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Camera 508

Camera 508
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Consegna prevista Giugno 2021

La camera 508 fa da sfondo a desideri, passioni, paure e tormenti vissuti dai protagonisti di dodici racconti. La raccolta ripercorre le sfaccettature dell’amore attraverso le azioni dei singoli personaggi. Essi vivono in maniera differente i conflitti interiori scatenati dalla passione, rischiando così di stravolgere la propria vita e quella delle persone a loro care. Può, dunque, l’amore giustificare azioni razionalmente sbagliate? I racconti non hanno la pretesa di dare una risposta alla domanda, ma dimostrano quanto sia incontrastabile la supremazia del cuore sulla ragione. Giorgio, infatti, pur non cedendo all’attrazione per Arianna, non riesce a cancellare dalla mente l’immagine che ha di lei, nonostante sia circondato da una famiglia modello. Vittorio ama sua moglie Cristina, ma non può dimenticare Maria Sole. Valeria sceglie di trascorrere una notte con Luca, tradendo così la sua migliore amica. Timothy crede di non poter più vivere senza l’amore della sua vita.

Perché ho scritto questo libro?

Credo questo libro sia il risultato di tanti frammenti di vita intercettati in anni di lavoro in hotel. Da un incrocio di sguardi, da un sorriso, da un’idea fugace sono nate queste dodici storie. I racconti hanno preso vita giorno dopo giorno nella mia mente, senza quasi ne fossi consapevole, finché una notte mi sono ritrovata a scrivere.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Alain si fermò un istante sulla soglia del portone di casa, si coprì il capo con il cappuccio del piumino nero e a testa bassa affrontò la pioggia sottile e insistente che cadeva su Parigi. A passo svelto trascinò dietro di sé il trolley fino all’ingresso della metropolitana. Era l’alba e solamente poche persone attendevano il treno sulla banchina. Alain controllò il telefono e mandò rapidamente un messaggio a Gaston per avvisarlo che sarebbe passato in redazione, prima di raggiungerlo all’aeroporto per prendere il volo per Nizza. La metropolitana arrivò e Alain si accomodò accanto a un ragazzo che leggeva il giornale. La sua mente però era ancora nell’appartamento dove Léonor e i suoi bimbi dormivano. Alain, come capitava ormai da anni, si era svegliato 5 minuti prima che la sveglia suonasse e, silenzioso, si era alzato, aveva fatto una doccia veloce, si era infilato jeans, maglietta di cotone nera e maglione grigio. Dopo aver bevuto un caffè, aveva dato un’ultima occhiata alla cameretta dei bambini e senza nemmeno dar loro un bacio, per il timore di svegliarli, si era chiuso la porta della stanza alle spalle e afferrati piumino, zaino e trolley, era uscito di casa. Aveva salutato Léonor e i loro due figli, Simon e Bea, la sera precedente. Alain era rimasto seduto tra i due lettini, raccontando loro una favola fino a quando entrambi non erano caduti in un sonno profondo. Prima di lasciarli aveva accarezzato i capelli arruffati di Bea e la manina di Simon, che spuntava dal piumone. Léonor lo attendeva sul divano intenta a seguire una serie tv. Alain si era accoccolato accanto a lei e le aveva baciato la fronte: “Mi mancherete” le aveva sussurrato.

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Léonor aveva messo in pausa il decoder e con un sorriso amaro aveva risposto: “Anche tu ci mancherai, soprattutto ai bambini. Era davvero necessario che sia tu che Gaston andaste a Montecarlo per l’intera settimana?”

Alain aveva represso un moto di fastidio: “Ne abbiamo già parlato, Léonor, dal primo gennaio Gaston sarà in pensione e io resterò l’unico punto di riferimento del tennis per il giornale, non avrei mai potuto mancare a questo torneo!”

Léonor si era scostata e, senza rispondere, aveva fatto ripartire il programma. Alain, pazientemente, si era alzato, aveva preso un libro ed era restato accanto a lei a leggerlo. Prima di dormire Léonor si era però avvicinata a lui e Alain l’aveva stretta in un lungo abbraccio.

Alain si passò una mano tra i capelli castani come per provare a cancellare quei pensieri. Finalmente arrivò la sua fermata, scese dal treno e salì a due a due i gradini.

“Buongiorno!” esclamò entrando nel bar dove ogni mattina beveva un secondo caffè prima di iniziare a lavorare.

“Buongiorno, Alain!” rispose Jacques sorridente “Ti preparo un caffè doppio perché hai la faccia di uno che ha dormito poco. Cosa fai qui così presto?”

“Jacques non ti ricordi? Oggi partiamo per Montecarlo, nel pomeriggio c’è il sorteggio del tabellone e domani inizia il torneo!”

“Hai ragione! È già il momento del torneo di Montecarlo! Come vola il tempo! Starai via tutta la settimana?”

“Certo, fino al prossimo lunedì”.

“Léonor e i bambini ti raggiungono almeno per Pasqua?”

“No, Léonor preferisce trascorrere le feste con i suoi genitori e sua sorella. I bambini staranno meglio con tutta la famiglia piuttosto che a una partita di tennis. Io torno lunedì all’alba.”

“Le compagne di voi giornalisti sono delle sante! La mia Carole mi avrebbe lasciato da anni se ogni sera non fossi tornato a casa per cenare con lei!” rise Jacques, scambiando uno sguardo complice con la moglie seduta alla cassa.

Alain sorrise a sua volta e bevve tutto d’un fiato il caffè. “Ci vediamo tra una decina di giorni, comportati bene Jacques!” concluse, strizzando l’occhio a Carole e uscendo dal locale.

Rapidamente passò nell’ufficio ancora deserto, accese il computer, lesse un paio di mail, scrisse alcuni appunti su un vecchio taccuino. Prese poi una chiavetta USB dal cassetto, sistemò la scrivania e mentre scendeva nuovamente le scale chiamò un taxi.

“Eccoti, finalmente! Temevo non saresti mai arrivato!” esclamò Gaston, alzando lo sguardo dal computer, quando vide Alain al gate dell’aeroporto Charles de Gaulle.

“Lascia stare, abbiamo trovato un traffico incredibile. Pensavo saresti dovuto partire senza di me!” rispose Alain sorridendo. Piccole rughe sottili si formarono ai lati degli occhi.

“Hai recuperato la mail in cui Valerie ci conferma in quale hotel dormiamo?”

“Certo, ho tutto. Siamo a Beausoleil quest’anno!”

Gaston scosse la testa: “E pensare che i primi anni dormivamo nell’hotel dei giocatori, vicino al Country Club. Bei tempi!”

“Da quando ci sono io invece il giornale è sempre stato molto attento ai costi, ma a chi importa? Per le poche ore che passiamo in hotel!” rispose Alain, alzando le spalle.

“Caro mio, quando io già scrivevo tu eri ancora giovane e stavi tentando di diventare un tennista famoso, ma allora i veri VIP eravamo noi giornalisti, adesso sembriamo quasi dare noia.” scherzò Gaston.

“Vero, ma noi non molliamo vecchio mio. Comunque, quest’anno provo a vincere almeno il torneo giornalisti, mi sono allenato seriamente” rise Alain.

La voce di una hostess annunciò l’imbarco del loro volo. Alain, in coda per il controllo passaporti, mandò a Léonor un messaggio di saluto prima di spegnere il telefono senza aspettare la risposta.

Alain aveva conosciuto Léonor 12 anni prima quando entrambi si allenavano in un club di tennis fuori Parigi. Léonor, dopo la laurea in giurisprudenza, aveva iniziato a lavorare in un grande studio di avvocati del centro. Passava in quegli uffici almeno dodici ore al giorno con la speranza di diventare un giorno socia dello studio. Alain aveva ormai rinunciato a una carriera da professionista nel mondo del tennis e aveva ripiegato sul giornalismo sportivo. Era stato un ottimo giocatore, dai colpi eleganti, ma un infortunio terribile, quando ancora non aveva compiuto 20 anni, aveva distrutto tutti i suoi sogni. Léonor si era accorta di lui per prima e per prima gli aveva rivolto la parola al caffè del club, in un bel sabato mattina di sole di inizio primavera. Alain era rimasto affascinato dai modi dolci e gentili di quella ragazza e, dopo qualche settimana, le aveva chiesto di uscire. L’amore era sbocciato lentamente. Una sera Alain aveva accompagnato Léonor a casa con la sua Citroen d’annata, come amava definire un vecchio catorcio comprato ai tempi dell’università. Erano rimasti in macchina a parlare del niente, fuori pioveva a dirotto, poi un silenzio imbarazzato era sceso nell’abitacolo. Léonor fissava le gocce di pioggia che scorrevano sul parabrezza. Alain si era fatto coraggio e l’aveva baciata. Un bacio dolce. Era tempo che Alain non baciava dolcemente qualcuno. Dopo la fine del suo primo matrimonio aveva deciso di evitare i legami e di concedersi solo avventure occasionali. Léonor era poi scappata via sotto la pioggia. La mattina seguente lei stessa aveva chiamato Alain e così era iniziata la loro storia. Dopo un paio d’anni erano andati a vivere insieme nel piccolo appartamento che Alain aveva affittato vicino alla Gare de Lyon. Léonor gli era stata vicina nell’attesa che il mondo si accorgesse dell’immenso talento che Alain nascondeva nella sua penna. Quando un importante giornale sportivo lo aveva notato Alain aveva portato Léonor a festeggiare con ostriche e champagne in un locale nel quartiere latino. Nella notte che seguì i festeggiamenti fu concepito Simon, o per lo meno così Léonor amava raccontare. E dopo Simon era arrivata anche Bea e con lei il trasloco in un appartamento più grande in un quartiere residenziale, circondato da ottime scuole. Entrambi i bimbi avevano ereditato la dolcezza di Léonor e il sorriso aperto di Alain. Léonor era stata assorbita completamente dall’arrivo dei bambini, tanto da giungere alla decisione di lasciare il lavoro e la sua carriera di avvocato per dedicarsi completamente alla famiglia. Alain era totalmente dedito ai folli orari del giornale e Léonor aveva accettato di occuparsi di tutte le incombenze riguardanti casa e figli. Il tempo era passato, l’amore e la complicità dei primi anni si erano trasformati in un profondo affetto e in una collaborazione quotidiana per organizzare i troppi impegni. Fino a quando Alain non era diventato un’importante firma, Léonor non si era mai lamentata dei ritardi, delle trasferte e delle giornate di feste che il compagno passava in redazione. Léonor non aveva detto nulla nemmeno quando non era riuscito a liberarsi per trascorrere in famiglia la prima vigilia di Natale di Simon, anzi aveva difeso Alain davanti alle accuse di sua madre. Da un paio d’anni, però, sembrava essere diventata insofferente, quasi gelosa del lavoro di Alain ed egli l’aveva notato seppur tentasse in ogni modo di non affrontare l’argomento apertamente per evitare discussioni. Alain si passò le mani sul viso per cancellare, ancora una volta quella mattina, i pensieri negativi dalla testa, appoggiò il capo al sedile e chiuse gli occhi mentre l’aereo decollava. Giunti poi a velocità di crociera, accese il portatile e iniziò a scrivere le sue previsioni per il torneo che stava per cominciare.

Ginevra aprì gli occhi all’ora di pranzo e notò con piacere che Stefano era andato via senza svegliarla. Si allungò mollemente nel letto, prima di guardare il cellulare dove c’era un messaggio che diceva: “Dormivi così bene che non ho voluto disturbarti. Ci sentiamo al tuo ritorno da Montecarlo. Bacio.” Rispose a Stefano con un bacio e scivolò giù dal letto per prepararsi un caffè e mangiare una fetta di torta, prima di preparare i bagagli e partire alla volta del Principato di Monaco. Mentre scorreva sul computer le notizie del giorno, Ginevra fu scossa dal suono del cellulare.

“Pronto” rispose con la voce ancora impastata dal sonno.

“Ciao bella, ti disturbo?” la voce di Carlo dall’altro capo del telefono era squillante “allora sei pronta per partire? Arrivi per il sorteggio del tabellone? Gli altri sono già là?”

Ginevra sospirò, troppe le domande per la sua mente appena sveglia.

“Io arriverò con calma stasera e da domani sarò al Club. Credo che ci siano già Isabella e Roberto, seguiranno loro il sorteggio di oggi.”

“Ottimo. Ci sentiamo allora domani, tanto in regia ci saremo sempre io, Simona e Alberto”

“Allora siamo in ottime mani” sorrise Ginevra prima di salutarlo.

Carlo lavorava per un sito web che si occupava solamente di tennis. Il direttore era uno storico giornalista sportivo che, per prolungare una carriera dorata, si era trasformato, con successo, in imprenditore e aveva aperto questa testata online alla quale Ginevra collaborava di tanto in tanto, ovvero quando riusciva a ritagliarsi del tempo dal suo vero lavoro in un’agenzia di viaggi. Amava il suo lavoro, amava scrivere, ma soprattutto Ginevra amava un uomo. Non Stefano. Stefano poteva definirsi un caro amico con il quale passava ormai da alcuni mesi piacevoli serate, senza impegno alcuno. Ginevra amava un uomo con il quale però era ormai finita da più di un anno. Francesco era partito per inseguire un’imperdibile opportunità di lavoro come capo redattore di un giornale d’inchiesta in California e Ginevra non era andata con lui. Con il passare delle settimane le mail, le chiamate e i messaggi si erano sempre più diradati fino a quando Francesco le aveva scritto di essersi innamorato di una vicina di casa. Bevve l’ultimo sorso di caffè e cercò di scacciare il pensiero di Francesco dalla testa.

“Non voglio pensare a lui” si disse “devo capire cosa portarmi a Montecarlo e fare il punto su chi giocherà il torneo!”

Si buttò sotto la doccia e avvolta poi in un asciugamano aprì la valigia e iniziò a riempirla di abiti eleganti e maglie di cotone, di jeans e gonne, di scarpe da tennis e tacchi a spillo. Il clima incerto non l’aiutava nella scelta dei vestiti. Quando finalmente chiuse soddisfatta il bagaglio era ormai pomeriggio. Si pettinò il caschetto di capelli scuri, si truccò leggermente e decise di mangiare qualcosa prima di partire alla volta della Costa Azzurra. Salì in macchina, accese la musica e, dopo quasi quattro ore di viaggio, parcheggiava davanti al piccolo albergo di Mentone. Il receptionist l’accolse sorridente e le consegnò la chiave di una stanza, ma non si mosse per aiutarla a scaricare le borse e il portabiti che le scivolarono di mano nel cortile dell’hotel. In quel momento squillò il suo cellulare. Ginevra vide il nome del direttore del sito sul display, lasciò le borse e il portabiti a terra, entrò nella hall e disse al ragazzo che la guardava immobile da dietro il banco del ricevimento: “Per favore faccia portare i miei bagagli alla camera 508, grazie. A proposito, quinto piano, giusto?”

E senza attendere la risposta, salì le scale e rispose al telefono ansimando a ogni gradino: “Ehi, sono appena entrata in albergo a Mentone. Sei telepatico?”

Alain lasciò il piccolo trolley nella camera dell’albergo, si sciacquò il viso e scese nella hall ad attendere Gaston. Mentre aspettava seduto sul divano in finta pelle dell’ingresso, chiamò Léonor. “Amore, sono arrivato in hotel, il viaggio tutto ok. Voi come state?”

Léonor rispose affannata, era al parco con i bimbi.

“Me li fai salutare?” chiese Alain con calore e sentì Léonor che li chiamava a raccolta.

Simon e Bea lo salutarono parlando una sull’altro e facendo sorridere Alain che rispose: “Vi voglio bene ragazzi, mi raccomando non fate disperare la mamma.”

Poi Léonor riprese il controllo del telefono: “Amore, mi dispiace per ciò che ti ho detto ieri sera. Io so che questo è il tuo lavoro, ma quando non ci sei mi manchi tanto” sussurrò con un filo di voce.

Alain sentì il cuore stringersi in una morsa di tenerezza, avrebbe voluto prenderla tra le braccia: “Non ti preoccupare, lo so, l’ho capito. Mi manchi anche tu e mi mancano i bambini, ma non ho scelta. Questo è tutto ciò che so fare.”

In quel momento le porte del vecchio ascensore dell’hotel si aprirono e apparve Gaston. Alain salutò Léonor.

“Andiamo a questo sorteggio!! Speriamo almeno che il catering sia migliore di quello dello scorso anno” disse Gaston salendo sull’auto che li avrebbe portati all’evento.

“Eri al telefono con Léonor? Louise arriva venerdì, tanto i ragazzi sono uno a Barcellona e l’altro a Istanbul quindi ha pensato di raggiungere me!”

“Gaston, ma Louise non si è mai lamentata delle tue trasferte?”

“Lamentata??? Il nostro matrimonio dura da 35 anni proprio perché io ogni tanto parto per qualche giorno e lei respira senza di me!” rispose ridendo rumorosamente Gaston “non so come farà ad abituarsi quando andrò in pensione, a volte penso che dopo qualche mese mi lascerà!”

La macchina del torneo parcheggiò davanti all’hotel dove si teneva il sorteggio del tabellone e un vetturiere corse ad aprire la portiera. Gaston scese per primo, lamentandosi del mal di schiena, poi fu la volta di Alain che ringraziò il ragazzo. Alain entrò timidamente nel salone ma tutti i presenti lo notarono e gli si avvicinarono nell’attesa che l’evento avesse inizio. Il suo viso abbronzato si distese in sorrisi cordiali mentre salutava i tanti colleghi che gli davano il benvenuto. Molti volevano sapere le sue previsioni per la stagione su terra rossa che si apriva proprio a Montecarlo. Alain rispondeva pacato, a voce bassa, quasi non volesse essere al centro dell’attenzione. Quando il campione uscente arrivò in compagnia del direttore del torneo tutti presero posto. Alain si accomodò in terza fila e si preparò ad ascoltare i soliti discorsi di circostanza. Non appena le formalità furono concluse e il tabellone estratto, cercò Gaston che già si era diretto al buffet e gli comunicò che sarebbe tornato in albergo per preparare il pezzo.

“Ma non ti fermi nemmeno a mangiare un boccone?”

“No, grazie. Preferisco scrivere e poi magari esco più tardi e cerco qualcosa per cena” rispose Alain e lasciò il salone dell’hotel.

Quella sera in realtà non uscì più dalla sua camera: scrisse un pezzo per il giornale, chiamò un paio di volte Léonor, si fece portare un panino e dell’acqua. Poi, dopo una doccia rapida, andò a dormire. Era stanco e la mattina seguente voleva arrivare per primo in sala stampa. Si addormentò non appena spense la luce. Cadde in un sonno senza sogni, senza pensieri dal quale si risvegliò non appena le prime luci dell’alba fecero capolino dalla finestra. Fu il primo ad arrivare al Country Club e si chiuse nella sala riservata ai giornalisti francesi. Uscì da lì solamente per recarsi alla conferenza stampa del campione uscente. Si sedette nella sala interviste ancora deserta e, nell’attesa, cercò un paio di statistiche online, sul telefono.

Ginevra entrò nella sala interviste impegnata a pubblicare una foto sulla pagina Instagram del sito per cui lavorava. Una volta varcata la soglia di ingresso si fermò, alzò lo sguardo dall’I-Pad per osservare la stanza e vide Alain.

2020-10-16

La Settimana

Amori e passioni nella Camera 508
2020-09-18

WebTV Saronno

In un'intervista racconto Camera 508. https://www.youtube.com/watch?v=W2385--B-Ew
2020-09-18

Evento

Ohana Caffè Letterario - Cislago Venerdì 18 Settembre è andato in scena il lancio della campagna di Camera 508. Ecco un immagine, Sul mio profilo Instagram https://www.instagram.com/chiara_gheza81/?hl=it trovate il video integrale della presentazione e le letture di due estratti.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Libro consigliatomi da un collega in hotel; faccio questo lavoro da sempre e non vedo l’ora di leggere le storie ambientate in albergo! L’anteprima ha proprio stuzzicato la mia attenzione, è il libro che avrei voluto scrivere io!
    Daniela Stramare

  2. (proprietario verificato)

    Piacevolmente sorpresa dalla lettura di Game Set & Love, ritrovo nell’anteprima di Camera 508 un ritmo rinnovato e incalzante fatto di racconti d’amore non convenzionali. Che altro ci si può aspettare da Chiara Gheza? Sono certa che curiosità e attesa saranno soddisfatte appieno.
    Alessandra Protti

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Chiara Gheza
Sono nata nel 1981 a Breno (Bs), ma ho vissuto sempre, o quasi, in provincia di Como. Sono cresciuta circondata da libri e allietata dalle storie raccontate da mio padre. Lavoro nel turismo da quando mi sono laureata e adoro osservare il mondo che ogni giorno affolla la hall dell’hotel. Amo scrivere d’amore e raccontare lo sport.
Camera 508 è il mio secondo romanzo, dopo Game set & love, pubblicato nel 2014.
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