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Cuore d'Atlantico

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Consegna prevista Febbraio 2021
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Questa è la storia di Omar, un pinguino della Patagonia. I suoi occhi sono i primi che si aprono al mattino e gli ultimi che si chiudono la sera, lui è chi sopporta il peso del dolore del branco e nasconde il proprio agli altri. Le sue risorse sono scolpite nelle cellule, tramandate ed evolute a ogni generazione. Il suo scopo è guidare il branco nella migrazione annuale verso l’isola Aguzza, dove femmine e maschi celebrano il rito millenario dell’accoppiamento. Dopo i pericoli e le bellezze dell’oceano, tuttavia i pinguini troveranno sull’isola una terribile insidia; Omar, un essere speciale, guiderà l’impresa disperata di resistere a questo sconvolgimento. Combatteranno con e contro gli uomini, per difendere il loro diritto alla sopravvivenza. Omar creerà legami invisibili tra gli esseri viventi e ci svelerà un pezzettino del mistero della vita di questi strani uccelli, ai quali l’evoluzione ha negato il cielo ma ha regalato il mare.

Perché ho scritto questo libro?

I miei studi naturalistici e la mia curiosità di bambino, mi hanno permesso di rappresentare la natura nella sua purezza, con la distanza tipica di chi ne ha profonda ammirazione. L’espediente narrativo di immaginare la percezione del mondo di un pinguino, mi ha consentito una raffigurazione della natura, depurata dalle architetture che l’uomo costruisce, per adeguare gli animali al proprio modello. Descrivere il motore della vita è stata un’emozione e condividerla, una straripante necessità.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Trovare la direzione

Nuotavano tutti assieme. Omar davanti e senza sapere il perché.
Di fianco e dietro di lui il resto del branco. Come al solito c'era chi borbottava frasi incomprensibili a cui, però, nessuno prestava molta attenzione. Le solite lamentele sul tempo, sulle condizioni del mare, sulla fatica. Tutto il gruppo annaspava con un fare poco elegante ma, si sa, i giovani devono ancora imparare come nuota un vero pinguino della Patagonia.
Omar filava via che sembrava un siluro, vederlo tuffarsi a picco verso il fondo era uno spettacolo. La sua scia era morbida. Lasciava dietro di sé un flusso compatto di bollicine che generava una sorta di gradevole turbolenza. Questo modo di solcare l'acqua gli conferiva un assetto perfetto in ogni condizione. L’andatura era quella tipica dei pinguini della Patagonia; nuoto in superficie con rapide immersioni e altrettanti rapidi guizzi fuori dal tetto del mare. A vederlo da lontano, il branco di Omar non sembrava affatto male. Nessuno dei pinguini si allontanava più di tanto, anche perché i più giovani erano stati catechizzati a dovere sui pericoli che un pinguino inesperto poteva trovare nel caso in cui si fosse spinto troppo lontano dagli altri.

Omar non dava mai segni di inquietudine ma anche lui aveva le sue paure, solo che le teneva per sé. C’era sempre qualcosa in movimento nella sua mente, qualcosa che lo spingeva più degli altri e lo faceva andare avanti anche quando le situazioni si facevano pericolose.

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Omar non si sentiva un capo e non era un capo, c’era solo quella maledetta bussola nel suo cervello che lo guidava dritto senza esitazioni verso la destinazione. Molto spesso si domandava che cosa fosse quella strana guida nella sua mente, quella spinta che non gli faceva mai fallire un viaggio. Una sensazione indescrivibile a cui presto si era abituato da quando aveva preso la testa del branco. Non ricordava più come ciò fosse accaduto, serbava solo il ricordo di una sensazione di facilità nel prendere quel ruolo. Ogni volta, ripensandoci, ne rimaneva sempre molto sorpreso.
Non bastava chiudere gli occhi per farsi guidare a trovare la direzione giusta in cui nuotare, occorreva invece tanta attenzione e sguardo ben sveglio per cogliere quello che c’era da cogliere. Omar si chiedeva quali segni e indizi andavano scovati per andar dritti verso la meta; a volte guardava il sole accecante, altre volte lo cercava dietro le nuvole dei giorni grigi. Altre volte, di notte, alzava gli occhi verso la luna e le stelle e, infine, altre volte sentiva sul suo corpo le correnti marine e la direzione del vento. Sentiva tutto questo e decideva. Decideva la direzione, ed era sempre quella giusta. Che cosa era quello che doveva cogliere? Omar aveva rinunciato a capire se fosse il vento o il sole o chissà che altro; sapeva solo che doveva guardarsi intorno e riconoscere qualche misterioso segnale. Ai pinguini che gli chiedevano come faceva, Omar rispondeva: “amici, in natura le cose van da sé!”, e loro, esterrefatti, con il becco aperto, rimanevano senza parole a guardarlo.

La legge è uguale per tutti

Non era passato molto tempo dalla partenza del branco quando, improvvisamente, il giovane Nestor scorse una fuggevole ombra in movimento sotto il pelo dell’acqua. Il fondale sassoso era profondo solamente pochi metri e, agli occhi del pinguino, parve oscurarsi per un attimo come se una densa nuvola fosse passata nel cielo. Nella sua rapida emersione lanciò un’occhiata verso l’alto. Ciò che gli restituì lo sguardo fu un cielo terso in ogni angolo e il sole che già friggeva in maniera poderosa.

Si rituffò senza esitare. Rifletté in quella frazione di secondo su ciò che gli era parso di vedere. Sgranò gli occhi verso l’orizzonte subacqueo e, protendendo allo spasimo lo sguardo sulla linea che divideva cielo e mare, sentì il terrore avvolgerlo in un attimo. Verso di loro avanzava decisa una pinna nera, altissima. Un enorme corpo scuro stava arrivando viaggiando sul pelo dell’acqua. Nestor rimase impietrito e allo stesso tempo affascinato da quello spettacolo di impressionante grazia. L’imponente corpo dell’animale pareva avvicinarsi ad una velocità stupefacente come se quella massa non avesse, per uno strano motivo, il benché minimo attrito con l’acqua.
Ogni suo ricordo di abili pinguini nuotatori parve scomparire di fronte a tanta bellezza, a tanta forza. In quell’istante, Nestor capì che il branco era stato colto di sorpresa e che da lì ad un secondo qualcosa di terribile si sarebbe abbattuto su di loro. Tentò di urlare, ma ogni suono gli si strozzò nella gola. Il grande animale bianco e nero dalla pinna enorme, dritta nel cielo come una lama di una spada, era ormai a pochi metri dal fianco del branco. Nestor non riusciva a scuotersi da quel torpore fatto di terrore misto a fascinazione e stupore.
In quell'istante un grido fortissimo destò il branco dallo smarrimento generale. Omar, dalla testa del gruppo si era accorto dell’imminente attacco e, con la sua voce autorevole, lanciò l’allarme: “bestia nera! Tutti indietro! Torniamo alla spiaggia!”.
Il suo ordine perentorio fu comunque tardivo. La bestia bianca e nera, l’orca, si abbatté su quei fragili pinguini come un tornado dalla potenza inimmaginabile. L’attacco fu sferrato sul fianco del branco dal lato controsole; la malizia e la perfezione di quel movimento fu un capolavoro che solo un grande predatore poteva concepire.
I pinguini erano impazziti dalla paura e si lanciarono, in un nuoto disordinato, in ogni direzione.
Nel frattempo, la gigantesca orca proseguì il vigore del suo attacco colpendo con il muso un vecchio pinguino dalle piume ingrigite scagliandolo ad alcuni metri di distanza e, subito dopo, con le fauci afferrò una zampa del giovane Abel che, tra tutti, fu quello più lento a reagire.
La stretta delle fauci dell’orca non fu volutamente mortale né definitiva; solo uno dei grandi denti conici andò ad affondare in una delle zampette palmate di Abel. A quel punto l’orca scosse con forza l’enorme capo verso l’alto, fuori dal pelo dell’acqua, lasciando la presa. Il pinguino fu proiettato con forza verso il cielo a molti metri di altezza; un volo tragicamente comico per un uccello che la magia dell’evoluzione ha privato di ali funzionanti. Come una marionetta senza fili solcò il cielo per ricadere scompostamente sulla superficie dell’acqua.
L’impatto con l’acqua fu tremendo. Abel in un attimo perse i sensi non prima di aver provato una brevissima, quasi istantanea, sensazione di profonda liberazione e di totale abbandono, senza paura, senza terrore.
Si potrà mai spiegare ad un uomo quell’indicibile senso che prende una preda sola al suo destino, al suo destino nelle fauci di un predatore? Potrà mai essere compreso ciò che passa per la testa agli esseri che soccombono? Non un gioco mortale, non un sadico accanimento ma solo quell’incredibile giro di ruota che è la forza, la potenza della vita che urla al mondo la sua grandezza e la sua inafferrabile logica eterna.
Abel deve aver visto tutto questo con i suoi occhietti vispi e deve aver compreso qualcosa che noi non potremo mai capire.
Da lontano, tra le piccole onde di risacca, Omar assistette a quello che già aveva visto nel passato. Nel breve volgere di qualche secondo la grande orca terminò il suo slancio e, con una virata impressionante, girò su stessa per tornare in un attimo sul corpo inerme di Abel. Volgendo la grande pinna caudale verso la riva ciottolosa, l’orca, con i suoi grandi denti, afferrò strettamente Abel; quella vista fu così celata agli occhi di Omar e degli altri spauriti pinguini che, sbigottiti, seguivano la scena.
I due destini si separarono così per sempre, l’uno sulla riva di un’isoletta sperduta al largo dell’Argentina, l’altro insieme all’immensa e svettante pinna dorsale della grande Orca che adesso sprofondava come una lama lucente nel grande blu del loro amato mare.

Incontri

La notte aveva compiuto il suo dovere. Gran parte della tristezza accumulata il giorno prima era stata spazzata via. Il branco, sicuro del proprio destino, era già pronto e ansioso di ricominciare il viaggio. Così presero il largo, come ogni volta, seguendo la rotta indicata da Omar.

Nuotavano ormai da alcuni giorni e le cose sembravano andare per il verso giusto, seguendo quella routine di cui nessuno dei pinguini sapeva fare a meno. Cosa c'è di meglio per un animale, abituato a migrare, trovare tutte le cose al posto giusto a ogni nuova stagione? Non c'è nulla di più tranquillizzante che nuotare lungo la rotta, trovare all'incrocio delle correnti gli enormi branchi di sardine e, a sera, approdare a isolotti sicuri dove riposare e ritrovare le forze per il giorno successivo. Cose semplici ma così necessarie alla vita di un pinguino. Dell'orca ormai non ne parlava più nessuno e più passavano i giorni e più il gruppo si sentiva meglio con le paure rinchiuse in un cassetto a non dare fastidio.

Dopo una settimana di viaggio erano in vista dell'isola Aguzza, così chiamata da generazioni di pinguini a causa del profilo delle terre emerse così alte e acute. Mancavano circa tre o quattro miglia di mare quando all'orecchio di Omar giunse un sibilo che negli anni aveva imparato a conoscere e a non temere. Volgendosi intorno a sé vide che anche gli altri compagni di viaggio si erano accorti del suono proveniente dal fondo dell'oceano. Qualche giovane pinguino manifestò segni di irrequietezza e ansia per la novità, ma subito si calmarono notando l'assoluta tranquillità di Omar e Gabriel.
Omar rallentò il nuoto, e con lui tutto il branco. Nessuno parlava. Iniziò a guardare sotto il pelo dell'acqua nella direzione del sibilo. Trascorsero appena pochi istanti quando con gioia vide alcune sagome grigie andargli incontro. Erano loro: “I Belli Grigi”. Gli uomini, nel loro incomprensibile gergo, sono soliti chiamare quegli animali delfini, altri, ancor più antipatici, usano il termine di “Tursiop truncatus”. Erano in quattro. Tre femmine e un piccolo; un meraviglioso piccolo Bello Grigio.
Anche quest'anno li aveva incontrati e non vedeva l'ora di scambiare con loro qualche parola. Noi uomini siamo molto sospettosi e crediamo che il linguaggio degli animali sia primitivo e privo di interesse, ma ci sbagliamo, come al solito. Ancora più incredibile è immaginare che anche tra specie diverse vi sia una certa forma di comunicazione. Beh, in questo caso però gli uomini non hanno poi tutti i torti. Non sapete come è difficile per un pinguino della Patagonia comprendere il linguaggio sibilato dei Belli Grigi; ma il tempo fa miracoli. Omar adesso era in grado di capire quello strano linguaggio che a ogni parola o frase fa seguire un acuto ma non sgradevole fischio; insomma una specie di sibilo acquoso che fa così: “ sguiiiiii ”.
I Belli Grigi si avvicinarono con quella loro bella espressione di perenne sorriso scolpito sul muso. Omar li salutò “Ciao Belli Grigi, ciao Bella Grigia Pinnabella”. Si rivolse per primo alla femmina anziana che conosceva da anni. Era proprio lei, Pinnabella: “Ecco noi qui Omarsguiiiiii, ora noi con nuovo sguiiiiii con futuro sguiiiiii”.
Omar, divertito da quello strano parlare a cui non si era mai abituato, si voltò verso il piccolo Bello Grigio che gli era stato appena presentato. Il piccolo emetteva solo dei divertiti “io, io sguiiiiiii, io io, sguiiiiiiii”. Omar galleggiando sul pelo dell'acqua, gli andò incontro immergendosi velocemente e vorticandogli intorno esibendosi in due cerchi completi di bollicine attorno allo stupito e divertito piccolo Bello Grigio.
“Nuovo Bello Grigio, devo darti un nome” disse Omar. Lo sfiorava nuotandogli attorno suscitando il divertimento del piccolo che continuava a emettere i suoi fischi di gioia. “sei proprio simpatico e ti chiamerò Bello Grigio Yoyo!”. Le femmine parvero divertite per quel buffo nome e anche gli altri pinguini lì attorno sembrarono approvare questo battesimo del mare. Pinguini e Belli Grigi continuarono per un po' a stare insieme, a parlare e giocare, fin quando la Bella Grigia Pinnabella e l'altra femmina Bella Grigia Trottola si appartarono, con nuoto lento, lontano dai due gruppi richiamando l'attenzione di Omar e Gabriel.
“Per tu Omar sguiiiiii per voi nere notizie sguiiiii” così esordì Bella Grigia Pinnabella. “a isola aguzza sguiiiiiii tanti Buffi Rosa sguiiiiii”. Il breve messaggio colpì Omar che, volgendo una rapida occhiata d'intesa verso Gabriel, sentì arrivare una cupa sensazione di ansia. Entrambi avevano capito che alla loro isola Aguzza, a detta dei belli Grigi, stava succedendo qualcosa.

Poco distanti da loro quattro delfini e alcuni pinguini continuavano a strofinarsi per gioco. Si scambiavano giochi d'acqua così divertenti che un paio di pinguini distratti persero qualche penna effettuando evoluzioni decisamente troppo avventate.
L'incontro terminò con una serie di gioiosi sbuffi dei tre delfini che, per loro, rappresentavano il saluto più amichevole che si potesse fare. Pinnabella e il piccolo Yoyo scomparvero nel blu nuotando con ritmo ma Trottola, spinta da un moto di felicità, con due potenti colpi di coda si proiettò fuori dall'acqua esibendosi in un incredibile salto completato da un avvitamento spettacolare e ricaduta con il dorso. Omar la ammirò a becco aperto e, stringendosi a sé, si sentì piccolo piccolo.

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Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Ho letto questo breve scritto con la fluenza e la semplicità con cui racconta la vita, attraverso un approccio non convenzionale al mondo animale. Quella in cui tutti noi ci riconosciamo nella sua essenza, le paure, le sfide, le gioie. L’ho trovato di un infinita delicatezza, mi è piaciuto per la leggerezza ed insieme la profondità con cui racconta in modo semplice gli aspetti più nevralgici della vita. Decisamente originale. Come tutti i buoni libri per ragazzi è altrettanto piacevole e stimolante per i più grandi.

  2. Elena D'Andrea

    (proprietario verificato)

    Le storie sugli animali mi hanno sempre affascinato, per lo spaccato sul mondo naturale che non conosciamo mai abbastanza, ma anche per ciò che come umani possiamo imparare.
    Questi pinguini, e Omar in particolare, mi sono già molto simpatici. Li vedo, quasi come fosse un film, che nuotano, migrano, cercano cibo e vivono una vita piena di pericoli, ma anche immersi nella bellezza dell’oceano.
    Non vedo l’ora di sapere come va avanti la storia e chi incontreranno dopo i delfini…

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Marco Chiarei
Sono nato 54 anni fa a Piombino e la prima cosa che ho visto del mondo è stato il mare, con il quale si è creato un legame indissolubile. Ho un diploma tecnico e studi universitari naturalistici, a cui è seguita una vita lavorativa ricca di esperienze; per decenni imprenditore e poi molti anni come amministratore pubblico. Ho passioni sempre vive: musica, scrittura e sport outdoor. Negli ultimi anni ho composto musiche per spettacoli teatrali e progetti pop. Sono volontario ambientalista da sempre, ricoprendo anche ruoli di responsabilità. Il gusto per l'avventura è il vero motore delle mie ispirazioni. Ho divorato la letteratura di genere, da Verne ad Asimov, da Crichton a Smith. “Cuore d’Atlantico” giunge a compimento tra i vari progetti letterari che ho nel cassetto, ed è il tentativo di unire il gusto per le emozioni pure, con un approccio non convenzionale al mondo animale.
Marco Chiarei on FacebookMarco Chiarei on InstagramMarco Chiarei on Twitter
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