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In attesa degli altri trasmettiamo musica da ballo

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Overgoal! Un ufficio stampa curerà la visibilità sulla stampa tradizionale e su quella online. Un promotore professionale proporrà il libro ai librai, una strategia dedicata di marketing online consiglierà il libro a nuovi potenziali lettori.
Goal! Il manoscritto passerà alla fase di editing, revisione, progetto grafico e stampa. Una volta pronto, il libro verrà pubblicato in formato cartaceo e ebook, e reso disponibile all'interno del circuito di Messaggerie Libri e nei più importanti store online.
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Al raggiungimento dell’obiettivo il libro verrà pubblicato
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Un agricoltore pugliese ultrasessantenne scompare misteriosamente. La giovane figlia Marzia, studentessa di Agraria a Milano, torna a casa per stringersi attorno alla madre, Lunetta, e alle due sorelle, Loredana e Margherita.
Smemorato, perduto, morto, in fuga, rapito dai fantasmi: la scomparsa di Antonio Di Pinto significa qualcosa di diverso per ciascuno dei personaggi coinvolti nella trama, personaggi che – come la chioma di una pianta – rappresentano bene l’esteriorità del protagonista, ma non la sua più profonda essenza.
Rami, radici, foglie e albero: un romanzo in quattro parti che racconta e ritrae una vicenda che ha origini remote. Per capire come, quando e dove sia finito l’uomo che tutti credono di conoscere, è necessario approdare nella Milano degli anni Sessanta, la città del lavoro, della fatica, del razzismo e del gelo. In quella Milano e in quel tempo si nasconde Antonino, in uno dei tanti empori di frutta e verdura di biscegliesi trapiantati nella città delle opportunità.
In attesa degli altri trasmettiamo musica da ballo è ispirato a più storie vere.

Perché ho scritto questo libro?

La sensazione di familiarità con un preciso istante che improvvisamente sa di passato in ogni suo più piccolo dettaglio: durante un déja vu nulla sembra poter spezzare l’incantesimo del già vissuto, in un miscuglio di stupore, paralisi e attenzione. Scrivere “In attesa degli altri trasmettiamo musica da ballo” è stato come vivere una serie intermittente di déjà vu luminosi. Il bagaglio di ricordi riflessi e di aneddoti familiari ingombra i nostri ripostigli mentali confondendo continuamente il presente col passato. Poter stabilire snodi cruciali a storie che ci sono sempre e solo state raccontate è stato un grande privilegio: mi ha regalato l’illusione di aver preso parte alla “recita” in modo attivo e importante. Per tramandarla, ma con un filtro anti- dolore. Ho costruito un palcoscenico per mettere in scena la storia corale di un’intera generazione di bambini che negli anni Cinquanta e Sessanta hanno lasciato la Puglia, trasformandola in un ricordo; ma non ho resistito e ho calcato la scena anch’io: mi sono data dieci anni per giocare con aneddoti da adulti, per essere ora il migliore amico ora l’aguzzino di mio padre; gli ho fatto domande, l’ho visto piangere e ho riso con lui come mai nella vita. Sono stata il suo complice, un bambino, come lui. Quando ha letto la prima bozza di questo romanzo, mio padre non ci si è riconosciuto: “Non è la mia storia”, ha detto. Ed è vero, perché questa storia appartiene a migliaia di persone.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Malusa Kosgran
Sono nata a Milano nel 1974. Avevo un anno quando i miei decisero di trasferirsi a Bisceglie, in Puglia: i piani di mio padre per la sua famiglia non includevano la vendita diretta di frutta e verdura, lo smog e i tram. A 18 anni ho lasciato mamma, papà e sorella e sono tornata a Milano per frequentare una scuola di fumetto. Dai 18 ai 20 ho vissuto con la mia nonna materna, Giustina, poi da sola. Avevo solo 21 anni quando ho cominciato a pubblicare sceneggiature per la Disney e 32 quando ho smesso per tentare altre strade. Da allora collaboro con svariate case editrici, magazine e agenzie e ho pubblicato romanzi, racconti, fumetti e albi illustrati. Il 25 aprile 2013 sono tornata a vivere in Puglia, dividendomi fra Bisceglie – che non è in Salento – e Mattinata, sul Gargano. Ho zii, cugini e procugini che vivono ancora a Milano e mio nipote, che ora ha sette anni e vive a Bisceglie, mi ha detto che da grande andrà a studiare a Milano. Sarà destino.
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