioni dei personaggi, su emozioni e riflessioni. Infine, non pago, torna alla visione d’insieme.
L’editor si confronta con l’autore, cerca il suo consenso, ma al tempo stesso quando necessario impone la sua autorevolezza. Chiede che l’autore riscriva, anche più volte.

 

 

Strano e complesso rapporto quello tra editor e scrittore.

Per averne un esempio sarebbe sufficiente la visione del film Genius del regista Michael Grandage, nel quale si racconta uno spaccato della vita di Max Perkins, editor principale della casa editrice Scribner’s Son e vero e proprio scopritore di fuoriclasse assoluti: da Francis Scott Fitzgerald a Ernest Hemingway.
Ma nella realtà – e nel presente, soprattutto – come funziona questo rapporto?

Guardiamola dalla prospettiva di chi scrive: notti e giorni (ma soprattutto notti) a tratteggiare, in un personaggio femminile secondario, il suo grande amore irrisolto e nel capotreno solerte, ma bonario, l’umanizzazione del Labrador Jack suo compagno di giochi da bambino.
Poi, finalmente il manoscritto è pronto e adesso tocca lasciare la penna e affidarsi all’editor.

L’autore, generalmente, è ben felice di sottoporre il suo testo al processo di editing.

Ma siamo proprio certi che l’autore sia alla ricerca di quella rigorosa, inflessibile e a tratti ingenerosa attitudine dell’editor a sviscerare, modificare, sottolineare e trasformare?

La risposta è quasi sempre no. Molti autori sperano che l’editor inforchi gli occhiali, si chiuda in una stanza silenziosa e ne esca qualche giorno dopo per chiamarli ancora in preda all’estasi dicendo: «Caro autore, che forza, che tensione, ho cambiato forse qualche virgola, ma per il resto è davvero perfetto così com’è». Una bella conferma, un giro di spumante con gli amici, una e-mail visto si stampi e poi toccherà ai copertinisti, al marketing, all’ufficio stampa. Ad altri, insomma.

E invece non va quasi mai così. Che cosa fa davvero un editor?

L’editor modifica, si insinua nella struttura, ridefinisce i personaggi, ne cambia i dialoghi, talvolta l’aspetto. Li riduce a una geometrica coerenza. Taglia, cuce, incolla.
L’editor legge più volte, analizza la trama e lo stile. Squadra il testo nel suo complesso, poi mette a fuoco le singole scene ingrandendo con un invisibile microscopio su azioni e reazioni dei personaggi, su emozioni e riflessioni. Infine, non pago, torna alla visione d’insieme.
L’editor si confronta con l’autore, cerca il suo consenso, ma al tempo stesso quando necessario impone la sua autorevolezza. Chiede che l’autore riscriva, anche più volte.

Perché in ultima analisi l’editor risponde al lettore. Ai suoi desideri irrinunciabili di comprensione del testo, di coerenza narrativa, di non ripetizione, di climax, di suspense, di erotismi accennati o di introspezione, di avventate fughe e di cambi di passo. Di duelli, delitti, drammi, umorismo e calembour. A seconda del genere e del tempo in cui si scrive.

Il buon editor riceve attestati di stima e complimenti, sempre con un “però” di fondo. «Lavoro ottimo, grazie!» dice l’autore lasciando al sottotesto: «Però la versione originale aveva dei guizzi letterari rimasti incompresi».

Mestiere difficile quello dell’editor e, forse proprio per questo, meraviglioso.
Presto vi racconteremo chi sono, che cosa fanno, che cosa valutano in un testo gli editor di bookabook.

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