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Giustamente, errare!

Giustamente, errare!
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Consegna prevista Marzo 2022
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Si può forse dire che, proprio mentre ci accorgiamo di aver sbagliato, siamo invece sul giusto percorso?
Si può forse dire anche che “avere fiducia” è una condizione sufficiente perché i nostri propri passi giungano a compimento?
Si potrebbe in aggiunta dire che il “pellegrinaggio” (cioè per ager, dai campi alla città, dal fuori al dentro) è una azione totalmente inutile? E che, proprio per questo, diventa estremamente preziosa?
Secondo me sì, possiamo dire tutto questo!
Io ho provato a farlo in queste pagine, che raccolgono stralci di diario del viaggio compiuto a piedi nell’inverno del 2007 lungo la Via Francigena, da Fidenza a Roma, e le riflessioni che ne sono derivate.
Una esperienza fortissima, fondante. Tutte le facoltà si allineano in chi cammina e il mondo intorno si conforma ad esse: noi domandiamo e il mondo risponde, il mondo domanda e noi rispondiamo.
Seguite con me, se vi fa piacere, quei passi antichi, che ancora risuonano in queste parole dopo molti anni.

Perché ho scritto questo libro?

Perché il cammino non si fa mai da soli. Ogni passo è verso qualcuno o qualcosa, è una nuova domanda che si manifesta. Sono partito sulla via Francigena per una sfida biografica: avevo bisogno di mettere in relazione il mio mestiere , l’amore per la scrittura, il buddhismo, l’antroposofia, Alessia. Queste forze si sono concentrate in passi, da Fidenza a Roma.
Quello che ho incontrato durante il viaggio doveva continuare il suo percorso, trovare parole che sostituissero i passi, trovare strada.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Introduzione

LA DOMANDA IN CAMMINO

“Adamo, dove sei?”.

Questa domanda insiste come un rumore di fondo lungo il cammino del pellegrino, che viene costantemente invitato al domandare, al dubbio.

La questione posta da Dio al primo uomo gli riecheggia nel cuore e nella mente durante il cammino, per ricordargli che nella sua condizione provvisoria sta segnando con ogni passo una nuova tappa.

Dove sei, tu, pellegrino, nell’attimo in cui ti fermi a pensare, e il paesaggio intorno ti ricorda il viaggio?

Il rilievo topografico della presenza lungo un sentiero, identificabile in punti cardinali, è come un specchio del rilievo interiore, che evidenzia un luogo preciso e definito della coscienza, con le sue altezze e profondità.

Continua a leggere

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Nel pellegrinare emergono domande profonde e radicali che ci traggono fuori dalla quotidianità. Camminando. Ovvero, praticando una attività che più banale e quotidiana non potrebbe essere, mischiando paradossalmente il relativo con l’assoluto, un po’ come il barone di Munchausen, che si salva dalle sabbie mobili tirandosi il codino dei capelli.

Il fatto è che quella del pellegrinaggio è un’azione gratuita e priva di “senso pratico”, ed è questo che lo differenzia dal semplice camminare verso una meta.

Camminare in pellegrinaggio è un ingresso nella sfera del dono e della gratuità, un momento di sospensione dal mondo del calcolo e della compensazione che permette di entrare in una condizione di “ascesi”, di pura azione pratica.

Erri de Luca scrive quanto segue riguardo all’atto di scalare montagne che, come il pellegrinaggio, costituisce una forma di prestazione atletica, ma non è solo né principalmente quello.

“Qui più che altrove sono fuori posto. Ho imparato a superare strapiombi, a tenere appigli con un dito, a studiare per settimane i passaggi di una sequenza dura, provarla fino alla giustezza di seguirla in libera. Qua sopra quel poco che ho imparato è nullo. Ma non rispondo a che ci faccio qui, rispondo alla domanda ‘A cosa serve?’ Ecco, per me scalare ha il valore aggiunto di non servire a niente. Nella grande officina quotidiana degli sforzi dedicati a un vantaggio, a un tornaconto, scalare è finalmente affrancato dal dovere di essere utile. Disobbedisce alla legge di mercato che prevede controparte all’investimento, al rischio. Scalare è solo ‘àskesis’ che traduciamo ascesi, ma che in greco non aveva niente di spirituale, era invece esercizio, pratica.”

Dove siamo quindi? Siamo fuori posto, dice Erri de Luca.

Quindi siamo nel posto giusto.

Pellegrinare, come scalare una montagna, è ascesi: una attività che non allontana dalla dimensione spirituale ma la riporta al suo vero ambito, quello della pratica e della fatica, della vita da vivere qui ed ora.

Qui, su questa terra, ed ora, in questo preciso momento; da consumare nell’ambito irrinunciabile e imprescindibile definito dal corpo, il nostro “strumento per vivere”, articolato in caducità e fragilità.

Cristo è stato forse crocifisso nella sua anima o nel suo corpo?

E’ proprio nella dimensione in cui sono padroni malattia, vecchiaia e morte (le tre “verità” la cui scoperta ha spinto il Buddha Shakyamuni nella foresta, in pellegrinaggio) che scopriamo la qualità del “non esser di questo mondo” e si aprono le porte per la liberazione del cuore e della mente.

Questa condizione di “fuori posto”, di straniero (del resto la parola pellegrino deriva dal termine latino peregrinum, che significa straniero, colui che arriva per ager, dal di là dei campi, che è non è parte della “città”), impone di doversi porre in una condizione ‘dal di fuori’, di ascolto. E’ in tale condizione che emerge spontanea la domanda originaria: “uomo, dove sei?” Fuggirla, sommergerla di confusione o di questioni futili diventa difficile, impossibile.

Per questo il pellegrino è una “domanda che cammina”, perché l’atto stesso di mettersi in strada, come sannyasin (i “rinuncianti”, coloro i quali lasciano tutto e partono) dell’India del sesto secolo avanti Cristo, come i frati fratelli di Francesco di Assisi nel clima spiritualmente torrido dell’Italia del 1200, è una operazione di uscita da sé stessi, di “spaesamento”, di uscita dalla civiltà nota per dirigersi verso i “campi”, prendendo fisicamente posizione in forma di interrogativo nei confronti dell’esistenza che si dovrà attraversare e ci dovrà attraversare.

La domanda che si pone iniziando il proprio passo sul cammino è però qualcosa che non si può trattenere per sé, è come un fiume in piena, si allarga e si diffonde, parte dal fatto di “esser fuori” ma essa stessa esce fuori dagli argini, rimescola i confini. Se il viandante che inizia il viaggio diventa “domanda che cammina”, questa domanda non vale per lui soltanto: “nessun uomo è un’isola” e la presenza vagante del pellegrino, che trasmette lungo il suo passaggio la propria testimonianza, diventa una domanda anche per chi lo incontra.

La domanda del pellegrino ha caratteristiche di sonorità ampia e si diffonde nell’aria, risuonando come i passi sul selciato: il pellegrino, lungo il suo cammino, pone lo stesso problema anche alle persone che incrocia.

2021-10-07

Evento

Conegliano, Bar RadioGolden Presentazione a Conegliano, Bar RadioGolden, ingresso libero all'aperto!!
2021-10-04

Aggiornamento

Cari amici e compagni di viaggio, GRAZIE!!! Con il vostro aiuto "Giustamente errare" ha raggiunto una tappa fondamentale del suo viaggio, quella che gli consentirà di arrivare in tutte le librerie che lo accoglieranno, nella primavera del prossimo anno. GRAZIE!!! Il cammino non si fa mai da soli. Voi siete stati dei magnifici compagni finora. Il viaggio continua: ancora, fino al 1 novembre (giorno di tutti i Santi: mai data di arrivo potrebbe essere stata più beneagurante! 😄) si cammina con il pre-ordine, cambia solamente il "ritmo del passo". Il vostro aiuto servirà a sostenere la campagna di comunicazione, quando iol libro sarà pronto, ma siamo oggi molto più rilassati e tranquilli: la meta importante è stata raggiunta, si può osservare il paesaggio, guardare le nuvole, ascoltare. Ascoltare: a tale proposito ho iniziato a realizzare alcune interviste con amici viaggiatori. Le condividerò qui e nel sito www.giustamenteerrare.it, su cui vi invito a seguirmi. A presto, Ultreya e Suseia!
2021-09-15

Evento

Radio Gamma Cinque, Cadoneghe Mercoledì 15 settembre, ore 12.30, a Radio Gamma Cinque (94.00 Mhz e in streaming). Intervistato da Gennaro Muscari Tomaioli riguardo a: Cinque suggerimenti utili per il Cammino! (e anche altro) Vi aspetto 😉
2021-07-08

https://www.labiolca.it/ricette/giustamente-errare-la-cucina-del-pellegrino/

Cari Lettori, è uscito un articolo sulla rivista "La Biolca", on line e cartacea, dedicato a "Giustamente, errare!" e alla cucina del pellegrino! https://www.labiolca.it/ricette/giustamente-errare-la-cucina-del-pellegrino/ Nell'immagine: San Giacomo da Compostella sostiene il ragazzo, tratto dagli affreschi raffiguranti "il miracolo dell'impiccato", chiesa di Sant'Ippolito e Cassiano, Castello Tesino. Attribuito a Giovanni di Francia e allievi.
2021-07-01

Aggiornamento

2- COMPAGNIA. Com-pagnia: del dividere tra me e te il pane, il nutrimento. Del con-dividere. Questo è il senso della compagnia. È un senso eminentemente pratico: nel corso del cammino, quando ci si ferma e si passa al tempo del riposo, del bisogno di nutrire le proprie forze, si parteggia il cibo che è disponibile. Siamo tutti in cammino e, in fondo, il cibo o la disponibilità di risorse non ci serve altro che per alimentarlo, per proseguire nella nostra evoluzione, verso la prossima tappa del viaggio. Questo è il senso della compagnia! Sapere di poter contare su un amico che ti offre parte della sua porzione, e comunicargli che lui può contare sulla tua parte. Da soli alcune cose non si possono proprio fare. Il cammino, ad esempio. Lo si fa da soli, ma sempre e comunque in compagnia. In compagnia di chi incroci per la via, di chi ti ospita, di chi incontri. Si cammina necessariamente da soli, ma il cammino si compie in relazione con i tuoi incontri, non è un percorso solipsistico. La tua condizione di solitudine è la premessa indispensabile per aprirti alle Relazioni che il cammino ti riserva, alle quali non ti renderesti altrimenti disponibile. Chi cammina è sempre in compagnia, in questo senso, anche se cammina da solo. Troverà sempre un appoggio, un punto di riferimento in qualcuno che gli è amico. Per cui, caro amico o amica, se non è ancora chiaro: se ti piace seguire questo cammino, se ti piace leggere quello che scrivo e vuoi continuare a farlo anche prossimamente, sappi di poter contare sulla mia compagnia e che io CONTO SULLA TUA! Acquista una copia di "Giustamente errare", qui. Si tratta di un libro in cui sto inserendo molto valore, credo che ne valga la pena, potrebbe essere un buon compagno di viaggio. Grazie, a te, per la tua compagnia!
2021-07-01

Aggiornamento

2- COMPAGNIA. Com-pagnia: del dividere tra me e te il pane, il nutrimento. Del con-dividere. Questo è il senso della compagnia. È un senso eminentemente pratico: nel corso del cammino, quando ci si ferma e si passa al tempo del riposo, del bisogno di nutrire le proprie forze, si parteggia il cibo che è disponibile. Siamo tutti in cammino e, in fondo, il cibo o la disponibilità di risorse non ci serve altro che per alimentarlo, per proseguire nella nostra evoluzione, verso la prossima tappa del viaggio. Questo è il senso della compagnia! Sapere di poter contare su un amico che ti offre parte della sua porzione, e comunicargli che lui può contare sulla tua parte. Da soli alcune cose non si possono proprio fare. Il cammino, ad esempio. Lo si fa da soli, ma sempre e comunque in compagnia. In compagnia di chi incroci per la via, di chi ti ospita, di chi incontri. Si cammina necessariamente da soli, ma il cammino si compie in relazione con i tuoi incontri, non è un percorso solipsistico. La tua condizione di solitudine è la premessa indispensabile per aprirti alle Relazioni che il cammino ti riserva, alle quali non ti renderesti altrimenti disponibile. Chi cammina è sempre in compagnia, in questo senso, anche se cammina da solo. Troverà sempre un appoggio, un punto di riferimento in qualcuno che gli è amico. Per cui, caro amico o amica, se non è ancora chiaro: se ti piace seguire questo cammino, se ti piace leggere quello che scrivo e vuoi continuare a farlo anche prossimamente, sappi di poter contare sulla mia compagnia e che io CONTO SULLA TUA! Acquista una copia di "Giustamente errare", qui. Si tratta di un libro in cui sto inserendo molto valore, credo che ne valga la pena, potrebbe essere un buon compagno di viaggio. Grazie, a te, per la tua compagnia!
2021-06-30

Aggiornamento

Parole intorno al libro - 1 ANESTETICO. Questo libro non è un anestetico. E neppure un preservativo. Giustamente errare è in viaggio, voglio accompagnarlo con delle parole. La prima dice quel che il libro non vuole essere: un anestetico. --- "Giustamente errare" non vorrebbe essere una fabbrica di sogni altrui, ma una occasione per entrare in relazione con il mondo e produrti i tuoi sogni. Vorrebbe essere un libro di viaggio, per tutti i viaggi Anestetico Dopo la partenza del cammino di “Giustamente errare” voglio provare a esplorare qualche parola per dirvi qualcosa di più di questo libro. Come una sorta di glossario. Lo farò usando l’etimologia in libertà poetica. Anche una falsa etimologia può raccontare molto delle cose e delle loro relazioni. Ovvero, di quello che è essenziale ad esse. La prima etimologia è però corretta ed ufficiale e parto con il dirvi che cosa il libro non è o non vorrebbe essere: non è un anestetico. Anestetico deriva da estetico, in quanto sua negazione. Ovvero, entrambi derivano dal greco con riferimento alla sensazione: estetico è qualcosa “che concerne la sensazione, la percezione sensoriale”. Anestetico, quindi, qualcosa che lo nega, un modo per isolarci dal mondo per non “rischiare”, per non provare dolore. Oggi viviamo in un mondo che tende ad essere anestetico! La sensazione fa paura. Rispetto alle cose, alle persone, e alle relazioni con esse siamo invitati a porre mille ostacoli di controllo, di sicurezza, di verifica. Siamo circondati di “preservativi”. Che, come si sa, impediscono l'esplodere della vita. Come se la vita fosse qualcosa di cui pre-occuparsi, piuttosto che, semplicemente, "occuparsi". Come se il dolore o la malattia o la vecchiaia e la morte non fossero parte integrante della nostra intima essenza, non fossero altro che “ombra della luce”. Non che non si debba viaggiare nei sogni altrui, eh! Anche io guardo fil su Netflix, il cui CEO ha dichiarato che il suo competitor è il sonno. Ma voglio anche costruirmi i miei, di sogni. La spinta anestetica porta con sé un pericolo: quello di perdere la sincerità e la meraviglia del nostro “contatto” con il mondo. In un’epoca di distanziamento sociale il rischio è quello dell’isolamento, del solipsismo. “Giustamente errare” non è per nulla un libro anestetico! Invita ad errare. Invita a sperimentare al di fuori del calcolo e della misura, invita a mettersi in gioco mettendo sul tavolo tutti i propri averi, fino all’ultima moneta sonante. Si lascia tutto e si parte. La bellezza della vita fiorirà nuovamente solo se le lasciamo spazio, se non inchiodiamo i nostri piedi alla croce delle sicurezze di comodo. Faremo molti, ma molti passi avanti. Quindi, se vorrai acquistare il mio libro, sappilo: non troverai un anestetico, qualcosa che ti toglie pensieri e ti regala sogni. I sogni preconfezionati li puoi trovare altrove, un po’ dappertutto. Non qui. Troverai in “Giustamente errare” qualcosa che forse potrebbe turbarti e dolerti. Ma questa piccola o grande ferita potrà aprire molte porte perché il viaggio, il sogno e la ferita saranno solamente i TUOI. Se si aprirà una porta sarà quella del viaggiatore, quella per il sublime, per mondi inesplorati: gli stessi che il pellegrino, una volta appoggiato lo zaino, ricorda di aver vissuto con nostalgia (ho scritto vissuto e non “visto” non a caso). Gli stessi che rendono i camminatori, tutti, in qualche modo, fratelli, figli di uno stesso genitore, amici di una Agape celeste. -- L'immagine in copertina è il famoso quadro di Caspar David Friederich, "Viandante nel mare di nebbia".
2021-06-26

Aggiornamento

Sarà un librino agile, leggero. Come nel cammino: non si porta via più di quel che serve. Vorrebbe essere una guida di viaggio - Ma per qualsiasi viaggio. Anzi, un amico, sincero, per farti compagnia durante il TUO percorso. Perché il viaggio è viaggio per tutti, ma per ognuno è diverso, c'è un proprio passo e un proprio terreno per l'errare. Ma i passi sono quelli giusti! non si scappa. Serve avere fiducia, anzi, fede. Non necessariamente in qualcosa: fede, e basta. Così il mondo si apre, come una rosa. E possiamo camminarlo tutto. Grazie di cuore a tutti gli amici che hanno scelto di ordinare “Giustamente errare” in questi primi due giorni di cammino! Sono tantissimi, e se continua così, andiamo davvero molto lontano! 😄 Per loro, e per chi vorrà affiancarsi adesso, una rosa. E chi ha letto il Piccolo Principe sa che non è poca cosa, la rosa! 🙂 Grazie Marco Konin Boscarato, pellegrino lungo la Via Francigena nel 2007 e 2009

Commenti

  1. Benedetto Neroni

    Quale è la differenza fra un buon libro (divertente, rilassante, istruttivo, emozionante ecc.) ed un libro d’eccellenza ? Semplice: quest’ultimo parla direttamente ai recessi più intimi e profondi dell’anima (a volte sembra addirittura un suo riflesso) e da risposte prima ancora che tu abbia formulato le domande. I libri d’eccellenza (io me ne intendo) sono molto rari, ma posso affermare con certezza che il libro di Marco Boscarato rientra a pieno titolo nella categoria. Come le migliori esperienze nella vita, ho scoperto il libro quasi casualmente, in una delicata fase di transizione della mia esistenza, in cui avevo bisogno di fermarmi, ascoltarmi e riflettere…ma non mi decidevo a farlo. Giustamente errare, a dispetto del suo titolo, ha costituito la spinta decisiva a farlo: proprio come Marco sulla via francigena ho azzittito il fastidioso chiacchiericcio della mente e ho messo in moto le gambe, andando a passeggiare in alta montagna…e quando ero stanco il viaggio proseguiva attraverso la lettura dell’esperienza altrui che (incredibilmente !) rifletteva la mia. Giustamente errare descrive il viaggio universale dell’anima di tutti noi (anima mundi se vogliamo citare Jung) ed è per questo che, al di là delle doverose differenze personali, ho trovato il cammino di Marco così simile al mio. In ogni caso – e questo va doverosamente sottolineato – il libro costituisce una serie utilissima di lezioni (in primis: perdona gli errori, anzitutto i tuoi !), proprio come i Koan Zen o i 36 strateggemmi taoisti e si presta a diversi livelli di lettura (dal superficiale al consapevole), adatti a tutti. Concludendo: libro straconsigliato a tutti, soprattutto a chi non ha paura di mettersi in gioco e di scoprire nuovi aspetti di sè stesso e del mondo

  2. (proprietario verificato)

    Marco usa il linguaggio con maestria e sensibilità uniche, che scaldano il cuore ad ogni pagina. Confesso che in questa parte della mia vita, sotto i morsi della necessità, da molto tempo non leggevo un libro che non fosse su argomenti tecnici, strumentali, utilitaristici. Così l’animo mi si è come arrugginito, ed alcuni pensieri pian piano si sono insinuati nella mia mente. Uno di questi afferma che tutto ciò che è analisi concettuale, filosofica, sia poco utile. Ecco perché, inizialmente, di fronte ad un titolo così ero perplesso. Con gioia mi sono ricreduto.
    Ho scoperto che il libro di Marco è una guida utilissima per chiunque percorra qualsiasi tipo di viaggio, sia materiale che non. È utile soprattutto a chi pensa di essere in qualche modo su un sentiero sbagliato e demonizza l’errore, credendo che errare (!) sia un atto da evitare e da nascondere. Ho scoperto che avevo il profondo bisogno di incontrare un libro così, proprio adesso. Consiglio caldamente questo libro come si consiglia con sincerità l’opera di un buon amico. Grazie, Marco!

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Marco Boscarato
Nasco in un ristorante.
Sin da piccolo sono stato circondato da gente, cibo e buone relazioni.
Mi accorgo presto però che dietro al cibo c'è qualcosa d'altro, una energia che dà origine e trasforma.
Adolescente, mi affascina il buddismo. Scopro Jack Kerouac de “I vagabondi del Dharma” e mi tuffo nella lettura, ascoltando Bob Dylan e Woody Guthrie. Sogno viaggi coast to coast, saltando da un vagone di treno a un altro. Passa il tempo: scopro nell’incontro con il Maestro Taiten il buddhismo in carne ed ossa e ne prendo i voti. Poi, incrocio lungo la strada l'antroposofia di Rudolf Steiner.
Per conciliare queste due forze e farne simbolo in me, cerco di unirle in un viaggio lungo la via Francigena, come mi viene suggerito da Mauro Corona durante un traumatico incontro.
Da tutto questo nascono i passi percorsi da Fudenji a Roma e le parole raccolte in "Giustamente errare".
Marco Boscarato on FacebookMarco Boscarato on InstagramMarco Boscarato on Wordpress
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