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Diciassette alle due

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È la notte di Natale e nell’ala ovest del carcere di Messyna, piccola città del Maine, c’è solo un detenuto: Jake Sullivan, accusato e reo confesso dell’assassinio della compagna, Jude Drake, avvenuto a Villa Carter, la loro abitazione dall’oscuro passato. In quella vecchia ala deserta, rischiarata da neon tremolanti ed esausti, il posto di guardia è presidiato dal giovane agente Howard Morris, che, per uno strano gioco del destino, si trova incastrato in una storia inquietante. Mentre fuori dal carcere scoppia un’improvvisa tempesta, Jake Sullivan muore inspiegabilmente nella sua cella. Da quel momento, una fitta nebbia si addensa attorno alla vita dell’agente Morris. Ma per arrivare alla verità, sarà necessario districare i nodi di un mistero che proviene da molto lontano.

1. LA NOTTE DI NATALE, PRIMO ATTO

Messyna, Maine, USA – 24 dicembre 2017, 8:45 p.m. Ala ovest del carcere locale.

Jake Sullivan era stato confinato nella zona più isolata del carcere della città di Messyna, la piccola cittadina dello stato del Maine fon-data un paio di secoli prima da un nobile proveniente dalla quasi omonima città siciliana. Raccontano gli annali storici che il nobile siciliano intravide nelle acque azzurre della parte nord-occidentale dell’oceano atlantico una qualche somiglianza con le altrettanto azzurre acque dello Stretto. La città non era molto grande, arrivava a stento a circa diciassettemila abitanti e nel complesso era molto tranquilla.

Almeno sino agli inizi di novembre dell’anno 2017.

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Il fatto accaduto nella notte tra il 30 e il 31 ottobre era stato così efferato e crudele che l’intera comunità ne era rimasta vivamente colpita. Quello compiuto da Jake Sullivan era stato, con buone ragioni, etichettato come il crimine più atroce e cruento che quella città avesse mai conosciuto sin dalla sua fondazione.

Jake Sullivan aveva commesso un brutale omicidio. La vittima, Jude Drake, era stata una donna molto benvoluta nella piccola comunità e costantemente impegnata nel volontariato. Tuttavia, ciò che aveva impressionato di più l’opinione pubblica, e non solo, non fu la bontà d’animo della vittima, quanto la sua morte violenta e inspiegabile. Così, tutte quelle persone che per lei provavano tanto affetto e ammirazione di colpo cominciarono ad avvertire un sentimento nuovo e più intrigante: l’odio verso Jake Sullivan. La stessa morte di Jude Drake e i retroscena ai limiti del paranormale che erano emersi come sfondo dell’intera storia avevano infine enfatizzato gli aspetti più tetri dell’intera vicenda, creando attorno a essa un alone quasi superstizioso. Nessuno si sorprese, quindi, nella piccola comunità, quando si decise di riaprire l’ala ormai abbandonata del piccolo carcere cittadino per ospitare Jake Sullivan. Gli stessi detenuti del carcere, inoltre, avevano fatto trapelare la loro decisione di non voler condividere al-cuno spazio vitale con quel “figlio di un demone”.

E così quell’ala del carcere, un tempo conosciuta con il nome (più cinematografico e senza dubbio di maggiore effetto) di “braccio della morte” e chiusa da quando nel Maine la pena capitale era stata abolita, era ormai abbandonata e veniva semplicemente indicata come “l’ala ovest”, senza alcun riferimento alle esecuzioni passate, quasi a volerla epurare dal quel triste utilizzo. Era come una capsula del tempo, ferma agli anni precedenti alla sua definitiva chiusura.

Fu così che nella tarda serata dell’8 novembre 2017, a soli sette giorni dall’assassinio di Jude Drake, Jake Sullivan aveva varcato quel confine virtuale tra il mondo attuale e gli anni Ottanta, e aveva preso posto in una delle vecchie celle del vecchio braccio della morte.

L’ala ovest si presentava in una veste capace di sollecitare sentimenti diversi a seconda dell’osservatore. A uno spirito romantico e sognatore sarebbe apparsa fascinosa e interessante. In uno spirito più razionale, invece, avrebbe suscitato sentimenti di rigetto e di repulsione. Era immersa in un’atmosfera a cavallo tra gli anni Ottanta e i primi Novanta. Conservava ancora le poche celle vecchio stile, costituite da piccole rientranze lungo il corridoio, delimitate solo da pesanti inferriate, oltre che la camera delle esecuzioni, con ancora presente, ma ormai disattivata, la vecchia sedia elettrica, sulla quale si erano seduti non più di una decina di condannati. I pavimenti erano di un marmo scuro di bassa qualità che, ormai, aveva perso la sua originaria lucidità e si mostrava opaco e sporco. Il tempo trascorso aveva disegnato dei sentieri su quella superficie malmessa: strisce scure che lasciavano ben immaginare i passi pesanti, i carrelli del cibo e della biancheria che negli anni erano stati trascinati lungo quei corridoi. Le finestre erano buie per via dei vetri irrimediabilmente incrostati da anni di pioggia e polvere trasportata dal vento e, anche nelle mattine più assolate, la luce del sole faceva fatica a penetrare l’eterna penombra che aleggiava all’interno di quell’ala. I neon erano, quindi, perennemente accesi e sembravano tremolare di continuo in un’agonia senza fine, a un passo dallo spegnersi del tutto. Il loro sfarfallio conferiva a quel luogo una marcata sfumatura di irredimibile precarietà, che tendeva a degenerare verso una tonalità fosca e malsana. L’ala ovest suscitava brutte impressioni: come se quel luogo sfuggisse alla luce e alle cose buone del mondo, o come se la luce e le cose buone del mondo fuggissero da quel luogo. E nessuna delle due ipotesi era preferibile all’altra.

Ma le condizioni dell’ala ovest non erano certo la notizia principale dei telegiornali. Quel posto abbandonato era stato riaperto solo per dare una casa provvisoria a Jake Sullivan, che, nel frattempo, senza alcuna fantasia mediatica, era stato ribattezzato “il mostro di Messyna”. Nessuno si sarebbe stracciato le vesti se per un paio di settimane al massimo quell’assassino fosse rimasto in una cella fredda e priva di comfort. Nelle piccole realtà, a volte, il concetto di giustizia viene modellato sul sentire della popolazione e, in quel momento, la soluzione di relegare Jake Sullivan dentro l’ala ovest sembrava la scelta più giusta, come a dire “lui non c’entra nulla con noi”.

Era convinzione comune che, subito dopo il periodo di Natale, la macchina giudiziaria si sarebbe messa di nuovo in moto e con ogni probabilità Jake Sullivan sarebbe stato trasferito presso un carcere di massima sicurezza, e che l’ala ovest sarebbe stata richiusa, con buona pace degli altri detenuti, dei cittadini di Messyna e delle guardie che giorno e sera si scambiavano i turni di presidio in quella zona del carcere.

Ma il destino, quella notte di Natale, aveva già in cantiere altri progetti, che presero forma proprio nel punto in cui l’ambiente luminoso e moderno del carcere lasciava il passo a quello buio e cadente dell’ala ovest, il posto di guardia.

2021-02-17

Profilo IG di bookabook

Intervista all'autore di Diciassette alle Due, Fabio Criniti. https://youtu.be/ggBKnclGGj0
2020-12-11

Aggiornamento

Il video di ringraziamento dell'autore a tutti i sostenitori https://youtu.be/hO7xh_a9BgM
2020-12-10

www.tempostretto.it

Interessante articolo sul romanzo "Diciassette alle due" con annessa intervista all'autore. https://www.tempostretto.it/news/diciassette-alle-due-di-fabio-criniti-lhorror-dagli-echi-kinghiani-che-lascia-col-fiato-sospeso.html
2020-12-02

Aggiornamento

È uscito il BookTrailer natalizio di "Diciassette alle due". https://youtu.be/qHsaESCbR8Y
2020-11-24

Aggiornamento

È uscito il BookTrailer di "Diciassette alle due". https://youtu.be/Vw_rb7ssys4

Commenti

  1. Carmelo Belfiore

    Arrivato, come sai 😁, ieri… finito oggi. Quando ho scaricato la bozza, dopo il preordine, ho letto solo il primo capitolo “questo romanzo – ho pensato – merita la magia della carta, il profumo di inchiostro ed il frusciare delle pagine”; Non sbagliavo e quel frusciare si è fatto incalzante e urgente perché era necessario chiudere il cerchio! BRAVO Fabio, da lettore, accanito, di genere ho ritrovato tanti vecchi amici da H. P. L. a E. A. P. (cui non perdonerò mai di aver lasciato in eterno Girdon Pim su una nave in balia delle onde) e, naturalmente, S. K. ; aver chiuso il cerchio mi ha lasciato la sensazione che ho già provato con i romanzi che più ho amato, il desiderio di camminare ancora insieme, di mirare con l’occhio… di flippare con Jack… di tirare un sospiro di sollievo per quello che era solo un piccolo ritardo (per veri intenditori 😂)… perdermi con Morris nel ricordo di Chris (non essere geloso😂). BRAVO Fabio, il posticino in libreria lo hai ampiamente meritato… E mi hai fatto venire voglia di frugare nei miei vecchi cassetti. In attesa del secondo romanzo Ti abbraccio con affetto 😘

  2. (proprietario verificato)

    Ho divorato la bozza in un giorno e mezzo.
    15 capitoli in un crescendo di suspense e tensione.
    Ottimo esordio per un autore che ha le carte in regola per piacere al grande pubblico.
    Leggetelo!

  3. Claudia Piampiani

    (proprietario verificato)

    Durante la diretta di Bookabook, ho deciso che l’avrei letto.. Dopo due romanzi che non ero riuscita a terminare, questo era quello che ci voleva, e lo dimostra il fatto che mi ha tenuto incollata dall’inizio alla fine. La bravura dell’autore sta anche nel concede al lettore di poter penetrare la psicologia di ogni singolo personaggio, provare empatia per ognuno di essi, assorbire e vivere sulla propria pelle le vicende che in prima persona raccontano. Aspetto con ansia un nuovo lavoro.

  4. Maria De Domenico

    (proprietario verificato)

    Ho letto parte delle bozze messe a disposizione, non è stato semplice distaccarsene. I personaggi prendono vita attraverso il racconto rivelando spessore e personalità ben delineate, sembra quasi di conoscerli bene dopo poche righe. La spontaneità della scrittura calamita il lettore in ambientazioni dalle sfumature dark, la storia si dipana fluida e ci si trova a fare parte della narrazione. Complimenti Fabio Criniti e dire che sei solo all’inizio!

  5. (proprietario verificato)

    dopo aver letto l’anteprima non ho potuto fare a meno di effettuare l’ordine. Gli echi kinghiani non sono una semplice imitazione ma si raccordano con uno stile personale che sin dall’ambientazione, nei dialoghi e nei primi dettagli della vicenda, invita ad andare avanti…Attendo con impazienza la consegna dell’intera opera

  6. (proprietario verificato)

    dopo aver letto l’anteprima non ho potuto fare a meno di effettuare l’ordine. Gli echi non sKinghinai non sono una semplice imitazione ma si raccordano con uno stile personale che sin dall’ambientazione, nei dialoghi e nei primi dettagli della vicenda, invita ad andare avanti…Attendo con impazienza la consegna dell’intera opera

  7. (proprietario verificato)

    Fa paura. Mette ansia. Ed è un thriller/horror. E questo deve fare. Bravo all’autore.

  8. (proprietario verificato)

    Se ami il genere thriller/horror questo romanzo fa al caso tuo. Inizia con un bellissimo prologo in cui vi è un riferimento ad un romanzo di Stephen King.

  9. (proprietario verificato)

    Ho letto l’anteprima e gran parte della bozza di questo romanzo. E che dire? Sono rimasta affascinata dall’ambientazione e dalle descrizioni che sembrano portarti dentro la scena. Ho apprezzato molto anche i dialoghi. Sono curiosa di andare sino all’ultima pagina.

  10. (proprietario verificato)

    Il romanzo sembra promettere bene. La storia è originale e per nulla banale. Ho letto qualche stralcio dalle bozze messe a disposizione dall’autore e devo dire che mi è piaciuto tanto. Consigliato.

  11. (proprietario verificato)

    Ragazzi ve lo consiglio! Trama accattivante, in nessun capitolo c’è tempo per la noia, un mix esplosivo di emozioni per un romanzo strepitoso che tiene incollati alle pagine per giorni interi e con la voglia di scoprire l’evolversi dei fatti!

  12. (proprietario verificato)

    Romanzo scritto magnificamente, ambientazioni suggestive, appassionante dall’inizio alla fine, ricco di suspense. Ne consiglio vivamente la lettura.

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Fabio Criniti
FABIO CRINITI è nato il 21 settembre 1974 a Messina, città in cui è cresciuto e tutt’ora vive con la moglie e il figlio, proprio davanti allo Stretto. Laureato in Giurisprudenza, esercita da anni la professione di avvocato. La passione per la scrittura nasce negli anni dell’adolescenza e, complici le letture dei racconti di Poe e di Lovecraft, svolta verso il genere horror. Ama i libri, il cinema, la musica e la buona cucina. Diciassette alle due è il suo romanzo di esordio.
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