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Intervista a Claudio Giunta, il primo autore di bookabook

Claudio Giunta è il primo autore ad aver scelto bookabook per un suo libro inedito, Solovki. In questa intervista racconta com’è nata l’idea di Solovki, ma parla anche di attualità e della situazione russa. Come mai un romanzo ambientato in buona parte in queste isole sperdute eppure ricche di storia come le Solovki? Proprio perché […]

 

 

Claudio Giunta è il primo autore ad aver scelto bookabook per un suo libro inedito, Solovki.

In questa intervista racconta com’è nata l’idea di Solovki, ma parla anche di attualità e della situazione russa.

Come mai un romanzo ambientato in buona parte in queste isole sperdute eppure ricche di storia come le Solovki?

Proprio perché sono sperdute e piene di una storia sanguinosa. Mi serviva un décor misterioso e sinistro, perché avevo in mente la storia di una scomparsa o di una fuga, una scomparsa o una fuga legate a qualcosa che era successo nel passato. E se uno vede le Solovki e poi legge la storia delle Solovki capisce che è difficile trovare qualcosa di più misterioso e sinistro.

Hai scritto molti saggi accademici, curato importanti edizioni di classici, scritto saggi graffianti sull’Italia e racconti di viaggio in molte parti del mondo, ma questo è il tuo primo romanzo, come nasce?

Nasce dal fatto che anni fa sono finito per caso alle isole Solovki, durante un viaggio in Russia, e mi sono sembrate più interessanti di Mosca e di San Pietroburgo, uno dei posti più interessanti che io abbia mai visto. Così ho cominciato a scrivere un saggio-reportage. Solo che, studiando, mi sono accorto che le cose più interessanti delle Solovki non si vedono, perché appartengono alla storia del posto – il monastero ortodosso, il gulag, la guerra fredda.

Poi volevo scrivere un giallo che fosse anche un po’ divertente, qualcosa tipo La donna della domenica (uno deve prendersi dei modelli!), che è uno dei libri italiani del Novecento che amo di più. E volevo dire un certo numero di cose che ogni tanto mi vengono in mente (non cose che veramente penso) e avevo bisogno della voce di un personaggio più problematico, più disadattato e anche più stupido di me, per fargli dire le cose che mi vergogno di dire – cose sfacciate sul rapporto con le donne, sull’amore per i bambini, sulla società italiana.

La parte italiana del tuo libro dà l’immagine di un paese dove i giovani non riescono a crescere ma solo a diventare vecchi rapidamente e una volta vecchi ad attaccarsi spasmodicamente alla “roba”? E’ così che vedi l’Italia?

Non ho alcuna idea precisa sull’Italia, diffido di chi ne ha. In generale diffido delle idee generali su qualsiasi cosa. In realtà, i trentenni che ho messo nel libro sono un po’ peggio di quelli che ho conosciuto, e sono peggio del trentenne che sono stato. Quello che hanno in comune con certi trentenni reali, anzi con certi italiani reali, senza distinzione d’età, è che scontano i loro privilegi di classe (il fatto di poter non lavorare, di poter sfruttare i vantaggi, il denaro, le case degli antenati) con guasti psicologici, insoddisfazione, nevrosi, idiozia, mancanza di esperienza della vita reale: questa mi pare una caratteristica abbastanza diffusa, almeno negli ambienti che frequento, medio-benestanti, diciamo.

Che cosa pensi della Russia di oggi e di Putin?

Non conosco il russo, per farmi un’idea su ciò che sta succedendo in Russia devo fidarmi di ciò che mi dicono amici che vivono lì e di quel che leggo su riviste straniere, specie americane (non sui giornali italiani, che mi pare abbiano rinunciato a fare informazione e analisi minimamente documentata della politica estera: immagino che i lettori non siano interessati). Gli amici che vivono a Mosca e a San Pietroburgo mi dicono che tutti i russi, anche i moderati, anche quelli che non amano Putin, pensano che l’annessione della Crimea sia sacrosanta e che ci sia una congiura euro-americana contro la Russia. Quanto a Putin, è chiaro che ha tutto o quasi tutto per essere respingente. Ma in Limonov Carrère, che sa quel che dice, ne parla tutto sommato bene, così credo che sia giusto dargli una chance. (La gran parte delle mie opinioni sono semplicemente una presa d’atto delle opinioni di persone intelligenti di cui mi fido: per me Derrida è un mezzo ciarlatano, ma Rorty lo considerava un genio, e io considero un genio Rorty, così per proprietà transitiva… Funziono così).

Marco Vigevani
Sono nato nel 1960 a Milano e dal 1985 ho sempre lavorato in editoria, prima alla Longanesi e alla Guanda, poi alla Mondadori fino al 2000. Tra il 2000 e il 2001 ho vissuto a New York come Visiting Scholar alla Columbia University. Nel 2001 sono tornato in Italia e ho fondato l’agenzia letteraria.

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