Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Il bambino dell'aceto

100%
250 copie
completato
30%
70 copie
al prossimo obiettivo
Svuota
Quantità
Consegna prevista Agosto 2020

Da una prima notazione di cronaca quotidiana, nata come Il diario di Umberto – quasi un sottotitolo – si sviluppa una narrazione che, attraverso tre fasi dell’esistenza (l’infanzia, gli anni della scuola, l’adolescenza), percorre la vita di Umberto, autistico – ieri un bimbo che adorava l’aceto, oggi nomen omen un “gigante buono” come vuole l’etimo del suo nome – della sua famiglia, degli amici e delle persone che hanno fatto e fanno parte del suo mondo. Un racconto a volte drammatico, a volte ironico e divertito. Ma soprattutto autentico.

Perché ho scritto questo libro?

Prima di tutto perché Umberto lo possa leggere e sappia che il suo papà ha cercato di volergli bene.
Poi perché altri genitori non si arrendano ma siano consapevoli che, quale che sia la fragilità del proprio figlio, quando pensano di dare è proprio il momento in cui ricevono. Infine perché, anche chi non conosce l’autismo, possa scoprire quanta ricchezza c’è nella “teoria della mente” di chi è affetto da questa sindrome.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Polaroid

Quando Umberto era un bimbo di sette anni spesso disegnava,
su un tavolo vicino alla cucina.
Fogli bianchi formato A4 sparsi dappertutto, qualcuno stropicciato,
altri piegati: una montagna di carta, neanche fosse
una bottega del Rinascimento.
E in mezzo troneggiava lui, circondato da pennarelli, pastelli a cera
e matite colorate.Continua a leggere
Continua a leggere

L’osservavo con attenzione mentre padroneggiava
Strumenti e tecniche con l’abilità di un professionista.
Aveva elaborato uno stile tanto unico quanto geniale:
estraeva con i denti i feltri dei pennarelli o l’anima nera di grafite
delle varie matite che arraffava qua e là, secondo l’estro.
Poi teneva fra pollice e indice le punte degli uni o delle altre
e tracciava con mano sicura profili di case, ma soprattutto
figure di draghi, serpenti, cammelli, koala, perché adorava gli animali.
Lo studiavo nel gesto, rapido e unico, ininterrotto:
la linea partiva sempre dallo stesso punto e il suo percorso
non si interrompeva mai, fino a quando la punta
non si staccava dalla carta.
Ed era ancora niente a confronto della destrezza con cui manovrava
microbiche schegge di pastelli a cera.
Alternando i colori graffiava il bianco con curve
dalla testura sgranata e pastosa, insisteva con foga su alcuni dettagli
arrivando a bucare il foglio e qualche volta riempiva
alcune zone del disegno.
Soddisfatto di quello che faceva, cambiava soggetti a mitraglia
e quello che (raramente) non gli piaceva finiva appallottolato.
Una volta mi ero avvicinato a lui, mentre sul foglio
stava tirando un nuovo abbozzo.
Mi era venuta una mezza idea di che cosa potesse rappresentare,
ma cercavo una conferma.
Così avevo buttato là: « Umberto, che cosa stai disegnando? »
Ricordo che si era voltato e mi aveva fissato,
un attimo lungo un giorno e uno sguardo che ti dice,
riassumendo un intero discorso:
« Ma papà, che cosa mi stai chiedendo? È chiaro. »
Poi mi aveva risposto, con una naturalezza disarmante,
come se gli avessi chiesto la cosa più ovvia di questo mondo: « Castello. »
Me lo aveva detto forte e chiaro, negli occhi un misto
di condiscendenza e lieve rimprovero
per non aver saputo cogliere l’evidenza.
Ero rimasto più stupito di lui, stupito del mio stupore.

In quel preciso istante sarei stato pronto a scommettere con chiunque
che nostro figlio non era autistico, era un bambino e basta.
Tenevo gli occhi nei suoi mentre pensavo:
« Se solo riuscissi a dirmele, quante cose mi racconteresti… »
Avevo ricacciato in gola il nodo che stava per togliermi il respiro
e gli avevo sorriso, mentre avrei avuto voglia di stringerlo forte.
Più per cercare conforto che per darne a lui, perché ero io
a sentirmi piccolo e debole.
Oggi non disegna più soggetti di quel tipo, preferendo esprimersi
con l’arte informale o scrivendo sulla tastiera del computer,
con estrema sintesi, le cose che gli piacciono.
Di tutte le immagini archiviate nella mia memoria, però,
questa è la più nitida istantanea di Umberto che conservo,
e ce la terrò finché avrò fiato per vivere.

14 dicembre 2019

Aggiornamento

A firma di Massimo Del Viscio, giornalista e scrittore, autore di "Te la do io la cuccagna", è apparso un articolo sul settimanale distribuito nella zona dell'Olgiatese comasco.
Una narrazione fine: gli esperimenti con l'arte, la voglia di viaggiare, le prove di forza e un grande bisogno di affetto
Padre e figlio, insieme raccontando l'autismo
Il diario di Umberto Sgarbi diventa "Il bambino dell'aceto". Un bellissimo libro per l'inclusione sociale. "Questo diario è un incitamento per gli altri genitori che stanno affrontando le nostre stesse sfide".
Marcello Sgarbi, papà di Umberto, consulente pubblicitario, ha fatto un'analisi lucida, partendo da quello che, fin dalla nascita di suo figlio, voleva essere un vero e proprio diario.
Un nastro riavvolto sulla prima infanzia, poi sono passati i mesi e gli anni, fino all'amara diagnosi, nel 2000, che ha svelato l'autismo di quel bel bambino. il libro, che è ora in prevendita sul sito di bookabook, una sorta di crowdfunding che punta a prenotarne almeno duecento copie per poi immetterlo nel circuito della distribuzione, sviluppa una narrazione che, attraverso l'infanzia , gli anni della scuola e l'adolescenza, percorre la vita di quel bimbo che, da piccolo, adorava l'aceto. Ora Umberto, ventitré anni, è un gigante buono, sia nell'aspetto sia nell'animo, cresciuto sotto sguardi a volte diffidenti ma, soprattutto, circondato da molto amore.
"Ho voluto scrivere questo libro in primis perché Umberto lo possa leggere - spiega il papà autore - lui è autistico ma è in grado di farlo, contrariamente a quanto alcuni medici ci avevano prospettato. Vorrei che scoprisse quanto il suo papà ha cercato di volergli bene. Questo racconto vuole rappresentare anche un incitamento per gli altri genitori che, come me e mia moglie Marina Arrigoni, si trovano a dover fronteggiare una patologia così importante. Vuole anche essere un incitamento a non arrendersi: tutti quegli sforzi necessari per aiutare a crescere un figlio affetto da questa sindrome saranno ricompensati dalle soddisfazioni che lo stesso restituirà. Il diario l'ho anche pensato per dare un prezioso strumento a quelle persone che non conoscono, o conoscono poco, l'autismo: vuole rappresentare uno strumento di inclusione sociale, al fine di poter scoprire quanta ricchezza c'è nella 'teoria della mente' di chi è affetto da questa sindrome".
Papà Marcello, 60 anni suonati e una grande passione per la comunicazione, il disegno e la musica, ci crede: ha ancora molte cose da raccontare, ma quelle scritte nel libro sono già uno spaccato essenziale di una vita che, nel sentire comune, poteva essere di sacrifici e privazioni per la nascita di un figlio diverso.
Invece, col passare del tempo, quella diversità è diventata speciale: una grande opportunità, come quella data dalla fondazione dell'associazione "Gli IncredAbili", ufficialmente nata nel 2011 ma che, proprio quest'anno, ha festeggiato il decimo anno di attività.
"Parte del ricavato lo devolverò a sostenere le attività del sodalizio - conclude Sgarbi - ritengo fondamentale il ruolo che ha avuto su mio figlio questo gruppo di persone, animate dalla buona volontà di fare qualcosa per gli altri".
13 dicembre 2019

Aggiornamento

Il quotidiano locale comasco con la più ampia distribuzione ha pubblicato, a firma della giornalista Laura Attolico, l'articolo dal titolo: "Il bambino dell'aceto. Padre e figlio speciali".
Appiano. In un libro diario Marcello Sgarbi ha raccolto 30 anni di vita per raccontare il suo delicato rapporto con il figlio Umberto, autistico.
Il bambino dell'aceto: "Umberto da piccolo adorava l'aceto" dice papà Marcello per spiegare quel titolo che anticipa il delicato tema del suo libro. Il rapporto tenero, simbiotico, complesso, ma sempre straordinario di un padre con il proprio figlio. Il libro di Marcello Sgarbi, 61 anni, è un atto d'amore per suo figlio Umberto. Un ragazzone che compirà ventitré anni il 6 gennaio. Umberto è autistico.
Suo padre ha dato forma scritta a pensieri, angosce, sorrisi, su cui è costruita quella relazione fragile e profonda con un bambino chiuso nel suo mondo eppure così bisognoso di fiducia e vitale tra i suoi cari. Marcello Sgarbi scrive da sempre.
Il diario
Da trent'anni tiene un diario di vita, di incontri e osservazioni. E' consulente di comunicazione, musicista, scrive recensioni letterarie per siti.
"Ho scelto il titolo Il bambino dell'aceto perché Umberto, quando da piccolo mangiava l'insalata, leccava poi l'aceto che restava nel piatto" spiega Sgarbi che ha scritto questo libro con più intenti.
"Prima di tutto perché Umberto lo possa leggere. E' autistico, ma è in grado di farlo, a discapito di chi come alcuni medici e specialisti di settore ci disilludeva. Leggendolo, sappia che suo papà ha cercato di volergli bene".
Un libro che fa riflettere genitori coinvolti e chi non si è mai scontrato con la sindrome autistica.
"Vorrei che altri genitori non si arrendano ma siano consapevoli che, quale che sia la fragilità del proprio figlio, quando pensano di dare è proprio il momento in cui ricevono. Infine - sottolinea - perché, anche chi non conosce l'autismo, possa scoprire quanta ricchezza c'è in chi è affetto da questa sindrome".
Il volume è nato come "il diario di Umberto", una cronaca che percorre tre momenti della vita del ragazzo: l'infanzia, gli anni della scuola, l'adolescenza. Non c'è uno sguardo lacrimevole. Ci sono momenti tristi, altri invece regalano serenità. Un libro scritto con semplicità, chiarezza e passione.
Nel passaggio in cui osserva Umberto a sette anni intento a disegnare e gli chiede cosa sta facendo, si legge: "Ma papà, che cosa mi stai chiedendo? E' chiaro". Poi mi aveva risposto, con una naturalezza disarmante, come se gli avessi chiesto la cosa più ovvia di questo mondo: "Castello".
La scommessa
In quel preciso istante sarei stato pronto a scommettere con chiunque che nostro figlio non era autistico, era un bambino e basta.
Quel bambino oggi è un "gigante buono", come vuole l'etimologia del suo nome. Lo è per la sua famiglia, gli amici e le persone che fanno parte del suo mondo. "E' un racconto a volte drammatico, a volte ironico e divertito, ma soprattutto autentico" evidenzia l'autore che ha chiesto a due persone care un giudizio sulla prima bozza del libro: Marina, la mamma speciale di Umberto e la loro figlia Valentina.
"Loro per prime mi hanno spronato a proseguire" aggiunge.
Il bambino dell'aceto, edito da bookabook, è in prevendita con un sistema di crowdfunding: dovrà raggiungere le duecento prenotazioni in cento giorni. In pochi giorni in Rete diversi blog genitoriali e social lo hanno molto apprezzato e condiviso.
Papà Sgarbi è impegnato con la stessa passione insieme alla moglie Marina Arrigoni nell'associazione appianese Gli IncredAbili, che da dieci anni è vicina alle famiglie che vivono la fragilità di un loro caro.

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Il bambino dell’aceto”

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Marcello Sgarbi
Sessant’anni suonati e una grande passione per la comunicazione: disegno, suono, canto, recito. E scrivo, da sempre. Di tutto. Per mestiere e per piacere, perché ho delle cose da raccontare. Oggi alterno l’attività di consulente pubblicitario a quella di intrattenitore musicale. Il mio nickname è sgamarillo: specie rara di natura rettile-umanoide che divora stampati e spartiti, rielabora la materia e la espelle in forma di inchiostro, che sulla carta si trasforma in racconto, romanzo, favola, canzone, parodia o altro.
Marcello Sgarbi on Facebook
LEGGEREACASA fino al 3 aprile regaliamo un libro in formato digitale tra una selezione di titoliScopri quali
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie