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Acqua - Una storia fantastica

Acqua - Una storia fantastica

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Gennaio 2022
Bozze disponibili

Federico da un paese nelle Alpi si trasferisce negli USA per conseguirvi il dottorato. Di temperamento schivo, ai rapporti sociali preferisce le escursioni solitarie in montagna.
Amareggiato per la bocciatura della sua tesi sulle proprietà dell’acqua giudicata fantasiosa, inizia a frequentare una nativa americana, amante della natura e ragazza misteriosa. Federico ne è conquistato.
Ma una prodigiosa scoperta interrompe l’idillio: l’acqua gli si rivela e propone un piano per innescare una sorta di rivoluzione verde planetaria. Federico, incerto, alla fine si vede costretto ad accettare. Mentre rientra in Italia, il piano dell’acqua si realizza. La ricompensa saranno i piani per lo sviluppo di un avveniristico computer.
In occasione del ritorno negli USA per cedere i diritti dell’invenzione, Federico, che non ha dimenticato l’amica indiana lasciata precipitosamente, ritorna sui propri passi.
Ma due toccanti eventi avvenuti nel frattempo cambieranno ancora e per sempre il suo destino.

Perché ho scritto questo libro?

Tra tutte le molecole che conosciamo, l’acqua è quella più straordinaria. Sono partito da questa considerazione per costruire una storia in cui l’acqua fosse al centro, benché protagonista sia un giovane ricercatore dalle alterne fortune. Ne è nata così una storia di riscatto, di crescita personale nella quale non mancano mistero, emozioni, sentimenti, rispetto per la natura ed amore per la conoscenza. Il tutto calato nella realtà del nostro mondo attuale con le sue problematiche ambientali.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Serenamente contemplava la corrente del fiume; mai un’acqua gli era tanto piaciuta come questa, mai aveva sentito così forti e così belli la voce e il significato dell’acqua che passa. Gli pareva che il fiume avesse qualcosa di speciale da dirgli, qualcosa ch’egli non sapeva ancora, qualcosa che aspettava proprio lui.

(Hermann Hesse, Siddharta, 1922)

Parte prima

Capitolo 1

Nel mondo si era verificata una diffusa epidemia, tanto che la si dovette chiamare pandemia. Un virus subdolo e insidioso aveva fatto il giro del pianeta, seminando morte e scompiglio. 

Ora, si diceva, è passata. In realtà, dopo poco più di due anni dalla fase acuta, ancora si accendevano focolai qua e là, ma grazie ai vaccini prodotti e ad alcune terapie, poco specifiche, ma sufficientemente efficaci, si riusciva a tenere il mostriciattolo sotto controllo.

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Le cicatrici, però, erano ben visibili: bastava andare in visita ad un cimitero ed osservare la data delle tombe o dei loculi per accorgersi dell’ecatombe che era stata. 

Ma c’erano anche molte altre ferite che stentavano a rimarginarsi. Ferite profonde nel tessuto sociale, produttivo ed economico di quasi tutti i paesi. Più evidenti in quelli sviluppati, perché il prima e il dopo la pandemia, lì, apparivano drammaticamente differenti. Negli altri, in molti altri paesi del mondo, morire di un virus cambiava poco rispetto a morire di un altro o magari anche “solo” di stenti e di miseria.

Il distanziamento fisico e sociale tra le persone, che per molti mesi era stata l’unica arma contro il virus, aveva generato effetti imprevisti e devastanti: tutti avevano forzosamente imparato a non incontrarsi, a non parlarsi, a non sfiorarsi, a cambiare strada e così continuavano a farlo, perché la diffidenza era diventata ormai un’abitudine. A volte, soprattutto con chi era “diverso”, la diffidenza si tramutava in intolleranza o addirittura odio.

La vita che conoscevamo prima era cambiata di molto. Purtroppo però, benché taluni avessero ipotizzato che la dura lezione subìta avrebbe reso gli uomini migliori, la realtà forniva un quadro alquanto diverso. Erano cresciuti indifferenza ed egoismo ed ovunque l’interesse personale prevaleva su quello generale, nonostante gli sforzi volti a ritessere la trama di una struttura sociale coesa da parte di molte istituzioni, tra cui scuole, università, organismi religiosi e, talvolta, i governi stessi.

La pandemia, che a molti era sembrata un monito della natura a cambiare modelli di sviluppo e stili di vita e quindi un’occasione per ripensare il futuro, aveva in buona parte sortito l’effetto opposto: una separazione ancora più netta tra ricchi e poveri, anche all’interno di singoli paesi; un incremento dell’erosione delle risorse naturali per sostenere una crescita ritenuta indispensabile alla ripresa; una ricerca forsennata del profitto senza regole e senza confini; una brutalità del libero mercato che si insinuava persino nei rapporti sociali. Un disastro etico e sociale planetario, a fronte di una sconsiderata rincorsa alla ricchezza di pochi.

Cionondimeno, tecnicamente parlando, l’economia era ripartita quasi dovunque, in particolar modo nei Paesi che, avendo strutture amministrative e produttive più agili, avevano saputo riorganizzarsi più rapidamente degli altri. Ma le fabbriche, che pur producevano beni e utili, erano cattedrali nei deserti dei cuori inariditi.

Un quadro insomma alquanto desolante.

La fase acuta della pandemia, almeno nel mio paese di origine, l’Italia, era coincisa con il completamento dei miei studi universitari. Mi ero laureato in Chimica all’Università di Padova con una tesi sulle proprietà molecolari dell’acqua. Il mio elaborato, per lo più compilativo per la difficoltà di effettuare sperimentazioni in quel periodo di chiusura forzata di tutte le istituzioni, fu comunque ben accolto dalla Commissione di laurea riunita telematicamente. In realtà, quando terminai la mia esposizione in video-conferenza, ebbi l’impressione che i membri della Commissione stessero pensando ad altro, a problemi assai più seri e contingenti, ma, comunque fosse, portai a casa la mia laurea con un discreto punteggio finale.

Non ci fu modo di festeggiare, perché ogni attività che prevedesse l’assembramento di più persone era vietata. E sì che non era così scontato che riuscissi ad ottenere una laurea, per di più in una disciplina ostica a molti.  Invero, le mie origini erano abbastanza umili: provenivo da un paese di montagna del bellunese ed ero il figlio unico di una guardia forestale e della sarta del posto. Con ogni probabilità, il mio futuro sarebbe stato quello di un boscaiolo o al massimo, se mi fossi dato da fare nel seguire le orme di mio padre, di un’altra guardia forestale. Invece avevo una nonna materna che mi adorava e che al momento giusto mi disse: «Federico, sei un ragazzo riflessivo e intelligente; devi continuare a studiare per non sprecare queste tue doti. Non accontentarti, pretendi di più e fallo investendo nella testa che ti ritrovi».

Così, con grande sorpresa di chi mi conosceva, scelsi una disciplina di cui sapevo poco anch’io, ma che mi sembrava avvincente per il fatto che cercasse di dare delle risposte ai perché dell’universo, a partire dagli elementi che lo costituiscono.

Dopo cinque lunghi anni avevo ottenuto la laurea. Ma subito dopo avevo sentito il dovere di portare fino in fondo la scelta fatta sulla spinta dei consigli accorati della nonna e così, essendomi nel frattempo appassionato alla materia, decisi di proseguire gli studi con un dottorato di ricerca. Per farlo, guardai all’America, agli Stati Uniti, paese che era stato il sogno di intere generazioni di compaesani e che tornava ad esserlo ora che la pandemia aveva minato le fondamenta della nostra povera nazione.

Che l’esigenza di un titolo di studio americano fosse nata dal desiderio di prolungare la felice condizione di studente che non deve prendere decisioni immediate per il suo futuro o invece di aprire la strada ad un’attività nello studio e nella ricerca scientifica, è difficile a dirsi. Fatto sta che avevo scritto a diverse università statunitensi, inviando il mio curriculum ed altra documentazione che potesse risultare utile.

Devo dire che tutte mi risposero con cortesia e sollecitudine, anche quando, come nella maggior parte dei casi, la risposta era un diniego. Nel nostro paese non si è abituati a tanta considerazione!

Tra le sparute risposte positive fui subito attratto da una in particolare, per un paio di ragioni molto semplici: la prima era che mi offrivano una posizione nel loro dottorato di Chimica fisica ambientale nel Dipartimento di Scienze della Terra che si dichiarò interessato ad un lavoro innovativo sull’acqua. Dunque avrei avuto la possibilità di proseguire le mie ricerche. La seconda ragione era che la località dove avrei trascorso alcuni anni della mia vita si trovava in Colorado, su un altopiano proprio alle pendici dei rilievi montuosi che, poco più ad ovest, diventano le Montagne Rocciose. Per un figlio di gente di montagna come me era un invito a nozze.

Così, da poco meno di tre anni, mi trovavo a Boulder, cittadina universitaria nelle vicinanze della capitale del Colorado, Denver, e mi preparavo a consegnare al mio supervisor la prima bozza del mio elaborato di tesi di dottorato, il cui titolo suonava in italiano più o meno così: “Sulle proprietà misconosciute dell’acqua”.

Capitolo 2

Aspettavo con ansia la convocazione da parte del Prof. Schneider, nelle cui mani avevo consegnato una copia cartacea della mia tesi di dottorato per la sua valutazione. Purtroppo, a causa dei suoi fitti impegni, la cosa era andata un po’ per le lunghe e in più, al telefono prima di vederci, ammise di aver potuto dare solo un’occhiata sommaria al testo. Ma comunque un’idea se l’era fatta e mi aspettava per commentarlo insieme.

Così, con una certa apprensione, mi preparai all’incontro. Mentre mi recavo a piedi al dipartimento ripensavo alla bozza che avevo presentato e se in precedenza, nella solitudine della mia stanza, ero convinto di aver fatto un buon lavoro, ora, attraversando i quartieri residenziali di Boulder con lo sguardo fisso nel vuoto, ne avvertivo tutti i limiti.

L’argomento che avevo affrontato era di sicuro interesse teorico, ma il punto debole, che in quell’istante mi sembrava grosso come una casa, consisteva nella significativa carenza di dimostrazioni sperimentali. A mia parziale discolpa c’era il fatto che quella sede universitaria non disponeva delle più recenti e sofisticate attrezzature necessarie per affrontare adeguatamente il problema. Per queste ragioni, obiettive e condivisibili, il tema era trattato principalmente dal punto di vista teorico, sia pure con un frequente ricorso alla letteratura scientifica sull’argomento. Insomma mi stavo preparando a ribattere alle obiezioni che molto probabilmente il mio supervisor mi avrebbe fatto. Così, nonostante tutto, mi sforzai di riporre una certa fiducia sull’esito dell’incontro.

Le cose non andarono come speravo.

Il Prof. Schneider, ricevendomi nel suo studio, esordì dicendo: «Federico buongiorno, provo a parlarti in italiano, così sono sicuro che mi capirai bene». Il tono era neutro e freddo, come succede a chi parla con qualche difficoltà una lingua che non gli è abituale, ma la cosa mi sembrò comunque un po’ strana e non propriamente bene augurante.

Il professore, senza aspettare un mio cenno, proseguì mescolando spesso parole delle due lingue. I passi chiave del suo discorso, almeno le parti che ricordo con precisione, erano questi: «Ammetto di non avere avuto il tempo di leggere il tuo lavoro con sufficiente attenzione e quindi la mia critica manca del necessario approfondimento. Tuttavia non capisco cosa hai combinato! É un lavoro totalmente speculativo… frankly not what I was expecting. Hai scritto delle cose fantasiose o addirittura fantastiche, non saprei dirlo meglio. Arrivi a conclusioni per niente supportate da evidenze sperimentali. Fin dall’inizio, a dir la verità, quando avevamo concordato l’argomento della tua tesi, mi era sembrato un lavoro difficile e un po’ pretenzioso, ma non credevo che ci avresti messo così tanto del tuo. Fantasie, forse anche stimolanti, non lo nego, ma non si può affrontare un lavoro scientifico come una narrazione letteraria. You follow what I’m saying?».

La mia espressione abbattuta dovette suscitargli pena, perché subito dopo cercò di attenuare l’impatto violento della sua critica dicendomi, con tono meno secco: «Federico, you’re a smart fellow, dotato di notevoli doti analitiche, ma non puoi fare il passo più lungo della gamba! Perché non ti sei accontentato di un lavoro più modesto, ma ricco di dati sperimentali, di prove di laboratorio? Un lavoro mhmm… less ambitious, ma più legato ai fatti concreti e non certo un tentativo di riscrivere la materia. Questo lascialo fare ai premi Nobel. Loro possono permetterselo. Tu… beh, non ancora» concluse con un sorriso conciliante.

Io non avevo aperto bocca. Anzi sì: la mia bocca era aperta per la sorpresa, ma da essa non sortiva alcun suono. Ero stupefatto di quella stroncatura totale e senza possibilità di rimedio e non riuscivo a ribattere alcunché: tutte le risposte che mi ero preparato mentalmente per obiettare alle possibili critiche erano svanite nel nulla. Fuse, come neve al sole, giusto per restare nell’argomento. E così abbassai la testa per non mostrare al professore gli occhi che mi si inumidivano.

Lui se ne accorse e continuò con un tono più paterno, ma che, non per questo, mi risultò consolatorio: «Senti Federico, la tua tesi così come è non sarà mai accettata dalla commissione di dottorato: academic standards have to be protected. So che tu avresti voluto prendere il Ph.D. e tornartene in Italia appena possibile, ma non è un motivo sufficiente per accettare il lavoro nella sua forma attuale. 

Mi impegno però ad aiutarti a mettere insieme una nuova versione. Una versione completamente riscritta che metta in luce gli esperimenti che hai potuto fare, interpretandoli correttamente e tirando delle conclusioni, magari non straordinariamente innovative, ma corrette e logicamente conseguenti. Capisci cosa voglio dire? Non mi sarà difficile aiutarti se presenti un lavoro più modesto, ma logico e lineare. Ti ci vorranno cinque o sei mesi per metterla a posto, ma, come ho detto, mi impegno a seguirti un po’ più da vicino. Cosa sono sei mesi in fondo? Passano più in fretta di quanto tu possa immaginare. Su, coraggio, non abbatterti e, anzi, comincia subito a lavorare senza lasciarti andare allo sconforto».

Parole molto umane e ragionevoli, innegabilmente, che volevano suonare consolatorie. Ma la sostanza non cambiava: tutto da rifare. Quel che è peggio è che ero piuttosto convinto di quello che avevo pensato e scritto. Come potevo rimangiarmi tutto? Certo le mie conclusioni erano teoriche e prive dei riscontri sperimentali necessari, ma anche Einstein aveva elaborato gran parte delle sue teorie senza dimostrarle e ci sono voluti decenni e il contributo di molti scienziati per validarle. Devo ammettere, tuttavia, che paragonare il mio lavoro a quello di Einstein era qualcosa che non si poteva dire ad alta voce.

Così ringraziai comunque il Prof. Schneider, presi la copia della mia tesi rifiutata e, uscito dal suo studio, la buttai nel primo cestino per la carta che incontrai nei corridoi del dipartimento.

2021-06-18

Aggiornamento

Un giornalista di TeleBoario mi ha chiesto di raccontare, in poco più di un minuto, qualcosa sul mio romanzo e sulla strategia editoriale di Bookabook da mandare in onda al TG della sera del 15 giugno. Se volete vedere ed ascoltare la breve intervista è su Instagram tra i post del mio sito (marcelloduranti) oppure la trovate al link seguente: https://www.instagram.com/tv/CQRDAGIK5ln/?utm_medium=copy_link Ciao!
2021-06-18

Aggiornamento

Cari tutti, un ringraziamento collettivo, ma non per questo meno sentito, per avermi sostenuto, alcuni di voi assai generosamente, e consentito di raggiungere il goal di 200 copie pre-ordinate. Non era affatto scontato! Grazie davvero! E' una prova di fiducia nei miei confronti, dato che non avevate prima il testo a disposizione, e ve ne sono grato. Il minimo che posso fare per ricambiare è di regalarvi, mi auguro, qualche ora di piacevole lettura di Acqua - Una storia fantastica, quando riceverete la copia o le copie che avete pre-ordinato. Vi ricordo comunque che, se siete curiosi, potete già disporre della versione scaricabile dalla vostra pagina di "Ordini recenti". Ma la campagna non è ancora finita e comunque la vita di un libro dipende molto dal passaparola, che a sua volta nasce dall'averlo letto e possibilmente apprezzato. Quindi, in questo senso, conto ancora su di voi! Grazie ancora. Un abbraccio sincero Marcello
2021-05-14

Aggiornamento

Cari sostenitori, grazie al vostro supporto siamo davvero vicini alla meta. Ho pensato di “premiare” il 200esimo pre-ordinante inviandogli un breve racconto dal titolo “La memoria del mare”, scritto molti anni fa e che può essere considerato anticipatore dei contenuti che trovate nell’attuale romanzo. Approfitto dell’occasione per sollecitare un commento da parte di quanti, avendo letto le bozze di “Acqua – Una storia fantastica”, si sentono di mandarmelo. Lo inserirei volentieri nella voce “Commenti”. Grazie a tutti e continuate a sostenere e a diffondere! Marcello
2021-05-11

Aggiornamento

Cari tutti, intanto grazie davvero per il sostegno alla mia campagna. Come vedete, ancora non ci siamo, ma siamo vicini. Dunque continuate con il passaparola. E’ importante! Nel frattempo per la curiosità di tutti, sostenitori e non, allego qui di seguito qualche commento ricevuto da chi ha già letto le bozze, che come sapete sono disponibili per il download a chi ha preordinato almeno una copia. Eccole: E’ una storia ricca di fantasia, intensa che ha catturato la mia voglia di proseguire velocemente nella lettura. Particolare il “personaggio” acqua, anche se, a tratti, appare inquietante per quello che è in grado di fare… (L.M.) …che gran divertimento leggere “Acqua – Una storia fantastica”! Trascinante, spiritoso, arguto e attualissimo... (H.S.) Una storia veramente “fantastica”. Federico, il protagonista, riesce a riscattarsi da una vita mediocre alternando, con distaccata ironia, sogno e realtà. (E.L.)
2021-04-25

Aggiornamento

Grazie, grazie davvero ad amici e conoscenti che avete deciso di sostenermi nella campagna di crowdfunding del mio romanzo “Acqua – Una storia fantastica”. Alcuni di voi poi sono stati addirittura grandiosi, avendone ordinate diverse copie. Una prova di fiducia che ho assai apprezzato. I risultati li vedete e sono davvero notevoli. Spesso migliori di altre campagne. Tuttavia, dopo il giro di boa del 50%, la strada è ancora lunga. Per questo vi invito a fare uso anche del passaparola. E a maggior ragione se avete già letto il romanzo in bozza e vi è piaciuto. Come vedete conto ancora su di voi! E vi sono riconoscente così come a quanti altri vorranno unirsi a questa piccola comunità di miei lettori. Ancora uno sforzo! Grazie di cuore e al prossimo aggiornamento. Marcello

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Marcello Duranti
Marcello Duranti è nato a Milano nel 1952.
Professore ordinario di Biochimica presso l'Università degli Studi di Milano, si è occupato prevalentemente di struttura e funzione di proteine, pubblicando oltre 100 lavori scientifici su riviste internazionali. Ha pubblicato testi universitari con gli editori Piccin e Zanichelli ed alcuni volumi divulgativi in ambito food.
Amante della montagna, tra il 2016 e il 2017 ha compiuto, in solitaria, la traversata a piedi delle Alpi da Trieste a Montecarlo e raccontato questa avventura nel libro: "Sulla Via Alpina – Diario con giallo"
Appassionatosi alla narrativa, ha poi pubblicato due romanzi: "La libreria" e "La cordata", accomunati dal mistero e dal desiderio di conoscenza dei rispettivi protagonisti.
Membro della sezione CAI di Pezzo-Ponte di Legno, non ha ancora smesso di camminare per monti e valli dove trova ispirazione per i suoi scritti
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