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Iacru e il pozzo magico

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Consegna prevista Luglio 2020

Tante cose possono accadere in una calda sera d’estate… ma i protagonisti di questa storia non si aspettano certo di veder stravolgersi le loro vite!
Per fortuna nel viaggio che intraprenderanno avranno accanto esperte guide più o meno pelose, conosceranno nuovi amici e visiteranno luoghi meravigliosi. I cambiamenti possono spaventare o entusiasmare, essere definitivi o passeggeri, profondi o superficiali, Filip e Iacru lo impareranno presto, vuoi accompagnarli in questa avventura?

Perché ho scritto questo libro?

Il progetto di questo racconto nasce tra i banchi di neuropsicomotricità, ispirata da giochi e storie raccontate ai bimbi con cui imparavo a tirocinio. In attesa del mio piccolo Tommaso ho deciso di terminarlo per donarglielo.
Le avventure dei protagonisti sono incorniciate da un contesto toscano da poco riscoperto e si propongono di intrattenere i giovani lettori facendoli fantasticare e assaporare messaggi semplici , ma attuali, affezionandosi tanto alla natura reale quanto all’immaginario.

Il vecchio e maestoso ulivo Dino sorgeva proprio nel giardino della casa gialla tra il pozzo ed un piccolo ruscelletto, che compariva solo nei giorni di pioggia o quando i contadini delle zone vicine irrigavano generosamente i loro campi.
Filip e Iacru erano soliti giocare in quel prato, specialmente dopo il crepuscolo o quando i proprietari si assentavano per parecchio tempo; anche se non era una distesa particolarmente ampia infatti, erano molto affezionati a quell’albero e vicino a lui si sentivano protetti. Egli sapeva tutto, ma proprio tutto quello che riguardava le campagne circondanti la rocca di Montecarlo: prevedeva senza difficoltà i cambiamenti climatici, le catastrofi naturali, i fenomeni celesti; conosceva i rimedi naturali più antichi a tutte le malattie e ricordava nel dettaglio storie vere e leggende millenarie. Aveva inoltre molti informatori di fiducia, primo tra tutti un solingo barbagianni, pronti a riferirgli ogni cosa le sue fronde eleganti non riuscissero a captare nell’aria. Proprio quello sfortunato giorno in cui la famiglia del leprotto e quella della ranocchia scomparvero, Dino si fece confidare dal notturno volatile le tristi vicende e quando credette che i due giovani orfanelli fossero pronti rivelò loro tutta la verità… o quasi.
Dopo aver superato con agili balzi il muretto in mattoncini rossi che delimitava il confine dell’abitazione, Iacru e Filip raggiunsero il piccolo pozzo. – Suvvia, credi sul serio che la bimbetta dicesse il vero? È ora di cena, piuttosto cerchiamo qualcosa da rosicchiare! – si lamentò il leprotto, un po’ titubante.
– Pensi sempre a mangiare tu… e poi rosicchiare! Ah, parla per te guarda, io non ho quei bei dentoni! La fai facile, ti riempi in fretta lo stomaco con un paio di verdurine già preparate da un ignaro contadino, io invece devo procacciarmela la cena e poi ora che mi sfamo tra minuscoli moscerini, ragnetti e zanzare… ma comunque non siamo qui per questo! La piccola ha certamente detto la verità! I bambini non mentono su certe cose, sono gli adulti umani che invece hanno delle fette giganti di salame sugli occhi! E ora, se permetti, salgo lassù a vedere cosa c’è nel pozzo, tu puoi anche aspettare qui… FIFONE! – e con un agile salto arrivò sul bordo del pozzo.Continua a leggere
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– Allora, cosa si vede? C’è davvero qualcosa? –
La piccola rana scrutò ancora per un secondo la tranquilla superficie di quell’acqua scura, laggiù più in basso di una decina di metri tutto era immobile e buio, non vedeva nulla. -Uhm… non c’è niente… o almeno mi pare… però potrei tuffarmi e in un cincinnino troverei quello che è caduto… non brilla è vero, magari non era una stella… forse è un pipistrello ferito o…-
-Coraggio amico, ammettilo: la bambina ha preso un granchio questa volta… anzi una rana! Hihihi! Andiamo via, bada che non ti lascerò scendere laggiù di notte, parola di lepre! –
-D’accordo- disse mogio mogio Iacru saltando sul prato – probabilmente hai ragione-, ma non era in realtà del tutto convinto.
E mentre i due scomparivano tra gli arbusti lontani, un caldo bagliore si irradiò in tutto il giardino, per poi spegnersi, e lasciare la notte al canto dei grilli.
-Abbiamo preso tutto? – domandò in modo retorico la mamma di Silvia, e senza attendere alcuna risposta chiuse a chiave la porta ed entrò in macchina dove il marito e la figlia la stavano aspettando, sulle note di Simon and Garfunkel.
BRUUUUM e via verso le spiagge di Populonia, la riviera degli Etruschi.
-…otto, nove e dieci! Perfetto, Filip puoi venire su: sono partiti! – Esclamò pimpante il ranocchio. Così la giovane lepre uscì guardinga da un cespuglio in fondo al sentiero e, prendendo coraggio ad ogni balzo, arrivò accanto all’amico, sul prato del giardinetto anteriore della casa. – Grazie Iacru, ora posso cavarmela da solo e ti prometto che non mi rimpinzerò troppo- disse la lepre incrociando ironicamente le orecchie-
– Sul serio questa volta! E ricopri le buche con la terra quando hai finito. Io ti aspetto al solito posto vicino al piccolo canale, non metterti nei guai! -.
Mentre la piccola rana si dirigeva là dove i tubi delle case sputavano la loro acqua, Filip zompò nell’orticello che il babbo di Silvia, ogni fine settimana, coltivava con impegno, reinventandosi contadino e giardiniere. “Guarda qui che carotine croccanti, se aggiungo qualche morso piccantino a quei rapanelli sarà una vera goduria…” pensava la lepre annusando a fondo tutti gli ortaggi, con aria sognante, “uh e di che bel verde è la lattuga, avrà una linfa così succosa!”, ma mentre con il muso e le zampe anteriori dissotterrava il suo spuntino, sentì un noto e spaventoso soffio alle sue spalle -Fffffh!- : una gatta panciuta, bianca con le macchie nere e rossicce, era in agguato sotto un ciliegio, pronta a scattare in avanti per difendere il proprio territorio. Filip si immobilizzò, mettendo in atto la tattica insegnatale dai suoi simili per mimetizzarsi, ma poiché tra zucchine e pomodori gli riusciva un po’ difficile, passò al “piano B”: correre a zig zag più veloce che poteva tra i fiori e gli alberi da frutto del giardino. Il paffuto felino mostrò un’inaspettata resistenza ed agilità seguendo la lepre in ogni suo spostamento e tenendosi sempre alla distanza di un baffo dalla sua preda. –Iacru aiutami! Corri Iacru presto! Aiuto! – Gridava Filip col poco fiato che quella corsa affannosa gli lasciava, sperando che il ranocchio, con la sua astuzia, avrebbe creato un diversivo. Il suo fedele compagno era però lontano ed anche se avesse udito quelle urla spaventate, non sarebbe mai arrivato in tempo; così il leprotto, vedendo che la bianca miciona non gli lasciava spazio per cercare una via di fuga tra i campi, decise di dirigersi in un punto del giardino dove era certo che non sarebbe stato seguito, un posto che quella gatta sapeva per esperienza essere buio, profondo e pieno d’acqua piuttosto fredda.

Tutti quelli che avevano tana da quelle parti ricordavano e raccontavano del pomeriggio in cui, sette anni prima, quella gatta, che allora era soltanto una palla di pelo morbida come un batuffolo di cotone, giocando ad inseguire una farfallina era saltata sul bordo del pozzo, scivolandovi poi dentro. Per farla uscire fuori erano dovuti intervenire addirittura i pompieri e da quel giorno la micia non si era più avvicinata a quell’angolo del giardino.
Filip mise subito in atto il suo piano: balzò rapido sul caldo pavimento in cotto, passò accanto al barbecue, al forno a legna, alla canna da giardino che era avvolta sul sostegno a forma di girasole; in un attimo aveva già salito i nove gradini che portavano al giardino posteriore della casa gialla e si trovava vicinissimo al pozzo. Fu a quel punto che il felino, resosi conto che l’intruso stava entrando in “zona –pericolo”, giocò la sua ultima opportunità spiccando un lunghissimo salto, con gli artigli delle zampe anteriori che luccicavano al sole, estesi verso la lepre. Allo stesso tempo Filip, non appena le sue fini orecchie colsero il diverso movimento della gatta alle sue spalle, scattò verso l’alto, senza però avere il tempo di prendere le giuste misure…
POM! TRRR TRRR! SPLASH!
Il cucciolo di lepre si ritrovò in un attimo dentro al secchio di legno del pozzo, che di colpo precipitò. La miciona, colpita da qualche schizzo d’acqua se ne era tornata miagolando, infastidita, sotto al suo ciliegio.
“Perfetto e ora come faccio ad uscire da qui?”

20 ottobre 2019

Aggiornamento

L' autrice e Iacru (NON LACRU! 😣😂) sono stati citati in un articolo di giornale riguardante l'inaugurazione della ludoteca che li ha ospitati per una presentazione del libro! A parte il piccolo errore nel titolo volevamo ringraziare per questa apparizione!
22 ottobre 2019

Aggiornamento

Questo è il blog che potete consultare per essere aggiornati su tutte le curiosità che l autrice pubblicherà ogni settimana!

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Laura Verde
Laura Verde nasce a Milano il 28 Gennaio del 1989, fin da piccolina viene coccolata con tante letture e grazie alla sua amata maestra di italiano ha la fortuna di passare molte ore in biblioteca e di conoscere diversi scrittori di libri per bambini. È così che alla domanda “Che cosa farai da grande” risponde senza alcun dubbio: “la scrittrice di libri per bambini”.
Crescendo decide di restare nel mondo dei bimbi ma in modo diverso: dopo il diploma classico studia per diventare una Neuropsicomotricista dell’età evolutiva e questo lavoro le piace moltissimo.
Si sposa con Alessandro, suo compagnuccio di scuola, e insieme prendono casa in quel di Lissone, dove nasce il loro piccolo Tommaso.
Adora passare il tempo in bei posti con la sua famiglia e gli amici più cari.
Tra le sue passioni spiccano la subacquea, i viaggi, la buona cucina, gli animali ed in particolare gli amici mici.
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