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Consegna prevista Aprile 2021

Un ragazzo, figlio di contadini, nato e cresciuto in campagna, in un piccolo paesino dell’entroterra ligure. Un sogno, di anno in anno più grande: possedere un cavallo.
Una storia all’apparenza lineare, finché la vita si mette in mezzo e costringe il ragazzo a una scelta che lo accompagnerà per sempre.
Sullo sfondo, l’Italia degli anni Sessanta e Settanta, del boom economico e dei primi elettrodomestici, tra cui la televisione in bianco e nero. Un tempo in cui, senza internet, il giocattolo per eccellenza era il pallone, mentre gli altri si costruivano a mano insieme ai cugini più grandi.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro autobiografico per due ragioni principali. La prima per mostrare quello che succedeva a un bambino di campagna una cinquantina di anni fa, quando non c’era la tecnologia di oggi ma si viveva felici in mezzo alla natura e si era capaci di apprezzare le piccole cose che si aveva. La seconda per raccontare e condividere una stupenda, ma anche triste, storia che ho vissuto in quegli anni della mia giovinezza, i cui effetti mi hanno accompagnato per il resto della mia vita.

ANTEPRIMA NON EDITATA

CAPITOLO 1

– Febbraio 1964 –

Era una bella giornata di fine febbraio. Alcune macchie di neve si ostinavano a resistere nei campi e nei prati, soprattutto nei punti dove i raggi del sole non battevano per tutto il giorno.

Vivevamo in una cascina ai piedi del monte Colma, sull’Appennino Ligure, sopra Genova.
In fondo valle scorreva placidamente il fiume Stura che, attraversandolo, divide in due il nostro paese, Rossiglione.
Il fiume Stura nasce in cima al monte Turchino da cui, da una parte, si scende verso il mar Ligure oppure, nel versante opposto si percorre la Valle Stura e, in ordine, si incontrano i tre paesi Masone, Campo Ligure e, da ultimo, Rossiglione. Continuando in quella direzione si arriva ad Ovada, la prima cittadina in Piemonte.

In Linea d’aria Rossiglione si trova a meno di trenta chilometri dal mare ma è adagiato sul versante Nord degli Appennini, quello verso la Pianura Padana. Da un lato beneficia dell’effetto della vicinanza del mare, dall’altro la tramontana e i venti freddi provenienti dalla Alpi lo raggiungono molto facilmente. Il risultato è che, soprattutto in primavera e in estate, si può godere di un clima temperato ed estremamente piacevole, mentre in inverno non è raro avere nevicate anche frequenti e, a volte, anche molto copiose. Questo, almeno è quanto accadeva fino a qualche anno fa,
prima che i cambiamenti climatici recenti cambiassero in maniera notevole le nostre stagioni.

Continua a leggere

La cascina, dove abitavo con la mia famiglia in quegli anni, era composta da una grande e lunga casa che condividevamo con mio zio, fratello di mio padre, e la sua famiglia , da una stalla, staccata dall’abitazione, dove fino a pochi mesi prima erano ancora presenti alcune mucche, vitelli e pecore.

Eravamo una famiglia di contadini come tante della zona. Però era sempre più difficile, per non dire impossibile, poter vivere su quanto ti poteva offrire una cascina di montagna, dove tutti i lavori si dovevano fare completamente a mano. Fu per questa ragione che mio padre, l’anno precedente, aveva deciso di andare a lavorare a Genova, all’Italsider, grande impianto siderurgico statale. Si trattava di un umile lavoro come operaio ma, tutti i mesi, arrivava lo stipendio che, pur non essendo elevato, consentiva alla nostra famiglia di vivere in maniera dignitosa. Soprattutto era un’entrata sicura, che ci metteva al riparo da spiacevoli sorprese.

L’anno precedente, a ottobre del 1963, infatti, era nata mia sorella ed era impensabile poter crescere due bambini solo con i proventi che venivano dalla nostra terra e dalla nostra stalla. Avendo iniziato a lavorare a Genova, mio padre non aveva più troppo tempo da dedicare alla campagna. Decise quindi di ridurre drasticamente il numero di animali che avevamo. Ci ritrovammo solamente con una mucca, che ci forniva un buonissimo latte, alcune pecore e poi galline e conigli.

Era essenzialmente mia madre che si occupava tutti i giorni degli animali, del loro benessere e del loro nutrimento, oltre a fare tutti i lavori che comportava la gestione di una casa di campagna. Riusciva anche a coltivare (è proprio il caso di dirlo!) il suo hobby, ovvero curarsi completamente di un grande orto, situato in un campo a poche decine di metri da casa, da cui otteneva ogni genere di prodotti.
Soprattutto in estate, la vedevo partire verso le undici di mattina, andava nell’orto, raccoglieva le verdure che le interessavano e poi cucinava dei piatti meravigliosi. Quando chiudo gli occhi mi sembra di sentire ancora adesso il profumo e il sapore del suo minestrone, delle sue frittate di zucchine, dei suoi polpettoni di verdure.

Verso le nove e trenta di mattina di quella bella giornata di febbraio, mia madre aveva terminato i suoi lavori domestici e anche quelli relativi agli animali nella stalla. Mia sorella di pochi mesi, dormiva beata nella sua culla in cucina, vicina alla stufa dove scoppiettava un bel fuoco di legna.
Le due nonne, materna e paterna, la vegliavano premurose, ambedue lavorando a maglia: una stava facendo dei calzini di lana e l’altra un berretto, sempre di lana. In campagna non si può mai perdere tempo.
Fu così che mia madre prese una decisione, che, al momento, sembrava del tutto innocua ma che, al contrario, ebbe delle conseguenze importanti nella nostra vita nei mesi e negli anni a venire.

“Visto che ho terminato i lavori che dovevo fare, che la bambina ha mangiato da poco e che dorme profondamente, andrei giù in paese a fare un po’ di spesa. Mi mancano alcune cose in cucina e in un’ora, massimo un’ora e mezza, sono di ritorno” disse mia madre alle due nonne.
“Vai pure, ci siamo noi qui con la bambina. Se si dovesse svegliare stai tranquilla che qualcosa facciamo. Di sicuro l’esperienza con i bambini non ci manca” sentenziò mia nonna paterna.
“Bene, allora vado subito” disse mia madre.

In pochi minuti, cambiato l’abito e presa la sua borsa, mia madre inforcò la strada sterrata che scendeva la collina dove abitavamo e, attraverso i prati e i campi, giungeva, dopo circa due chilometri, fino al centro abitato di Rossiglione.
Come detto il piccolo paese è attraversato dal fiume Stura che lo divide in due frazioni: Rossiglione Superiore e Rossiglione Inferiore. Una serie di ponti, un paio grandi e altri più stretti solamente pedonali, consentivano di passare da una parte all’altra del paese.

Mia madre, alla fine del suo percorso, giunse all’imbocco di uno dei due ponti più grandi. Lo attraversò e si trovò sulla strada principale (la strada statale del Turchino che, partendo dal Piemonte, arriva fino a Genova) che attraversava il centro abitato. Dall’altra parte della strada, di fronte a mia madre, c’era un bel negozio di elettrodomestici.
Fu subito colpita dalla vetrina: c’era qualcosa di strano e di nuovo che la incuriosì. Decise pertanto di andare a controllare da vicino di cosa si trattasse.

Si avvicinò, quindi, al negozio e un senso di meraviglia la colpì: la vetrina era stata rifatta da poco, vi erano molti tipi di elettrodomestici, dalle linee innovative e dalle forme strane che non si erano mai viste.
Il proprietario del negozio, era un uomo imponente, con un bel pancione e un paio di occhiali dalla montatura nera. Ricordo che di cognome si chiamava Folli e a Rossiglione era una sorta di istituzione, occupandosi di tantissime cose all’interno della comunità locale.

Dall’interno del negozio, si accorse della presenza di mia madre che osservava con gli occhi spalancati i prodotti esposti.
Uscì quindi dal negozio:
“Buongiorno Edda (nei paesi si conoscono tutti, per nome, per cognome, per discendenza,….). Vedo che stai guardando la mia vetrina. Ti interessa qualcosa? Posso esserti utile?”
“Si, stavo solo dando un’occhiata a queste cose che avete esposto. L’ho viste da lontano, mi hanno incuriosito e allora sono venuta a vederle da vicino. Sono delle ‘macchine’ davvero molto belle. Ma non voglio farvi perdere tempo, ho delle commissioni da fare e ho lasciato la bambina piccola a casa con mia madre e mia suocera e devo sbrigarmi a ritornare”
“Non ti preoccupare Edda, non mi fai certamente perdere tempo. Per me è un piacere parlarti di questi oggetti che mi sono appena arrivati. Si tratta degli ultimi ritrovati della tecnologia.” Disse il proprietario del negozio.
“Ah si?” rispose mia madre che era diventata subito molto interessata.
“Certamente. Quello tutto bianco e alto, per esempio, è un frigorifero. Li dentro puoi mettere il latte, il burro, la carne, le uova e tutti i tuoi cibi per molti giorni. La temperatura è molto più bassa che all’esterno e quindi si conservano facilmente. Pensa che al suo interno c’è anche un piccolo scomparto dove la temperatura è ancora più bassa e puoi fare i cubetti di ghiaccio da aggiungere alle bevande d’estate quando fa molto caldo.”

Mia madre era sempre più attratta da quelle meraviglie e dalle descrizioni del venditore.
“Ma andiamo dentro al negozio così te li posso fare vedere bene” disse
“Mi dispiace ma ho davvero poco tempo, sarà per un’altra volta” disse mia madre, davvero poco convinta
“Solo cinque minuti. Cosa vuoi che siano cinque minuti. E poi tua madre e tua suocera di sicuro sanno come occuparsi della tua piccola. Andiamo dentro così ti rendi conto meglio della loro qualità e di quello che sono in grado di fare. Ti assicuro che questi nuovi elettrodomestici ti possono cambiare in positivo la tua vita, evitandoti anche dei lavori pesanti come quello di andare a lavare i panni nel torrente o nel trogolo quando fa molto freddo come in inverno”.

Fu così che entrarono dentro il negozio e mia madre poté toccare con mano, per la prima volta, il frigorifero. Il proprietario ne aprì la porta e le descrisse come disporre il cibo al suo interno, bevande incluse, e le mostrò anche il famoso comparto che fabbricava i cubetti di ghiaccio. Ma il signore, ovviamente, non si fermò li.
“Edda vieni ti faccio vedere la lavatrice. Questa è una Candy, sicuramente la migliore che c’è in commercio. Tu introduci i panni sporchi che vuoi lavare da questo sportello rotondo che si trova davanti, imposti il programma di lavaggio a seconda del tipo di indumenti che devi lavare e la macchina fa tutto la sola. Dopo un’oretta ha lavato perfettamente i tuoi panni e tu devi solamente stenderli.”
“Davvero? Ma sarà difficile da usare…” cercava di difendersi mia madre.
“Assolutamente no. Ci sono cinque o sei programmi di lavaggio differenti che scegli con questa manopola e poi la fai partire. Ti posso insegnare molto velocemente, non c’è davvero nulla di complicato da comprendere.”

“Ma non è finita qui” incalzò il signore imponente dai grandi occhiali con la montatura nera “Questo apparecchio che vedi qui, con questa forma quadrata, è davvero l’ultimo ritrovato della tecnologia. Qui in valle ce ne sono pochi esemplari, se ne trovano solamente nelle grandi città. Si tratta di un apparecchio televisivo o, più semplicemente, televisione. Grazie a questo dispositivo, potrai vedere dei film, dei documentari e tutto quello che succede nel mondo stando comodamente seduta a casa tua.” disse gonfiando il petto d’orgoglio.
“Davvero? Ma come è possibile? Come funziona?” chiese mia madre sempre più rapita dalle descrizioni del signore.
“La televisione funziona con dei segnali, delle onde che si trasmettono nel cielo. Queste onde vengono raccolte da un’antenna e, attraverso un cavo, vengono inviate all’apparecchio televisivo che le trasforma in immagini che poi tu vedrai sullo schermo.” fu la spiegazione accurata e scientifica che il proprietario fornì a mia madre.

Il dialogo continuò ancora per un po’ di tempo. Il signore era certamente un abile venditore e mia madre una persona giovane, curiosa, attratta dalle novità e molto istintiva.
Il risultato fu che uscì dal negozio dopo circa mezz’ora avendo comprato la lavatrice Candy, il frigorifero e la televisione, ambedue di marca Philco.

Come spesso le accadde nella vita, mia madre prese la decisione guidata dal suo istinto, senza troppo ragionare. In quel momento le sembrò giusto così e decise di comprare i tre elettrodomestici che ci sarebbero stati consegnati il giorno seguente.

Andò molto velocemente a fare le compere per le quali era scesa in paese e, sempre a passo spedito, riprese, in senso inverso, la strada che aveva percorso in precedenza e ritornò a casa.

Durante il cammino, però, cominciò a rendersi realmente conto di quello che aveva appena fatto.
La spesa per l’acquisto dei tre elettrodomestici era notevole per le finanze della nostra famiglia. Le vennero anche i primi dubbi sull’effettivo funzionamento di quei macchinari: possibile che una macchina con uno sportello rotondo potesse lavare meglio di lei al trogolo? Possibile che un affare tutto chiuso potesse avere una temperatura tanto bassa da fare il ghiaccio e mantenere sempre fresco il burro per delle settimane? E poi davvero uno scatolone quadrato ti permette di vedere i film come al cinema attraverso delle onde che viaggiano nel cielo?
I dubbi crescevano dentro la sua testa man mano che si avvicinava a casa.

Inoltre c’era ancora la parte più difficile da affrontare: comunicare quanto aveva appena combinato dapprima alle mie due nonne e poi a mio padre quando, nel pomeriggio, sarebbe rientrato dal lavoro a Genova. Come avrebbero reagito? Sicuramente le avrebbero dato sicuramente della pazza scriteriata e spendacciona, che si era fatta abbindolare dal signore del negozio. Ma ormai la frittata era stata fatta e non poteva più tornare indietro.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Gianstefano Zunino
Gianstefano Zunino, nato nel 1956 a Rossiglione, studia a Genova dove si laurea in Ingegneria elettronica. Dopo alcuni anni trascorsi a lavorare in Galles, torna in Italia dove continua la sua carriera in varie multinazionali. A quarant'anni è nominato Amministratore Delegato ma appena può si ritira nella cascina dove è nato a fare il contadino.
Ci sono due cose alle quali non riesce a rinunciare: un buon libro da leggere e la frutta.
Dopo "1690 passi", "Bivio" è il suo secondo romanzo.
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