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I discorsi del distributore

I discorsi del distributore
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Consegna prevista Aprile 2022
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Due ragazzi vicini ai trent’anni che erano stati amici fin dalla prima elementare si ritrovano dopo alcuni anni in cui si erano quasi persi di vista a causa dei loro fidanzamenti. La ragione principale era che tra le loro fidanzate non correva buon sangue. i due all’inizio della storia a poco tempo l’uno dall’altro si lasciano con le loro ragazze e visto che l’amicizia esisteva da tempo, tornano a frequentarsi. Anacleto è il gestore di una stazione di servizio. Armando lavora presso un corriere di spedizioni e il pomeriggio essendo spesso libero va a trovare il suo amico. Il distributore, man mano che la storia va avanti si popola di altri personaggi che ravvivano tutta la storia. E la vita non manca. Discorsi, scherzi, esperienze comuni e nuove ragazze …

Perché ho scritto questo libro?

Era una storia che dovevo scrivere. Fa parte delle mie esperienze giovanili e non. E soprattutto fa parte di una specie di Trilogia sull’Amicizia raccontata in forma di Romanzo. Vero è che c’è un po’ di fantasia che però si colloca nella storia non come artificio bensì come condimento di un qualcosa che ho realmente vissuto. Ho voluto, ancora una volta, portare il lettore su lidi tranquilli e leggeri. Per farlo stare bene anche se gli argomenti trattati e i discorsi non sono sempre leggiadri.

ANTEPRIMA NON EDITATA

1

Benzina Burp

Prima che si chiamassero Burp quelle stazioni di servizio prendevano il nome dalle iniziali del proprietario del marchio, il petroliere Massimo Beroide. La benzina MB era conosciuta in tutto il Paese ed aveva pompe un po’ovunque. Ogni stazione di servizio era corredata da lavaggio auto, da un vano che serviva al cambio olio e a qualche lavoretto di meccanica e da macchinette automatiche che erogavano bevande e qualche chicco per gli automobilisti affamati. Inoltre i loro gestori dovevano avere alcune nozioni di meccanica, perché, all’occorrenza, dovevano assistere macchine in panne.

Anacleto era uno di questi. Aveva il distributore alla prima periferia della città di Az, nella frazione di Strozzafagiani che anticamente era un paesino completamente staccato dalla città e viveva di vita propria. In breve tempo, però, dopo il boom economico fu assorbito dal cemento e da nuove strade che lo trasformarono. Il traffico aumentò, e, naturalmente, anche il lavoro per Anacleto, unico gestore di quella stazione di servizio in quel periodo, che fu costretto a cercare un socio. Ma il primo cambiamento fu il nome del marchio. Venne in mente proprio al petroliere proprietario di quella marca di carburanti, forse spinto da qualche creativo del suo staff, a trasformarlo in Burp, per il semplice fatto che appena si versava quella benzina nel serbatoio di una macchina si sentiva un ruttino, specialmente se il serbatoio era quasi vuoto. Lo stesso verso che fa un neonato dopo aver preso il latte. In breve tutte le insegne del marchio si trasformarono da MB in Burp conservando i colori originali che erano il bianco, il rosso e il blu.

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Ad Anacleto il nuovo nome non andò mai a genio, ma dovette accettarlo e basta. Come dovette fare buon viso a cattivo gioco quando l’ispettore della Compagnia petrolifera, il dottor Mambrucchi gli impose di ergere ai lati del piazzale della stazione di servizio due vere e proprie gigantografie pubblicitarie che reclamizzavano il prodotto. Una dove campeggiava un neonato con le gote rosse, bello pasciuto e contento dopo aver bevuto del latte dal suo biberon che faceva un ruttino e l’altra con una bella automobile che sul cofano aveva sdraiata una ficona da non averne un’idea, mezza nuda con uno sguardo voglioso e accattivante. In tutti e due i manifesti c’era lo stesso slogan: “Metti Burp nel motore e la tua macchina starà meglio!”

Al di là di questo Anacleto svolgeva il suo lavoro diligentemente, ma spesso diceva “La vita non è fatta di solo lavoro, meno male ci sono altre cose sennò ci sarebbe da andare al manicomio.”

Dopotutto, i voleri della Compagnia non poteva che subirli, e, soprattutto non gli andava giù di dover dire sempre di sì a quel prepotente e nevrotico ispettore che

una volta al mese lo andava a trovare, come diceva Anacleto, solo per rompergli i coglioni. Ma Anacleto si dimostrò sempre calmo e spesso accondiscendente con lui e con tutti. Sì, con tutti. Sicuramente la tranquillità, almeno apparente, e la moderazione facevano parte del suo carattere. Agli inizi degli anni Alfa aveva circa trent’anni, di altezza media, molto magro e proporzionato con i capelli già tutti brizzolati e gli occhi di un celeste sbiadito. La sua figura aveva un tono di signorilità.

Poiché il lavoro era aumentato dovette trovarsi un socio e fu abbastanza facile, perché dopo aver fatto la proposta a una persona che già conosceva bene ebbe una risposta affermativa. Si chiamava Baccini, ma ben presto il suo nome fu tramutato in Baccio, perché così tutti lo chiamavano. Aveva quasi cinquant’anni, basso, grassottello, quasi calvo e con una voglia costante ed incontenibile di topa. Gran lavoratore, esperto in meccanica molto più di Anacleto, era stato licenziato da poco da una grande fabbrica. Lavorava sempre. Quando non c’era da rifornire automobili, fare cambi di olio o aggiustare qualcosa si vedeva con la granata in mano a spazzare il piazzale. Questo rendeva Anacleto felice, perché gli confermava la bontà della scelta del suo aiutante. Ma Anacleto, in quanto al darsi da fare, non era da meno e ben presto i due diventarono una coppia affiatata anche perché tra loro nacque una vera amicizia. Anche se gli amici ad Anacleto non mancavano di certo, anzi molti di questi spesso si presentavano al distributore per fare benzina, e, a volte, si fermavano per fare due chiacchiere. Già dagli anni Alfa il distributore diventò un luogo di ritrovo spontaneo un po’ fuori dall’ordinario ed Anacleto e Baccio ne erano contenti. In questo caso chi non era molto contento, quando al distributore si creava un certo assembramento di persone, era Mambrucchi. Allora era Anacleto che, quando arrivava l’ispettore, faceva capire agli astanti che era il caso di andare via. Tutti lo presero sulle palle e, a torto o a ragione, quando si presentava l’ispettore c’era sempre qualcuno che ruttava di nascosto a mo’ di saluto. Anacleto non era contento che accadesse una cosa del genere, invece Baccio diceva “Che vuoi che sia! Se la benzina si chiama Burp non è colpa nostra!”

Fatto sta che l’ispettore era antipatico a tutti e tutte le volte che veniva a fare una visita, anche per fare piacere ad Anacleto, i presenti se ne andavano.

L’ispettore Mambrucchi era ormai una vecchia conoscenza di Anacleto. Erano anni che se lo vedeva arrivare tutti i mesi. Di almeno una sessantina d’anni, alto e gobbo, molto gobbo, portatore di occhiali, e, come diceva Anacleto, di rogne. Tutte le volte aveva da ridire su qualcosa, c’era sempre un particolare che non gli andava bene. Sembrava che non fosse mai contento dell’operato di Anacleto.

Ma Anacleto a volte diceva “D’altra parte è il suo lavoro, deve stimolare a vendere e a far presentare il prodotto nel miglior modo possibile. Il suo compito è questo…quindi deve rompere le palle. E’ pagato per questo. Devo portare pazienza, in fin dei conti fa anche il mio interesse.”

Spesso Baccio non era del suo avviso e diceva “Sì, capisco tutto, ma per me è anche troppo pignolo. L’ultima volta ha trovato da ridire anche sulla mia divisa, ha visto una macchiolina sulla camicia e oddio…cazzo! Per tutto quel giorno non ho fatto altro che cambiare olio! Perché non va a farsi friggere!? Ispettore dei miei stivali, non stiamo mica qui a cambiare aria.”

Dopotutto, almeno negli anni Alfa, l’ispettore doveva essere contento degli affari del distributore. Le cose andavano bene e andarono bene anche quando cambiò il nome del marchio, anche se Mambrucchi dovette imporre ad Anacleto solo la vendita dei prodotti Burp. Quindi olio motore, candele, liquido per radiatori, spazzole tergicristallo, panni asciugavetri e altri vari accessori dovevano riportare il nuovo logo.

Fino ad allora Anacleto aveva tenuto prodotti di marca varia e, ovviamente, aveva ancora prodotti del vecchio marchio MP. L’ispettore disse che tutto doveva cambiare dettando le nuove regole. I prodotti con marchio MP sarebbero stati ritirati e consigliò Anacleto di mettere ai saldi quelli rimasti di marca diversa. Così fu. In breve la stazione di servizio acquistò un’altra immagine. Tutto il distributore fu ritinteggiato. Sopra le pompe fu messo un tetto gigante. Ovunque, in appositi espositori, troneggiavano i prodotti con il nuovo marchio. Anacleto ne andava fiero. Chi non era del tutto convinto, come al solito, era Baccio che spesso criticava le idee dell’ispettore e le strategie della Compagnia, ma Anacleto non ci faceva caso e, ogni tanto, diceva che a Baccio piaceva fare il bastian contrario. Comunque i rapporti tra i due soci andarono sempre piuttosto bene, anche quando, dopo la grande operazione di restyling, irruppe al distributore Armando, vecchio amico di Anacleto fin dalla prima elementare.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Alemanno Franchi
Ho sessantacinque anni. Scrivo poesie dall'età di sedici anni e romanzi dall'età di quaranta. Ho pubblicato per Mauro Baroni Editore (Viareggio) il mio primo romanzo "Bar Irio" nel 2004 che è stato riedito da Marco Del Buccia editore (Massarosa) nel 2012. Nel 2018 ho pubblicato il mio secondo "Viaggio in Europa in 500" ancora con l'editore Del Bucchia. Il primo romanzo ha raggiunto le 1200 copie, il secondo si sta avvicinando 1000. Al di là di questo per me la scrittura è ed è sempre stata una passione. In passato ho tenuto anche numerosi reading di poesia.
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