Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Acciaierie - Storia di figli d'operai

Acciaierie storia di figli d'operai campagna
100%
200 copie
completato
62%
19 copie
al prossimo obiettivo
Svuota
Quantità
Consegna prevista Novembre 2020
Bozze disponibili

E’ mattino. Stefano, si appresta ad andare al lavoro. Leggendo il quotidiano di Modena viene a conoscenza del progetto di riqualificazione di una parte della città, che consiste nel demolire la zona industriale dove il padre, morto 20 anni prima, ha lavorato per tutta la sua esistenza. Ne rimane profondamente turbato ed essendo legato affettivamente a quei luoghi, decide di visitare il complesso industriale prima che le scavatrici partano nella loro opera. Una volta giunto sul luogo, ormai abbandonato da anni e in stato di rovina, entra quasi in una sorta di trance. E così, mentre cammina per i luoghi visti da bambino e da adolescente con il padre, si aprono nella sua mente ricordi fortissimi e così intensi da sembrare reali. Sarà un viaggio tra il passato ed il presente, tra la fabbrica e il piccolo appartamento dove viveva con la famiglia. Piccole storie nelle storie, uno squarcio sulla realtà operaia degli anni ‘70, vista dalla parte di un figlio; un figlio di operai.

Perché ho scritto questo libro?

Perché ho scritto questo libro? Non c’è un motivo particolare. Scrivere per me è terapeutico, mi fa stare bene. Quando scrivo viaggio con la mente, e spesso non so neppure dove sto andando e, questa, è una vera e propria magia.
In questo libro ho voluto raccontare di una città, la mia, che non esiste più. Forse, inconsciamente, ho voluto riportare in vita mio padre, scomparso ormai da troppo tempo e con questo esorcizzare una volta per tutte, il dolore e il senso di abbandono che si prova.

ANTEPRIMA NON EDITATA

La Notizia

Stefano aprì il giornale e ciò che vide gli gelò il sangue.
L’articolo di prima pagina, in evidenza e con la foto di un complesso industriale era eloquente e non lasciava spazio a dubbi.

“Addio alle Acciaierie”.
“Largo alle ruspe, cominciata la demolizione della storica fabbrica di via Paolo Ferrari”.

Il ragazzo si stropicciò gli occhi e scosse la testa.
– Non ci posso credere.. –
Una lacrima cominciò a scendergli dal viso mentre lo sguardo attraversava il vetro della macchina andando a finire in un punto non indefinito dell’orizzonte davanti a lui.
Rimase così alcuni minuti, inerte, mentre gli AC/DC imperversavano.
La notizia aveva avuto l’effetto di un pugno nella buca dello stomaco.
Sentiva in bocca il sapore amaro del dolore, un sapore che conosceva bene sin da ragazzino, e i pensieri che si rincorrevano portavano tutti a quelle poche righe appena lette.

Continua a leggere

 Continua a leggere

“Dopo quasi ottant’anni, le Acciaierie di Modena verranno demolite per lasciare spazio ad un moderno centro con uffici, negozi e appartamenti… La demolizione fa parte del programma di recupero della fascia ferroviaria ormai in disuso dal lontano 1984”.

Stefano si riprese dal suo stato semi catatonico e sbatté con violenza i pugni sul volante.

– Stronzi!
Recupero della fascia ferroviaria?
E pensano che un centro commerciale e due o tre banche siano luoghi degni della parola recupero?
Perché non costruire appartamenti per la gente che lavora, a prezzi modici , perché non un ospedale?
Un centro commerciale…
E il sudore della gente che ha lavorato in quella fabbrica, che fine farà?
E i ricordi degli operai?
E, soprattutto, i miei ricordi? –

Accese la macchina e con rabbia si rimise in viaggio.
Ora la guida non era più pacata ma parecchio agitata.
Con gesti di stizza scartò a destra al semaforo, poi a sinistra, zigzagando pericolosamente tra un’auto e l’altra.
Passò un semaforo rosso in pieno ed evitò per miracolo le due macchine che stavano procedendo dalla parte opposta.
Tutti gli suonavano, lo ingiuriavano ma lui non sentiva nulla di tutto ciò, era chiaramente assente.
Fu solo per benignità del destino che non andò a sbattere contro nessuno, un caso fortuito.
Il suo viso era una maschera imperturbabile, la notizia del giornale aveva chiaramente scatenato in lui un’ira atavica, uno stato di tensione interno che ora stava fuoriuscendo in tutta la sua potenza.
Le gomme stridevano a ogni curva finché non si fermò a lato della strada.

– Calma, calma… – si ripeté come se stesse parlando a qualcun altro.

Abbassò il volume dello stereo, poi ci pensò un attimo e lo spense.
Dal cruscotto estrasse il cellulare e compose un numero.
Al di fuori dell’auto il mondo cominciava a svegliarsi, ma Stefano era stato trasportato in un’altra dimensione.
Il suo cuore correva all’impazzata, e il tumulto dei pensieri lo stava trascinando fin quasi ad affogarlo.

– Pronto ?
Sì, sono io.
Ho un impegno urgente e oggi non posso venire in ufficio –
Dal cellulare si sentì una voce alterata.
Era chiaro che l’interlocutore non era molto contento del contenuto della chiamata..
Ma Stefano era serio e risoluto. Nei suoi occhi neri ora vi era una luce diversa dalla solita.
Qualcosa di terribilmente forte era capitato all’interno della sua mente e nulla e nessuno sarebbe riuscito a fermare questo fiume in piena.

– Certo, hai capito bene .
Oggi non vengo.
Cosa ?
No, non ti devo motivare un bel cazzo.
Non te lo dico, sono assolutamente cazzi miei.
Mettimi in ferie, permesso, fai tu.
Oggi io non esisto, non ci sono per nessuno.

Chiuse la comunicazione ma una volta appoggiato a lato, il cellulare riprese a squillare.
Guardò il nome scritto sul display , “ufficio” .
Si mise a ridere e spense completamente il telefono.

– Fottetevi, oggi ho di meglio da fare… molto di meglio. –

Ritorno al passato

Il piazzale era deserto.
Un leggero vento spostava cartacce e sporte di plastica facendole volare in alto volteggiando, e creando mulinelli che davano l’impressione che spiriti di folletti si fossero dati convegno in quel luogo e a quell’ora precisa.
L’aria era fredda, il tepore della primavera era ancora una chimera per i modenesi, anche se la fine di Marzo era parecchio vicina e con essa la dipartita del “generale” inverno, insolitamente ancora rigido per quei giorni.
Stefano stava ritto, appoggiato alla macchina parcheggiata nel centro del piazzale.
Aveva le mani in tasca ed il viso serio.
La giacca a vento era stranamente aperta, cosa inusuale per lui che era freddoloso per natura.
Guardava fisso innanzi a sé, ma non tradiva un movimento, non un muscolo, neanche un leggero tremolio delle palpebre.
Nulla.
Fissava il lungo cancello di metallo che si trovava all’ingresso di un gigantesco complesso industriale completamente in rovina : le Acciaierie ferriere.
Lo spettacolo era desolante.
Il piazzale una volta pieno di rastrelliere per biciclette, non aveva più nulla della maestosità di un tempo.
Vi erano alcuni brandelli di ferro, e con essi scheletri di bici ormai abbandonate da anni, forse decenni.
Il cancello d’ingresso non era altro che un ammasso di ruggine e dietro ad esso la strada che divideva due capannoni enormi era piena di erbacce e completamente priva di asfalto.
Solo una qualche chiazza qua e là aveva resistito, praticamente un lontano ricordo di ciò che una volta doveva essere stata la strada principale del complesso industriale.
Più in là, semi nascoste da uno dei tanti capannoni, svettavano le torri evaporative, o ciò che ne era rimasto.
Troneggiavano come ai tempi migliori, e dall’alto della loro stazza sembravano guardiani ciclopici intenti a proteggere il luogo sottostante; ma ora cosa avrebbero protetto ?
Il cielo azzurro del mattino contrastava nettamente con quei muri neri, sporchi, che in tanti anni avevano raccolto tonnellate e tonnellate di fumi, di vapori e di chissà quali altri veleni.
Anche il sole che stava sbucando dal dietro la massicciata della ferrovia, sembrava chiedersi se era il caso di fare capolino in quel luogo, o se era meglio scomparire immediatamente girando al largo da quell’angolo cupo e abbandonato dall’uomo e forse anche da Dio.

Stefano aveva spostato lo sguardo, e in quel momento sapeva esattamente ciò che stava cercando con i suoi grandi occhi scuri.
Non un punto indefinito in mezzo a quell’inferno, non un capannone a caso, non la portineria a lato, ormai dimora di alcuni barboni o extracomunitari, ma quel capannone una volta azzurro, ora blu stinto, quel gigantesco capannone che si trovava in fondo, lontano dalla vista, lontanissimo come i ricordi che pian piano tornavano a galla, uno dopo l’altro, senza chiedere permesso o il perché del loro ritorno.
Quel capannone era il Laminatoio, il cuore dell’acciaieria.

Sputò a lato, quasi con disprezzo, poi spostandosi con la mano una ciocca di capelli che gli era andata sul viso urlò con tutto il fiato.

– Acciaierie ferriere, eccomi ! Vi ricordate di me ? e di mio padre, di lui vi ricordate ? –

Ora camminava, e lentamente si avvicinò al cancello .
A fianco un muro di mattoni , ed affissa al muro una piccola targa in porcellana e metallo che pur essendo parecchio rovinata, per uno strano capriccio della natura era ancora chiaramente leggibile
” Acciaierie di Modena. Parcheggio riservato agli Impiegati ”

– Parcheggio riservato agli impiegati… altri tempi… Papà, quanto hai dovuto sudare e soffrire qui dentro, dentro questo inferno in terra. –
Si sedette sul muretto e si portò le mani al viso.
Chiuse gli occhi e ciò che vide fu un mondo antico, lontano, un mondo di cui lui aveva fatto parte ma che pensava di avere dimenticato; almeno fino a quel momento.

Il passato stava tornando e con lui dolorosi e splendidi ricordi…

Febbraio 1982 La richiesta

Erano le sette di sera, e al terzo piano del condominio di via Cuneo 6, precisamente all’interno 5, era l’ora della cena.
Questo era un momento sacro per la famiglia, non nel senso religioso del termine, ma perché questo era l’unica ora della giornata dove ci si poteva sedere assieme, guardarsi in faccia dopo più di dieci ore passate lontano dalla famiglia.
Era il momento in cui si poteva parlare, discutere, litigare, fare pace, praticamente dove la vita famigliare assumeva il vero significato, appunto, di vita.
All’interno della piccola cucina, il tavolo era già apparecchiato.
A capotavola vi era già seduto e in attesa del piatto Ivano, il padre.
Era un uomo allegro, vitale, e gli occhi luminosi e belli trasmettevano un calore così immenso che tutta la famiglia ne era completamente stregata. Inoltre i suoi capelli brizzolati gli davano un ché di fascino che certamente contribuiva a questa strana magia.
Con la mano destra teneva una forchetta all’insù, e con l’altra sbatteva ritmicamente il pugno sul tavolo.

– Fame, fame fame… date da mangiare al popolo affamato, date il pasto agli operai !!! –

A fianco a lui Stefano, il figlio.
Capelli corti e scurissimi, uno sguardo scuro e profondo ed un sorriso che non ammetteva repliche. Aveva 13 anni ed aspettava il 14mo con feroce caparbietà, sapendo che una volta raggiunto questo traguardo, il primo vero traguardo da uomo, avrebbe potuto chiedere di più dalla vita.
Guardava il padre con aria divertita e, naturalmente, partecipava a quella specie di rivolta con impeto ed entusiasmo adolescenziale.
– Fame, fame, fame… Date da mangiare al popolo studentesco , date il pasto agli studenti ! –

Dalla parte opposta Manuela, quasi ventenne. I capelli lunghi e lisci, scuri e legati in una lunga treccia facevano di lei una donna fatta, con gli anni dell’adolescenza ormai lontani, ed un futuro prossimo da moglie e madre. Guardava divertita il fratello e il padre fare , come lei spesso diceva, i deficienti, ma nel suo sguardo vi era sincero affetto anche se unito ad un pizzico di commiserazione.

Sui fornelli, girata di spalle la madre Maura resisteva stoicamente agli assalti dei “rivoltosi” a suon di bacchettate sulle mani con il cucchiaio di legno.

– ve la do io la fame !!! Se avete fretta prendetevi su e passate voi ai fornelli… Almeno io me ne sto un poco seduta ! –

ma lo sguardo ed il sorriso tradivano le parole. Con gli occhiali appannati per via del vapore delle pentole, era divertita dagli schiamazzi famigliari, e per lei questo tremendo baccano era una musica dolcissima.
Non avrebbe cambiato per nulla al mondo tutto questo. Per lei la famiglia era il più bene prezioso che la vita le avesse mai dato, e questo nonostante i sacrifici, le corse e gli affanni che inevitabilmente ne derivavano.

Quando finalmente la pasta arrivò in tavola gli animi si quietarono, e così iniziò la cena più lunga di quel lontano 1982.

Ivano mangiava rumorosamente, e quando parlava alzava ora questo braccio, ora la mano, e muoveva freneticamente il corpo per meglio mimare questo o quell’argomento.

– oggi sembrava che la giornata non dovesse più finire ! Si vede che sentiamo queste giornate di fine Inverno più del solito. Eravamo talmente scoppiati che a un certo punto il Borsello si è messo a cantare Bella senz’anima ! –
– Quella di Battisti ? – Intervenne Stefano –
– Ma che Battisti- riprese immediatamente la Manuela – è Cocciante !!! A te la tua musica rock di ha dato di volta il cervello ! –
Stefano fulminò la sorella con lo sguardo e Ivano riprese a parlare
– Fatto sta che inizia a cantare e allora Pluto cosa fa? Si mette a ballare con la mazza, quella da 25 kg, non so se mi spiego, poi inizia a spogliarsi ! Naturalmente, vista la scena, il Borsello alza la voce e il canto inizia a propagarsi per tutta l’officina… Pluto continua a spogliarsi fino a rimanere in mutande e allora cosa succede ? –
– Cosa succede ? – gli fecero eco i figli e la moglie
– Succede che arriva il direttore Spallanzani che, non aspettandosi una scena del genere rimane inebetito…-
– Spallanzani in persona ? –
– Sì, proprio lui.
E chi lo sa perché era proprio lì in quel momento.
Sicuramente non ha sentito il canto dall’ufficio… Ci sarà stato qualche solerte impiegato, un poco lecca culo, ad avvertirlo.
Fatto sta che comunque lui vede la scena, rimane paralizzato e sta per aprire bocca quando il Borsello, essendosi accorto della presenza del direttore prende Pluto per un braccio e lo bacia in bocca!

I figli si guardarono inorriditi
– Nella bocca ? ma voi siete tutti pazzi ! –
– Pazzi ? ma cosa dite mai. –

Maura cominciò a ridacchiare perché sapeva che Ivano quando partiva con queste storie, non si fermava più, e più i figli rimanevano sconcertati e più lui rincarava la dose… e sì, il sangue degli avi paterni scorreva abbondantemente nelle sue vene e la sua non era certo stata una famiglia tranquilla !
Non a caso la leggenda famigliare che andava per la maggiore diceva che loro erano discendenti da un feroce ma giusto (nel senso che rubava ai ricchi per dare ai poveri.. avete presente Robin Hood ?) bandito dei primi dell’ottocento.

– Allora cosa fa il direttore ?
Cerca di far finta di nulla e si gira per andarsene ma il Borsello inizia a fischiargli dietro, avete presente come si fischia alle donne ? beh, uguale e poi gli urla delle porcate talmente grosse che vi evito di riportarle qui in edizione integrale…

– dai , papà, diccele !!!-
– E no, non si può dire. Quando sarete più grandi … –
– Quando lui sarà più grande, vorrai dire – lo interruppe Manuela indicando il fratello.
– Ma senti questa ! e va bene, te lo concedo. Quando Stefano sarà più grande…
– Hei, io ho quasi 14 anni –
– A sì ? Allora sei quasi pronto per il servizio militare, o no ? –
– Diciamo quasi –
– Comunque ribadisco il concetto che dentro alla fabbrica non siete proprio normali.
– Non del tutto –
– E pensare che io ho sposato uno dei migliori… – fece eco la Maura
– – pensate mo agli altri come possono essere… –

A questo punto la sorella lanciò uno sguardo d’intesa al fratello…
Mormorando – dai, è ora, questo è il momento giusto.
[…]

28 maggio 2020

Aggiornamento

Passeggiando per i luoghi del romanzo.
In questo video l'autore racconta e fa vedere quella Modena operaia scomparsa ormai parecchi anni fa. Vi illustrerà i luoghi delle Acciaierie e vi farà capire e immaginare come sono cambiati.
https://www.instagram.com/tv/CAvZct3imU2/?igshid=1kys8n5ku3o8k
09 aprile 2020

Aggiornamento

Ho realizzato questo video dove vi leggerò l'incipit del romanzo Acciaierie storia di figli d'operai
L'incipit non è altro che il racconto "La carezza del mattino", scritto anni fa e pubblicato nella mia raccolta "Con le unghie e con i denti - aggrappato ai miei sogni".
Racconto che è diventato in seguito l'introduzione del mio nuovo romanzo.
https://www.facebook.com/stefano.pelloni.3/videos/3133480030004734/
23 marzo 2020

Aggiornamento

La "video storia" di come è nata l'idea del mio nuovo romanzo Acciaierie - storia di figli d'operai. Io, personalmente, vi leggerò il racconto che è nato molto prima del romanzo. Racconto che ho ripreso e che è servito come "seme" per potere forgiare il mio nuovo "lavoro"
https://www.facebook.com/stefano.pelloni.3/videos/3097019456984125/
04 marzo 2020

Aggiornamento

"dietro le quinte" ovvero le curiosità del libro. Il cuore dall'Acciaieria era il laminatoio, il reparto dove lavorava Ivano, il padre di Stefano, il personaggio principale del romanzo. La laminatrice è l'unico macchinario che è rimasto all'interno dello stabilimento una volta dismesso. Il gigantesco apparecchio industriale su cui lavorava Ivano ora si trova nella piazza del centro commerciale che è stato costruito in seguito. E' un monumento ed oggi l'ho fotografata per farvela vedere. In memoria di coloro che lo hanno "vissuto" sulla propria pelle, che ne hanno sentito lo spaventoso ringhio metallico e lo sbuffare dell'acciaio incandescente che passava tra i rulli.
29 febbraio 2020

Aggiornamento

"Dietro le quinte" curiosità sulla stesura del romanzo
L'idea di scrivere delle Acciaierie è nata quando ho saputo, tramite un articolo di giornale, della demolizione imminente della vecchia fabbrica. Come il personaggio del libro mi sono avventurato nel complesso ormai in rovina da anni armato di macchina fotografica e ne ho immortalato i resti. Poco dopo ho scritto di getto un racconto "La mia Acciaieria" , che è stato pubblicato sulla rivista Storie all write n°51 (anno 2003).
Dopo qualche anno ho pensato di farla diventare un romanzo, e lavorandoci sopra , è diventato tale. Perciò il racconto "La mia Acciaieria" non è stato altro che l'embrione di questo mio progetto, che si è sviluppato e cresciuto fino a diventare quello che voi leggerete.
28 febbraio 2020

Aggiornamento

Buongiorno a tutti. Dopo soli tre giorni di campagna abbiamo raggiunto il 42 % delle adesioni. Se me lo avessero detto una settimana fa non ci avrei creduto. Ci tenevo a ringraziarvi personalmente per l'entusiasmo che ci avete messo. La strada da percorrere è ancora lunga , siamo solo all'inizio, ma è anche vero che "chi ben comincia...". Vi esorto ad utilizzare il passaparola con amici o persone che pensiate possano essere interessate alla lettura. Condividete il link con tutti i mezzi che avete a disposizione e forse, riusciremo a realizzare questo libro in "carne ed ossa". Un'ultima cosa... Qualcuno ha già dato un'occhiata alle bozze? Sono curioso di sentire pareri. Naturalmente quel che leggerete è la "brutta copia" , ma è completa... completa anche di errori, ma spero mi perdonerete. A presto Stefano

Commenti

  1. Maria Antonietta Rea

    (proprietario verificato)

    “Secco, diretto”, letto in un sorso, agile, veloce, duro, vero, giusto, profondo, tenero, nostalgico, commovente, necessario come una medicina amara, testimonianza per non dimenticare, eternare per amore, affetti e un mondo scomparso che il nostro tempo pare aver rinnegato.

  2. (proprietario verificato)

    Grazie di questo racconto che testimonia di un passato degno di essere ricordato, perché luogo delle origini, degli affetti e degli insegnamenti. Un racconto ricco di suoni, colori, odori, parole, azioni, gesti e persone che mi hanno tanto emozionato per la loro autenticità. Consiglio vivamente di leggere il romanzo, per ricordare quello che e’ stato e perché le storie altrui ci arricchiscono e in qualche modo ci appartengono. Complimenti all’autore, grazie!

  3. (proprietario verificato)

    Ma se raggiungiamo prima l’obiettivo, il libro arriva prima? Magari in settembre invece che in novembre?

Aggiungere un Commento

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Stefano Pelloni
Sono nato ormai 52 anni fa a Modena.Per vivere faccio il tecnico ma la mia passione, dopo la bicicletta e la musica, è la scrittura.
Vivo con mia figlia 12 enne svolgendo il ruolo di papà a tempo pieno con solerzia, allegria e a volte (spesso) incoscienza. Ho all'attivo parecchie pubblicazioni , tutte rigorosamente auto prodotte, per soddisfare la mia voglia di vedere stampato ciò che scrivo. La scrittura per me è terapeutica: scrivo perché mi fa stare bene. E mentre pedalo penso a ciò che scriverò una volta a casa. Pedalare e scrivere mi rendono vivo, assieme ,naturalmente, alla figlia che mi rende decisamente vivissimo. Ho gareggiato in bicicletta da ragazzino poi sono passato da una vita sportiva a fare il chitarrista metal in una band locale. Praticamente dal paradiso agli inferi... uno spettacolo. Poi la vita mi ha presentato il conto e con l'arrivo della figlia mi sono tranquillizzato.
Stefano Pelloni on FacebookStefano Pelloni on Wordpress
Su tutte le campagne di crowdfunding è attivo il codice VACANZE20. Inserendolo al momento dell'acquisto otterrai il 20% di sconto.
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie