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Come il latte con i biscotti

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Consegna prevista Luglio 2020

“L’hai controllato naturalmente giusto?” l’aveva interrotta Bea fissandola negli occhi.
“Controllato cosa?”
“Come cosa… il cellulare… Gesù!”
“Ma certo che no… Perchè avrei dovuto!”
“Perchè è sempre utile farlo!”…
Siria aveva seguito il loro botta e risposta, uno dei tanti, con aria rassegnata e divertita e le aveva detto: “Non viviamo mica tutte come te col fucile spianato Bea… In alcune coppie esiste quella cosa che si chiama FIDUCIA e rispetto della privacy”.
“Giusto”, le fece eco Flavia.
“Si, si… andate a dirlo alla moglie di Samuele”.

Questa è la storia di tre amiche legate da un rapporto profondo che sottende da sempre alle loro vite. Bea vive un rapporto d’amore nell’ombra, Siria soffre per un inizio di maternità difficile e Flavia si trova ad un bivio e deve scegliere tra il presente e il futuro. Capitolo dopo capitolo, ci troveremo insieme a provare le loro sensazioni e soprattutto le loro emozioni, proprio come se fossero le nostre.

Perché ho scritto questo libro?

Ho iniziato non sapendo dove sarei arrivata. Mi piaceva l’idea di scrivere emozioni che avevo vissuto sulla mia pelle, condividerle con altri che quasi certamente avevano vissuto storie emozioni e sentimenti simili. A mano a mano che continuavo nel racconto, i personaggi da me creati prendevano vita, proprio come se fossero in carne ed ossa, e le loro storie si scrivevano da sole. Alla fine io ho soltanto messo su carta quello che per loro si era compiuto e si stava compiendo in quel momento.

ANTEPRIMA NON EDITATA

SIRIA
Si era incantata. Guardava, sul bordo del marciapiede, le macchine che passavano. Era rosso per i pedoni, ma un tale con una tuta grigia e un cane al guinzaglio che camminava di malavoglia, si era comunque lanciato tra una macchina e un motorino rischiando di farsi investire. Il suono di un clacson prolungato precedette solo di un secondo una scarica di parole irripetibili che l’uomo al volante dell’auto aveva appena urlato abbassando il finestrino per farsi sentire meglio. L’uomo col cane non ci fece nemmeno caso e proseguì per la sua strada. Lei intanto restava sul bordo del marciapiede nonostante avesse fretta di arrivare. La fretta la perseguitava non appena apriva gli occhi la mattina, sempre quindici minuti dopo il suono della sveglia e quindi già in debito su tutto quello che aveva da fare durante la giornata. Si alzava, niente colazione. Quella l’avrebbe fatta più tardi. Beveva un bicchiere di acqua e limone perché aveva letto da qualche parte che faceva bene farlo a stomaco vuoto. Più o meno era l’unica cosa salutista che faceva. Finalmente scattò il semaforo rosso. Si svegliò dal suo incanto spinta da tre ragazzini con zaini giganti che la guardarono quasi fossi un ingombro. Attraversò anche lei e varcò la soglia del palazzo dove si trovava il centro di analisi al quale si rivolgeva ormai da anni. Era incinta. Nulla di straordinario a ben pensarci. Ma per lei lo era. Questa seconda gravidanza aveva tutta un’altra valenza rispetto alla prima. Più impegnativa per l’età, era alla soglia dei quaranta, e per tutta la gestione e organizzazione della sua e della loro vita. Ma l’aveva voluta davvero tanto e quindi eccola al quarto mese a fare i suoi controlli di routine. Matteo non l’aveva ancora chiamata, segno che se l’era legata al dito la frase che gli aveva detto ieri sera prima di spegnere la luce e addormentarsi. Siria ci aveva messo ancora una mezz’ora a rimuginare sulla loro discussione, lui aveva spiccato il volo con un sonoro russare circa trenta secondi dopo. Se a vent’anni avesse immaginato quante cose avrebbe rivisto con occhi diversi e reinterpretato appena vent’anni dopo, non ci avrebbe mai creduto. Una su tutte la sua concezione dell’amore che con il suo primo fidanzato e grande amore era un vivere in un regime totalitario a tutti gli effetti. L’uno il dittatore dell’altra. Senza mezzi termini. La sua giornata era sicuramente meno stressante e carica di responsabilità rispetto ad oggi. Ma un unico grande pensiero la accompagnava dal risveglio fino al momento in cui ritornavo a letto la notte: Renato.Continua a leggere
Continua a leggere

Renato era una vecchia amicizia del mare da quando Siria aveva circa cinque anni e lui sette. Una vita. Compagni di giochi sulla spiaggia, al mare su un canotto che faceva fatica a reggerli con litri d’acqua salata che beveva puntualmente perché andava sotto e non smetteva di ridere. Per lei l’interessamento all’altro sesso rappresentò a lungo una cosa marginale. Le scocciava proprio l’idea di avere il fidanzatino e anche alle scuole superiori, dove sicuramente lo sviluppo fisico si accompagnava allo sviluppo della fantasia, non riusciva proprio a capire come le sue compagne di classe vantassero fidanzamenti già di anni. Per lei claustrofobia allo stato puro. Poi di colpo… BOOM. Renato. Aveva diciannove anni e si erano rivisti dopo anni, e ritrovati grandi, ma sempre intimamente legati da quelle avventure fanciullesche. Di Renato adulto la affascinò la sua acuta intelligenza. Il suo spirito critico. Era una spanna sopra gli altri quando si parlava di qualunque argomento di interesse generale. Iniziarono a frequentarsi all’università, lui impegnato politicamente, lei affascinata dal suo mondo. Quasi un clichè. Ci vollero ben nove mesi per portarli al primo bacio. Quattordici anni e nove mesi per l’esattezza.
Con lui Siria si fidanzò come se non ci fosse un domani. Furono anni magnifici, anni in cui l’amore era talmente palpabile che le faceva male il cuore. Cioè proprio un dolore fisico. Ma un dolore bellissimo…. Solo col tempo avrebbe capito che esistono quelle che si definiscono le fasi della vita e che in ogni fase si ama in modo diverso, non cambia l’intensità ma la modalità. Trascorsero nove lunghi anni di complicità, amore, sesso, scenate di gelosia, mangiate insieme, vacanze e mini vacanze, e poi… tradimento. Ma questa è un’altra storia. Non rinnegava nemmeno un attimo del loro stare insieme anche se l’esperienza con Renato le aveva in modo tangibile fatto capire come non avrebbe voluto essere in altre future relazioni, nella maniera più assoluta. Forse anche per questo Matteo aveva zero punti di contatto con Renato. Nonostante lei fosse sempre la stessa.

FLAVIA
Flavia restava sempre più spesso fino a tardi in ufficio. Soddisfaceva una sua necessità, forse perché, si diceva, non c’era nessuno ad aspettarla a casa. E anche se ci fosse stato qualcuno, sarebbe stato uguale. Quel qualcuno a dir la verità esisteva in carne e ossa e aveva un nome e un cognome: Giuseppe Buono. Quando Flavia lo conobbe tre anni prima capì subito che il cognome si addiceva senza dubbio alla persona. Giuseppe trasudava bontà e serenità, il classico pacione come si usa dire da queste parti. Mai irritato, mai contrariato, mai turbato. Avevano molte cose in comune, l’amore per l’arte e per le mostre di arte moderna in particolare, le lunghe passeggiate invernali in spiaggia. Tutto l’anno, almeno due o tre volte al mese, si ritagliavano del tempo per sedersi in riva al mare e respirare lo iodio. Lui la viveva come terapia per la sua sinusite cronica, lei come riconciliazione con l’anima e il cosmo tutto. Amavano mangiare giapponese e andare al cinema. Poi di colpo circa otto mesi prima, la loro vita aveva subito una brusca frenata. Giuseppe aveva improvvisamente perso il padre e da allora quella bontà si era trasformata in una pesante tristezza che come un macigno schiacciava lui e chi gli stava intorno. Flavia aveva provato tutto, comprensione e scuotimento. Ma lui pareva non vederla… Le ripeteva che non era vero niente, che era lei ad avere comportamenti strani e distaccati. Flavia era arrivata addirittura a pensare nell’ultimo mese che avesse un’altra. E non aveva ancora la piena certezza che così non fosse. Semplicemente non le andava di indagare. Trovava più comodo trattenersi in ufficio e limitare al minimo il tempo di permanenza in casa.

Aprì il primo cassetto della sua scrivania e sotto al bloc-notes trovò il segnalibro che le aveva regalato Siria lo scorso Natale. Solo quello. Senza un libro. Diceva che quello doveva sceglierlo lei. Che si muovesse ad andare in una libreria e a uscire da quel torpore. Siria che proprio in quell’occasione le aveva raccontato che pensava di essere incinta. Aveva paura questa volta a differenza della prima gravidanza. Ma aveva già quella luce benedetta negli occhi che l’avrebbe accompagnata nei mesi a venire. Erano passati quattro mesi da quell’incontro e si erano anche in quell’occasione ripromesse che di lì a cinque anni si sarebbero ritrovate in aeroporto, trolley come bagaglio a mano, destinazione Fuerteventura. La scoperta della gravidanza non aveva fatto venir meno la promessa. E insieme a loro non sarebbe mai potuta mancare Bea, la sola a poter sopportare due perfette squilibrate. Fuerteventura era rimasta nei loro sogni da quando avevano trascorso lì tredici anni prima una vacanza speciale, di quelle del tipo che parti così per cambiare aria, e ti ritrovi in un posto dove è l’aria a cambiare te. Siria si era infatuata di un surfista diciottenne bello come il sole. Canadese, si capivano a gesti e risate. Flavia si fece guidare alla conquista dell’isola da un attempato cinquantenne di Madrid che parlava perfettamente l’italiano e che la deliziò con narrazioni su l’arte spagnola del ‘900 promettendo un tour altrettanto interessante se lei fosse volata da lui per le successive vacanze di Natale. Lei non ci pensava nemmeno, ma si godette comunque la brillante compagnia.
Tornarono rigenerate e si promisero in aereo di tornare in età adulta. Praticamente quella che stavano vivendo adesso. Squillò il telefono .
‘Che ci fai ancora lì Flavia?’.
‘Lavoro. Che domande…’.
‘Sei diventata amministratore delegato e non mi hanno detto niente?’
‘La tua pungente ironia riesce a scuotermi nel profondo Bea’, replicò piccata Flavia.
Subito dopo scoppiarono a ridere insieme. Bea era di quelle amiche che se non ci fossero bisognerebbe inventare. Gracilina, bionda come Candy Candy, con un senso dello humor capace di metterti in imbarazzo nelle migliori situazioni. Era, come piaceva definirla sia a Flavia che a Siria, risolutiva perché in ogni situazione sapeva districarsi in modo facile e veloce. Era pratica, non si perdeva dietro a chiacchiere e sentimentalismi ed era proprio il loro opposto. Per questo con lei si sentivano complete. Flavia più di Siria.  ‘Guarda che io alle 20.15 passo a prendere Siria. Lo sai che dice che ha fame e che poi se mangia tardi le viene l’acidità e tutte quelle menate… Ci vediamo direttamente fuori alla pizzeria, ok?’
‘Ok’ rispose laconica.
‘Mamma mia… Che entusiasmo!.
‘A dopo.’, riagganciò.

BEA
Bea era appena rientrata a casa. Si sentiva sfatta, non era riuscita a concentrarsi nemmeno un minuto quel giorno sulle cose importanti da fare. Il cellulare fece uno starnuto, la suoneria per i suoi messaggi speciali… Non aveva voglia di leggerlo. Non in quel momento perlomeno. Squillò il telefono di casa e dopo essersi sfilata velocemente le scarpe impugnò il cordless ‘Pronto Bea! Finalmente… Ma dov’eri?’
Le telefonate con sua madre iniziavano da anni tutte allo stesso modo, il suo tono di voce era quello di chi ti sta cercando da giorni senza risultati, mentre in realtà era la prima volta che chiamava da una settimana a questa parte. ‘ Mamma… Sono appena rientrata. Ho fatto un po’ di servizi e ora devo mettere a posto la spesa. Ti chiamo dopo? ‘. Non aveva voglia di sentire nemmeno lei. ‘ Ok, ok… Chiama però, volevo solo dirti che settimana prossima ho intenzione di venire da te per qualche giorno. Così ci organizziamo’. ‘Ti chiamo dopo cena. Promesso’. Riagganciò con la consapevolezza che non aveva né voglia di richiamare, né di farla stare lì da lei. La verità era che le parole di Flavia e Siria della sera precedente le pesavano dentro come un macigno. Sapeva che avevano ragione, sapeva che era almeno un anno che continuava a ripetere che avrebbe troncato la storia con Samuele. Sapeva soprattutto che Samuele non avrebbe mai lasciato sua moglie. Lei a tavola tra un sorso di birra e una bruschetta aveva esordito dicendo che era decisa, l’indomani avrebbe chiamato Samuele, l’avrebbe incontrato e gli avrebbe detto che era finita. Siria e Flavia contemporaneamente avevano appoggiato la forchetta nel piatto e si erano guardate. Poi l’avevano guardata ed era bastata una sola frase di Siria per farla sprofondare e far crollare la sua determinazione ‘Sono mesi che lo dici. Poi lo chiami, lo incontri e ci vai a letto’. Arriva un momento in cui all’amicizia perdoni tutto, tranne il fatto di volerne sapere più di te. Perché in certi casi sai che ha troppa ragione e proprio non ce la fai ad ammetterlo. Ci sono dei momenti in cui non vorresti assolutamente sentirti dire quelle cose che puntualmente solo un amico vero ti dice, senza badare a forme, ma puntando unicamente ai contenuti. Nonostante questo, nessuna delle tre avrebbe più potuto fare a meno delle altre. Quella amicizia era una benedizione fosse solo per l’amore investito in anni e anni trascorsi insieme. Bea quella sera non chiamò Samuele e non rispose al suo messaggio di poche parole ‘SONO LIBERO… VENGO DA TE?’. Non chiamò sua madre. Spense il telefono. Si fece un toast, si mise comoda sul divano e attaccò la terza stagione di Breaking Bad. Si sentiva già meglio.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Le vere amiche a volte ti salvano una giornata, a volte la vita, spesso diventano la
    Tua vera famiglia , ecco il libro è un inno all’amicizia quella vera . Quella che ti salva Spesso anche dall’amore ! Consiglio la lettura perché Avvincente , scorrevole e piacevole.

  2. (proprietario verificato)

    L’amicizia vera è cosa rara..L’amore chi lo sa cosa sia.. Nel libro di Serenella Zaccone ci si può avvicinare ai due sentimenti più importanti nella vita di ognuno di noi..si può riconoscerlo per chi lo vive o lo ha vissuto e farlo conoscere a chi ancora non l’ha incontrato e provato!
    Leggerlo è un piacere!

  3. (proprietario verificato)

    L’ho letto tutto di un fiato, le protagoniste dalle prime pagine diventano immediatamente tue amiche. In ognuna di loro ci trovi qualcosa di te, il carattere dei personaggi è descritto in modo netto attraverso le parole e i comportamenti. Da leggere!

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Serenella Zaccone
Serenella Zaccone è nata a Napoli il 24 Maggio 1976. Ha studiato a Napoli presso l’Università Federico II e si è laureata in Giurisprudenza. Dal 1998 lavora nell’azienda Tim ricoprendo vari ruoli. Al momento si occupa della clientela TOP & strategic. È sposata ed è mamma di due splendidi bambini, Niccolò e Sabrina. Ama viaggiare, leggere e si diletta a scrivere da sempre. ‘Come il latte con i biscotti’ è il suo debutto.
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