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Autoritratto con famiglia

Autoritratto con famiglia campagna
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Consegna prevista Febbraio 2021
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Lei vuole un figlio, o forse no. Lui pensa solo al lavoro, ma odia dover stare in ufficio davanti al computer. Vivono insieme, ma vorrebbero non vedersi tutto il giorno. Lei e Lui hanno trent’anni, e ammazzano il tempo preoccupandosi del futuro e avvolgendo gomitoli di storie – insomma: un mucchio di storie – su che cosa voglia dire amare e vivere una vita felice.

Autoritratto con famiglia è il loro romanzo. Una collezione di pensieri, ritratti, e racconti. Una piccola guida spirituale. Una confessione senza veli che vuole strappare una risata mentre affrontiamo tutti insieme la più misteriosa, la più incerta delle spedizioni: quella che al mattino ci tira fuori dal calduccio delle nostre coperte, e che ci obbliga a trovare una soluzione a tutte quelle sfide – microscopiche o titaniche che siano – che solo qualcosa di così straordinario e irrimediabilmente banale come la ruotine quotidiana sa offrire.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto Autoritratto con famiglia per regalare una casa a Lei e Lui, inseparabili amici di tante nottate passate a rigirarmi nel letto del mio monolocale di fuorisede universitaria. Ho scritto per osservare meglio le emozioni e le paure che mi hanno accompagnato in quegli anni. Ho scritto per dare un nome a un volto solcato di rughe incontrato in metropolitana. Ho scritto perché, forse, non so fare altro. Ho scritto perché in Lei e Lui ho ritrovato un po’ di me, e un po’ di tutti noi.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Vecchio-Ghiaccio
Lo zio Seb era ancora un bell’uomo. Lo vedevi girare tra le corsie della casa di riposo con il suo tornellino scalcagnato, e pensavi che tutte le pollastrelle da brodo di quel posto dovevano per forza essergli alle costole da un pezzo. Solo che poi c’era la morte a fare una forte concorrenza.
Lo zio Seb era un distinto vecchietto. Non capiva più niente se ti mettevi a parlare con lui, però ti faceva sempre piacere passare del tempo nel suo sottobraccio. Se ti serviva un modo per staccare dalla confusionaria vita della mezza età, andare in casa di riposo era la soluzione. Il placido sgomento di tempo postumo che permeava quella serra era inebriante. Come un vortice verde dell’Ade, gli sguardi vacui degli ospiti, mentre giocavano a dama fissando la scacchiera, o quando chiamavano meccanicamente oltre il vetro per un fringuello involatosi tre primavere prima, ti intrappolavano, sirene, ti trascinavano nella loro promessa di perpetua, immortale quiete, dove l’unico disturbo sarebbero stati i collaterali battiti di un cuore avvizzito.
Il mio periodo preferito per andare a trovare lo zio Seb era l’autunno, quando i rami già non tenevano più su le foglie ma l’aria era ancora odorosa e pungente di linfa. Mi piaceva perdermi nella lentezza della circumnavigazione dello stagno, o nella poesia dello spettacolo delle chiome degli alberi che si incanutivano poco a poco, scrollandosi riottose sui fili di vento che tiravano per il chiostro porticato al centro della struttura. Allo zio Seb gustava, quello spiffero gelato che gli sgattaiolava dentro il colletto della camicia. Tirava leggermente gli angoli degli occhi, e arricciava la bocca come quella di un gatto. Camicia che era sempre perfettamente stirata e abbinata con il giusto ricamo del pullover, come solo un vecchio distinto avrebbe saputo portare. Era proprio un bell’uomo, lo zio Seb, un pezzo da fare invidia. Avrei dovuto saper stirare anch’io le camicie così bene, allora sì che avrei trovato marito. Motivo in più per continuare a fare affidamento sulla Katia per ogni mio capriccio di ménage casalingo.

Continua a leggere

Non abbiamo mai capito quale fosse il problema dello zio Seb. Un bel giorno aveva iniziato a sprofondare in un silenzio di melassa, irraggiungibile e pressoché attonito, e con il passare dei mesi si era semplicemente rifiutato di uscirne. Pensavamo fosse un capriccio, all’inizio, una strana forma di aristocratico rifiuto dell’esistenza. Era sempre stato un uomo di saldi principi, lo zio. Non era facile smuoverlo dalle sue convinzioni. Poi, non avendo trovato nulla nei suoi diari, o nei suoi scritti più recenti – lo zio Seb praticava ancora l’antica arte dell’elzeviro di terza pagina su questa o quella testata nazionale – che potesse far pensare a un tedium fuori dalla norma, abbiamo iniziato a considerare la possibilità di una paralisi ai muscoli della faccia. O magari un dente avariato, che avrebbe reso estremamente doloroso l’aprire bocca per articolare alcuna parola, con la conseguente, e comprensibile, perdita del desiderio di farlo. Solo che intanto lo zio Seb era diventato catatonico, e anche portarlo a una qualche visita medica non avrebbe avuto alcun senso. Così abbiamo semplicemente deciso di prenotargli una stanza in un bel posto, fresco d’estate e riparato d’inverno, assolato al punto giusto nelle mezze stagioni. Ci hanno garantito che sarebbe stato bene, e che persino la mensa era superiore alla qualità del cibo che avrebbe potuto mangiare a casa propria. Tutti gli infermieri erano diligenti e preparati, e venivano assunti solo al termine delle più severe procedure di selezione.
Mi avevano garantito che sarebbe stato bene. È per questo che non avevo provato niente di strano, che non avevo vissuto la cosa come sbagliata, quando due giovanotti in camice carta da zucchero erano venuti a prelevare lo zio Seb dalla sua poltrona, accompagnandolo in macchina con tutte le sue cose, parcamente raccolte in due valige da viaggio, e avevano vigorosamente stretto la mano ai miei famigliari, riunitisi per l’occasione sulla veranda della villetta al lago dello zio. Mi era anche scappato un piccolo sorriso, pensando che, se davvero lo zio Seb sarebbe stato bene, era pur giusto che ci

andasse, in questa stanza nel posto assolato ma il giusto, perché era autunno, e io avrei dato tutti i miei risparmi per avere giusto un pochetto più di sole. Come una pianta. Una splendida peonia che sospira al cielo attraverso un vetro incrostato di umidità.
Sono state scattate delle foto, in quel giorno, per poi esser affidate al riserbo del primo cassetto del piccolo comò che sta in quella che ora è la camera dello zio Seb, di fianco alla testiera del letto. Le guardo sempre con una punta di perplessità. In quelle immagini si vede un Seb giovane, o almeno, più giovane, con la sua famigerata ciospa di riccioli lucidi, fulvissimi, ben piantati in testa. La sua bocca è sottile oggi come allora, e non ha mai perso quella strana tensione agli angoli inferiori che ti fa pensare che abbia appena ingoiato un limone intero. La guance sono scivolate un po’ più in basso rispetto agli zigomi – ah come tutto, come tutto cede alla forza di gravità! – e si sono solcate di fenditure intense, ma morbide, come se in un salotto inglese, all’ora del tè, fossero stati appena serviti gli scone, e gli ospiti, avidi, si tuffassero a scavare il tocco di burro al centro del vassoietto per farcirli. Il collo, che nella foto sembra alto e fiero, mi pare lo sia ancora. Solo un tantino più nascosto tra gli imbolsimenti per la scarsa attività fisica.
L’unica cosa che pare rimasta uguale, e buona ragione del fascino, io credo, dello zio Seb, sono i suoi occhi. Due occhi magnifici, non grandi, larghi il giusto, ma dove stanno due enormi laghi di montagna; le sezioni di due stalattiti; il caleidoscopio della geometria divina di un fiocco di neve. Ed è per questo che lo zio Seb è oggi, per me, Vecchio-Ghiaccio. Ancora mi chiedo, a volte, quale sarebbe la probabilità di avere ereditato per vie traverse una qualche percentuale di quel gene- ghiaccio, e quale quella che, selezionando il compagno giusto, si potessero dar vita a tanti minuscoli, e bellissimi, bambini-ghiaccio. Poi però mi ricordo che ho cinquant’anni, non ho un compagno fisso, e le mie perdite di sangue mensili procedono già a singhiozzo. È stato bello, zio Seb. Grazie per aver provato a farmi venire voglia di generare nuova vita.
Lo stesso Seb non aveva prodotto eredi a quel paio di occhi che si ritrovava. Lo zio era sempre stato una persona discreta, ma all’occorrenza trasparente. Vestiva elegantemente, e portava solo calze in filo di Scozia. Amava i ricevimenti a base di tartine e champagne, e le giornate trascorse oziosamente su una barca a vela, abbacinati nel sole di questa o quella cala segreta. Era un uomo di mondo, e, qualsiasi cosa facesse, sapeva metterci una certa grazia, un certo buon gusto ed eleganza, che lo facevano decisamente spiccare su chiunque gli stesse intorno. Abitava in città, ma diceva che si divertiva solo in campagna. Quando i parenti a Natale tiravano fuori la busta dei soldi, lui produceva coloratissime sciarpe di kashmir dall’Indocina, o raffinati set da tè di ceramica grezza giapponese. Un consumato gentiluomo; un individuo, sotto diversi punti di vista, perfetto. Appunto per questo mi era sempre stato difficile comprendere come mai lo zio non si fosse mai trovato una moglie, o una compagna stabile; perché non avesse voluto metter su famiglia, o almeno andare a convivere. Sarebbe stato un modo carino per farci sapere, a noi che eravamo la sua famiglia, che stava bene, che era contento della vita che conduceva, e che era anche un po’ merito nostro, che riuscivamo a circondarlo di tanto affetto e amore.
Nessuno, da che era entrato alla casa, veniva più molto a trovare lo zio Seb. I primi tempi sì, c’era stato un po’ di viavai, e quando arrivavo venivo accolta da fiori freschi, nuovi e diversi ogni volta, con teneri bigliettini lasciati di sbieco alla base del vaso. Divennero più radi; scomparvero del tutto. C’era dunque qualcuno che aveva dimenticato Vecchio-Ghiaccio, qualcuno per cui quegli occhi non erano stati abbastanza. E forse no, magari mi inganno, potrebbe essere avvenuto tutto nell’esatto contrario: occhi-ghiaccio troppo intensi, troppo insopportabili perché si potesse pensare di entrare nuovamente in quella stanzetta dopo che si erano visitate le magioni principesche dello zio; troppo

umiliante vederlo in quello stato irretito dopo che se ne era goduta la compostamente esuberante joie de vivre.
Me lo vedo allora con occhi diversi, e io sono la sua compagna di turno stasera, mentre scivola aggraziato sul pavimento della grande sala da ballo, rifratto nelle mille gocce pendenti dai grandi lampadari. Lo incontro in riva alla Senna – era solito volare spesso su Parigi – ma non ci conosciamo, eppure mi basta scorgerlo per sentire di essere sua da sempre, di sapere già tutto di quell’uomo dagli occhi color del ghiaccio e dal profumo delle Mille e una Notte, e va da sé che l’amo, che mi sento travolta nella sua passione, e che so che le nostre anime, da quel momento, saranno unite per l’eternità. Oppure lo incontro fuori da teatro. Lui mi porge la mano per aiutarmi a scendere dall’auto, stava aspettando proprio me, e dentro danno La Traviata. Le luci si fanno soffuse nel nostro palchetto, e la sua mano scende calda lungo la mia schiena. Potrei anche trovarlo alla mia festa, senza averlo invitato in prima persona. Pensare che il suo fare elegante mi piace, che la sua prossemica è calibrata alla perfezione, e che, in sostanza, non c’è nulla in lui che non vada. Eppure accorgermi allo stesso tempo di una piccola incrinatura sulla sua superficie, di qualcosa che viene arginato da tempo, e che continua a essere costretto, pur rilucendo come magma sotto quella crosta, e si direbbe che siano proprio gli occhi-ghiaccio a far uscire quello strano fluido rosso e luminoso che pare quasi sangue…
Vecchio-Ghiaccio, chissà quanti segreti nascondi in quel tuo ostinato silenzio. Chissà se hai ingaggiato una lotta contro il demonio, o se Mefistofele è riuscito a barattare pure la tua anima per un attimo bello. Mi rendo conto solo ora che nessuno si è mi preoccupato di farti una domanda che non fosse retorica, vuota formula di conversazione. Capisco che le tue labbra dovevano trattenersi in nostra presenza, per non rivelare la propria verità. Lo vedo nel tuo sguardo triste, rassegnato, che si bea solo nella brezzolina che lo solletica dispettosa e rompe le barriere della camicia. E penso a quante persone diverse sei stato, Vecchio-Ghiaccio, e a quante ancora avresti potuto essere. E provo a contare le volte che ti ho incontrato; tutte le volte che ancora ti incontrerò.

15 luglio 2020

Aggiornamento

Ottime notizie!
La campagna per il romanzo ha completato il primo obiettivo di crowdfunding, il che vuol dire che il manoscritto passerà ora le fasi di editing, impaginazione e stampa, e sarà poi distribuito in libreria! Un'emozione unica, che ho potuto provare solo grazie al vostro aiuto.
Altri obiettivi sono all'orizzonte, i nuovi goal: 250 e 350 copie preordinate prima del lancio! Continuate con il passaparola, e rendiamo quest'avventura ancora più entusiasmante!
01 luglio 2020

Aggiornamento

Car* sostenitor*,
ci siamo quasi! La campagna per Autoritratto con famiglia ha raggiunto e superato il 94% dei preordini necessari per far arrivare il libro nelle librerie di tutta Italia. Un risultato magnifico ed emozionante, che due mesi fa, quando ho iniziato la campagna, non avrei mai creduto di poter raggiungere.
Un grazie enorme e, spero, a presto con buone notizie!
23 giugno 2020

Evento

Online
Cara sostenitrice, caro sostenitore,
oggi ti lascio una bella novità relativa alla campagna: è uscita una mia nuova video-intervista per VoiceCatt, web-radio studentesca della mia università, la Cattolica di Milano. La puoi trovare sia su Instagram, e Facebook come video, che in formato audio su Spotify (sotto il canale Fuori dal Chiostro). Ti lascio il link al video Facebook qui sotto:
https://bit.ly/2VbQKfw
09 giugno 2020

Aggiornamento

Cara sostenitrice, caro sostenitore,
la campagna per "Autoritratto con famiglia" è giunta a un altro importante traguardo: proprio oggi abbiamo superato l'80% degli ordini necessari al completamento del crowdfunding, un risultato incredibile e che mi emoziona tanto.
Ormai siamo allo sprint finale! Mancano solo 40 copie per portare il romanzo in libreria! Un grazie immenso: non mi stancherò mai di ripetere che è merito tuo!
27 maggio 2020

Aggiornamento

Cara sostenitrice, caro sostenitore,
grazie!
Oggi la campagna è arrivata al 70%, un traguardo fondamentale che fino a solo poche settimane fa mi sembrava irraggiungibile. Non mi stancherò mai di ripetere che è merito tuo!
Colgo anche l'occasione per ricordarti che continuano gli appuntamenti settimanali di presentazione dei protagonisti del mio libro. Invece, novità recente, è da lunedì scorso che, ogni lunedì, farò uscire su Facebook, Instagram (@ablondesatan) e YouTube (Miss TenEggs) un video per la campagna. Dal perché ho scritto il libro a una mia presentazione, passando per momenti autoironici. Puoi già trovare il primo upload: "Se il mio libro fosse...".
Visualizza, condividi, passa la parola! Continuiamo a crescere insieme.
A presto!
18 maggio 2020

Aggiornamento

Nuova presentazione per i protagonisti di Autoritratto con famiglia. Oggi vi parlo di Lei. Lei è una donna di polso, o almeno dice di esserlo. Una donna che sa scegliere, agire, e influenzare la propria vita. Ma che, alla fine, non è mai sicura che la scelta che ha preso sia quella giusta. Lei è emotiva, passionale; ma anche fredda e razionale. Per Lei, a volte, è tutto un po' troppo. E vorrebbe solo prendersi una pausa da sé stessa. lei logo
16 maggio 2020

Aggiornamento

Continuano le presentazioni dei protagonisti di  Autoritratto con famiglia! Oggi incontriamo Lui, una delle due voci narranti principali. Lui è l'eroe che nessuno vorrebbe essere. Meno schizzato del Joker e nemmeno lontanamente impavido come John Wayne, Lui è così normale che viene da chiedersi perché ci abbia voluto scrivere un #libro sopra. Be', perché Lui è anche un tipetto simpatico, uno che vorrebbe definirsi "senza impegno" ma che in realtà ha un mondo, dentro, più complesso di quanto non voglia far trasparire. lui logo
15 maggio 2020

Aggiornamento

Iniziano le presentazioni dei protagonisti di Autoritratto con famiglia!
E, per inaugurare, voglio partire con un personaggio corale che mi è molto caro: Gli Altri.
Ma chi sono, gli Altri?
Gli Altri sono quei nomi che, per noia o gelosia, vuoi tenere sempre per te. Gli Altri sono quelli che ci sono, ma che a volte potrebbero anche non esserci.
Gli Altri sono le presenze in cui a volte ti piace dissolverti; eppure, anche gli unici con cui sai essere davvero te stesso/a.
Gli Altri sono le tue "brutte compagnie". Gli Altri sono i tuoi amici d'infanzia, i soli con cui passeresti un intero pomeriggio seduto a poltrire nella piazza del paese. A volte, gli Altri siete voi.
14 maggio 2020

Evento

Cavriago OnAir, Facebook
Cara sostenitrice, caro sostenitore,
sono felice di invitarti a una chiacchierata di presentazione di Autoritratto con famiglia che avverrà in diretta Facebook sul profilo di Cavriago OnAir. Orario e data della diretta sono giovedì prossimo 14.05, partenza alle 18:00!
Sintonizzatevi per scoprire di più sul libro, magari conoscerci virtualmente, e condividere la vostra opinione su quanto avete già letto!
Spargete la voce, e ci vediamo presto con un aperitivo in mano!
11 maggio 2020

Aggiornamento

Cara sostenitrice, caro sostenitore,
la campagna per Autoritratto con famiglia ha raggiunto un primo, importante traguardo: abbiamo superato il 50% delle copie vendute, e quindi, ancora una volta, grazie!
Ti scrivo anche per dirti che ho iniziato a pubblicare, sui miei social, presentazioni dei protagonisti del romanzo. Se già ti sei buttata/o nella lettura delle bozze, probabilmente avrai già avuto occasione di incontrarli. Se invece vuoi saperne di più, puoi trovare i loro "ritratti" e tante info extra sulla campagna sui miei profili (Elisa Teneggi su Facebook, @ablondesatan su Instagram).
Continuiamo a crescere insieme!
Un caro saluto,
Elisa
04 maggio 2020

Aggiornamento

Cara sostenitrice, caro sostenitore della campagna,
grazie mille!
La campagna per "Autoritratto con famiglia" è partita molto bene, nei primi quattro giorni siamo arrivati a più del 36% di ordini, ed è anche merito tuo!
Questo è il primo di, spero, tanti begli aggiornamenti che arriveranno nel corso dei prossimi mesi man mano che più sostenitori si aggiungeranno alla lista. Soprattutto, ti farò sapere per eventi e presentazioni (rigorosamente, per ora, online) riguardanti il romanzo.
Se hai già iniziato a sfogliare le bozze e "Autoritratto con famiglia" ti sta entusiasmando, fallo sapere alla community di bookabook lasciando un commento nella pagina della campagna! Ricordati che, per crescere insieme, il tuo passaparola è fondamentale: amici, parenti, conoscenti. Tutti possono diventare potenziali lettori e unirsi a questa bella famiglia che stiamo costruendo.
Prossimo obiettivo: 40%!
Un abbraccio e un caro saluto,
Elisa

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    ‘Autoritratto con famiglia’ è un romanzo sperimentale che vale assolutamente la pena leggere. La prosa ricca e mai noiosa, i quadri di famiglia e monologhi di Lei e Lui in cui Elisa ci fa specchiare quasi a darci fastidio, a farci uscire dalla nostra zona di comfort, a metterci a confronto con i nostri difetti, paure e pensieri più scomodi, ma che sono anche i più autentici e rivelatori. Soprattutto, ‘Autoritratto con famiglia’ vi strapperà tante risate e vi insegnerà a non prendervi troppo sul serio, una lezione molto utile in questi tempi incerti.

  2. (proprietario verificato)

    Rispecchiando la sua autrice, “Autoritratto con famiglia” ha tutta l’aria di essere l’originale risultato di passione, dedizione ed introspezione. I suoi personaggi bussano alla porta del lettore chiedendo di essere scoperti, cosicché quest’ultimo ritrovi se stesso nelle loro esperienze o che esse diventino spunto di riflessione. Il modo di raccontare di Elisa è estremamente personale e creativo; una marcata tendenza postmoderna, il gusto per l’evocazione di dettagli apparentemente insignificanti che delineano in modo complesso il quotidiano e l’interiore, la visione intelligente sulla base della quale il racconto si distende sulla pagina. È una storia curiosa, intima, condivisibile, ricca di rimandi a letture passate e che fa emergere Elisa nella sua individualità e in quanto promettente scrittrice. Spero di poter avere presto nelle mie mani la versione cartacea di questo primo romanzo estremamente intrigante!

  3. (proprietario verificato)

    Ho avuto l’opportunità di leggere Autoritratto con Famiglia, e spero davvero che venga pubblicato perchè è davvero una storia emozionante, coinvolgente, intelligente e raccontata in un modo originale. E’ facile ritrovarsi nel mondo di Lui, Lei e Loro, frammenti dell’immaginazione di Elisa in cui ci riconosciamo, perchè sono anche un po’ l’ “autoritratto” di situazioni e dinamiche che noi stessi stiamo vivendo. E’ un libro ironico, intelligente, appassionante e coraggioso, che riesce a trasmettere emozioni complicate in un modo emozionante, spesso divertente e soprattutto autentico. Compratelo e innamoratevi del modo di scrivere di Elisa! 🙂

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Elisa Teneggi
Sono nata su un suolo generoso e ruvido, terra di lavoratori e di poeti, di matti e di capitani d’industria. Sono cresciuta alle propaggini della provincia, dove l’asfalto delle statali viene assediato dai campi di erba medica e drappelli di schioppi si riuniscono per la caccia alla lepre. Da che mi ricordi, la mia finestra ha sempre dato sul tramonto. Un Ovest infuocato, intenso e tragico, come la stoffa dei figli di quel cuore pulsante d’Italia, Pianura Padana.
Ho creduto fosse troppo per me, troppo poco. Dopo il liceo ho abbracciato la metropoli, Milano, decisa a dimenticare quei tramonti. È andata a finire che mi si sono appiccicati addosso. Quindi ne ho scritto. Li ho stretti in un quaderno lucido, ben rilegato, e li ho portati con me anche quando sono volata in Scozia con il sogno di lavorare nel cinema. Ora quei tramonti sono un libro. E qualcuno, incredibilmente, l’ha sfogliato.
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