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Il castello dei serpenti galli

Scelto da Erika Repetto
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Consegna prevista Maggio 2020
Anni 2000. Un’inattesa, misteriosa eredità sconvolge per sempre le vite di Pietro, contabile ormai in pensione, e di Oscar, apprendista ossessivo dal carattere burbero. Spalleggiandosi, durante innumerevoli peripezie caratterizzate da goffe scene di instabilità psicologica e sproloqui socialisti, cercano di proteggerla e di proteggersi dalla crudeltà di Fulke, scagnozzo di un vecchio ufficiale nazista presente durante l’occupazione tedesca di Santiano, nell’appennino emiliano, nel 1944.
1944. La scomparsa di un antico baule dai presunti poteri magici da un deposito nazista costringe la famiglia ebrea dei Rozenkopfs a una rocambolesca fuga verso Ginevra. L’ossessione e la costanza nelle ricerche dei tedeschi per quel tesoro perduto potranno mai trovare pace?
Forse, dopo quasi Sessant’anni.

Perché ho scritto questo libro?

Mi sono imbattuto per caso in una leggenda ambientata in un castello dell’appennino reggiano. Avendo stretti legami col territorio, mi ci sono appassionato e ho iniziato a fantasticare su come quella storia avrebbe potuto evolvere nel tempo. Oltre a studiare un intreccio legato a due momenti storici differenti, mi sono divertito tantissimo nel caratterizzare i personaggi, così assurdi e strampalati da sembrare irreali, ma vi assicuro che, dalle mie parti, matti come quelli esistono davvero!

ANTEPRIMA NON EDITATA

Voleva dimenticare al più presto quel traumatico incontro. Era ansioso di raggiungere nel più breve tempo possibile la meta, riprese quindi il viaggio senza però riuscire a togliersi dalla mente le parole “tortuose” e “animali selvatici” pronunciate come monito da Ettore. 

Per aiutarsi ad accedere alle terre selvagge che lo attendevano, tentò un nuovo tipo d’approccio: gonfiò il petto ostentando una falsa sicurezza da macho, contrasse i bicipiti e come fosse un fante di prima linea, affrontò quella prova proseguendo con ritrovata serenità. 

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Ripide salite, tornanti ciechi e asfalto dissestato; Oscar, con la sua nuova forma mentis, quasi non si accorse di aver lasciato questi ostacoli alle sue spalle, ma fu costretto a fermarsi nel momento in cui gli apparse di fronte una scena inattesa.

Alcune mucche avevano ostruito la strada, con calma e noncuranza di ciò che potesse accadere attorno a loro ruminavano l’erba del prato adiacente alla carreggiata. Fortunatamente Oscar riuscì a fermare il veicolo in tempo per evitare uno scontro frontale e l’indolenza nel vacuo sguardo bovino lo penetrò come se l’impatto fosse comunque avvenuto. 

«C’è mancato poco! Stupide bestie! Spero di vedervi presto sulla mia griglia!» urlò dall’interno dell’abitacolo.

Ad alimentare il suo rinnovato odio verso la natura, dall’altura al suo fianco un immenso gregge di pecore discese il pendio e incominciò ad attraversare la stretta strada davanti a lui. Si sentì intrappolato in un’anarchica fattoria improvvisata, spense così il motore e scese nervosamente dalla vettura.

Si tolse gli occhiali da sole, utilizzando la mano come visiera, e salì su un masso rialzato dal terreno, cercando di raggiungere con lo sguardo la fine di quella barbara ondata di sudici ovini. Scorse in lontananza una figura che identificò come il pastore, al suo seguito un paio di grossi cani abbaiarono a qualche animale che si era attardato e avrebbe rischiato di perdere contatto con la massa principale.

Cercò di urlare più forte possibile dimenando le braccia, nel tentativo di attirare l’attenzione dell’uomo ma a causa dell’ampia distanza che li separava risultò tutto inutile. Attese impietrito, fissando l’orizzonte e riscaldandosi nella ristretta zona illuminata dal sole che faceva capolino timidamente dalle colline, un paio di pecore gli si avvicinarono andando a masticare l’erba ai suoi piedi. Decise di fare buon viso a cattivo gioco e incominciò ad accarezzarle, prima con una cauta timidezza, poi sempre più energicamente.

Rimase sorpreso dalla ruvidità e dalla sporcizia del manto, aspettandosi di toccare una soffice palla di pelo si ritrovò invece con le dita incastrate nei grezzi nodi della lana. Schifato e quasi indispettito da ciò che aveva appena toccato ritrasse subito le mani. 

Fino a quel momento della sua vita non aveva mai avuto l’occasione di incontrare creature diverse da cani o gatti; pecore, mucche e altri animali da fattoria erano sempre stati visti soltanto in televisione o su qualche giornale, come chiunque avesse passato l’intera esistenza tra le vie del centro urbano di Milano.

Ormai circondato e deluso dalle sue aspettative andò in panico, si immobilizzò, iniziò a tremare e non mosse un muscolo per diversi minuti. La cosa che lo spaventò più di tutto fu la sua completa ignoranza su come avrebbe potuto reagire il gregge ad un suo movimento brusco. 

Si sentì tradito da tutto ciò che aveva visto e letto fino a quel momento, se il morbido manto visto nelle pubblicità e descritto sulle riviste non era reale, allora anche tutto ciò che pensava di sapere sull’argomento poteva non esserlo. Niente era come si aspettava e magari anche il carattere apparentemente docile di quegli animali poteva rivelarsi una falsità. Come se il mondo dell’informazione avesse creato un grande complotto per tenerlo all’oscuro sulla reale natura di quelle belve.

Il belare incessante lo fece sentire realmente in pericolo, ebbe l’inequivocabile sensazione d’essere fissato come se gli animali stessero studiando il momento e la strategia migliore per attaccarlo. Si immaginò già agonizzante a terra, impotente davanti all’orda divoratrice che lo travolgeva, calpestato da luride zampe mentre ogni sua estremità veniva sbranata famelicamente dall’intero gregge. 

«Buongiorno!»

Oscar trasalì spaventato, spalancò gli occhi e con il fiato mozzato rispose alla voce amica.

«B…orno!»

«Tutto bene ragazzo?»

«No! No affatto! Sono bloccato qui a causa del suo gregge da tanto di quel tempo che non saprei dire. In più queste bestie mi terrorizzano, guardi, sembra vogliano assalirmi per mangiarmi!»

«Scusi il disagio, questione di pochi minuti e vedrà che la strada sarà libera. La saluto!»

Il pastore fece un fischio ai due cani che iniziarono a correre sincronizzando i loro movimenti in modo da creare un semicerchio, circondarono il gregge che rapidamente si compattò spinto dall’incessante abbaiare. Come promesso, in breve tempo la strada si sgomberò anche dalle mucche che poco prima avevano iniziato la pacifica occupazione del manto stradale. Oscar tirò un sospiro di sollievo e rilassò gradualmente i nervi tesi, continuò ad osservare con attenzione l’allontanarsi della caotica marea biancastra, come una sentinella di vedetta per la difesa del proprio forte, si accertò della definitiva fine del pericolo e incitò mentalmente ogni singolo animale ad accelerare il passo per alimentare, quella che reputò poter essere paragonata alla ritirata di un nemico assediante.

Scrollata di dosso ogni paura si accinse a rientrare nell’abitacolo dell’auto ma solo in quell’istante si accorse che la bestiale orda aveva lasciato sulle sue scarpe, a testimonianza del suo passaggio, delle bitorzolute palline di sterco. Imprecò come non gli capitava da anni, si voltò verso la vallata e maledisse a gran voce pecore, vacche, cani, pulci, zecche, moscerini, api, mosche, centopiedi, ragni, termiti, cimici, galline, merli, gatti, serpi, querce, faggi, bacche, fiori, pastori e gran parte dei loro famigliari. 

Appoggiato con le mani sul tettuccio, prese profondi respiri e impiegò i successivi quindici minuti nel recitare come un mantra, il ritornello di una vecchia filastrocca che durante la sua travagliata infanzia lo aveva sempre aiutato a passare brutti momenti. 

«Pirulin che pirulava, sensa gambe el caminava, sensa culo si sedeva, pirulin come el faseva?»

La ritmica scansione del Pirulin lo aveva riportato col pensiero alla casa della nonna materna, alla naftalina nell’armadio e alla inconfondibile presenza di pasta al forno per pranzo nei giorni di festa. La regressione a quei bei ricordi famigliari era il segreto del buon funzionamento della cantilena come rimedio per stress, ansia e nervosismo; il rito era usato frequentemente da Oscar, a tal punto che nei suoi momenti più intimi, prima di addormentarsi o durante il lavoro quotidiano, spesso si era domandato se non stesse abusando di questa rapida soluzione ai suoi sbandamenti emotivi. Se un bel giorno non avesse più dovuto funzionare sarebbe potuto letteralmente impazzire, dati i suoi repentini sbalzi d’umore e i sempre più numerosi scatti di collera provocati da situazioni fastidiose e imbarazzanti che, soprattutto nell’ultimo periodo, sembravano capitargli a ripetizione come se qualche entità superiore volesse causargli di proposito tedi e scocciature.

Le strade più brevi non sono sempre le migliori da percorrere” si ripeteva pensando a quanto aiuto psicologico avrebbe realmente avuto bisogno per superare le sue intemperanze, manie e stranezze varie, ma la facilità con la quale riusciva a trovar pace col sistema della litania lo aveva sempre indotto a rimandare il triste momento in cui si sarebbe dovuto rivolgere, per forza di cose, alla scienza medica.

Oltre a una patetica accidia, Oscar non aveva mai visto di buon occhio nessun dottore: a dirla tutta ne era profondamente terrorizzato. Come quasi ogni esperienza al di fuori della routine quotidiana della sua infanzia, aveva vissuto le punture vaccinali e le visite del medico a domicilio durante le influenze come qualcosa di scioccante e sconvolgente, a tal punto da dover cambiare canale nel caso in cui incappasse in televisione, in una scena riguardante ospedali o medicazioni. L’idea di un ago che penetra la flaccida carne aveva su di lui lo stesso effetto di unghie che stridono su una lavagna, per non parlare della semplice vista di sangue, la quale gli causava ogni volta un repentino svenimento.

«Per fortuna non ascolto mai chi mi prende in giro per le mie eccessive premure…» borbottò Oscar aprendo il baule per prendere degli indumenti puliti.

«Pirulin che pirulava, sensa gambe el caminava, sensa culo si sedeva, pirulin come el faseva?»

«Non si hanno mai troppe premure!»

«Pirulin che pirulava…»

«Adesso chi ha ragione? Cosa direbbe tutta quella gente strafottente?»

«… sensa gambe el caminava…»

«Come avrebbero fatto senza cambi? Avrei tanto voluto vederli proseguire il viaggio e tutta la giornata ricoperti di merda!»

«…sensa culo si sedeva…»

Per avere la certezza di non conservare più nulla di quell’incontro si cambiò oltre a scarpe, pantaloni e calzini anche canottiera, felpa e giubbotto.

Prima di rimettersi alla guida si pulì accuratamente mani, gambe, viso e capelli con fazzoletti umidificati e disinfettante ipoallergenico, indispensabile per la sua pelle così sensibile e senza il quale non sarebbe mai e poi mai uscito di casa.

«…pirulin come el faseva?»

Ultimate le operazioni di pulizia e vestizione, con strada finalmente libera, ripartì ancora seccato per l’accaduto e per aver dovuto utilizzare parte dei suoi ricambi così precocemente. Cercò di non sprofondare nel solito stato d’ansia e agitazione che quel genere di scocciature provocavano in lui, facendogli scaturire la paura di non avere la sufficiente scorta per rientrare sano e salvo a Milano. Riaccese la radio e si mise ad ascoltare la calda e confortante voce dello speaker, riuscì a distrarsi dai suoi pensieri e si mise ad ascoltare una vaga conversazione su come Bob Dylan passasse il tempo prima e dopo ogni suo concerto. In pochi minuti il cartello “SANTIANO” spuntò dall’asfalto. Il lungo viaggio d’andata si poté ritenere concluso. Oscar mise piede sulla tenuta di Beccamorto con la stessa cautela con cui Neil Armstrong allunò il 20 luglio 1969, ancora incredulo, si ritenne comunque molto soddisfatto per il raggiungimento del suo personale satellite rappresentato dal lussureggiante giardino dell’ex-collega e con il primo sorriso della giornata rispose al saluto del vecchio Pietro.

«Buongiorno Oscar, sei arrivato di buon’ora! Vieni, vieni entra pure!»

02 novembre 2019

Aggiornamento

Grazie al circolo degli artisti di Fogliano!
17 ottobre 2019

Aggiornamento

RECENSIONE A CURA DI GIOVANNI GUIDOTTI
17 ottobre 2019

Aggiornamento

Recensione della Gazzetta di Reggio a cura di Giovanni Guidotti
23 ottobre 2019

Evento

L'artificio. Circolo degli artisti Presentazione del libro presso l'artificio, circolo degli artisti di Fogliano RE
04 ottobre 2019

Aggiornamento

La recensione del Gazzettino Santilariese a cura di Claudia Belli
03 ottobre 2019

Aggiornamento

Grazie anche ai ragazzi del sito www.valdasta.it sito per gli eventi dell'appennino reggiano!
03 ottobre 2019

Aggiornamento

Grazie ai ragazzi del centro culturale mavarta per il sostegno!
22 settembre 2019

Aggiornamento

Anche Snatt Logistica collabora alla campagna. Grazie a tutti i collaboratori di SnattLab.
22 agosto 2019

Aggiornamento

Leggete la recensione del mio libro del Gazzettino Santilariese!
01 agosto 2019

www.recensionilibri.org

Una piccola intervista per il sito recensioni libri! La trovate qui.
27 luglio 2019

Resto del Carlino di Reggio

Un po di visibilità dagli amici del Resto del Carlino.
31 luglio 2019

Aggiornamento

Leggete l'intervista a Gianluca su Redacon, giornale online degli appennini!

Gianluca Gabbi è un trentaquattrenne scrittore di Sant'Ilario d'Enza alle prese con il tentativo di pubblicare il suo primo romanzo. Per farlo ha intrapreso una nuova strada: il crowdfunding.
È partita oggi alle ore 17.30 la campagna il sito dell'editore Bookabook, proprio per cercare di ottenere l’obiettivo di essere pubblicato. Grazie al raggiungimento di 200 preordini, il libro potrà andare in stampa ed essere diffuso negli store di tutta Italia. Il romanzo è perlopiù ambientato a Reggio e nel nostro Appennino. "Il Castello dei Serpenti Galli" è un primo esperimento nato un po' per gioco e portato a compimento per passione. Preso per mano dai protagonisti, il lettore viaggerà dall'Appennino reggiano alla Svizzera, per seguire i fili di un enigma che affonda le sue radici nel passato, 75 anni fa.
Un’inattesa, misteriosa eredità sconvolgerà per sempre le vite di Pietro, contabile ormai in pensione, e di Oscar, apprendista ossessivo dal carattere burbero. Spalleggiandosi, durante innumerevoli peripezie caratterizzate da goffe scene di instabilità psicologica e sproloqui socialisti, cercheranno di proteggerla e proteggersi dalla crudeltà di Fulke, scagnozzo di un vecchio ufficiale nazista presente durante l’occupazione tedesca di Santiano (paese di fantasia nell’Appennino emiliano) nel 1944.
Proprio nel 1944, la scomparsa di un antico baule dai presunti poteri magici da un deposito nazista, costringerà la famiglia ebrea dei Rozenkopfs ad una rocambolesca fuga verso Ginevra.
L’ossessione e la costanza nelle ricerche dei tedeschi per quel tesoro perduto, potrebbero finalmente ottenere dei risultati dopo quasi sessant’anni…
Scritto con ironia e leggerezza, "Il Castello dei Serpenti Galli" è una storia di avventura, di mistero e di amicizia.

Chi è Gianluca Gabbi?
Lavoro come impiegato in un’azienda di logistica. Sono sposato da quattro anni e ho un bellissimo bambino di due. Aver portato a termine questo romanzo è stata una grande soddisfazione e vorrei dedicarlo a mia moglie che mi ha sempre sostenuto durante tutte le fasi della scrittura.

Gianluca perchè così giovane affronti un tema come la guerra che si è svolta ormai 75 anni fa?
Mi è venuto spontaneo parlare di certi temi per contribuire a non dimenticarli, come sembra si stia iniziando a fare oggi.

I Serpenti Galli sono una leggenda del Ventasso, ti sei ispirato a loro per il titolo, come un basilisco nostrano?
Ho proprio provato a immaginare l’evoluzione nella storia di quella leggenda.

Inventando Santiano hai voluto fare un mix di paesi un poco come Camilleri ha creato Vigata?
In effetti sì, ho voluto unire il paese in cui abito (Sant’Ilario) e il paese con cui mia moglie ha un più stretto legame (Gazzano). Da qui è nato per gioco Santiano. Senza assolutamente volermi paragonare al Maestro!

Cosa dei due paesi troveremo nel libro?
La grande apertura verso il prossimo, la sensibilità delle persone e alcune simpatiche caratteristiche di alcuni personaggi.

Quale quota ti occorre raggiungere per veder pubblicato il tuo libro e come funziona il crowdfunding? A volte i donatori hanno piccoli privilegi, come copie in anteprima o cose simili, tu prevedi dei “bonus” ai tuoi finanziatori?
Sul sito è disponibile una piccola anteprima del testo. L’obiettivo del crowdfunding è quello di raggiungere almeno 200 preordini, dopodichè il testo verrà editato, impaginato e stampato. Se non si dovesse raggiungere questa quota, i donatori verranno rimborsati. Se invece si dovessero raggiungere le 60 copie preordinate, i donatori riceveranno comunque il libro in edizione limitata (non editata).

Come conosci l’Appennino e per te cosa rappresenta?
Mia moglie Lilli (Iris Chiesi) ha stretti legami con Gazzano e Ligonchio in particolare, di conseguenza ha trascinato emotivamente anche me.

Pensi di fare presentazioni anche in montagna?
Se dovesse essere pubblicato certamente.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Mi ha interessato la trama del libro dopo la lettura della sinossi e dell’anteprima, per cui mi sono decisa di acquistare un po’ di copie, anche per poterle regalare ai mie amici.
    Sabrina Bonazzi

  2. (proprietario verificato)

    Dopo aver letto le pagine dell’anteprima e le interviste dell’autore rilasciate a vari giornali, sono rimasta incuriosita dalla storia e dalle vicissitudini dei protagonisti , per cui ho deciso di aderire alla campagna di crowdfunding acquistando una copia del libro sperando che raggiunga l’obbiettivo che l’autore si è proposto.
    Stefania Vecchi

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Gianluca Gabbi
Sono diplomato in ragioneria ma la vita mi ha portato a seguire strade diverse dal registrare numeri e fatture: l’azienda per cui lavoro offre mansioni a mio gusto più stimolanti. Nel tempo libero (purtroppo poco) mi piace buttar giù qualche riga e così, butta giù oggi e butta giù domani, voilà! È nato il mio romanzo! Non avrei mai pensato di riuscire e portare a termine un’opera di narrativa, ancora sono sorpreso e orgoglioso di me stesso per questo lavoro. Spero possa farvi passare momenti di divertimento, riflessione e positività. Sarà un piacere potervi intrattenere!
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