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Il cerchio della follia

Il cerchio della follia

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Novembre 2021
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Natale Fortunato Viola non riesce ad essere felice: la sua anima ha lo stesso colore del suo cognome e il suo nome sta lì, a farsi beffe di lui ogni giorno della sua vita. L’unica cosa che sembra avere un senso è il suicidio. Ma, mentre sta per lanciarsi nel vuoto, riceve una telefonata che, suo malgrado, rimette tutto in discussione, trascinandolo in una serie di eventi apparentemente inspiegabili. Così inizia un altro giro all’interno del cerchio della sua follia. Tutto ciò che accadrà riuscirà a cambiare la traiettoria della sua esistenza? Per chi ama i romanzi psicologici, i gialli, le storie enigmatiche.

Perché ho scritto questo libro?

“Il cerchio della follia” è una storia che avevo in testa da parecchio tempo, una trama che la mia mente aveva “partorito” alcuni anni fa e che non riuscivo più ad abbandonare. Nel tempo si è arricchita ed è giunta alla sua “maturazione”. Quando, per cause di forza maggiore (il lockdown di marzo-aprile 2020), mi sono ritrovato con un bel po’ di tempo libero, non ho dovuto far altro che metterla nero su bianco.

ANTEPRIMA NON EDITATA

La chiamata.

E così quella era la fine della storia.

Non sapeva nemmeno spiegarsi come e perché fosse arrivato a quel punto, anzi, in quell’esatto punto, in piedi, sulla balaustra in cima alla Badia di Sant’Agata. Da lì la vista era mozzafiato.

Gli era bastato seguire il canto della sirena che da lassù lo aveva ammaliato.

Trovava veramente buffo che un uomo avesse pagato i quattro euro del biglietto per accedere ad uno dei suoi posti preferiti, quello dal quale avrebbe spiccato il volo verso un’altra vita, un’altra dimensione, verso il nulla eterno.

Ecco, nulla eterno: era questa l’unica cosa in cui credeva.

Cosa aveva sbagliato, cosa c’era di errato nella sua vita?

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Non era quello né il momento né il luogo per rifare i bilanci. Ne aveva avuto di tempo.

Da un momento all’altro sarebbe potuto arrivare un qualsiasi turista a rovinare la poesia degli ultimi istanti della sua vita. Tutto, invece, stava finalmente quadrando: il meteo, l’ora, l’assenza di altre persone. E la sirena che sorrideva e cantava parole incomprensibili, ma che arrivavano comunque dritte all’anima, mentre si pettinava i lunghi capelli neri che coprivano solo in parte il seno nudo e si guardava allo specchio.

Aveva fantasticato così tanto su quel momento che adesso tutto sembrava ineluttabilmente segnato, delineato. Si sentiva come un treno in corsa costretto dai binari a mantenere la sua traiettoria. Adesso non doveva pensare o decidere nulla, perché quello era il momento di agire, di trasformare in fatti mesi e mesi di estenuante logorio interiore. Il responso di tutto quell’attorcigliarsi di meningi era stato chiaro come il cielo in un mezzogiorno d’estate: doveva porre fine alla sua misera vita.

E questo era ciò che stava facendo.

Il suo corpo cominciava ad oscillare in maniera vistosa, un brivido percorreva le sue gambe e saliva su, fino al collo, alla nuca, fino alla sommità della testa. Adesso riusciva persino a percepire l’adrenalina che scorreva a fiumi e inondava ogni singola cellula del suo corpo.

Era pronto ad abbandonarsi nel vuoto.

Non voleva guardare giù, non voleva pensare allo schianto che a braccia aperte lo attendeva. Non aveva paura, stranamente la sua mente non riusciva più a pensare. Un vuoto, solamente un vuoto, dentro, fuori, attorno a sé.

Per un attimo il volto di Gloria affiorò sullo schermo della sua mente ed i suoi occhi verdi diventarono brillanti come smeraldi. Ma fu un attimo, poi passò. Le campane cominciarono a suonare, proclamando al mondo intero che lì, in quel momento, era mezzogiorno esatto.

Era giunta la sua ora.

«Addio mondo», mormorò Nat guardando negli occhi la sirena, la quale ammiccò, strizzando un occhio in senso di assenso.

E proprio mentre stava per sbilanciarsi in avanti uno squillo lo fece trasalire. Ebbe un sussulto, ma riuscì a bloccare in tempo il movimento che già il cervello aveva comandato al suo corpo. La sirena era svanita nel nulla, come se quel suono artificiale avesse cancellato in un solo istante quell’angelica visione. Era cessato anche il canto.

La tasca della sua giacca “strillava” e vibrava.

Ed ecco chi era Nat, il musicista accigliato e fallito, che pure quando stava per compiere il più estremo degli atti umani, non poteva fare a meno di rispondere ad una chiamata che adesso pretendeva uno sforzo disumano. Senza nemmeno guardare, tastò la giacca e tirò fuori il cellulare. Chiunque fosse lo avrebbe liquidato con un “non posso parlare, non è il momento”, avrebbe riattaccato e quelle sarebbero state le sue ultime parole, probabilmente.

«Pronto», il suo tono di voce era privo di qualsiasi vibrazione emotiva. Dall’altra parte il silenzio assoluto. Attese alcuni secondi e stava per riagganciare quando lo sentì: era una sorta di rantolo, un qualcosa che presto diventò un sussurro ed infine parole che una voce estranea pronunciava con un filo di fiato.

«Ascoltami bene e non fare domande, scrivi questo numero che sto per dettarti e richiama tra dieci minuti esatti. È una questione di vita o di morte. Hai capito?»

Forse era una voce maschile, ma non ne era sicuro, poiché il tutto si limitava ad un sussurro appena udibile. Inoltre, sembrava che chiunque fosse avesse il respiro affannato di chi ha appena fatto dieci piani di scale o cento metri in dieci secondi netti.

«Non posso parlare, non è il momento».

«Non me ne frega niente. Prendi carta e penna e scrivi!»

Ma chi si credeva di essere questo tizio che senza neanche presentarsi pretendeva tutta la sua attenzione, mentre lui era pronto a lasciare per sempre questo mondo. Non poteva andarsene così. Fece un passo indietro e saltò giù dalla balaustra. La sirena, probabilmente, non sarebbe più tornata per quel giorno.

«Senta, se questo è uno scherzo le assicuro…».

«Silenzio! Non ho tempo da perdere, scrivi!» – Il tizio o la tizia, insomma, chiunque fosse, continuava a dargli del tu, ma quella voce non gli era per nulla familiare. E gli aveva appena dato un ordine. Nat non voleva mettersi a discutere proprio in quel momento.

«Dica pure».

«Tre due tre, quattro quattro quattro, otto uno otto, ripeto, tre due tre, quattro quattro quattro, otto uno otto. Una questione di vita o di morte. Richiama tra… dieci minuti. Addio.»

In verità non aveva preso carta e penna, aveva voluto solamente porre fine a quella assurda telefonata. Ma adesso si sentiva irrequieto, stravolto da una stupida chiamata che un anonimo squilibrato aveva fatto proprio nel momento più inopportuno della sua vita.

Avvertì persino l’insensato dovere di scrivere quel maledetto numero. Notò in un angolo ai suoi piedi un pezzo di carta accartocciato. Lo prese e lo srotolò. Era un vecchio biglietto della fortuna, i cosiddetti “Gratta e Vinci”. Tirò fuori la penna che aveva sempre con sé, in un taschino interno della giacca e appuntò in un angolino il numero che sciaguratamente continuava a girare nella sua testa, come fosse una filastrocca di quelle che ti ossessionano durante l’infanzia: 323444818.

«Ma che sto facendo? Cosa diavolo sto facendo?», fece del biglietto una piccola palla, ma quando stava per lanciarla, proprio in quel momento, si accorse che adesso non era più solo, accanto a lui c’erano due stranieri che, fotocamera alla mano, immortalavano la città di Catania dalla privilegiata posizione che offriva il balcone in cima alla Badia di Sant’Agata. Con un gesto veloce e automatico ripose il biglietto accartocciato in una delle tasche della giacca.

Una questione di vita o di morte, proprio come la sua. La telefonata lo aveva tirato giù da quella balaustra, quel biglietto lo aveva portato a scrivere quel numero e adesso ci si mettevano anche gli stranieri. E se tutto ciò avesse avuto un senso? Coincidenze? Lui a farsi queste elucubrazioni mentali? Proprio lui, tanto passionale quanto razionale! O forse no. Quale razionalità c’era nelle proprie scelte? E in cosa era mai stato passionale? Sarebbe stato più onesto definirsi tanto apatico quanto irrazionale: l’opposto esatto, dunque. Il caos regnava sovrano nella sua mente.

Con passo lento e indeciso si avviò verso l’uscita. Quando si ritrovò finalmente in strada, guardò il display del cellulare. La telefonata era arrivata a mezzogiorno esatto e adesso era mezzogiorno e tredici minuti. Una questione di vita o di morte, dieci minuti. Ne erano passati tredici. Senza nemmeno pensarci compose il numero, che ancora era impresso nella sua memoria e attese. Dopo uno squillo appena accennato il telefono gli vibrò tra le mani. Aveva ricevuto un sms: “Se stai leggendo questo messaggio forse sono già morta e il mio assassino è”.

Il messaggio si concludeva così, come se chi lo aveva scritto fosse stato costretto ad interrompersi bruscamente.

Qualcuno si stava divertendo alle sue spalle? Non era una cosa che lo toccava in quel momento e non aveva nemmeno voglia di rispondere a qualsivoglia domanda.

Avrebbe dovuto essere morto da un quarto d’ora circa ed invece era ancora lì, su quella terra, con quella vita che non sopportava più da ormai troppo tempo.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Un libro che ti cattura sin dalla prima pagina, una trama originale, una scrittura coinvolgente. Ti sorprende fino all’ultima pagina! Assolutamente da leggere, al pari di libri di autori più conosciuti e osannati. Consigliatissimo!

  2. Leonardo Gambino

    Scrivono su Facebook:
    Patrizia Puglisi consiglia Il cerchio della follia. Bellissimo romanzo giallo a sfondo psicologico!! Ben scritto e coinvolgente. Ne raccomando la lettura.

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Leonardo Gambino
Mi chiamo Leonardo Gambino, sono nato a Catania il 12 settembre del 1977. Il mio lavoro principale è quello di psicologo e psicoterapeuta, ma sono anche il titolare della Trattoria Ardichetto, a Zafferana Etnea. Ho da sempre avuto la passione per l'arte, in tutte le sue forme, dalla musica alla poesia, dalla pittura alla fotografia. Nel 2000 ho pubblicato una raccolta di poesie dal titolo "Nulla è amabile".

"Il Cerchio della Follia" è il mio romanzo d'esordio.
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