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Consegna prevista Luglio 2020

Da pochi mesi l’Impero di Feundor è crollato sotto l’attacco delle tribù nomadi di Bruor. Bregar, primo pléfore sotto lo scomparso Impero, si muove in queste terre prive di ordine, senza cercare una vita più tranquilla a dispetto delle esortazioni di Silena, ragazza che lo segue nei suoi vagabondaggi.
Per liberare Frenil, catturata dai bruoriani, Bregar rivela al mondo di essere vivo, ritrovandosi immediatamente una taglia sulla testa.
Bregar e Silena iniziano così a fuggire dal Cacciatore, un nobile insofferente alla vita di palazzo, che dopo il crollo di Feundor era diventato un cacciatore di taglie. I due si ritrovano coinvolti nell’assedio di Coastal da parte dei bruoriani. Qui Bregar sarà nuovamente costretto ad affrontare il proprio passato, dovendo decidere se nascondersi o se scendere in campo, rivelando la propria presenza.

Perché ho scritto questo libro?

Nell’eredità lasciata dai miei nonni, ho trovato una busta contenente tre cose: un quaderno annotato in un alfabeto sconosciuto, un manoscritto battuto a macchina e una lettera con la spiegazione di quanto trovato. Si tratta di un vecchio racconto ambientato in terre ormai scomparse, i cui protagonisti appartengono a una specie non umana. Incerto sulla sua provenienza, ho pensato che meritasse di essere letto e diffuso

ANTEPRIMA NON EDITATA

«Mi sembri più preoccupato del solito, vecchio mio.» disse Bregar.
Antelio fissò il guerriero senza nascondere il proprio terrore.
«Ho avuto conferma di certe voci.» lo Stratega si bloccò per bere un sorso di Catlii; Bregar attese che l’amico riprendesse a parlare. «Alcune tribù stanziatesi nel Fetri si stanno mobilitando; vogliono attaccare il Felene del Nord. Probabilmente non sopportano che ci sia un regno erede dell’Impero nel Finteliar.»
«Pensi che possano attaccare anche Coastal?»
«È altamente probabile. Per loro il nome dell’Oracolo è privo di significato, la nostra città non ha alcuna sacralità. Sono solo altre mura da abbattere.»
«Coastal ha resistito a molti assedi; ho controllato personalmente le difese che hai predisposto: non potevi fare di meglio. Non essere pessimista, forse dimentichi che i bruoriani non sono mai stati in grado di allestire una flotta, per cui potrete far arrivare i rifornimenti dal lago.»
Antelio sembrò non sentire le parole dell’amico. Si era lasciato andare, sedendo scomposto sulla sedia, reggendo la testa con una mano e con l’altra il bicchiere, mentre lo sguardo, elusivo, si muoveva attorno alla stanza evitando di guardare il guerriero.
«C’è qualche informazione di cui non sono a conoscenza?» domandò Bregar di fronte al silenzio dell’amico.
Antelio bevve un altro sorso di Catlii prima di rispondere, limitandosi a pronunciare una sola parola: «Barun.»
I due tacquero.Continua a leggere
Continua a leggere

Bregar si scolò ciò che rimaneva del suo liquore, per poi fissare il bicchiere vuoto.
«Ne sei certo?» chiese infine.
Antelio annuì.
Il guerriero riprese a fissare pensieroso il proprio bicchiere, lasciando che la stanza fosse avvolta in un’atmosfera di tetro silenzio.
Erano seduti nella stessa camera della locanda in cui si erano ritrovati il giorno in cui Bregar e Silena erano arrivati a Coastal. Periodicamente i due amici si davano appuntamento lì per bere qualcosa e discutere.
Antelio riempì i due bicchieri.
«A Trandail stavi per vincere. Tu ce la potresti fare a batterlo, vero?» lo Stratega fissò Bregar con uno sguardo carico di disperata speranza.
Il guerriero chiuse gli occhi inspirando, tornando con la mente a Trandail, su quella pianura in cui erano morte tutte le sue speranze insieme a migliaia di soldati imperiali. Le loro grida invasero le sue orecchie; il suo naso si riempì dell’odore di erba e sangue.
Assaporò un sorso di Catlii ritornando alla realtà.
«No, riuscii a malapena a tenergli testa.» la fiducia di Antelio si sciolse in pochissimi istanti. «Barun è… tu hai mai affrontato un Gorad?»
«Ne ho affrontati tre, ma sono riuscito a sconfiggerne uno solo.» rispose Antelio.
«Allora dovresti saperlo. Solitamente i Gorad non sono troppo rapidi nei movimenti; lì sta la loro debolezza che compensa la loro stazza e l’invulnerabilità garantita dalle scaglie. Barun è l’eccezione: è veloce, colossale ed estremamente potente. Hai una vaga idea contro cosa mi stai chiedendo di combattere?»
Antelio si strinse la testa fra le mani e sembrò quasi che stesse per iniziare a piangere.
«Sto scoppiando, Bregar. Non ho la minima idea di cosa fare.»
«L’Oracolo non ti aiuta in alcun modo? Hai un colloquio con lui praticamente ogni settimana, possibile che non ti dia nessun consiglio?»
«Non fa che rassicurarmi, però non mi rivela nulla. La verità è che a lui non interessa minimamente questa città. Non è di questo mondo, lo capisci? Sofiel potrebbe sprofondare tra una settimana e non ci rivelerebbe comunque nulla, perché vuole soltanto che tutto vada come dovrebbe.» due occhi gravidi di lacrime e annebbiati dall’alcol si fissarono su Bregar. «Ti prego, devi aiutarmi. Combatterai con noi? Se la popolazione sapesse di avere la Furia infuocata al proprio fianco lotterebbe con il doppio della forza.»
«Non puoi chiedermi di espormi. Ti dimentichi che i bruoriani mi stanno cercando? Appena si saprà che mi sono rifugiato a Coastal, tutti i cacciatori di taglie si precipiteranno qua.»
«Da quando ti fai dominare dalla paura?»
«Cerco solo di essere prudente.»
«No, sei diventato egoista. Un secolo fa non avresti esitato un istante ad afferrare la spada per aiutarci!»
«Non osare insultarmi in questo modo! Non mi sono mai tirato indietro davanti a una battaglia; ho dato tutto all’Impero. Tutto!» replicò il guerriero senza trattenere una rabbia gelida.
«Coastal invece non ne vale la pena? Non è abbastanza importante? Si tratta sempre di persone! Quando combattevo per l’Impero, io non lottavo per un’entità astratta, bensì per le persone da cui era composto, le stesse che ora abitano Coastal.»
«Credi che non fosse così anche per me?»
«Allora cos’è cambiato?!»
«Non… Non ne… Tutto prima o poi finisce.» Bregar fremeva come se faticasse ad esprimere ciò che pensava.
«Lo pensi davvero?» domandò Antelio, allibito e scandalizzato. «Non ne vale la pena perché tutto finirà; è questo che non riesci neanche a dire?»
I due si fissarono negli occhi mentre un breve silenzio carico di tensione avvolgeva la stanza.
«Allora vattene!» soggiunse Antelio di fronte al muto assenso di Bregar; la sua voce era carica di disprezzo a stento trattenuto. «Se hai già deciso di non aiutarci, vattene subito! Fuggi finché puoi! Oppure togliti la vita se non trovi più nulla per cui combattere!»
Nuovamente il guerriero tacque, chiudendosi in un silenzioso riserbo.
«Sei cambiato, Bregar.» disse Antelio, alzandosi dalla sedia. «Un tempo ti ammiravo, prima che tu diventassi un codardo.» sputatogli addosso quell’ultimo giudizio, l’eume uscì dalla stanza.

Silena stava dormendo quando l’improvviso trambusto della porta di casa che veniva aperta e richiusa con violenza la svegliò bruscamente. Bregar non si muoveva mai così rumorosamente, anzi solitamente era silenzioso come un gatto, per cui era probabile che ci fosse qualche problema.
Istintivamente la ragazza afferrò ed estrasse la spada, osservando la sua stanza buia mentre con la mente sondava il resto della casa, senza percepire alcuna presenza. Aprì con delicatezza la porta, controllando con attenzione il corridoio e le camere al primo piano, per poi scendere al pian terreno spostandosi per le scale con passo felpato. Attraversando le stanze buie non vide anima viva, finché arrivò in cucina dove Bregar, in piedi nell’oscurità, guardava fuori dalla finestra, dandole le spalle.
«Mi hai spaventata.» soggiunse Silena.
L’eume si voltò e la guardò senza dire nulla. Il suo volto era oscurato dalla penombra; in mano reggeva una caraffa che la ragazza sapeva essere piena di vino.
Bregar ne bevve un lungo sorso.
«È tutto a posto? Cos’è successo?» domandò Silena.
«Sto per partire, ho bisogno di andare via per qualche giorno.»
«Per quanto pensi di allontanarti?»
«Non lo so, dieci o quindici giorni, forse di più.»
«Allora è meglio che venga anch’io.»
«Parto stasera.» replicò il guerriero bevendo dell’altro vino.
Non era mai stato così brusco con lei, né lo aveva mai visto bere con tanta foga, per di più direttamente dalla caraffa; solitamente era molto controllato e cordiale. Osservandolo con più attenzione Silena si rese conto che Bregar fremeva: i suoi occhi, a malapena visibili nella penombra, si muovevano freneticamente per la stanza.
«Cos’è successo? Stai bene?» domandò preoccupata.
«All’alba, appena aprono le porte della città, io parto. Se vuoi seguirmi fatti trovare pronta.»
«Bregar, se è successo qualcosa ho bisogno di saperlo.»
L’eume tacque, fissando il suo sguardo su di lei, poi bevve l’ennesimo sorso di vino prima di parlare.
«Ho appena avuto un diverbio con Antelio.» le confessò con una lontana incrinatura nella voce, un eco del dolore che stava emergendo.
«Riguardo a cosa? Ci sta scacciando da Coastal?»
«No, non ci manda via, sono io che ho bisogno di allontanarmi.»
«Di cosa avete discusso?»
Il guerriero rimase in silenzio.
«Lo sai che con me ne puoi parlare.»
«Lui… Lui mi ha… e io…» farfugliò frasi interrotte, per poi bloccarsi e portare una mano al volto, strofinandosi la fronte e gli occhi.
«Bregar, cos’hai? Mi stai preoccupando.» domandò Silena, avvicinandosi al guerriero.
Un raggio di luce illuminò gli occhi di lui ricolmi di lacrime e di angoscia.
«Non ce la faccio più, Silena, non ce la faccio veramente più.»
«A fare cosa?»
«Credevo di sapere… Invece non ho mai capito nulla…» abbassò lo sguardo perso e disperato verso il pavimento. «Non ce la faccio più…» continuò a ripetere, mentre la sua respirazione si faceva affannosa, come se stesse per piangere. Appoggiò la bottiglia sul tavolo e si strinse la testa con entrambe le mani. «Lui non capisce, non capisce… sono così stanco… non sono un codardo, sono solo stanco… non capisce… io ci provo, ci provo, ma non capisco cosa sia… non capisco… Sono così stanco… vorrei solo capire…»
La ragazza posò la spada che ancora teneva in mano e fece qualche timido passo, ma prima che potesse avvicinarsi lui alzò la testa, tornando a fissarla con spasmodica e avida attesa.
«Cos’è la vita?» le chiese come se da quella risposta dipendesse la sua intera esistenza.
La ragazza ammutolì.
Non disse nulla, completamente spiazzata da quello sproloquio confusionario e spaventata dallo stato pietoso in cui si trovava il guerriero, senza avere la minima idea di cosa potergli rispondere.
Rimasero in silenzio per alcuni istanti, finché Bregar si agitò come se si stesse riscuotendo da un sogno e abbassò lo sguardo stropicciandosi gli occhi. Lentamente afferrò la bottiglia e si diresse barcollando verso la porta della cucina.
«Partiamo all’alba.» soggiunse, prima di bere un altro sorso di vino e di lasciare la stanza.

12 novembre 2019

Aggiornamento

Cresciuta nel piccolo villaggio rurale di Reveur, Silena è stata testimone del saccheggio della sua casa, ha assistito alla morte della famiglia e degli amici e ha rischiato di finire in schiavitù. Bregar, dopo averla salvata dagli schiavisti, ne riconosce la determinazione e il desiderio di costruire un futuro, che lo provoca e lo ridesta dalla sua apatia.
Se vuoi conoscere la sua storia e capire il rapporto che la lega a Bregar, puoi farlo preacquistando Efemenide.
04 novembre 2019

Aggiornamento

«A Trandail stavi per vincere. Tu ce la potresti fare a batterlo, vero?» questa è l’angosciata domanda che Antelio pone a Bregar. La risposta lo lascia nello sconforto: «Solitamente i Gorad non sono troppo rapidi nei movimenti; lì sta la loro debolezza che compensa la loro stazza e l'invulnerabilità garantita dalle scaglie. Barun è l’eccezione: è veloce, colossale ed estremamente potente. Hai una vaga idea contro cosa mi stai chiedendo di combattere?» Barun. Un nome che diventa un grido di guerra. Un nome in grado di gettare un’intera città nello sconforto e nel terrore. L’ombra di un passato che Bregar vorrebbe dimenticare, ma che si impone come ostacolo da affrontare per ritrovare speranza verso il futuro. Leggendo questi passaggi ripenso a tutti gli ostacoli e alle paure che mi bloccano quotidianamente.
29 ottobre 2019

Aggiornamento

«Al termine degli scalini, sulla pedana rialzata di solida roccia bianca, vi era un leone dal muso distrutto e deturpato. Il corpo grigio retto sulle quattro zampe, faceva la guardia a Verbrun, il palazzo imperiale.» Il leone è il simbolo dell’impero feundoriano, la cui storia è coincisa con la II Era. La sorte finale dell’Impero è decisa sulla piana di Fetri, vicino al paese di Trandail. «Lì il Lupo bruoriano aveva affrontato il Leone imperiale, aveva prevalso e si era aperto la strada per Feundor, cuore dell’Impero.» Infine, il 24 Criglio dell’anno 394.873 della II Era, «in una calda notte d’estate, Feundor era bruciata insieme a Peleniom, 83° Imperatore di Sofiel. Dopo di lui, nessuno aveva osato rivendicare il titolo imperiale.» Bregar è stato testimone e protagonista di questi eventi, qui riassunti in poche aride parole. Cosa avrà significato per lui il crollo dell’Impero per cui aveva lottato la sua intera vita? Cosa si prova a veder crollare il proprio mondo? Seguimi su Instagram e Facebook per vedere subito i successivi aggiornamenti, ma soprattutto, se vuoi leggere la storia di Bregar, puoi farlo contribuendo alla campagna di crowdfunding.  
23 ottobre 2019

Aggiornamento

Chi è Bregar Garalide, la Furia infuocata del Rametzy? Insieme a Silena, sua compagna di viaggio, mi sono posto questa domanda diverse volte. «Era il braccio destro dell’Imperatore, un abilissimo guerriero e un astuto generale; probabilmente senza di lui Peleniom non avrebbe mai conquistato il trono imperiale. È Bregar che ha domato la rivolta di Elesia, assediando una città dopo l’altra; è lui che ha condotto diecimila soldati attraverso i Monti Carnoliani, non Peleniom. Nell’arte della guerra Bregar era persino più abile dell’Imperatore, tanto che molti si sono chiesti come mai non cercò di prendere il trono per sé. Se avesse affrontato l’Imperatore, lo avrebbe quasi sicuramente sconfitto: le sue truppe lo amavano più di quanto amassero Peleniom, lo avrebbero seguito fino alle porte dell’inferno. Avrebbe potuto fondare una nuova dinastia, e forse le cose sarebbero andate diversamente. Eppure, non lo tradì mai.» All’inizio del racconto nessuno crede che sia ancora vivo. «Dopo il disastro di Trandail, scappò a Feundor, dove difese l’Imperatore fino all’ultimo. Probabilmente è morto nel rogo della città.» Riconosco subito Bregar tra i ritratti presenti nel manoscritto, per la tristezza che traspare dal suo sguardo. Osservandolo e ripensando alla sua vicenda, tante domande sorgono spontanee. Dal suo caso, le riflessioni diventano personali. I miei successi definiscono la persona che sono? Allora come risollevarsi dai fallimenti? Fino a che punto le mie azioni definiscono chi sono? Io sono soltanto la somma delle mie azioni? Seguimi su Instagram e Facebook per vedere subito i successivi aggiornamenti, ma soprattutto, se vuoi leggere la storia di Bregar, puoi farlo contribuendo alla campagna di crowdfunding
16 ottobre 2019

Aggiornamento

«Caro sconosciuto, se stai leggendo la presente, significa che lui non ha trovato questa scatola. Vorrei spiegarmi meglio, ma non ho tempo. Sta arrivando.» Sono le prime parole della lettera datata 22 Agosto 1946, trovata insieme all’indecifrabile manoscritto. Parla di due amanti in fuga e del motivo per cui abbiano deciso di tradurre il manoscritto. Sono parole che sollevano più quesiti di quante risposte diano. La lettera integrale: «22 Agosto 1946 Caro sconosciuto, se stai leggendo la presente significa che lui non ha trovato questa scatola. Vorrei spiegarmi meglio, ma non ho tempo. Sta arrivando. Vuole prendersi la mia vita e non sono in grado di impedirglielo. All'inizio ha provato a convincerci a parole, sostenendo che la rivelazione del segreto porterebbe a una guerra totale. Io e Camael non ci siamo smossi, perché sapevamo di essere nel giusto, sapevamo che le persone non vogliono iniziare l'ennesima guerra, non dopo il conflitto che si è appena concluso. Tale risolutezza ha portato alla nostra condanna; ne eravamo consapevoli; sapevamo che sarebbe tornato; sapevamo che non avevamo le forze per opporci a lui, che non avevamo nessun posto in cui scappare, nessuno a cui chiedere aiuto. Camael l'ha affrontato, lasciandomi il tempo di scappare; si è sacrificata affinché io potessi nascondere questa scatola che tu, caro sconosciuto, hai trovato. Non mi resta che togliermi la vita così da impedirgli di scoprire dove sto per nasconderla. Non essere in pena per la mia sorte, perché morendo raggiungo la mia Camael. In questa scatola ho riposto il prodotto di mesi di lavoro e di amorevole fatica. Si tratta di un racconto che Camael mi ha fatto conoscere, una storia molto nota tra i suoi simili, che assieme abbiamo tradotto affinché anche gli esseri umani potessero leggerla. Se tu dovessi decidere di divulgare questo racconto, presto o tardi Senesio verrà a cercarti; a quel punto sarai condannato: è inarrestabile e instancabile, determinato ad eliminare chiunque metta a rischio il segreto dell'esistenza degli eumi, compito a cui ha dedicato gli ultimi diecimila anni della sua esistenza. Nessuno potrà aiutarti, nessuno potrà difenderti. Ti domando perdono se ho fatto ricadere su di te tale fardello. La Divina Provvidenza ha stabilito che tu trovassi questa scatola; ora spetta a te scegliere cosa farne. Ti prego di non rendere vano il nostro sacrificio. G. M.»

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Tommaso Gallo
Tommaso Gallo è nato a Segrate nel 1989, ma ha sempre vissuto a Saronno. Ha frequentato il liceo scientifico, per poi laurearsi in Storia e in Scienze Storiche presso l’Università Statale di Milano nel 2015. Dal 2015 lavora a Milano in campo amministrativo.
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