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Cronache dallo spazio - Marte, il Pianeta degli Antenati

Cronache dallo spazio - Marte, il Pianeta degli Antenati
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Consegna prevista Settembre 2022

Kane McGregor comincia il viaggio che con i compagni di avventure lo porterà sulle colonie, in luoghi inesplorati e misteriosi, addentro ad occulti segreti e complotti umani. Attraverso i suoi occhi vivrete emozionanti eventi, epiche battaglie, trame che vi lasceranno senza fiato e persino amori, il tutto mentre vi giostrerete tra le misteriose origini dell’umanità. Il Nuovo Ordine Mondiale impera sulla Terra, le colonie indipendenti sono come città stato, l’umanità è costantemente sul baratro dell’estinzione ma protesa verso le profondità più oscure del cosmo. Se vi immergerete nel primo capitolo di “Cronache dallo Spazio – Marte, il Pianeta degli Antenati” verrete strappati a forza dal mondo reale in un tentativo di comprendere le origini segrete dell’umanità attraverso incredibili scoperte, paesaggi mozzafiato, viaggi interplanetari, mondi alieni, eroici e tormentati personaggi, sempre più profondamente in un universo da scoprire e amare.

Perché ho scritto questo libro?

La vita a volte ci riserva delle sorprese che possono cambiare il futuro in un istante, ma finché non compiamo le imprese, rimaniamo comunque inerti. Dopo una relazione fallita, senza lavoro e senza un futuro, decisi di voltare pagina, ho quindi intrapreso un doppio viaggio: nel mondo reale ed attraverso la scrittura, che mi ha portato a creare il romanzo dove il protagonista ed io siamo molto simili. Ecco perché per me sarà una saga, perché la mia vita e quella di Kane sono in divenire.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Da decenni la colonizzazione del Sistema Solare era divenuta una realtà.

Molti luoghi erano stati raggiunti dall’uomo ed esso vi aveva piantato radici coloniali e stazioni spaziali, mentre complessi minerari fluttuavano in orbita e lo spazio brulicava di navette che trasportavano, qua e là, operai, scienziati, tecnici e robot.

Le rotte commerciali, da un mondo all’altro, erano divenute ormai routine, con viaggi che potevano durare al massimo dei mesi per le mete più lontane ma che spesso era caratterizzati da dispute tra corporazioni, compagnie ed alleanze che, puntualmente, potevano sfociare nello scontro tra eserciti privati e successive missioni di soccorso interplanetario.

Il primo luogo ad essere colonizzato fu Selene, quel satellite naturale che tutti conosciamo con il termine Luna, il secondo fu, a distanza di qualche anno, Marte, il Pianeta Rosso.

Mentre le colonie lunari ospitavano sempre più comunità ed il loro numero di abitanti cresceva vorticosamente, nascevano anche le prime colonie marziane. L’uomo, aveva volto lo sguardo anche a Titano ove l’interesse principale era per l’estrazione di idrocarburi e lo studio delle anomale maree, mentre il resto della superficie del satellite veniva utilizzata per l’estrazione di ghiaccio e di acqua, sia dal sottosuolo che in alcune aree della superficie ove erano posizionati taluni criovulcani che eruttavano acqua, metano ed ammoniaca al posto della normale lava.

I tre elementi eruttati da questi vulcani titanici, si fondevano in parte formando dei maestosi ghiacciai mentre il resto si disperdeva nella densa atmosfera della luna di Saturno. Il clima su Titano era in effetti terrificante: tempeste elettrostatiche e magnetiche, di proporzioni impensabili per la vita, lo rendevano un posto poco ambito dai coloni, ma molto desiderato per il commercio e l’estrazione mineraria.

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Anche Europa, satellite di Giove, fu una delle mete più desiderate di sempre, oggetto di ricerca della vita nel Cosmo. La quasi certezza di trovare forme di vita nel suo oceano e sulla superficie esistente sotto quella spessissima calotta ghiacciata che la ricopriva, la rendevano qualcosa di molto affascinante ed importante non solo per fini scientifici, ma soprattutto per le risposte che avrebbe potuto fornire alla domanda se siamo soli nell’Universo ed alle eventuali implicazioni religiose e filosofiche che questa certezza avrebbe causato, unitamente a quelle nel campo scientifico.

Tutte le domande, nel loro complesso, esigevano risposte precise. Esse arrivarono finalmente quando l’uomo riuscì a penetrare la coltre di ghiaccio che rivestiva la superficie. A quel punto venne fatto scendere un robot ad altissima tecnologia che iniziò ad esplorare ciò che esisteva lì sotto.

La reale superficie appariva quasi pianeggiante, il ghiaccio presentava pochi crateri da impatto e piccole colline che raggiungevano al massimo i cento metri di altezza con qualche picco sotto i mille metri; vi erano striature lunghe anche centinaia di chilometri, di colorazione diversa, sulle quali vennero teorizzate diverse ipotesi, alcune delle quali ebbero risposte esaustive e conferme, mentre altre invece furono totalmente contraddette, come spesso avveniva con i corpi celesti esplorati, partendo dal fatto che fino a quando non si è presenti sul posto tutto è soltanto teoria.

I ghiacci di Europa si rimodellavano in continuazione ogni qualvolta l’impatto di un corpo celeste spaccava la calotta, sprofondando sotto di essa. Il ghiaccio in superficie risaliva ad appena centottanta milioni di anni prima, ed era quindi relativamente più giovane a livello geologico.

Su questa luna galileiana erano presenti eruzioni vulcaniche sottomarine, rilevatrici di un pianeta vivente, radiazioni ed attrazione gravitazionale subita da Giove, che influiva sul moto sottomarino delle maree permettendo all’acqua di rimanere liquida e vivente, con temperature ben più alte di quanto si possa immaginare, rispetto alla temperatura presente nella superficie che raggiunge almeno i -150 C°.

Le prime colonizzazioni avvennero unicamente per scopi scientifici, al fine di studiare la superficie, la composizione del ghiaccio, delle striature e dell’acqua sottostante, nonché la geologia, la geotermica e la geodinamica sottomarina. Si raccolsero diversi campioni di vita indigena sottomarina, finendo persino per esportarli altrove.

Quando la scienza smorzò i propri interessi, indirizzandoli verso altre mete come Encelado, Plutone ed altri corpi spaziali, l’attenzione verso questa luna prese pieghe diverse. Gli insediamenti per l’estrazione dell’acqua e del ghiaccio nonché per lo studio delle forme di vita sottomarine scoperte nel magnifico oceano sotto glaciale, erano in continua espansione e divenivano sempre più delle vere e proprie colonie, anche se di piccole dimensioni. Nel sottosuolo marino vennero classificate numerose specie animali e vegetali, alcune delle quali divennero attrazione turistica interplanetaria.

L’umanità iniziò a spingersi verso la parte esterna del Sistema Solare, colonizzando Caronte e Plutone per via della presenza di ghiacci costituiti da azoto puro e da minerali rari, esistenti tra le grandi distese di metano e monossido di carbonio ghiacciati ed affioranti sulle loro superfici, ma anche per costruire basi che sarebbero divenute trampolini di lancio per l’esplorazione interstellare futura e presto una nuova realtà.

Nel frattempo nascevano le prime città fluttuanti, che sfruttavano i gas presenti sul pianeta Venere, mondo ritenuto impraticabile per via delle spesse nubi di acido solforico ed anidride carbonica che caratterizzavano la sua atmosfera.

Venere era divenuta meta di continue espansioni minerarie e di estrazione dei gas e degli acidi presenti nell’atmosfera sotto forma di aerosol, il cui sfruttamento divenne l’attività principale.

Il suolo venusiano si rivelò ben presto meno inospitale del previsto: il risultato fu una nuova corsa alla scoperta di camere magmatiche e canali lavici ormai inattivi; questi ultimi, come sulla Luna e su Marte, erano ricercati per la creazione di colonie sotterranee, mentre in superficie equipe di scienziati discutevano tra loro sul come rendere Venere vivibile o comunque più accogliente anche in superficie.

Basi scientifiche e industrie estrattive nacquero anche all’interno dei Canyon del pianeta Mercurio e nella fascia di asteroidi, il cosiddetto Anello Martellato tra Marte e Giove (così era conosciuto dagli antichi sumeri) dove era molto concentrata la presenza di metalli, rocce dure e minerali rari.

Diverse lune orbitanti intorno ai giganti gassosi registrarono la nascita di numerosi insediamenti che vennero creati senza preavviso, soprattutto a causa della presenza di enormi oceani ghiacciati solidificati in superficie, i quali scendevano in profondità per centinaia di km, come su Europa, e custodivano, in alcuni casi, una presenza oceanica subito sotto la coltre ghiacciata, come ad esempio su Ganimede, Io, Titania ed altri satelliti meno famosi.

Encelado costituiva invece un caso leggermente diverso. Questa luna era praticamente identica ad Europa. Anche se molto più piccola nelle dimensioni e caratterizzata da uno strato molto sottile di ghiaccio e di acqua liquida, presente nel sottostante oceano, aveva permesso la formazione di vita microbico-batterica che si nutriva di radiazioni e di piccolissimi organismi primordiali, che a loro volta, si nutrivano di tali batteri, sviluppando una consequenziale immunità rispetto alle radiazioni.

Lo studio di queste forme di vita autoctone su Encelado rese molto significative le applicazioni genetiche che avrebbero aiutato l’uomo a contrastare l’inquinamento radioattivo presente sulla Terra nonché lo smaltimento delle scorie del passato e lo avrebbero altresì protetto nelle lunghe missioni spaziali. Ma questa era ancora una frontiera pericolosa e con molti punti interrogativi.

Gli asteroidi di grandi dimensioni subirono lo stesso trattamento. Essi vennero sfruttati dalle megacorporazioni per svariati motivi, ma soprattutto venivano catturati e trasportati altrove al fine di eseguire operazioni di estrazione divenendo, in alcuni casi, vere e proprie cave in spazio aperto. Alcuni di questi asteroidi come Cerere e le lune più piccole, Idra, Cerbero, Notte e Stige su Plutone, Phobos e Deimos su Marte, Larissa, Galatea, Naiade, Despina e Proteo su Nettuno e molte altre ancora, finirono per divenire vere e proprie basi spaziali, stazioni minerarie e di carico, nonché avamposti militari.

Il Sistema Solare divenne un enorme formicaio, ma nonostante ciò gli spazi rimasero vasti, bui ed insidiosi con vaste zone inesplorate. Missioni investigative e scientifiche si diressero verso Orcus, l’ovale Haumea con i suoi due satelliti, Makemake, Quaolar, Sedna e altri plutonini con le loro piccole lune.

Si tratta fondamentalmente di planetoidi di ghiaccio grandi quanto la Luna terrestre, nani rocciosi e pianeti ricoperti da sabbie e montagne di colore rosso. Tutti questi corpi trans-nettuniani e trans-plutoniani, sono ubicati all’interno della fascia di Kuiper il secondo anello di asteroidi presente nel nostro Sistema Solare, che si trova nel nostro spazio esterno, tra la nube di Oort e l’orbita di Nettuno, una delle zone dove si svolgeranno i principali eventi di questo racconto.

Plutonidi erano chiamati quei corpi celesti che si trovavano aldilà dell’orbita dell’omonimo pianeta. Tra questi vi erano Eris e la sua luna rocciosa Disnomia, un pianeta con un orbita ellittica ed eccentrica che roteava intorno al nostro Sole, totalmente ricoperto da ghiaccio e metano. Esso divenne oggetto di sempre maggiori interessi corporativi e venne spesso identificato con l’antico nome di Nibiru, già descritto dai Sumeri, un pianeta di congiunzione tra la nostra stella ed un oggetto imprecisato posizionato dentro la nube di Oort, che le Agenzie spaziali del secolo precedente avevano denominato Ercolubius. Esso era occultamente rappresentato in molti stemmi dalle Agenzie Spaziali con una sorta di punta di freccia o lettera A senza l’asticella centrale, di colore rosso ed intersecante altre orbite planetarie.

Gli antichi mesopotamici erano convinti che da questo pianeta, Nibiru, giunsero i creatori dell’umanità moderna, creata attraverso un intervento genetico effettuato sul DNA umano allo scopo di creare un servo intelligente (ma non longevo) rispetto ai primordiali primati esistenti nel nostro mondo.

Gli Annunaki (così furono chiamati) erano il popolo che lo abitava, giganti dalle fattezze umane che dominarono il nostro passato spacciandosi per gli dei; ma nulla di ciò fu mai confermato, seppur molte prove raccolte lasciarono intendere che la storia fosse, almeno in parte, vera.

Sempre più scienziati sostennero la presenza di un corpo celeste di enormi dimensioni  nascosto dagli innumerevoli detriti planetari della stessa nube di Oort, al cui interno egli stesso si trovava: a dimostrarlo erano gli innumerevoli studi fatti sulle varie gravità planetarie e lunari della parte esterna del nostro Sistema Solare, apparentemente influenzati da un corpo celeste invisibile di dimensioni gigantesche o dotato di un’immane massa, capace di sprigionare un’irresistibile attrazione gravitazionale, causante un vuoto all’interno della nube stessa, che lo ospitava.

La nube di Oort già composta da comete, planetoidi e asteroidi, ora lo era anche da qualcos’altro, la cui natura non era ancora stata pienamente compresa; questo qualcosa continuò a rimanere misterioso attirando sempre di più l’interesse delle megacorporazioni.

Tyche, così fu chiamato il corpo planetario teorizzato, stava ricevendo le prime attenzioni da parte di sonde robotizzate; ma tutte quante, ad un certo punto smettevano di trasmettere e funzionare non appena si avvicinavano quel tanto da permettere a quest’ultime un’analisi ad ampio spettro, impedendo anche alle telecamere più progredite di filmare qualcosa, comprese le termocamere, gli infrarossi, i rilevatori di microonde e tante altre tecnologie.

Uno scudo di corpi celesti ne copriva la visuale, ma era evidente, che in quel luogo c’era dell’altro.

Il gigante venne teorizzato, anche perché sembrava quasi ci fosse un vuoto o qualcosa che assorbisse la luce all’interno di quell’area, ricca di detriti spaziali. Tyche, in realtà, non esisteva ancora nelle mappe planetarie perché era solo una teoria e su di esso nacquero diverse ipotesi, che spaziavano ed abbracciavano altrettante possibilità; infatti, non era stato possibile capire se si trattava di una stella nana bruna o di un mega gigante gassoso e molti escludevano a priori anche la possibilità di un mini buco nero. Questa scoperta, ormai prossima, avrebbe portato sorprese e confermato la presenza di qualcosa all’interno di quell’apparente vuoto nebulare, che possedeva però, una sua attrazione gravitazionale ed un suo peso nell’equilibrio interplanetario.

Oltre cinquecento milioni di umani vivevano già esternamente al pianeta Terra, migliaia di persone, quotidianamente, lasciavano il nostro mondo dirigendosi verso lo spazio, alla volta di pianeti interni, di quelli esterni, di quelli presenti nella zona trans-nettuniana o chissà diretti dove.

La Terra era oramai sovrappopolata e contava quasi venti miliardi d’individui, di cui soltanto un quarto erano cittadini. Il mondo terrestre era al tracollo, era vittima predestinata delle megacorporazioni, delle megacompagnie e delle alleanze…

2022-01-19

Aggiornamento

E' attivo l'evento Facebook, costantemente aggiornato, con la presentazione di personaggi ed altri piccoli dettagli. L'evento andrà avanti fino alla fine della campagna di crowdfunding al seguente indirizzo: https://www.facebook.com/events/982455139348511/?ref=newsfeed
2021-12-01

Aggiornamento

E' ufficialmente attiva la pagina Facebook della Saga a questo indirizzo: https://www.facebook.com/Marte-il-Pianeta-degli-Antenati-104764418694758/

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Gabriele Lombardo
L’ironia della sorte con me non ha avuto pietà, ha portato miglioramenti, cambiamenti e incontri incredibili. Proprio questo fato ed il mio continuo combatterlo, mi hanno introdotto verso il mondo dei romanzi. Da sempre appassionato di fantascienza, avventura e fantasy, ho una fervida immaginazione. Studio; gli UFO, la vita extraterrestre e le sue eventuali interazioni, l’archeologia misterica, antichi Dei e culture estinte, la storia dei grandi imperi e delle armi, le tecnologie innovative e il loro uso. Ad oggi sono: investigatore del paranormale, ufologo e cacciatore di misteri, ciò mi porta; ad incontrare realtà enigmatiche, sconosciute, affascinanti, incredibili ed a volte persino ad alcune scoperte. Vi chiederete quindi chi è Gabriele Lombardo: un sognatore che vive le sue avventure nel mondo reale, in quello dei sogni e nei suoi racconti, ma che lo fa in luoghi e tempi diversi.
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