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Cocci di vetro - Brevi racconti a caccia di frammenti di luce

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L’animo umano: talvolta si rivela un luogo di tenebre e irrisolti che celiamo a noi stessi dietro una maschera di integrità. Ma al di là di essa ci riscopriamo scabri, acuminati, frantumi di un vaso di vetro andato in pezzi molto tempo fa. Cocci di vetro scava tra quei frammenti senza paura di ferirsi, alla ricerca di un bagliore che di riflesso torni a illuminarci.

Perché di cocci e non di vasi?

Prima di iniziare con i racconti, vorrei prendermi questo piccolo spazio per parlarti un poco. Una piccola chiacchierata tra di noi.
Mi presento, il mio nome è Valeria e mi spiace non poter conoscere il tuo.
Mi sarebbe piaciuto molto poterti ringraziare per nome, ringraziarti di cuore per aver scelto (fra i tanti disponibili) proprio il mio libro.
Questo libro è nato grazie ai lettori e quindi sarò sempre riconoscente anche a te che, adesso, sei qui a sfogliare queste pagine. Sei qui anche tu, come me, a ferirti le mani per scavare in mezzo a questi cocci di vetro.

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Ma perché parliamo di cocci e non di vasi di vetro?
Perché dobbiamo narrare di ciò che è rotto, di ciò che è rifiuto, di ciò che può ferire? Perché l’animo umano è proprio questo: un artistico e maestoso vaso di vetro che è stato scagliato contro il pavimento. È andato in frantumi. Uomo e umanità assieme.
Ma in quei frantumi si può ancora scorgere ciò che un tempo era integro, i pezzi sono ancora tutti lì e ognuno di essi riflette mille schegge luminose.
Ed ecco il perché di Cocci di vetro, perché questi racconti non sono altro che frammenti: caotici, spezzati, confusi, sparpagliati, taglienti, privi di un legame che li unisca con coerenza. Esattamente come quell’animo di cui provano a raccontare.
Come possiamo aspettarci di leggere una raccolta omogenea e uniforme, se noi per primi non lo siamo? Noi siamo frammenti e sfumature, siamo coerenza nel nostro essere ambigui, siamo splendenti nel nostro essere avvolti dalle ombre. Siamo il vaso di vetro che è andato in frantumi nella stanza dalla porta semichiusa. Siamo i riflessi luminosi che decorano la fredda ombra.
Noi siamo cocci di vetro.

01 luglio 2020

Aggiornamento

L'obiettivo è stato raggiunto... è stato raggiunto in maniera rapida, improvvisa, inaspettata.
Ringrazio col cuore tutti coloro che hanno supportato i miei cocci di vetro e sono davvero fiera di poter finalmente dirvi "grazie per questo risultato, ci rivediamo in libreria".
Grazie ancora per tutto il vostro supporto.
- Valeria
08 giugno 2020

Aggiornamento

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di fare un'intervista con Giorgia Colucci per la radio della mia università (Radio IULM).
Si tratta di un'intervista molto particolare anche perché è avvenuta a distanza (un po' come tutto in questo periodo) tramite registrazioni montate in seguito da Giorgia.
Ecco qui il podcast: https://www.radioiulm.it/mondo-iulm/universita/valeria-franco-scrittrice-iulm-e-i-suoi-cocci-di-vetro/
Spero possa piacervi!
03 giugno 2020

Aggiornamento

Ci tenevo veramente a ringraziare tutti i sostenitori per come sta andado la campagna; superare l'80% non è assolutamente un traguardo indifferente! E per questo devo solo ringraziare coloro che hanno supportato la campagna. Oggi vorrei offrirvi un paio di immagini, un paio di citazioni prese dal libro Cocci di vetro - Brevi racconti a caccia di frammenti di luce. Ci tenevo a proporvi proprio questi due racconti perché hanno una cosa in comune che li distingue dagli altri: sono una critica al femminile.
I racconti in questione sono "Io, Te e Lui. - L'amara esistenza d'un ideale" e "La Fabbrica della Felicità".
Se, invece, volete conoscere altre curiosità su questi racconti vi lascio il link di questo articolo che ho scritto:
http://viaggidicarta.altervista.org/una-penna-in-rosa-a-volte-storia-di-un-libro/
Spero che queste immagini possano piacervi e vi ringrazio ancora per tutto il supporto!
18 maggio 2020

Aggiornamento

LA TRAMA DAGLI OCCHI -Curiosità E siamo arrivati al 70%... Chi lo avrebbe mai detto? Io no di certo… Ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuta e che mi stanno sostenendo in questa campagna! Allora, oggi vorrei parlarvi di un racconto in particolare presente nella raccolta, “La trama dagli occhi”. È la storia di un paio di occhi, gli occhi del buio. Occhi che non fanno nulla, se non osservare. Ed è anche la storia di un piccolo e anonimo protagonista che si troverà costretto a rapportarsi con questi occhi, scappare da loro o accettarli. In questo racconto è presente una tematica che mi piace particolarmente, quella della non-azione e della non-intenzione. Dell’immobilità senza significato, della paura latente. Personalmente, l’idea di un pericolo potenziale e non ancora rivelato mi spaventa molto di più di uno manifesto: sapere già di cosa avere paura ti tranquillizza, mentre l’ignoto ti congela. E questa paura, nel testo, è resa dagli occhi invisibili del buio che nulla fanno se non osservare. Sono un qualcosa che c’è, ma non si vede. Un qualcosa che agisce senza farlo davvero, senza una motivazione. Rappresentano l’angoscia di un pericolo latente, un qualcosa che mi ha sempre terrorizzata. Questi occhi che non agiscono, questa oscurità che è ovunque e accarezza ogni cosa… rappresentano sì il pericolo latente, ma anche il lato nascosto di ognuno di noi. Quello del lato oscuro (che sia della Forza, della Luna o semplicemente dell’animo umano) è una tematica molto discussa. Ed è presente anche in questo testo. Ora come ora nemmeno io saprei definire con esattezza cosa si intende con “lato oscuro dell’animo umano”… magari la parte malvagia di ognuno di noi, il nostro inconscio, ciò che ci sforziamo di sopprimere oppure quei pensieri malati che ci solleticano il cranio. Insomma, tutto ciò che vogliamo allontanare, ma che, essendo parte di noi, non possiamo. E gli occhi del buio, in questo testo, rappresentano anche questo: un’altra versione di noi stessi che, per quanto tentiamo d’ignorare, è sempre lì a farci compagnia. frase dal racconto la trama degli occhi
07 maggio 2020

Aggiornamento

COS'È LA SCRITTURA? - Piccola curiosità sull'autrice
Finalmente abbiamo superato il 50%! Non ci sono parole per dirvi quanto vi ringrazi e quanto stia apprezzando il vostro sostegno. Per "festeggiare" questo traguardo mi sembrava bello proporvi una mia riflessione sulla scrittura: cos'è la scrittura, per me?
Per me la scrittura è, semplicemente, "ciò che un domani farò meglio". L’esercizio porta al miglioramento; è una formula molto semplice che tutti conoscono e che (bene o male) può essere applicata a ogni pratica… Ma, sebbene possa suonare come una frase veramente molto ottimista, ha anche un suo lato tetro. Perché tutto ciò che può essere migliorato, per definizione, è imperfetto.
Quindi se la scrittura è "ciò che un domani farò meglio" vuol dire che è anche "ciò che sono destinato a sbagliare". Ed ecco cos’è veramente la scrittura per me.
La penso così perché guardare il bicchiere mezzo pieno non è nella mia natura… E perché credo che l’insoddisfazione nei confronti del proprio lavoro sia un’ottima cosa (per quanto, a volte, sia snervante). Vedere sempre ogni nuovo traguardo come un punto d’inizio è un’ottima cosa.
E così vedo ogni mio scritto, ogni mio lavoro. Ogni volta che li rileggo trovo sempre una virgola, un oggettivo, un qualcosa che può essere migliorato; è raro che a distanza di anni non abbia nulla da ridire o cambiare (anche se ogni tanto l’eccezione capita).
Questa è la scrittura per me: una strada composta da infiniti obiettivi da raggiungere, una strada che non si finisce mai di percorrere ma che si è sempre felici di aver intrapreso.
25 aprile 2020

Aggiornamento

"PARLA, TI ASCOLTO" - Alcune curiosità sul racconto Prima di tutto, buon 25 aprile! Oggi vorrei parlarvi di "Parla, ti ascolto" il racconto che apre la raccolta Cocci di vetro. Spero che queste piccole curiosità possano interessarvi e, nel caso, le trovate anche sul mio blog! ... Inizierei col dire che io e miei scritti abbiamo uno strano rapporto… Nel momento in cui li metto su carta e li etichetto come “completi” mi alieno da loro. Mi svuoto, riempiendoli di tutto ciò che avevo da dire. E quindi è sempre difficile, per me, recuperare il “retroscena” di un mio testo, perché lo vedo sfumato nella mia memoria. Il testo ha tutto ciò che avevo da dire, mentre a me non rimane più nulla da aggiungere. Detto ciò, potrei continuare dicendo che il teatro ha avuto una grande influenza sui miei scritti, ma su uno in particolare... proprio su "Parla, ti ascolto". Questo racconto è strutturato interamente come fosse il copione di uno spettacolo teatrale, che porta su carta il vivo dialogo tra un uomo morente e il lettore stesso. I due parlano, dialogano… Oppure hanno solo l’illusione di farlo? Qual è la reale efficacia della comunicazione e della parola? Secondo me, proprio sulla parola e sulla comunicazione si basa il concetto stesso di umanità. La parola è il mattone attraverso il quale costruiamo noi stessi e il nostro quotidiano (dalla frase più banale a quella più significativa) e, da lì, la nostra intera essenza. Ma possiamo dire che la parola sia affidabile? Che sia realmente in grado di farci comunicare in maniera “sincera e pura”? L’intero racconto riflette su questo: la parola è un ponte o una barriera? E ho voluto comunicare questo mio pensiero proprio tramite un dialogo, come a teatro. Per tutto il racconto Il Personaggio (chiamato non a caso “UOMO” dal testo) parla con Il Lettore e a tratti pare quasi che quest’ultimo gli risponda. Cos’è questo? Un dialogo vero? O un dialogo mutilato, trasformato in monologo dall’incapacità che hanno gli uomini di comunicare fra di loro? Se il teatro e i ritmi teatrali hanno influenzato il mio modo di scrivere, il tema della parola e della comunicazione mi hanno dato di che scrivere. Questi sono argomenti abbastanza ricorrenti nei miei lavori e mi hanno sempre affascinata nel loro essere così necessari all’uomo nonostante la loro inaffidabilità, la loro volatilità. Diciamo che sulla parola ci sto fondando tutta la mia vita (aspirante scrittrice che studia “Comunicazione, Media e Pubblicità”), quindi questo tema è particolarmente sensibile per me. Blog Viaggi di carta (http://viaggidicarta.altervista.org/)
17 aprile 2020

Aggiornamento

Buongiorno a tutti!
Vi segnalo che, qualche giorno fa, il libro Cocci di vetro - Brevi racconti a caccia di frammenti di luce ha ricevuto la sua prima recensione!
Il blog in questione è WriThings (https://writhingsit.wordpress.com/) e ringrazio di cuore Elisa per aver speso il suo tempo per leggere e recensire il mio libro. Grazie di cuore!
Eccovi il link della recensione, nel caso vi interessasse: https://writhingsit.wordpress.com/2020/04/14/cocci-di-vetro-valeria-franco/ Grazie a tutti! E a presto, con nuovi aggiornamenti.
- Valeria
10 aprile 2020

Aggiornamento

Beh, che dire? Eccomi qui…
La campagna finalmente è partita… Non credo ci sia altro da aggiungere, se non “grazie”.
Grazie a tutti coloro che mi hanno sostenuta fino a questo punto e grazie a coloro che vorranno sostenermi in futuro. Grazie a tutti, per questo inizio.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Una serie di racconti misteriosi e ammalianti, ricchi di oscurità e squarci di luce. Titolo azzeccatissimo, reso alla perfezione da Valeria. La scrittura è scorrevole, coinvolgente e permette di immedesimarsi fra le righe. Ogni racconto è un mondo a sé, nel quale ci si può immergere in prima persona, in modo da poter compiere un’esplorazione ricca e indefinita che porta ad interrogarsi su varie tematiche e ad avvicinarsi al proprio io interiore.
    Lo consiglio assolutamente.

  2. (proprietario verificato)

    Valeria scava nella profondità dell’animo umano, coglie sentimenti universali ed emoziona il lettore con la freschezza della sua giovane età.
    Le vicende narrate- così originali, misteriose e sorprendenti- raccontano la difficoltà di comunicare con gli altri e la solitudine dell’uomo di fronte al proprio destino, la ricerca del senso della vita, la speranza luminosa di una risposta: una lettura accattivante.

  3. (proprietario verificato)

    Un insieme di storie molto interessante che ci portano a riflettere. E ci fanno capire che quello che è più terrificante non è la natura oscura delle vicende narrate, non è la presenza del soprannaturale come nel “Il nuovo cucciolo”, non sono gli scenari macabri… a far più paura è la realtà.
    Perché? Essa rimane terrificante anche se affiancata da macabre fantasie, e fa ancor più effetto perché sappiamo che essa non è una mera invenzione di una mente, essa è per l’appunto realtà. E, in quanto tale, viene associata dalla nostra mente a una cosa che siamo costretti ad affrontare; la nostra mente sa che non c’è nulla di più pericoloso per l’uomo di sè stesso, di quello che è capace di fare e degli angoli oscuri del suo cuore.

  4. (proprietario verificato)

    “Leggere un libro non è uscire dal mondo, ma entrare nel mondo attraverso un altro ingresso.” (F.Carmagna)
    Questa citazione esprime al meglio l’essenza di quest’antologia di racconti…. accattivanti ed emotivamente coinvolgenti.
    Perciò, se avete voglia di leggere un bel libro, vi consiglio questo piccolo capolavoro! Rimarrete affascinati dai suoi personaggi, situazioni ed ambientazioni. Consigliatissimo!!!!

  5. (proprietario verificato)

    Libro intenso quanto scorrevole. Ti rapisce per gli intrighi delle trame. A volte inquieta, a volte fa sorridere. Lo consiglio vivamente!

  6. (proprietario verificato)

    Raccolta di storie brevi talora ruvide e graffianti, tal altra malinconiche e liriche. Frammenti di umanità in cerca di senso, di giustizia o solo di ascolto. Consigliato a chi ama ambientazioni indefinite avvolte nella nebbia.

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Valeria Franco
è nata a Varese nel 1999. È una studentessa laureanda in Comunicazione, Media e Pubblicità alla IULM.
Nel 2017 ha autopubblicato la sua prima raccolta di racconti La landa delle strane idee. Cocci di vetro è il suo ultimo libro.
Valeria Franco on BloggerValeria Franco on Instagram
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