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Poi ci sono i porci, senza ali, sono padri di famiglia per lo più e che hanno disponibilità di denaro. Si creano delle nicchie segrete, nascosti dietro facciate di rispettabilità. Ci sono quelli che fanno viaggi anche all’estero, mascherati da motivazioni di lavoro, ci sono quelli che vanno in case d’appuntamento. In molti prediligono le minorenni e non si fanno scrupoli. La chiamano “carne fresca” come fossero macellai, disse il commissario Lo Cascio.

Muore Giulia, una ragazza della Roma bene.
Suicidio od omicidio? Il PM non ha dubbi: suicidio.
Non sono dello stesso avviso il commissario Luca Lo Cascio, dal passato difficile e amico del padre di Giulia, e la professoressa Rachele Farnese.
I due protagonisti hanno pochi indizi in loro possesso, ma il loro intuito li porterà a scoprire una sconvolgente verità.
Sullo sfondo del dramma, il mondo del mercato del sesso a pagamento con minorenni, in una Roma che nasconde, lì dove non ci si aspetterebbe, orrori e segreti a tinte noir.

Perché ho scritto questo libro?

Negli ultimi anni, a Roma, le indagini penali hanno fatto emergere il dramma delle “baby squillo”, vittime di sfruttatori senza scrupoli.
Queste storie mi hanno ispirato il poliziesco Baby Giulia, per dare un volto alle giovanissime vittime della Roma bene.
Sono entrata, con il commissario Luca Lo Cascio e la professoressa Rachele Farnese, nelle pieghe nere di queste storie.
Sono convinta che, spesso, gli scrittori siano in grado di scoprire verità che sfuggono alla giustizia processuale.

V

Alle otto del mattino Lo Cascio era già al commissariato. Aveva percorso da casa qualche chilometro a piedi. Aveva bisogno di schiarirsi le idee. Lo attanagliava una sensazione fastidiosa di intuizioni accavallate che andavano districate. 

De Rosa, per esempio. Il Pm non piaceva al suo amico Giorgio. Una volta gli aveva detto che sembrava gli mettesse i bastoni tra le ruote nelle indagini. Era stato pochi giorni prima che morisse. Come aveva fatto a dimenticarsene?
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Provò a tornare indietro, tra i ricordi. Possibile mai che si fosse sbagliato, che ricordasse un nome per un altro? La mente era così complicata da poter fare scherzi. De Rosa. Aveva anche sentito Giorgio, al telefono del suo studio, litigare con De Rosa. E ora, che importanza poteva avere quel ricordo? Spesso anche lui aveva alterchi con colleghi e superiori per questioni di lavoro.

Non sapeva dare un nome alla strana sensazione che lo guidava. Poteva ascoltarla o lasciarla andare. Decise che non aveva altra scelta che ascoltarla, per come era fatto. 

Non perse tempo. Arrivò in commissariato, sbrigò delle pratiche, indisse una riunione veloce con i suoi assistenti, diede disposizioni per il lavoro giornaliero e chiese a un agente di accompagnarlo a Piazzale Clodio. 

Entrò nella città giudiziaria e dopo essersi sottoposto a tutti i controlli di rito varcò il grande palazzo, si infilò nei lunghi corridoi fino alle scale e salì fino all’ultimo piano. Salutò con sguardo sornione l’anziana segretaria, che appena lo vide si inerpicò in un sorriso esagerato. Gli portò immediatamente un caffè senza che lo avesse chiesto.

Il Procuratore capo non lo fece aspettare.

– Luca, caro Luca. Quale nefandezza mi vieni a raccontare? Perché quando ci vediamo, io e te, solo per quello è. 

– Hai ragione. Dobbiamo rimediare. Andiamoci a prendere qualcosa insieme, una di queste sere. 

– No. Facciamo che tu giovedì vieni a giocare a calcio con la squadra dei magistrati. 

– Una partita di calcio non si rifiuta mai. Va bene. Mandami un messaggio allora e mi scrivi dove.

– E ora passiamo alle nefandezze.

– Senti Peppino, ne abbiamo passate tante io e te insieme, fino a poco tempo fa.

– Lo so bene. Abbiamo fatto il blitz del secolo, qui a Roma. Abbiamo sgominato una banda di delinquenti che sfruttavano le minorenni. Abbiamo avuto fegato io e te.

– Io, te e Giorgio.

– E Giorgio, naturalmente.

– Era lui l’anima di quella indagine. Tu lo sai che penso che l’abbiano ucciso. Sicuramente per fermare la macchina investigativa. Non fu un incidente. E ora pure sua figlia.

– Dove vuoi arrivare? Pensi che abbiano ammazzato la figlia? La ragazza era fragile. Probabilmente ha scelto di non combattere. Mica credi che le due morti siano collegate? La cosa che mi fa più rabbia è che non è uscito fuori chi ha investito Giorgio. Ma pure quello può essere un caso. Quanti pazzi girano per strada? Ce lo siamo detti mille volte questo discorso.

– Peppino, ora ti faccio vedere un filmato della ragazza che mi ha consegnato la sua professoressa. E poi un tema e un messaggio di whatsapp spedito da Giulia alla stessa professoressa. Se hai un momento per me ti racconto tutto.

– Luca, prima dimmi dove vuoi arrivare. Hai qualche pista? Ti conosco ormai.

– Più che una pista, è una intuizione che se mi chiedi che basi abbia ti direi che è un po’ campata per aria. Perché si riferisce a un ricordo che non ricordo neppure tanto bene. 

– Cioè? 

  La mattina in cui Giorgio morì ricevetti una sua telefonata. Erano appena le sei e stavo ancora dormendo. Mi disse che voleva vedermi al più presto, che aveva scoperto altro. 

– E poi? 

– E poi nulla. Non ho mai saputo cosa avesse in mano. Ero addormentato, mi pare mi abbia nominato un magistrato, ma non ne sono sicuro. 

– Luca, come ti posso aiutare?

– Il Pm Ernesto De Rosa ha chiuso il caso di Giulia.

– Sì. De Rosa. Gliel’ho affidato io perché lui era il primo che ho trovato disponibile. Non mi chiedere di riaprire. Non posso farlo. Innescherei una guerra in Procura.

– Dammi il permesso di investigare, magari celando la vera motivazione.

– Questo si può fare. Dove hai il filmato?

– Sul cellulare. Ecco, guarda.

Il Procuratore capo vide scorrere le immagini. Le mandibole serrate, il volto paonazzo per la rabbia.

– Potrebbe essere mia nipote. Si vede che è una ragazzina. Luca, osserva lo sguardo. Era sicuramente sotto l’effetto di stupefacenti.

– Pare anche a me.

– Mi è venuta un’idea. Facciamo rientrare le indagini in quelle che seguivamo precedentemente. Naturalmente massima segretezza. Avviserò solo chi di competenza. Lo sappiamo solo io e te.

– Perfetto. Ho qualche idea su come muovermi. Intanto ti chiedo di mettere sotto controllo il cellulare di De Rosa.

– De Rosa? Questa è una richiesta forte. Lo sai che dobbiamo stare attenti, con tutte le restrizioni che ci hanno dato. Dovrei avere una valida ragione.

– Peppino è un’intuizione. Potrei toppare in pieno. Ma anche no.

– Mi metti nei guai.

– Peppino, da subito e per poco. Se non risulta nulla, lascio perdere. Vorrà dire che mi sono sbagliato.

– Ma perché De Rosa?

– Troppa fretta di chiudere il caso. Non mi è piaciuto il tono intimidatorio della voce. E un ricordo del nome che mi ha detto Giorgio quella mattina. Ma quest’ultima cosa, te lo ripeto, può essere frutto dell’immaginazione, perché ero assonnato e la sera precedente avevo bevuto parecchio. Avevo i postumi di una ubriacatura. Però questo cognome mi è tornato alla mente all’improvviso durante la telefonata con lui.

– Troppo poco per far partire una intercettazione, ma faccio uno strappo. Informo il GIP Franco Fornari che conosciamo bene entrambi e ci facciamo fare il decreto di autorizzazione. Voglio vedere che ne esce. Tu sei un commissario fuori dei canoni Luca e fai agire anche me fuori dei canoni.

– Non credo che rientrerò mai nei binari, Peppino. Stavolta però pisciamo fuori dal vaso, perché se è implicato un magistrato siamo proprio alla frutta, ma se ci siamo sbagliati sono cazzi nostri. Dobbiamo fare le cose nella massima segretezza. Meno persone sanno, meglio è. Non dobbiamo farci scappare i delinquenti dalle mani.

– Avviso Fornari e il Pm Maria Montemurro, che De Rosa neppure lo sopporta. Non possiamo lasciarla fuori. Ci ha aiutati alla grande nelle indagini precedenti. Luca, sono troppo arrabbiato. Se anche i magistrati in mezzo a noi commettono reati, allora la magistratura è bacata dalle fondamenta. Mi auguro che ti sia sbagliato.

– Sì, Maria assolutamente. Lei ha fiuto oltre a essere brava nel suo lavoro. E qui per ora solo di fiuto si parla. Meno male che sei un Procuratore capo che guarda al di là di ciò che si vede. Altrimenti non avrei avuto un grammo di possibilità di seguire il mio istinto.

– Dai, ci vediamo alla partita. Non mancare. Do subito disposizioni. Appena arriva qualche novità ci aggiorniamo. E mantieniti in forma, che alla partita dobbiamo vincere. Giochiamo contro le guardie carcerarie. Quelli menano.

– A proposito – chiese il commissario prima di andarsene – tu che sai di De Rosa?

– So che una volta lavorava a Palermo. Ma ha combinato talmente tanti guai, che lo hanno inviato a Roma. Più sbagli e più ti promuovono. Funziona così in Italia. Comunque, solo questo so.

– È già qualcosa. Stammi bene Peppino. 

Lo Cascio rientrò in macchina. L’agente Antonio Carbone, alla guida, lo avvisò che altri loro uomini si erano diretti verso Tor Bella Monaca per un accoltellamento. C’era quindi necessità di tornare al più presto in caserma.

Il commissario sbuffò. Aveva già preso appuntamento con il suo amico giornalista Riccardo Iantosca. Lo chiamò per disdire.

– Luca, senti, io domani parto per un servizio al Nord. Vediamoci stasera. Ce la fai a venire sotto casa mia? Ci prendiamo una pizza.

Una telefonata breve. Giusto il tempo per accordarsi.

– Antonio, metti la sirena, altrimenti ci rimaniamo tre ore in mezzo a sto traffico. Ma la gente a che ora va a lavorare? Possibile che sono tutti in macchina?

Il suono del cellulare e Lo Cascio rispose distratto. Aveva troppi pensieri per la testa.

– Amore mio, sei già in attività? – Tesoro bello, sono già fuso. Te l’avevo detto che è morta una ragazzina. Sto impicciato con le indagini.

– Brutta storia. Senti, meno male che sei oberato di lavoro così non mi esci con tutte le belle donne della capitale. – E tu? Quanti milanesi hai ai tuoi piedoni?

– Parecchi. E non mi prendere in giro sui piedi.

– No no. Ma non è da tutti avere un bel quaranta.

– Ma che continui?

– Piuttosto, amore, quando vieni?

– Proprio per questo ti ho chiamato. Per tre giorni sarò irreperibile. Chiamami solo se è strettamente necessario. È sempre per quel caso di cui ti ho parlato. Siamo a buon punto.

– E quando vieni?

– Te lo faccio sapere. Tanto tu mi aspetti, vero?

– Certo che ti aspetto. Diamoci un appuntamento.

– Sabato della settimana prossima. Vengo io. E mi porti in giro. Ho voglia di divertirmi.

– Perché, i milanesi sono dei noiosi barbosi? Non vai mai da nessuna parte la sera?

– Amore, per quanto possano essere simpatici voglio divertirmi con te.

– Tesoro ti lascio ora. Sentiamoci stasera.

– Buon lavoro. Non affaticarti troppo. Ma che te lo dico a fare. Al commissariato trovò che un agente che aveva mandato a fare una serie di appostamenti era influenzato. Lo spedì dunque a casa. Un altro agente doveva tornare urgentemente a Napoli perché sua moglie aveva avuto un malore. Per non farsi mancare nulla, a Tor Bella Monaca due dei suoi avevano riportato ferite superficiali durante la colluttazione con due malviventi.

– Gaetà, qua ci hanno decimato la polizia. Vedi di stare bene almeno tu, altrimenti chiudiamo.

– Commissà, proprio oggi passa mio figlio dopo che esce dall’Università. Volevo portarlo qua fuori a prendere qualcosa da mangiare. Come si fa?

– E come si fa? Rimango io. Magari portami un toast quando rientri, se non ti dispiace.

– Commissà, lei comanda e io ubbidisco.

– Ci vediamo dopo allora. Il toast, pomodoro e mozzarella, grazie. Però dopo pranzo porta tuo figlio, che mi fa piacere salutarlo. Ci facciamo fare il caffè da Gerardo, che buono come lo fa lui non si trova neppure al bar.

– Commissà, è un onore. Mio figlio sarà contento. – Vai adesso e appena arriva tuo figlio non farlo aspettare. Coccolatelo un po’.

– Eh, quello è più alto di me. Un ragazzone è diventato.

– Lo credo, con quello che cucina tua moglie! 

Era affezionato a Gaetano. Un brav’uomo, un bravo poliziotto. Onesto. E anche intelligente. Ormai si capivano al volo. Quando era stato influenzato, poi, qualche mese addietro, gli aveva portato ogni giorno il brodo di pollo con la stracciatella di sua moglie. Lo aveva apprezzato parecchio, anche perché in quel periodo si sentiva solo come un cane. E la malattia acuiva quella sensazione. A sua madre non aveva detto nulla per non preoccuparla e Paola non poteva lasciare Milano. 

Fu solo alle otto di sera che Lo Cascio si accorse di quanto fosse tardi. Aveva lavorato ininterrottamente.

– Riccardo – chiamò il giornalista al cellulare – scusami ho perso la cognizione del tempo. Mi aspetti? Prendo un taxi e arrivo.

– Facciamo così. Vengo io da te. Sto già in taxi per tornare a casa, cambio solo direzione. Passo un attimo al giornale, che ho dimenticato una cartella da portarmi in viaggio e poi arrivo.

– Sei un amico, grazie.

Lo Cascio stava posando il cellulare. Ci ripensò e andò a cercare un numero nella memoria recente.

– Sì, pronto? – una voce femminile molto delicata. – Rachele, buonasera.

– Luca – la donna riconobbe la sua voce all’istante.

– Meno male che hai chiamato. Volevo dirti che mi sto muovendo. Ma ti dirò poi, se ho qualche notizia da darti. E tu? Hanno riaperto le indagini?

– No. Ma diciamo che sto percorrendo un’altra strada. Ho chiamato per dirti che se vieni a conoscenza di qualcosa che io debba sapere, mi puoi avvisare tranquillamente.

– Certo, certo.

Silenzio.

– Allora, Luca, ci sentiamo.

– Ci sentiamo.

Quella voce, pensò Lo Cascio, aveva un effetto rilassante su di lui. Si sentiva improvvisamente di buonumore. Avesse avuto una professoressa così, al Liceo, avrebbe tenuto maggiormente impegnati i suoi neuroni.

Finalmente l’amico giornalista arrivò. Sui quarant’anni, l’aspetto dello scapolone d’oro. Alto, capelli lunghi e lisci racchiusi in un codino, giacca sportiva, fazzoletto in seta nel taschino e pantaloni abbinati, camicia di fattura artigianale, mocassini ultimo modello. Un figurino, il suo amico. Chi l’avrebbe detto che uno così era tra i più bravi giornalisti d’inchiesta, pronto a fare qualsiasi sacrificio pur di arrivare alla notizia e che in precedenza aveva lavorato per anni nelle zone martoriate dalla guerra.

– Luca, mi fa sempre piacere venire qui. Il tuo commissariato, porca misera, sta in uno dei posti più incantevoli di Roma. Andiamo alla pizzeria qui dietro, che ho fame. 

Uscirono insieme. Lo Cascio faceva la sua bella figura accanto all’amico, nonostante fosse un po’ sgualcito. Le spalle larghe lo aiutavano parecchio.

– Vieni, vieni un attimo, guarda che ti faccio vedere.

Il giornalista lo portò verso l’angolo di Piazza Del Collegio Romano.

– Osserva quella Madonnella settecentesca, su Palazzo Doria-Pamphilj. È bella vero?

– Non l’avevo mai notata.

– Ma come fai? Ci passi ogni giorno! È una meraviglia. È inclinata verso il basso proprio per farsi guardare. Raffigura l’Immacolata che siede in cielo tra le nubi. E c’è anche la luna a falce. La cornice è stupenda, con quella ghirlanda di rose. Ti piace?

– Bella. Ma io non noto queste cose.

– Tu hai l’animo noir. Non ti fa troppo bene stare sempre ad acchiappare i delinquenti. Ti debbo portare un poco in giro con me.

– Preferisco quando andiamo a giocare a tennis.

– Comunque quel baldacchino di legno ricoperto di piombo sopra la madonnina si chiama edicola. Impara.

– Imparo, imparo. Così quando viene Paola la porto qua e faccio l’acculturato. Sai che figurone. Ma non avevi fame? Sto con un panino da stamattina.

– La vuoi fare bella figura con Paola, o no? Ora andiamo a mangiare proprio a Via della Gatta. Conosco un bel posticino. Sai perché si chiama così?

– Lo sai che non lo so. Ultimamente frequento troppi professori per i miei gusti.

– Eccola lassù, la gatta di marmo che dà il nome alla via. È piuttosto graziosa.

– Non l’avevo mai notata. Ma come fai a sapere tutte queste cose?

– Mio nonno, era uno storico dell’arte. Mi portava in tutti gli angoli di Roma.

– Lo vedi i nonni come sono importanti?

– Mio nonno mi diceva che quella statua, che è a grandezza naturale, fu rinvenuta nel Tempio di Iside che si trova qui vicino. La gatta per gli egiziani era sacra.

– Ma che ci fa un tempio egiziano qua, nel cuore di Roma? – Questa è un’altra storia. Andiamo a mangiare ora.

– Mi lasci ignorante.

– Per oggi hai imparato abbastanza. Solleva gli occhi intorno a te, ogni tanto. Vedrai quante cose ammirerai. Una chiamata di Paola.

– Tesoro dove sei?

– A cena con Riccardo.

– Volevo dirti che sono distrutta e vado a letto. Non mi chiamare dopo. Ma non potevo non darti la buonanotte. La giornata è imperfetta senza di te.

– Ehi, che cosa dolce mi hai detto. Me la scrivo tra le note sul cellulare, così non la dimentico.

– Ma io sono sempre dolce con te. Diciamo…

– Diciamo. Buonanotte amore. Dormi bene.

– Allora, hai finito di amoreggiare? Questa pizza? – scherzò il giornalista.

– Andiamo, dai, che di pizze me ne mangio due stasera. Ho carenza d’affetto.

26 febbraio 2020

Aggiornamento

Buongiorno!
Continua la campagna di Baby Giulia.
Appoggiatela, se volete conoscere il Commissario Luca Lo Cascio., nato a Napoli, romano di adozione, che ogni giorno lavora con la sua squadra di poliziotti e si infila nelle sacche di violenza e degrado per salvare Roma dai criminali.
Il pericolo lo sfiora sempre, cammina come su una lama di rasoio, ma la vita non lo abbandona.
È simpatico il commissario.
In foto posto un messaggio di una lettrice, la profssa Lorella Mambelli.
Grazie.🌹
24 febbraio 2020

Aggiornamento

Cari lettori,
dopo aver pagato per appoggiare la campagna di pubblicazione di Baby Giulia, in attesa del cartaceo, potete già leggerlo su cellulare o ipad o computer.
Ecco cosa scrive una lettrice, una insegnante di Storia e Filosofia. Lo trovate postato in foto.
Leggete, leggete quando potete, ogni libro che vi ispiri.
Leggete anche Baby Giulia. Vi si apriranno finestre sul mondo e vi scoprirete più ricchi e pieni di desiderio di viverla fino in fondo, questa vita.
Grazie.
20 febbraio 2020

Aggiornamento

Ieri sera, la campagna di crowdfunding di Baby Giulia in una location suggestiva tra le antiche pietre rivisitate nel moderno. Tanti tanti tanti amici lettori. La sorpresa è stata la partecipazione della Presidente del Consiglio dell’Ordine dei giornalisti del Lazio Paola Spadari, che ha dato il suo contributo: “Basta parlare di baby squillo. I minori sono vittime e i giornalisti debbono far passare questa realtà anche attraverso un linguaggio corretto per una corretta informazione.” Ha colto il significato del titolo “baby Giulia”, che vuole dare un volto, una identità, una personalità a quelle che colpevolmente vengono chiamate baby squillo. Baby Giulia si avvicina alla meta della pubblicazione con la bookabook. ❤️🌹
17 febbraio 2020

Evento

A voi tutti, amici di Bookabook, che vivete a Roma, potrete conoscere Baby Giulia e me, che ne sono l’autrice, nella bellissima cornice di Piazza Pietra al n.28.
Venite ad appoggiare la campagna di crowdfunding per il libro.
Conoscerete il commissario di origini napoletane Luca Lo Cascio, del commissariato Trevi, che risolve i suoi casi correndo sul Lungotevere.
Quando ha nostalgia Della sua città e della famiglia, se ne va verso il litorale romano. Scende dalla moto e cammina sulla battigia, a piedi nudi, fumando con lo sguardo arrampicato tra le onde.
Vi aspetto!
Mercoledì 19 Ore 18:00.🌹
10 febbraio 2020

Aggiornamento

Buongiorno! Grazie ai sostenitori di Baby Giulia. Prossimamente sarete invitati a una campagna di crowdfunding proprio nel cuore di Roma. Riceverete al più presto gli aggiornamenti. Vi saluto postando la foto dell’intervista che mi ha fatto Sonia Bruganelli per la sua trasmissione “I libri di Sonia”. A osservare l’intervista, dietro Le telecamere, c’era Paolo Bonolis. A presto, Maria Rosaria De Simone🌹
18 dicembre 2019

Aggiornamento

Roma è magnifica. I borghi, i ponti, le statue di marmo levigate dai chiaroscuri dei giorni, le pietre antiche. Oh, le pietre! Ognuna ha una storia da raccontare. Il biondo (si fa per dire) Tevere l’attraversa, benedetto, come fosse il Giordano, dal cupolone e da un rosario continuo di chiese e basiliche. Eppure, attraverso Baby Giulia, scopriremo le pieghe nere di storie sommerse, che reclamano voce. Sarà il commissario Luca Lo Cascio, del commissariato Trevi di Roma, a condurre voi lettori nella gola profonda di una storia tesa. Un commissario fuori dal comune, Lo Cascio, che ogni giorno rischia la vita. La morte lo guarda, lo avvicina, lo scruta, lo annusa, lo avvolge, ma non se lo prende. Vi piacerà, Il commissario. Parola di autrice.

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Recensisci per primo “Baby Giulia”

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Maria Rosaria De Simone
Sono nata a Bergamo, ma le mie origini sono legate alla costiera Sorrentina.
Vivo a Roma con la mia famiglia e insegno Lettere presso l’I.T. per il Turismo “C. Colombo”. Mi piace percorrere la città in bicicletta, costeggiando il biondo Tevere e attraversando i siti archeologici del centro. Si scoprono angoli di bellezza straordinaria.
Sono appassionata di arte, letteratura, musica e di tutto quello che è legato alla creatività. Mi piace la scrittura e amo dare vita, con parole snelle, a personaggi di carta.
Il commissario Luca Lo Cascio di “Baby Giulia” è forse quello più riuscito.
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LEGGEREACASA fino al 3 aprile regaliamo un libro in formato digitale tra una selezione di titoliScopri quali
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